strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Il primo dei quattro – space opera!

23 commenti


Da un paio di secoli, l’umanità ha colonizzato il sistema solare.
La Terra è un pianeta spossato con trenta miliardi di abitanti, Marte è costellato di città sotto le cupole, una vasta popolazione di minatori tira a campare fra gli asteroidi, e poi via, habitat attorno a Giove e a saturno.
I Mormoni si stanno costruendo una grande nave generazionale per prendere il volo verso una stella vicina.

Gente che lavora, gente che tira a campare.

Nello spazio vuoto fra l’orbita di Giove e la Cintura, l’equipaggio dela vecchia carretta Canterbury risponde al segnale di soccorso lanciato dal cargo Scopuli.
Ma il relitto alla deriva non è ciò che sembra.
Un paio di testate atomiche dopo, l’ex ufficiale esecutivo Holden e i sopravvissuti dell’inspiegabile distruzione della Cambridge Canterbury si ritrovano nel bel mezzo di una guerra fra i Pianeti Interni e la Cintura.
Una guerra che potrebbero aver provocato loro.

Intanto, su Cerere, lo sbirro Miller viene incaricato di recuperare Julie Mao, una giovane ereditiera scappata di casa per unirsi ad una organizzazione sovversiva. Un lavoro di routine, in fondo. Ma mentre la tensione fra la Cintura e i Pianeti Interni aumenta, qualcuno comincia a fare pressioni perché Miller abbandoni la sua indagine. Ma Miller è un tipo ostinato, ed ora ha anche una pista.
Julie Mao è stata vista l’ultima volta a bordo del cargo Scopuli.

Leviathan Wakes è il primo volume della serie dell’Expanse, e mantiene molto di ciò che promette.
Il volume è massiccio ma si legge molto rapidamente, non si perde in strane farneticazioni, e riesce ad essere hard e realistico senza stramazzare il lettore con riferimenti a concetti scientifici da dottorato di ricerca.
I personaggi sono ben tratteggiati ma non si perdono in divagazioni, e tanto l’ambientazione quanto il quadro politico vengono comunicati senza strappi e senza il temuto infodump.

Leviathan Wakes è il primo romanzo di James S.A. Corey – ma c’è il trucco.
Corey è infatti Daniel Abraham e Ty Franck, il primo con dieci romanzi all’attivo, e l’altro con una storia di pubblicazione meno lunga ma certo piuttosto blasonata (è un collaboratore di George R.R. Martin).
La tecnica si percepisce ma non è evidente – questa è fantascienza hard ma è anche fantascienza di intrattenimento.
Si sentono le influenze di autori recenti e veterani – i Browncoat troveranno un forte sentore di Firefly/Serenity… e non è necessariamente un male.
C’è anche un tocco di Scalzi, e forse di Tobias Buckell.
Se esiste una categoria che possiamo chiamare “nuova space opera”, questo è un esempio da manuale.
È un entry-level, fatto per un pubblico che non vuole laurearsi in astrofisica.
È Hollywoodiano, nel senso migliore del termine – e sarebbe bello vedere un film con Edward Norton nel ruolo di Holden e Bruce Willis in quello di Miller, con John Goodman, Devon Aoki, Rob Morrow e Samuel L. Jackson nei ruoli di comprimari.

