strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Due frontiere – quella in alto

8 commenti


La cosa prende le mosse da un po’ di fatti diversi.
Una concomitanza di coincidenze.
Sincronicità.

Il fattore scatenante è il post di Marina, sulle sue esperienze in compagnia di Gerard K. O’Neill.
The High Fronter.
Colonie Umane nello Spazio, l’edizione italiana.

L’ho già detto in passato – O’Neill è elemento centrale nel mio pantheon laico.
Avevo nove anni quando uscì The High Frontier, e ne avevo na manciata di più nei primi anni ’80, quando sulle riviste scientifiche italiane (Scienza & Vita, Omni…) venivano pubblicati i progetti delle unità abitative modulari sviluppate per le colonie spaziali, e si dibatteva se lo Shuttle sarebbe stato sufficiente per spostare materiali e personale…

Poi finì tutto.

Negli anni ’80, con l’allegro governo Reagan, la NASA divenne l’ente per la preservazione dello Shuttle, i russi smisero di partecipare alla corsa allo spazio e i soldi necessari per costruire un’isola spaziale in L5 vennero variamente spesi in cose utilissime come…
Beh, ok, guerre a bassa intensità, fondi ai Contras, colossali sgravii fiscali per le industrie, il programma Guerre Stellari, lo sviluppo, la produzione e la rottamazione di testate atomiche e la campagna Just Say NO contro la diffusione delle droghe…
Fantastico.

Che è poi ciò che mi fa imbizzarrire – la vasta popolazione di santimoniosi ipocriti che non mancano di farci notare come “tutti quei soldi spesi per mandare uomini sulla luna” erano in fondo uno spreco ripugnante “quando ci sono bambini che muoiono di fame in Africa”.
OK, anime candide, here is the news – abbiamo tagliato i fondi per la ricerca spaziale, sulla luna non ci abbiamo più mandato nessuno(*), e i bambini in Africa continuano a morire.
Però non vi sento piangere per gli stipendi dei calciatori (così, tanto per opporre santimoniosa ipocrisia a santimoniosa ipocrisia) – e sì che oggi il campionato italiano, in termini di spese, è paragonabile ad un (neanche tanto) piccolo progetto spaziale, e la maggior parte degli sportivi della A list guadagna più di quanto un astronauta abbia mai guadagnato(**).

Ha guadagnato nella sua carriera quanto un calciatore medio italiano in un anno

Ma in fondo, cosa ha poi fatto Neil Armstrong in confronto a ciò che fa settimanalmente <metteteci il nome del miliardario in mutande che preferite> in campo per meno di 90 minuti?

Eppure c’è ancora chi ci sta lavorando.
I miei amici del Mars Drive.
Lo SSI fondata proprio da Gerard O’Neill.
La Planetary Society.
Quegli sconvolti del Moon Miners’ Manifesto.
La Mars Society!

E la cosa interessante, naturalmente, è che si continua a pubblicare una ricca manualistica rivolta alla colonizzazione spaziale – non solo come facile metodo per arricchire alle spalle dei gonzi (gonzo = uno che spera che l’esplorazione umana dello spazio abbia un futuro aziché sperare di vincere alla lotteria), ma perché esistono autori, esiste un pubblico, ed esiste una ricerca (anche se sotto-finanziata).

Quindi, sì.
Al momento ci rimangono i forum online, la fantascienza (quando è buona) e la saggistica.
O’Neill non se lo ricorda più nessuno, ma i libri di Carl Sagan li hanno tradotti anche nella nostra lingua.
E poi Zubrin… John S. Lewis.

Ecco perciò un po’ di titoli per restare aggiornati.

The High Frontier, Gerard K. O’Neill.
La pietra dello scandalo.
Tutto – dai motivi ai calcoli dei costi – il necessario per creare delel colonie spaziali nell’orbita terrestre.
Ha trentasei anni, ma non li dimostra.
L’edizione corrente include un CD zeppo di altro materiale.

Cosmo, di Carl Sagan
Ne possiedo due copie, oltre a quella che un compagno del liceo si tenne tanti, tanti anni or sono.
Una pietra miliare della divulgazione scientifica, e il testo-chiave dell’opera di Sagan.
Cercatelo, compratelo, leggetelo.
E regalatene delel copie ai ragazzini.

E già che ci siamo, mettiamoci insieme anche una copia di Cosmic Connection, sempre di Sagan.

The Case for Mars, di Robert Zubrin.
Come e perché esplorare e colonizzare Marte, da uno degli sviluppatori del Mars Express.
Ben poco propenso a slanci d’immaginazione selvatica, resta comunque un testo in linea con la filosofia di The High Frontier.
I più avventurosi potrebbero preferire, sempre di Zubrin, How to Live on Mars
Entering Space è altrettanto consigliato.

E per chiudere, potrebbe essere divertente aggiungerci Space Enterprise, Living and Working Offworld – perché bisognerà pure guadagnarsi da vivere, in qualche modo.
In oltre 600 pagine, Philip Harris copre tutte le possibilità.
Indispensabile.

E così, almeno, ci teniamo pronti per qundo arriverà il momento.

—————————————————————————————————–
(*)
Breve messaggio per tutti coloro che stanno per scrivere nei commenti che sulla luna non ci siamo mai andati ed è tutta una truffa.
Avete ragione.
Non solo non siamo mai andati sulla luna, ma anche internet non esiste, l’America è una fandonia mesa in giro dai gesuiti, voi siete frutto della mia immaginazione e io mi domando come sia possibile che io vi immagini così spudoratamente idioti.

(**)
No, tranquilli, ci faccio un post domani…

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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, freelance researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous.

