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L’odore dei soldi (digital edition)

31 commenti


Chiunque abbia a che fare con i media tradizionali – i giornali, tanto per dire – avrà notato nelle ultime settimane un crescente isterismo per il “fenomeno ebook”.
Che poi fenomeno non è… ma il termine “fenomeno”, come il termine “emergenza”, è caro ai giornali.

Certo che così non sarebbe male!

L’Italia, il paese in europa in cui si legge di meno… e non fate quella faccia, era il paese in cui si leggeva di meno anche prima della crisi… ha improvisamente scoperto l’ereader.
Che è maledettamente figo, ed è un peccato che la Apple non ne produca una (l’iPad non conta), perché avere l’ereader della Apple sarebbe ancora più figo, e tutti se ne comprerebbero almeno uno, per poi scaricarci i libri elettronici gratuiti e a tavola, a cena a casa di amici, invece di pacioccare con lo smartphone, pacioccherebbero con il loro ereader Apple, e farebbero a gara a chi ne ha scaricati di più.
Non letti, badate, scaricati.

L’isterismo, si diceva, nasce dal fatto che l’ebook dovrebbe – stando a quelli che se ne intendono – causare il crollo della civiltà, dare accesso alla pubblicazione anche all’ultimo degli scalzacani, e per di più privarci dell’odore della carta.

Ora, lasciatevelo dire da uno che ha passato gran parte della propria vita in una stanza invasa dai libri – l’odore della carta è sopravvalutato.

Frattanto, si sta generando una curiosa situazione.


L’altro giorno mi faccio un giro sulle pagine di Amazon.it con una piccola lista della spesa… due libri per me, uno da regalare a mio fratello (ma poi lo leggo anch’io).

Primo titolo, Pink Boots and a Machete, biografia di una ex cheerleader che, conseguita la laurea, si è spostata in Africa a lavorare come ricercatrice ed esploratrice per il national Geographic.
Pare interessante.
Il dilemma è – acquisto il cartaceo a circa 16 euro, o il formato Kindle a 14?
La risposta è una ed una sola – mi sposto su Amazon.co.uk e compro il cartaceo usato a 5 euro.
Secondo titolo, Shop Class as Soulcraft, sul recupero della manualità nell’insegnamento come strumento di crescita personale, già bests seller negli USA due anni or sono… è il genere di cosa che mi interessa, e potrebbe aiutarmi a definire in maniera diversa i miei corsi.
Ma anche qui… il paperback a 8.95, o il formato Kindle a 8.69?
Bah, pensiamo al fratello… terzo titolo, La Libertà dei Servi, di Maurizio Viroli, edizione Laterza. Il paperback a 7.95, o l’ebook a 8.40?

Insomma, 22 euro malcontati in cartaceo (spedizione gratis) o 30 malcontati in formato kindle (spedizione gratis)?

Ho la strana impressino che qui non sia più una questione di odore della carta o crollo della civiltà.
L’impressione è che anche senza ereader della Apple, l’ebook come oggetto di tendenza debba mantenere prezzi relativamente alti.
Che sia il fatto che sugli ebook si applica il 20% d’IVA come sui software anziché il 4% coe sui libri?

E certo, naturalmente, gli ebook sono molto ecologici (ma anche di questo, discutiamone) e li ho qui immediatamente anziché dover aspettare una settimana per la spedizione.
E non mi affollano la casa (né, a ben pensarci, affollano il magazzino del rivenditore o dell’editore).
Ma otto euro di differenza?
Otto euro in più?

L’impressione è che il dibattito si sia finora concentrato su elementi spurii, che con la lettura hanno ben poco a che vedere.
L’accessibilità è certo un problema che riguarda l’opacità della pagina in standard eink… ma riguarda anche il prezzo.

Quanto all’odore della carta, non è quello il punto di forza del libro cartaceo…

(e un grazie a ldr per avermi segnalato questa meraviglia)

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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, freelance researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous.