Il romanzo è un bel volumone di 560 pagine, costruito alternando capitoli e punti di vista.
I capitoli dispari seguono Holden e i suoi compagni, sfuggiti alla distruzione della Cabridge Canterbury e braccati da ogni schieramento e fazione nel sistema. Il tono è quello classico della fantascienza positivista e tecnologica.
I capitoli pari seguono Miller nella sua indagine, con un tono molto noir e chandleriano, lungo i corridoi e i condotti di Cerere.
Gli spettri del cyberpunk e della fantascienza più noir si aggirano per questi capitoli.
Ma è quando Holden e Miller finalmente collidono (attorno alla metà del volume), e la natura della minaccia comincia finalmente a delinearsi, che il romanzo entra nella sua fase di picco.
L’azione segue solo una manciata di protagonisti, lo sviluppo è chiaro e soddisfacente, i misteri complicati ma non irrisolvibili.
Il livello dei protagonisti – gente che nello spazio ci lavora – aiuta a portare le informazioni ai lettori: i dialoghi sono diretti, puliti, spesso piuttosto divertenti.
Ci sono delle idee, intrecciate con la trama – società future, diverse convenzioni sociali, politica, economia.
Razzismo, avidità, cospirazione.
E ci sono abbastanza inseguimenti, sparatorie, scontri fra navi spaziali e orrori alieni da soddisfare qualsiasi appassionato.
Perché Leviathan Wakes è anche un romanzo di primo contatto, a suo modo, e nel finale ci proietta verso un futuro in cui l’umanità dovrà cavarsela fra le stelle.

Ma per quello dovremo attendere Caliban’s War, previsto per l’estate.
Finché dura, c’è di che rallegrarsi.

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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

23 thoughts on “Il primo dei quattro – space opera!

  1. Ecco, questo è un buon modo di cominciare la settimana, appuntarsi subito qualcosa di interessante da leggere. Grazie!

  2. Fantascienza! Si, si,si! Segnato, e il “forte sentore di Firefly/Serenity” è un punto a favore. Spero che l’inglese non sia troppo ostico.

  3. Pare una di quelle cose che merita l’etichetta “avrei voluto scriverlo io”. Vabbè, lo metterò in coda e mi limiterò a leggerlo

  4. Mi è sembrato anche scientificamente accurato, il che non guasta mai

  5. Solo il titolo mi fa venire voglia di precipitarmi a leggerlo.
    E da come l’ hai descritto deve essere un viaggio allucinante.
    Lo compro!

  6. Bella lì, già mio.

  7. Ok, non è un volume unico come speravo, ma spunti e argomenti affrontati fanno proprio per me.
    Abraham – se tu non avessi nominato Martin non l’avrei mai ricordato, almeno non al volo – l’ho incontrato nel libro “Fuga impossibile”, scritto con il suddetto e Dozois.
    Ottimo! Grazie. :)

  8. Uhm, 560 pagine…
    Ho bisogno di qualche vita extra, in stile videogames, perché libri così lunghi non riesco più a gestirli :(

  9. Sono 560 pagine ma si legge in fretta.
    Io l’ho finito in un finesettimana, leggendo un paio d’ore a cavallo dei pasti e la sera prima di andare a letto.
    Comunque anch’io invecchiando preferisco romanzi più brevi, o raccolte di racconti ;-)

  10. Sembra interessante, e vagamente simile a “quella cosa a cui starei lavorando se avessi maggiore costanza”. Me lo segnerò. Al momento sono impegnato con la coppia Clarke & Baxter, che incomincia ad ingranare.

  11. Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  12. poi cancella questo post, ché altrimenti sembro solo un rompipalle (cioè, immagino di esserlo anche, ma cerco di nasconderlo). solo una cosa: nel terzo capoverso citi la nave canterbury, poi “la” cambridge. sono la stessa cosa o sono due cose diverse? e in questo secondo caso, che cosa è la cambridge?

  13. Inutile cercare di nascondersi!
    Sono io che ho il cervello incriccato, e confondo le due località britanniche.
    Ho corretto.

  14. Ecco, vedi, se avessi trovato ‘sto post scritto in qualsiasi altro luogo della blogosfera avrei cassato il romanzo in questione senza troppi dubbi, che nella recensione non ho letto quel quid capace di attirarmi.
    Ma il post l’hai scritto tu, quindi, cavoli, mi tocca dargli una chance. ‘mo me lo segno, prima o poi ti farò sapere.