8 thoughts on “Due frontiere – quella in alto

  1. Come adoro i discorsi del tipo “Ah, ma con quei soldi potresti aiutare i poveri!”.
    Davvero: splendidi esempi di dialettica e realismo.
    Devo dire che li sopporto poco nemmeno in senso inverso. Il calcio di sicuro è una voragine che inghiotte soldi, ma le regole del mercato sono queste. Altrimenti potremmo discutere all’infinito sull’utilità dei soldi spesi per girare i kolossal di hollywood, o per i tour dei concerti (di qualsiasi cantante).
    Tornando in topic, sulla Luna e su Marte non ci siamo più andati, in compenso (come dici tu) la gente continua a crepare di fame.
    Un’altra boiata che sento spesso dire è: “Eh, ma coi soldi degli armamenti sai quanta ricerca scientifica si poteva fare! Magari anche andare su Marte”.
    Ok, qui nessuno vuole scatenare guerre, ma sarebbe comunque interessante far notare quando alcuni importanti sviluppi tecnologici (soprattutto nel campo dell’aeronautica e dell’avionica) siano nati proprio in ottica bellica. Non piace? Ok, ci sta. Ma è così.
    Alla fin fine basterebbe conoscere la storia di Wernher Von Braun per capire quali strette relazioni ci sono tra le due cose.
    Azzarderei perfino un parallelismo: fine della Guerra Fredda, fine della corsa allo spazio?
    Nell’ottica di quanto ho appena detto ci starebbe. E’ cambiato l’idea stessa di conflitto (ora si combatte “il terrorismo”, quindi si investe su intelligence e fanteria). Mettici anche che non serve più fare propaganda contro un’altra superpotenza. O meglio, a breve forse servirà ad altri (Cina e India), perciò forse saranno loro a rimettere il naso lassù, chissà.

  2. La cosa assurda è che alla fine potrebbero non essere americani e europei a riaprire la frontiera dello spazio ma cinesi e indiani, brasiliani e sud africani. Ironia della storia? Forse, ma bisogna avere una spinta insopprimibile di crescere. di andare avanti e l’Occidente si è ripiegato a rimirarsi l’ombelico anni fa. Ma, lo sai che ci metto sempre dei “ma”, visto mai che per uscire dalla crisi e dal mondo dei denari inesistenti tocchi cercare anche qui una frontiera? Lassù. Dove c’è tanto, tantissimo spazio.

  3. La corsa allo spazio è finita con la fine della Guerra Fredda perché era stata avviata per i motivi sbagliati – per prestigio nazionale e non per autentico desiderio di ampliare l’orizzonte umano.
    Detto ciò, resto dell’idea che i soldi e le vite spesi per un conflitto bellico siano sempre uno spreco – investire le stesse cifre in ricerca avrebbe comunque un risultato diverso.

    Sul fatto che le regole del mercato siano queste, è indubbio.
    Ma perché dobbiamo cambiare noi in funzione delle regole e delle necessità del mercato, e non le regole ed il mercato in funzione delle nostre necessità?
    Chi è che controlla chi?

    Io resto un sostenitore dell’esplorazione e della colonizzazione umana dello spazio.
    Per tutta una serie di motivi – da quelli economici a quelli ambientali, fino al vecchio adagio di non tenere tutte le uova nello stesso cestino – sarebbe l’unica scelta ragionevole.
    L’unico elemento positivo di una nuova corsa spaziale avviata per motivi di prestigio dai paesi del BRICS è che si tratta (con la sola possibile eccezione del Brasile) di nazioni che hanno una tradizione di imperi lunghi – e perciò è logico immaginare che anche la competizione, e quindi lo sviluppo dello spazio, potrebbero avere una lunga durata.
    Ma sarebbe sempre e comunque fare la cosa giusta per il motivo sbagliato.

  4. Magra consolazione, qualcuno ha realizzato una stazione in L5: http://www.l5-series.com/

  5. Davide, non sostengo la necessità di una guerra per dare slancio al programma spaziale, dico solo che le cose son state a lungo legate, e che tanta demagogia in materia viene solitamente da chi ama commentare le cose senza capirci nulla. Che poi, per carità, può anche essere lecito (non è che si può essere esperti di tutto), ma bisognerebbe almeno avere il buonsenso di ascoltare.
    Ricordo una memorabile litigata sulla faccenda “fame in Africa”, con un’amica che sosteneva proprio queste banalità che citi tu nel post.
    Ma perché dobbiamo cambiare noi in funzione delle regole e delle necessità del mercato, e non le regole ed il mercato in funzione delle nostre necessità?
    Perché noi (cioè, non proprio noi, ma ci siamo capiti) siamo fatti così, e io di radicali miglioramenti non ne vedo. Anzi! Però è la solita piccola diatriba tra me e te, con la tua visione più ottimista che si scontra inevitabilmente con la mia più pessimista.

  6. Non solo non siamo mai andati sulla luna, ma anche internet non esiste, l’America è una fandonia mesa in giro dai gesuiti, voi siete frutto della mia immaginazione e io mi domando come sia possibile che io vi immagini così spudoratamente idioti.

    Standing ovation!

  7. @Mcnab
    C’è quella storia… l’ottimista pensa che questo sia il migliore dei mondi possibili, il pessimista teme che sia così :-D
    Diciamo che io ho sempre la speranza che l’intelligenza un giorno prenda il sopravvento.
    In fondo sognare è gratis, come dicevano i Blondie.

    @iguanajo
    Ah, ma allora anche tu non li sopporti più i negazionisti spaziali!

  8. Io li odio i negazionisti dell’Illinois! :-)

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