strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Bring back the spark

25 commenti


In un certo senso, questo post fa il paio con quello di ieri, e tanto per cambiare, la colpa è della Clarina, questa volta in combutta con Stephen King.

La faccenda è che Stevie, nel suo On Writing, la mette giù più o meno così…

Stephen King dice che c’è sempre un incidente scatenante, il momento in cui, leggendo qualcosa di altrui e pubblicato, l’aspirante scrittore viene colto dalla folgorazione: ma io posso fare meglio di così!

Buon vecchio Stevie.
Io la sapevo di Burroughs – Edgar Rice un giorno si disse che se c’era gente pagata per scrivere le sciocchezze che gli toccava leggere sulle riviste con cui riempiva le lunghe ore del suo lavoro di rappresentante di temperamatite, beh, lui sarebbe stato in grado di scrivere di meglio.
Ed in effetti…

E non è passato granché da quando si parlava di David Lodge, che scrisse il suo primo romanzo, Death and Taxes, per scommessa con la moglie, avendo affermato che lui sarebbe riuscito a scrivere e vendere un romanzo migliore di quelli che con la consorte leggeva in spiaggia durante le vacanze.

E poi ci sono Fruttero & Lucentini, che avendo trascorso un pomeriggio a ridere degli orribili romanzi di fantascienza scovati in un mercatino, decisero che non solo loro potevano scrivere di meglio, ma che potevano anche vendere quelle stesse schifezze al pubblico beota delle edicole, e fondarono Urania.

Il fatto è, vedete, che quando troppe persone nel ramo dell’invenzione mi raccontano la stessa “vera storia”, io comincio a diffidare…

Anche perché a me non è mai capitato.*
Io il momento di folgorazione non l’ho mai avuto, il…

Che diamine, posso scrivere di meglio!

… non l’ho mai esclamato.
Sarà perché io raccontavo storie prima ancora di scrivere.

E vai… memorie parrocchiali.
Il corso di preparazione per la Prima Comunione venne gestito da volontari, nella nostra parrocchia.
Io avevo una compagna di scuola molto bella, che aveva una sorella maggiore altrettanto bella, e quest’ultima – essendo la loro famiglia molto impegnata a livello parrocchiale, boy scout e quant’altro –  era stata incaricata di catechizzare noi ragazzini e ragazzine.
Ma poiché la fanciulla in questione aveva anche una intensa carriera scolastica, un sacco di impegni con gli scout e quant’altro ed un fidanzato abbastanza (fin troppo?) presente, si finiva tre volte su quattro a casa sua, abbandonati a noi stessi mentre lei faceva altro, senza l’ombra di una catechista o dello Spirito Santo a prendersi cura delle nostre necessità spirituali… ed allora io intrattenevo i presenti improvvisando storie… un’unica lunga storia seriale, in effetti, che durò decine di puntate**, e che alla fine, io credo, fu uno dei pilastri fondanti del mio agnosticismo (rimpiazzare il catechismo con una storia d’avventura e cavarsela la dice lunga sull’esistenza di Dio… o sulle Sue preferenze in ambito narrativo). ***

Raccontare storie seduto su un tappeto a casa di un’amica, circondato dai miei compagni di scuola, e avere la loro attenzione… ah!
Non quello in gamba a giocare a pallone, non quello che sfrecciava in bicicletta, non l’atleta e non il campione di scacchi… il narratore!

La scrittura venne dopo.

Ma leggere un romanzo e dire – ehi, io posso fare di meglio! ?
No.
E non perché io abbia sempre solo letto capolavori.
Però, ecco, forse non è il mio carattere.
E l’idea “Ehi, io scrivo meglio di così!” è venuta dopo, quando già c’era un plico di storie scritte, e molte più cestinate, e molte di più raccontate.
Ma non farò i nomi, ok?

Chissà – se i primi due anni di elementari non avessero annientato la mia passione per il disegno, forse farei fumetti, invece di scrivere racconti.

Quindi, cosa mi passava per la testa, quando misi per la prima volta mano alla Olivetti Lettera 32 di mia madre?
Cosa volevo dimostrare?
E a chi?