31 thoughts on “L’odore dei soldi (digital edition)

  1. La mia sensazione è che l’industria si stia barricando dietro ai prezzi in maniera disperata. Non sono pronti ad affrontare il cambiamento? Non sono in grado di riorganizzarsi? O meglio, non vogliono far decollare il settore elettronico malgrado gli enormi vantaggi industriali in termini di risparmi?
    C’è chi chiama gli editori gatekeeper, termine che mi piace moltissimo e che rende l’idea di un’idea di business ottocentesca che cerca di fare i conti con il nuovo millennio. Sono gli stessi che dovrebbero contrastare il crescente fenomeno della pirateria e che non fanno altro che fornire ulteriori strumenti ideologici a chi la applica a suon di DRM, Watermark e appunto prezzi assurdi.

  2. I prezzi che stanno mettendo sono veramente scandalosi… Anche io incidentalmente avevo visto i prezzi dei formati Kindle, e sono a dir poco esagerati, come sottolinei nel tuo post. Contando che poi spesso e volentieri ti vogliono pure vendere eBook protetti da DRM e chissà cos’altro…

    Per ora sono in pochi a dare un prezzo equo al formato eBook, e sono da incentivare, per fare capire a tutti che con la “rivoluzione” digitale, devo cercare di puntare a massimizzare la quantità del venduto con un prezzo unitario accessibile, se no la gente pirata come se non ci fosse un domani…

    Ciao,
    Gianluca

  3. NoNon posso che dire Amen, e non sono neanche cristiano.

  4. Ci sono comunque i primi segnali (magari un po’ sperimentali) di cambiamento. I libri che vendono di più su ibooks (per chi non lo sapesse è lo shop integrato nel software di lettura di ipad e fratellini minori) sono quelli sotto ai tre euro. Però si tratta solo di cose nazional-popolari o curiosità tipo il numero 1 di diabolik.

    Quelli che hanno capito meglio la lezione sono gli editori di nicchia o di genere (come il sottoscritto, che se non fanno prezzi bassi non se li fila nessuno – salve poi avere qualche fan ogni tanto che ti scrive chedendoti di “alzare i prezzi”, giuro) e i nomi popolari che se lo possono permettere perché facilmente raggiungono massa critica.

    I motivi dei prezzi relativamente alti? (faccio esempio coi miei titoli, sperando che non venga considerata pubblicità visto che non credo ci siano molti wargamer tra i lettori di questo blog):
    1) innanzitutto IVA al 21% invece che al 4%.
    2) La fetta trattenuta dai vendor.
    3) Il costo dei sistemi di micropagamento.
    4) Poi una semplice questione di numeri: gli ebook vendono pochi pezzi.

    Un po’ di numeri. Un mio titolo digitale si vende a 8 dollari (che diventano 7,39 dopo che paypal ha abbassato la sua piccola ma micidiale scure) al cliente finale di paese IVA-dipendente costa $9,68.
    Non si capisce che senso abbia quando lo stesso cliente può recarsi sullo shop di un mio vendor americano e pagare $8 per lo stesso prodotto schivando l’IVA. Peccato che il vendor si trattenga un guidardone che va dal 20 al 40% del prezzo di copertina.

    Lo stesso libro in cartaceo costa 15 dollari, di cui circa 5 dollari sono di stampa inclusa IVA assolta dall’editore, più spedizione (che in Italia usando la tariffa dall’ottocentesco nome di “piego di libri” non supera mai 1 euro e mezzo…in USA, Media Mail ha caratteristiche analoghe e nome più figo).
    I venditori print on demand tipo Lulu.com oltre al prezzo di stampa si trattengono un 20% sull’utile.

    ibooks e amazon si trattengono il 30%, che sembra poco rispetto all’85% che si trattiene un editore tradizionale… però se il libro ha un minimo di pubblico, la distribuzione in cartaceo è ancora più efficiente in termine di copie vendute. Esempio casalingo: ho appena firmato un contratto con un editore tradizionale che mi ha offerto un classico 12,5% sul prezzo di copertina. Con la tiratura minima garantita cartacea incasserò in un anno il doppio o triplo dei soldi che lo stesso titolo farebbe in digitale in un paio d’anni.E non stiamo parlando di comprarsi l’auto nuova o la vacanza. Parliamo di fare la spesa qualche mese al LIDL.

    Stiamo vivendo tempi interessanti, e per sopravvivere non credo ci sia una strada unica. L’unica soluzione al momento è essere ibridi, creare comunità attraverso i social media per limitare la pirateria (perché molti non hanno problemi a piratare il Sig. Mondadori che mai conosceranno, ma si fanno scrupoli a piratare il blogger sotto casa) e tenere bassi i prezzi.