  15. @IguanaJo
    È semplicemente perché a forza di leggere romanzi pretenziosi, non ti diverti più a leggere i romanzi divertenti.
    Ormai se la fantascienza non stravolge i tuoi paradigmi, ti annoia. :-D

  16. :-)
    Ma quali romanzi pretenziosi! Banks? McDonald? E poi vorrei ricordarti che per me la Bujold è un must (tanto per dire!)…

    No no, è tutto molto più semplice: per attirare la mia attenzione la Space Opera o mi capita in mano per caso o mi deve chiamare molto molto molto forte!

  17. È semplicemente perché a forza di leggere romanzi pretenziosi, non ti diverti più a leggere i romanzi divertenti.
    Ormai se la fantascienza non stravolge i tuoi paradigmi, ti annoia.

    No, quello sono, io ;)
    Se voglio leggere per divertirmi, ci sono i cozies con le investigatrici che risolvono omicidi fra ricette, gare di torte e giardinaggio:
    A good day to Pie, The Quiche and the Dead, Thyme of Death…
    No guarda caso sto leggendo un paio di libri che avevi raccomandato un anno/un anno e mezzo fa. Ho finito The Wine of Angels (che sicuramente non sarà il mio ultimo Rickman) e iniziato Veronica di Nicholas Cristopher.

  18. Damn damn damn. No, è uno di quei periodi – e lo so che non bisognerebbe lasciarsi scoraggiare da somiglianze formali, ma gli asteroidi minerari, la cintura, condotti e cunicoli… È uno di quei periodi in cui sembra che tutto somigli a qualcosa che avevo intenzione di scrivere o che ho già scritto.

    La mia unica novella di fantascienza. Damn.

  19. @Marco
    The Quiche and the Dead mi ha fatto semistrangolare con un biscotto.
    No, io resto un fautore della SF da diporto.
    Se poi è solida e ben scritta, che diamine, perché no?
    Wine of Angels ce l’ho su audiobook – Rickman è molto in gamba.
    Consioglio, per un cambio di marcia, The Man in the Moss, se ancora si trova. Molto molto valido.
    Fammi poi sapere cosa te ne pare di Veronica.
    E già che ci siamo – mai letto Floating Worlds, della Holland?
    L’ho letto e ti ho pensato (ma non per il fatto che a pagina 200 ha cominciato ad annoiarmi, eh! :-D )

    @la Clarina
    Noi lo leggeremmo con piacere ugualmente.
    L’universo è pieno di asteroidi.

  20. Floating Worlds l’ho nel mirino, ho visto che è stato riedito nella collana Masterworks. Ne ho sempre sentito parlare un gran bene (l’amico cyberpunk di Iguana, Gibson, lo metteva tra i dieci migliori romanzi di fantascienza di tutti i tempi). Non t’è piaciuto? E perché hai pensato a me?

  21. Ti ho pensato perché so che segui certe autrici – la Holland è a metà strada fra la LeGuin e la Tiptree, come taglio (per fare una sintesi molto molto grossolana).

    Io ho appunto la ristampa Masterworks (bello vedere che hanno ripreso il giro ed hanno in catalogo un po’ di cose interessanti).
    A me ne aveva parlato molto bene un tale che si chiama Kim S. Robinson e che scrive fantascienza a botte di trilogie, ed anche lui lo metteva fra i primi dieci o fra i cinque migliori.
    Avevo aspettative molto molto alte (parte del problema, probabilmente), ma ho trovato l’insieme – per quanto costruito su idee molto solide – alla fine piuttosto deludente, o meglio, prevedibile o scontato su certi punti.
    Certo, in trentacinque anni son cambiate un sacco di cose.
    Anticipa un sacco di idee di Ken MacLeod, ad esempio, o anche certe cose di McDonald.
    E anche nella trilogia marziana di Robinson si leggono certi elementi, però raffinati, ripuliti.
    E forse è stato quello – non dubito che le idee all’epoca fossero Wow!, però avendole già viste fatte meglio da autori successivi…
    Però è da leggere, certamente.
    Ed è sorprendente che sia pressoché sconosciuto.
    (ora sarei interessato a pescare uno dei romanzi storici della Holland, tanto per vedere)

  22. Really?

  23. …??
    Sì, lo leggiamo volentieri.

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