OK, a questo punto di solito la battuta standard è che al liceo si scrive per rimorchiare.
Che è vero, almeno quanto è vero che al liceo, scrivendo, non si rimorchia.
Puoi avere la loro attenzione incondizionata, se sei in gamba, ma poi non puoi sperare che i tuoi personaggi facciano il lavoro al posto tuo.
Perciò, stimoli ormonali a parte, dove andiamo a parare?

Beh, credo che lo stimolo sia derivato da tutta una serie di articoli letti sugli anni eroici della narrativa d’immaginazione.
Gli articoli sulla scrittura di Ike Asimov (in retrospettiva, discutibili), le lunghe postille di Piers Anthony ai suoi romanzi (in retrospettiva, ancora eccellenti), le lunghe introduzioni di Lyon Sprague de Camp alle storie di Conan, quelle narrazioni semileggendarie sulle imprese di Henry Kuttner e C.L. Moore, che erano così in sintonia che uno dei due poteva prendere una storia lasciata a metà dal partner, e completarla, ed è impossibile stabilire dove sia cambiata la mano.
E decine di altre storie di questa specie di corpus folklorico – Williamson e Hamilton che discendono il Mississipi con una zattera, Vance che viene scambiato per Kuttner per la verve inventiva, Leiber che scrive Swords of Lankhmar sulla base di una copertina già disegnata e titolata, tutte le storie su Harlan Ellison, Moorcock che scrive a Ballard da Hollywood, la ricetta di Lester Dent e Norvell Page che non si fa illusioni sulla natura della scrittura, Lovecraft rintanato nella sua casa a Providence e Howard che si spara, e sì, perché no, E.R. Burroughs che getta una rivista e dice “Io posso scrivere di meglio!” e ci riesce.

Mi viene forte quindi il sospetto di aver cominciato a scrivere per essere parte di quella leggenda.
Le storie c’erano già – serviva solo un catalizzatore.
Non ho quindi un incidente scatenante, ma piuttosto un richiamo culturale.
Noi scribacchini siamo gli eredi degli sciamani, siamo quelli che hanno ereditato il gene della creazione come strumento di affermazione sociale.
Non siamo né cacciatori né raccoglitori.

Quindi, la scintilla non c’è stata, o se c’è stata, è scoccata nel bel mezzo di una tempesta elettrica, o forse in una casa in fiamme.

Più interessante della scintilla kingiana, credo, è il momento della verità.
Quella specie di epifania (siamo in tema) in seguito alla quale ci si dice, sì, che diamine, questa infilata di caratteri che si inseguono sulla pagina hanno qualcosa di buono.
Io credo tuttavia che anche questo si possa scomporre in momenti diversi.
Ci sono il giorno e la storia in cui ci rendiamo conto che la storia si regge sulle sue gambe.
Il giorno e la storia in cui ci rendiamo conto che chi sta leggendo le nostre pagine è stato preso, è nostro, lo abbiamo acchiappato.
E poi ci sono il giorno e la storia in cui ci rendiamo conto che possiamo rifarlo, come e quando ci pare.
Senza perdere la leggerezza.

Sono tante piccole folgorazioni, che ci spingono ad andare avanti, nonostante tutto.
Non una scintilla, ma un fuoco d’artificio – ecco, il fuoco d’artificio mi interessa di più.

Al momento, lo ammetto, una sovrabbondanza di idee si accoppia per quel che mi riguarda con una profonda mancanza di stimolo a scrivere.
Sono stanco.

E tuttavia, la scintilla non si è spenta, e una di queste notti…

———————————-

* Presuntuoso, a mettermi allo stesso livello di King, Burroughs, Dodge e F&L?
Essendo attivo nello stesso business di Dio, quello della Creazione, ritengo che un minimo di spocchia sia consentita.

** Di cosa parlava? Ricordo pirati, stregoni, fantasmi… sono passati quasi quarant’anni…

*** E quindi ha ragione probabilmente il mio amico Alex Mcnab Girola, quando dice che siamo nati per fare i master di giochi di ruolo, non gli scrittori (ma continuiamo a scrivere per i soldi, le donne, la vita agiata).

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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, freelance researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous.