  5. Sono d’accordo con Andrea: i tempi stanno cambiando e SEMBRANO interessanti.
    Noi (non voglio fare pubblicita` anche io, ma intendo l’editore polacco :) per cui lavoro ora piu` altri inglesi/americani) vendiamo su store online tipo rpgnow e simili, specializzati in giochi di ruolo e wargame. Anche solo a giudicare dal numero dei titoli venduti, un sacco di gente si butta su questo mercato e i prezzi, almeno sul gioco di ruolo sono NOTEVOLMENTE piu` bassi (anche il 50%) rispetto al cartaceo.
    E i clienti comprano eccome, spesso con smacco dei negozi fisici (ma qui ci sarebbe un lungo discorso da fare).
    Ci si puo` vivere solo di questo? Io, personalmente, per ora non lo faccio, ma conosco gente, con realta` appena un po’ piu` grandi della mia, che lo fa (o almeno ci prova).
    Se poi unite alla vendita ebook la presenza sempre maggiore dei progetti finanziati con Kickstarter, questo vi da un’idea di quanto il mercato dell’ebook secondo me, crescera` (e si trasformera`) molto negli anni a venire…
    Quanto alla pirateria che diceva sempre Andrea, il mio titolo di punta e` stato piratato il giorno dopo l’uscita. Questo pero` sembra non aver influito piu` di tanto sulle vendite: in un certo senso, la pirateria viene vissuata come “scarico per vedere” e spesso molti pirati dopo comprano.

  6. Umberto, ma RPGNow non usa una sorta di social DRM soft? Dovrebbe essere possibile risalire all’autore dela pirateria. Non dico per mandargli a casa Guido e Salvatore, però almeno vedere che faccia ha e farlo sbattere fuori da RPGnow.

  7. Andrea, la copia che abbiamo pescato dai siti pirata era pulitissima: l’hanno crackata benissimo e rimosso ogni cosa.

  8. Cmq Guido e Salvatore non sono da scartare, come idea…

  9. Da profano totale, questa storia dei ebook mi suona tanto come gallina dalle uova d’oro per gli editori. Gonfiano i prezzi su cui possono scaricare costi di gestione delle spedizioni, rese, invenduto. Inomma la stampella perfetta per il mercato del cartaceo, che non credo sia messo molto bene… Se poi riuscissero a far sfallire tutta la baracca digitale (sti vecchiardi illusi), megio così, vuoi mettere l’odore della carta ecc. ecc.

  10. Come in tutti i settori di questo maledetto mondo, anche nell’editoria digitale c’è chi vuole soltanto speculare fregandosene di ogni minimo discorso di etica e di cultura.
    Comunque secondo, in taluni casi, gli editori italiani tengono i prezzi così alti per ammazzare la “rivoluzione” nella culla. E’ come se dicessero: “Ehi, guardate quanto costano i vostri amati ebook! Convinti ancora che ne valga la pena?”
    Mi fanno senso.

  11. Potrebbe anche essere un fenomeno “di tendenza”…
    “Se puoi permetterti 500 euro di iPad, chettefrega di pagare gli ebook più cari dei book?”

  12. Ciao Davide, ho scoperto il tuo blog grazie a Marta Manfioletti. Posso andare in controtendenza rispetto ai commenti che mi hanno preceduto? Ok, vado.

    Il libro di Crawford lo cercavi in lingua originale su Amazon? Così, giusto per sapere, perché io l’ho acquistato a metà prezzo al Libraccio quando uscì nel 2010 in edizione italiana per Mondadori, si intitola “Il lavoro manuale come medicina dell’anima” (17,50 €). Mettiamo che sia presto convertito in .epub, ho visto che in genere i titoli di quella collana li mettono a 9,99 € su IBS, Bookrepublic ecc.

    Invece “La libertà dei servi” di Viroli a me risulta a 5,90 € in ebook (certo non per Kindle ma il dispositivo di lettura te lo sei scelto tu, no?). L’argomento interessa anche a me, magari me lo compro per il mio Kobo Touch. “Pink boots and a machete” invece è in vendita a 13,54 € sul Kobo Store, non è il mio genere, vabbeh, facciamo finta di metterlo nel carrello ugualmente.

    Sono 29,43 € se volessi comprarli tutti digitali, poco meno della cifra da te calcolata. però quale titolo fa la differenza? Il libro della Mireya Mayor. E il prezzo non l’ha deciso un ottuso editore italiano ma il National Geographic. Apriamo gli occhi, gli ebook già costano di meno delle loro controparti cartacee (quanto meno debbano costare è ovvio fonte di dibattito).

  13. Basta comprare libri stranieri e fregarsene di quelli italiani…

  14. Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  15. Sono negli States da circa un anno e a Natale ho deciso per l’acquisto del Kindle, convinto di poter finalmente accedere ad un sacco di titoli a prezzo più contenuto, da un lato, o magari difficili da trovare in cartaceo.

    mala pensata:
    perchè in realtà, se amazon supporta il progetto Gutemberg, per cui tutti i titoli su cui i diritti d’autore i america sono scaduti e sono stati convertiti dai ragazzi del PG, sono automaticamente disponibili per il Kindle.
    dall’altro i titoli di difficile reperimento cartaceo sono difficilmente stati convertiti per il kindle.
    infine i “recenti” non hanno quella differenza di prezzo:
    cartaceo nuovo 9.99 (+ spese spedizione)
    kindle 7-8.99
    cartaceo usato da 0.01 a 5.99 (+ spese spedizione)
    contando che alcuni titoli cartacei non hanno spese di spedizioni.

    infine la considerazione che il formato kindle è proprietario, per cui non posso rivenderlo ne prestarlo ad altro utente con kindle (se non alcuni titoli e per un massimo di 15 giorni). penso si possano in qualche modo convertire in un formato txt, ma teoricamente non è legale. questa considerazione vale principalmente per il kindle, altri tipi di lettori ereader non danno questi problemi.

    eppure se sali su un autobus o in metropolitana, troverai tutti i lettori con e-reader o ipad e ben pochi col cartaceo.

    perchè?
    penso soprattutto per la comodità:
    da Natale ad oggi, complice soprattutto il materiale gratis del progetto Gutemberg, mi ritrovo una 70ina di titoli sul Kindle. ora io leggo soprattutto nella tratta casa-lavoro, lavoro-casa e devo ammettere che avere tutta una libreria dentro la borsa è una comodità.
    perchè se anche finisco sempre o quasi un libro prima di cominciarne un altro, quando lo finisco ho il successivo immediatamente sottomano.

    penso sia questo che ha fatto il successo degli ereader.

    olte al fatto, come diceva Davide, che puoi scaricare un sacco di roba senza leggerla e bullarti di essere “coltivato”.

  16. “c’è chi vuole soltanto speculare”, tipo raccolte di racconti splittate in ebook con un racconto solo venduto a 0.99. un po’ come la logica degli mp3 a 0.90 che porta chi vuole solo il disco a pagarlo tanto quanto l’edizione “di ciccia”. se non di più (e per quelli manco c’è la questione annosa dell’IVA).
    a bazzicare vari ebookstore si notano delle storture allucinanti.

    c’è da dire che di editori che sembrano aver fiutato l’affare in maniera interessante anche sul lato prezzi e proposte alternative se ne cominciano a vedere. la vedo bene per i periodi a venire.

    alla fine anche per i lettori di ebook all’inizio chiedevano cifre assurde, e ora sono arrivato sotto la soglia dei 100 euro

    ah, comunque il kindle è malvagio, il MOBI è malvagio e St. iGNUcius li disapprova forte. (seriamente, credo che amazon sia uno dei posti peggiori dove andare a pescare ebook, al pari di quanto sia uno dei migliori per fare affaroni sui libridicàrta)

    @luca: come ti trovi col kobo? era il concorrente del nook che poi ho preso, m’è rimasta la curiosità di sapere come va :D

  17. Kust0r,
    un editore deve per forza essere ibrido al momento, quindi per le cose che menzioni è possibile (in minima parte però) che i costi di gestione del cartaceo vengano pagati dal digitale. A un certro punto, quando non sarà più conveniente produrre il cartaceo, esso sarà usato solo per libri specifici che funzionano solo in quel formato (es. grandi libri illustrati, libri d’arte etc che non spariranno finché non avremo l’epaper a colori di grande e grandissimo formato).

    Restano la non punibilità de facto della pirateria, e la paura degli editori ad abbassare il prezzo.

    Le leggi ci sono, ma applicarle è inutile e dispendioso. Però mi chiedo, visto che la polizia postale chiude o blocca l’accesso ai siti dei pedofili (sono sicuro che i pirati riescono ad entrare lo stesso ma almeno si evita l’uso da parte della gente comune no?), non si riuscirebbe a fare lo stesso con i siti pirata? Forse perché nel primo caso c’è una componente di urgenza visto che si parla di proteggere i bambini, reati gravi etc. Non sto mettendo le due cose sullo stesso piano legale e morale ovviamente. Però mi chiedo quanto sia difficile bloccare gli accessi o comunque renderli più complicati.

    Poi tutta una categoria di sanguisughe fa della pirateria una (assurda) ideologia. Qui dobbiamo agire dal punto di vista culturale. Il deficiente che ha messo il libro di Umberto sui siti pirata che lavoro fa? Gli piacerebbe lavorare gratis? Oppure lavorare per mesi a un progetto e poi sentirsi dire, mi dispiace , non la paghiamo perché non riusciamo a impedire ai suoi clienti di rubare il suo lavoro?

    Perché si è sentito in dovere di rimuovere il DRM su un prodotto che ha acquistato…azione che comunque comporta una certa competenza e del tempo perso?
    Perché pensa di aver fatto una cosa giusta?
    Si immagina forse di essere un robin hood, e magari invece è solo un mentecatto anarcoide che ruba ai poveri per dare a nessuno? Un govane o giovanissimo abituato alla cultura del tutto subito e tutto gratis?

    Poi magari si indegna su facebook perché non c’é lavoro, pontifica contro i poteri forti, scende in piazza per questo o quell’altro ideale etc etc. Parlo così perché ne conosco, di gente così. Purtroppo non ho la coerenza di denunciarli…

    Scusate lo sfogo. E mi scuso col padrone di casa se installo un palco per fare discorsi ogni volta che si parla di ebuccherie varie. Ma se ci fosse un po’ più di comunicazione tra gli operatori, magari si troverebbero più soluzioni…

  18. @melo,
    quanto è secondo te il prezzo giusto per un racconto di 20 pagine? Non è polemica, solo curiosità visto che sto per pubblicare sul kindle store un’antologia (che penso di mettere a 3.99) e per dare più visibilità oltre al capitolo gratis pensavo di offrire anche i racconti in versione splittata.

    Considera che gli autori vengono pagati solo col 50% dei proventi,Amazon prende il 30%, e il 50% dell’editore copre impaginazione/conversione in formato .kdr ed epub e realizzazione copertine (un valore di circa 150 euro a titolo).

  19. @andrea
    In effetti non ho riflettuto sul fatto che proprio i costi di investimento su questi nuovi metodi di investimento possano rendere lecito, per gli editori tradizionali, spalmare le spese su tutti i settori della loro baracca. Penso però che probabilmente la rivoluzione – forse è meglio parlare di inversione di tendenza – possa venire da quella nuova categoria di editori e imprenditori che si affacciano direttamente sul mondo dell’editoria digitale senza dover addossarsi i costi una distribuzione tradizionale. Ovviamente le spese per marketing, distribuzione, infrastrutture, editing, ecc rimangono, ma credo che uno snellimento della catena possa permettere in proporzione maggiori ricavi, e quindi prezzi più bassi.

    Il discorso pirateria è un po’ complesso. Ammetto di avere un punto di vista limitato e non oggettivo, essendo dalla parte dei “delinquenti” – nel senso che scarico e ho scaricato, non che faccio l’attivista con le bandiere da pirata in mano – però rifiuto l’equazione semplicistica del DOWNLOAD = ACQUISTO MANCATO.
    Che sia poi una questione culturale, assolutamente d’accordo. Proprio per questo ritengo sia più logico invogliare l’acquisto semplificado il più possibile la vita al consumatore piuttosto che gravarlo con lucchetti e protezionismi inutili e fastidiosi.

  20. Kust0r
    io sono appunto uno di quegli editori “nativi digitali” e faccio il cartaceo solo perché costretto dal mercato. Il cartaceo non è neanche il 20% dei miei proventi. Però in alcuni paesi (soprattutto per il genere di libri che produco, che sono manuali di gioco e wargame) il cartaceo ancora serve proprio.

    Certo, lo so che non è vero che a un download pirata corrisponde necessariamente una vendita mancata. Però il fatto è di disabituare la gente alla pirateria facendo capire che dall’altra parte c’è un poveraccio che cerca di pagare le bollette. O anche, perché no, un imprenditore che vuole fare profitto da una buona idea.

    Ho una nipote di 14 anni che quando ha sentito della chiusura di MegaVideo e compagni di malaffare è corsa da me per usare la mia connessione per “scaricare tutto quello che le serve” prima che “chiudano internet”. Io, nel mio piccolo, le ho comprato dei download legali di musica (a ben 15 centesimi l’uno quindi non ho fatto neanche un grande sforzo). Beh qualcosa lo ha capito…

  21. @melo

    Ciao Marco, se clicchi sul mio nome finisci sul blog che ho dedicato alla mia esperienza di “lettore digitale” e puoi trovarci anche le mie impressioni sul Kobo. In linea di massima a parte alcune magagne con i rimandi interni (e qualche freeze nelle “ricerche” sul testo) mi trovo molto bene ^____^ E poi sono libero di comprare i miei ebook dove voglio senza piegarmi alla macchina totalitaria di Bezos!

  22. @andrea crash del server, commento perso. era meglio argomentato di questo, e meno disconnesso. il padrone del vapore mi perdonerà.

    in soldoni: mica sono ivazanicchi, che so il prezzo giusto ;)

    il mio era un caso specifico; libro di carta a 7.50, circa 15 racconti (facciamo 10), un racconto in ebook a 0.99. sintomo di disonestà dell’editore abbastanza palese, direi. per la cronaca:racconto “il frate zitto” e raccolta “la grammatica di dio” di Benni. sempre per la cronaca: suamazon il cartaceo è spesso scontato del 15%.

    poi il senso di frustrazione di un autore che si vede il proprio lavoro non retribuito lo capisco. ma veder additare i comportamenti scorretti dei consumatori da parte di editori che a loro volta agiscono IMHO scorrettamente… in tanti fanno battaglie anti pirateria per difendere situazioni di quasi monopolio. non che sia il tuo caso, ovviamente

    comunque, riportavo solo un caso particolare, non volevo dare indicazioni di equità di prezzo in assoluto

    poi ci sarebbe da discutere anche dei tempi di durata del diritto d’autore. “comprate quadri di van gogh finché è vivo, e lasciate ai mercanti ogni spolpata grandezza”, tanto per rimanere in tema…

  23. Pingback: ebook e prezzi, il problema della attribuzione di valore esiste da sempre | Il lettore digitale

  24. Dal punto di vista del lettore, un mercato digitale sano (e libero) dovrebbe veder rimossi i seguenti ostacoli: i DRM, che ritengo un’aberrazione (salvo i watermark), i formati proprietari come “mobi” di Amazon, i prezzi e le menzogne.
    I prezzi sono un problema non facile da risolvere. Lasciando perdere l’IVA, quanto costa un’opera letteraria (con una licenza decente)? Io ho dei problemi a dare un valore assoluto, per esempio tot € per pagina, dipende molto da cosa ho di fronte e da quanto, in ultima analisi, sono disposto a spendere; ed essendo un fattore soggettivo, va mediato sugli individui più disparati. Fino a un mese fa avrei avuto meno dubbi: il prezzo di un cartaceo, meno i costi relativi alla stampa. Ma quanto costa stampare un libro? Probabilmente dipende dal formato, dal numero di pagine, dal quantitativo di copie, tralasciando una marea di fattori di cui non sono a conoscenza. Però quel costo non va caricato sul digitale, altrimenti ci prendiamo in giro. Un’altra cosa di cui bisogna tenere conto è la “lunga coda”: gli ebook non hanno tiratura e ogni download è una copia dell’originale, per cui il prodotto resterà sul mercato anche per tutta la durata (eccessiva IMHO) del diritto d’autore. Non so dire quanto questo influisca sul mercato, ma è una differenza sostanziale tra digitale e cartaceo.
    Insomma, ho comprato “A Dance with Dragons” (un romanzo di 1000 pagine) il giorno stesso dell’uscita a 16 euro e non mi è dispiaciuto pagare un prezzo che ritengo comunque elevato. D’altra parte, mi è capitato di comprare un racconto di 34 pagine a 3 euro, che, ecco, è un po’ caro.
    E poi, sono stufo delle polemiche inutili sul crollo della civiltà. Così come il mercato musicale aveva ben altri problemi che l’arrivo di Napster, non sono gli ebook a mettere in crisi l’editoria. Anzi, la storia degli mp3 potrebbe insegnare molto agli editori su come evitare di ripetere gli stessi errori.
    Devo dire che però scorrendo i titoli su un negozio di ebook (italiani) c’è una importante differenza tra piccola e media editoria e i grossi nomi, questi ultimi palesemente a disagio con il formato, tanto sui prezzi, troppo simili al prezzo di copertina del cartaceo, quanto sulle protezioni.
    Siamo seri, i DRM servono solo a rendere la vita impossibile a chi vuole pagare. Non c’è protezione che non possa essere rimossa e il contenuto liberato. La pirateria non si combatte infierendo sugli acquirenti onesti.
    E scusate la sparata, è stata una giornata difficile. ^^

  25. @luca: buffo, sullo stesso sito son finito tramite il pingback del blog dei wuming, che seguo da un bel po’ e che ritengo un esempio illuminante di pratiche diverse, parallele all’editoria ‘classica’, ampiamente percorribili. ovviamente ben lontane da chi parte da semplice blogger, ma che comunque sono strade “altre” rispetto al già visto e sentito e venduto.
    “la storia degli mp3″ IMHO ha allargato gli orizzonti musicali di molti, e ha visto in quindici anni decuplicare la musica suonata sia dagli autoctoni che dai passanti, nel mio piccolo paesello. che non sarà l’astigianistan, ma non è neanche nuova amsterdam. e io fino a 15 anni fa melo potevo sognare, di vedere tutta quella gente a sentire tuck&patti a dieci minuti a piedi da casa mia. se anche ci fossero stati loro due, non ci sarebbe stato il resto.
    quindi, anche se tempi e modi di fruizione di musica e parole sono enormemente differenti, mi auguro che la digitalizzazione della lettura sia una pratica liberante, e porti ad allargare gli orizzonti anziché chiuderli. senza con questo voler bandire la carta. ma senza neanche esser presi per il culo.
    e probabilmente scaricherò dove lo trovo, come lo trovo, il prossimo romanzo consigliato dal padrone del vapore qui sopra, continuerò a pagargli gli agili volumetti pieni di refusi in attesa che li riediti, e regalerò il cartaceo dei wuming o chi per loro al prossimo compleanno, cresima, natale o san genesio, dopo avergli dato una scorsa in digitale. o anche prima, sulla fiducia.
    datemi del disonesto, ma credo sia più importante insegnare alle persone la riconoscenza – anche economica – verso ciò che viene proposto come valido che vincolare con regole fisse i due ruoli ben distinti di venditore e acquirente, monetizzando solamente tutto il sistema. certo, c’è da cominciare quando si ha tre anni. ma credo che altri sistemi meno rigidi e più “user oriented” siano percorribili. e siano forzabili proprio dall’utente.

  26. Penso che per un’opera letteraria valga lo stesso principio dell’arte figurativa. Quanto costa una tua opera? Costa quello che riesco a farmi pagare. Non credo ci sia niente di strano nel vendere il proprio lavoro cercando il maggior profitto possibile. Accusatemi di vetero-liberismo, ma io la penso così:

    1) io offro un bene o servizio che mi è costato decine o centinaia di ore lavoro e anni di studio

    2) stabilisco un prezzo tenendo conto del mercato (quanto costano prodotti analoghi della concorrenza? posso offrire un prodotto migliore a minor costo?), e del fatto che devo guadagnarci il più possibile, perché anche se ci guadagno “tanto” (valore soggettivo) non sarà mai abbastanza per coprire le mie ore lavoro, i fallimenti passati, i costi emozionali, lo studio etc etc

    3) i potenziali clienti valutano (leggendo estratti, recensioni, indice, blurb di quarta di copertina) se rischiare l’acquisto, e se il mio prezzo se lo possono permettere e lo reputano giusto e onesto, pagano e godono del bene

    4) se la mia opera piace, la consiglieranno — altre vendite per me. siamo entrambi felici. Il,libro raggiunge massa critica, cioè vende quelle millemila copie che sono necessarie per rientrare della fatica, io ne scrivo un altro perché scrivere rende abbastanza da non essere preso in giro dai parenti o mollato dalla mia ragazza, che non sono scrittori e quindi valutano tutto in soldoni.

    5) se la mia opera non piace non compreranno altre mie opere e la sconsiglieranno — loro sono infelici per aver sprecato tempo e soldi su una cosa che non è piaciuta, io sarò molto infelice per a perdita economica. La pubblicità negativa mi impedirà di fare altri danni all’industria della lettura.

    Mettete un idraulico al posto dello scrittore/editore e vedrete che il discorso non cambia granché. Solo che pochi si sognerebbero di chiamare l’idraulico e poi non pagarlo. Perché quello è un mestiere “vero”, mentre scrivere è …

    C’è qualcosa di sbagliato nell’essere in grado di fare un lavoro e venderlo agli altri?
    Perché dovrebbe essere gratis? O valere meno del lavoro dell’idraulico?
    Perché la possibilità di scegliere SE pagare deve essere solo a discrezione dell’utente?

    Poi che possano esistere altre forme di pagamento mi sta benissimo. Se io trovassi uno sponsor che mi paga X euro per ogni copia scaricata gratis in cambio di una pagina o due di pubblicità, sarei felicissimo. Per alcuni scrittori funziona il sistema del “paga quello che vuoi” (a me sembra l’equivalente dell’elemosina e quindi, da vetero-liberista, mi ripugna, ma magari mi sbaglio e sono pronto a provare anche quella strada).

  27. Andrea, concordo in linea di massima con la tua idea – si tratta di lavoro, lo si deve pagare.
    Qualche settimana addietro, alla domanda se io fossi disposto a tenere un corso gratis, ho risposto all’anima candida che me lo chiedeva che ero dispostissimo, a patto che lui mi facesse conoscere un panettiere che mi desse la focaccia gratis tutte le mattine.
    C’è rimasto male.
    Gretto, ha detto.
    E poi è tornato al suo posto statale regolarmente retribuito.

    Credo dipenda dal fatto che se vendi qualcosa che non è materiale e/o non è prodotto di fatica fisica… che poi, ok, parliamone, ma la gente pensa che se organizzi corsi o scrivi libri, passi la giornata steso su un divano a bere raki ed a fantasticare, mica è lavorare, quello… se vendi idee, insomma, tutti partono dal presupposto che le idee non costino nulla.

    Sull’offerta libera – io non credo equivalga ad elemosinare, piuttosto al suonare o fare il giocoliere su un angolo di strada.
    A differenza del mendicante, l’artista di strada ti dà qualcosa – e se quel qualcosa ti piace, gli dai un compenso che ti pare ragionevole.
    Sarà che io passavo le ore, al Covent Garden ad ascoltare due affascinanti (e brave!) flautiste che suonavano ai piedi di una scalinata, ma la cosa non mi pare priva di dignità.

  28. Si appunto, per elemosina io intendevo quello, passare col cappello etc. Ho usato la parola sbagliata. Ammetto che è una cosa di rifiuto a pelle, quindi irrazionale, da parte mia… con tutto il rispetto per gli artisti da strada.

  29. Invece è molto interessante quello che sta facendo Bezos con Kindle DPSelect che è una sorta di sponsorizzazione di gruppo:

    What is KDP Select?
    KDP Select is a new option that features a $6 million annual fund dedicated to independent authors and publishers. If you choose to make a book exclusive to the Kindle Store for at least 90 days, the book is eligible to be included in the Kindle Owners’ Lending Library and you can earn a share of the fund based on how frequently the book is borrowed (click here to see how payments are calculated). In addition, by choosing KDP Select, you will have access to a new set of promotional tools, starting with the option to offer enrolled books free to readers for up to 5 days every 90 days. Authors and publishers can enroll a single title, their whole catalog or anything in between within KDP Select.

    Vale la pena tentare secondo me. Mi sembra un’ottima idea ma io sono un Bezos-Boy ;-)

  30. Così ad occhio pare interessante, soprattutto se si pubblica in inglese.

  31. per il momento vale solo per gli utenti americani (per utenti intendo i compratori non gli autori) quindi deve essere in inglese. Lo svantaggio è che è un contratto in esclusiva ma visto che comunque amazon è il player più grande del mercato… Dai, tira fuori un romanzo di vampiri teenager infoiati e diventa ricco :-D

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