25 thoughts on “Bring back the spark

  1. Alla fine della fiera, quello che scrivi è semplicemente un fenomeno chiamato “fascinazione”, le storie nelle storie riguardanti le vite degli scrittori hanno compiuto su di te la fascinazione, l’amore per la scrittura ha fatto il resto.
    E’ una forma di magia, in un certo senso,l’augurio migliore che posso farti è che questa magia rimanga a vita dentro di te. ;)

  2. Ho parlato tante volte di questa storia del “io posso fare meglio” ma nel mio caso io già scrivevo.
    Scrivevo in segreto, ormai è nota tutta la guerra che i miei hanno fatto alla scrittura, e facevo leggere le mie storie alle mie amiche e alla mia insegnante di filosifia.
    Però ad un certo punto mi sono chiesta il senso di scrivere e mi sono fermata dietro alla solita considerazione :”forse i miei hanno ragione”.
    Quando ho letto L.T. però mi sono detta “posso fare meglio” e di conseguenza posso anche io far leggere le mie storie in giro firmandole. (l’unico contatto con il pubblico è stato un concorso scolastico che ho vinto ma sotto pseudonimo)
    Ecco…questa è stata la mia scintilla.

    per inciso, Davide,se leggessi qualcosa di L.T. anche tu penseresti…”posso fare meglio” ;)

    Cily

  3. Be’, ad essere sinceri, qualche volta mi è capitato di pensarlo, ma quello che stavo leggendo era proprio una ciofeca, tipo autoproduzioni gratuite o libercoli stampati da improponibili case editrici con lavori tipo: le rivelazioni dell’angelo X, la vera storia della guerra Y, ecc..Per il resto mi capita invece spesso di pensare: “vorrei scrivere proprio così”, “questa scena avrei voluto scriverla io” et similia. E in questi casi, a seguire, scatta la voglia di prendere carta e penna e mettermi a scrivere le mie storie, che non sono granché, anzi fanno proprio ridere, ma sono le mie, e quindi, le migliori del mondo!

  4. Non so dire da dove venga la scintilla e per certi versi me ne importa poco. Le storie che ho raccontato, come quelle che non ho raccontato, sono nate da qualche parte e hanno bussato alla mia porta fino a quando non mi sono deciso ad aprire. Dico spesso che scrivere mi tiene al di qua della barriera della sanità mentale, penso tuttora che sia una uber terapia per le funzioni superiori della corteccia cerebrale.
    Mi interessa pochissimo essere meglio o peggio di qualcuno, essere o meno in un filone, un genere, una tendenza della narrativa. Quello che mi interessa ogni tanto è dare sfogo alla pressione intracraniale e allontanare un’altra volta i miei spettri.

  5. @Cily
    … ma anche no (leggere certe cose, intendo).
    Però lo ribadisco – mi capita di pensare che io potrei fare meglio.
    Spesso.
    Molto spesso.
    Ma non è il mio motore principale.

    Concordo piuttosto con

    @Temistocle
    Esatto!
    Ci sono un sacco di autori che mi fanno dire “come mi piacerebbe scrivere così”… e sono certamente una spinta maggiore che non il poter far meglio di tanti altri.

    @Angelo
    Sì, la possibilità di sganciarsi e dare sfogo a certe pressioni è straordinaria.
    Ed utilissima.

  6. @Davide
    Ormai non è più nemmeno il mio motore principale…ma qui si parlava di scintilla per ripartire e a me ha fatto bene.
    Mentre quando becco un libro “troppo” bello un po’ mi scoraggio e penso “non ce la posso fare a scrivere cosi bene”.
    Ma credo che sia colpa della vocina dei miei di sottofondo “perdi il tuo tempo e ti rendi ridicola” che ancora non si è estinta del tutto! :)

  7. Inclino a credere che la scintilla – o epifania, if you like – venga in molte varietà, non solo Possofaremegliodicosì (che in questa forma, esaurita la prima ignizione credo tenda a scomparire presto). E credo che l’idea di un Momento con la maiuscola sia attraente per gente che racconta per mestiere/vocazione/passione/compulsione. È… narrativo. :-) E credo che La gente che è attratta dall’idea, tenda a identificare il Momento in una qualsiasi delle fasi epifaniche che descrivi, o in qualcosa d’altro – magari Possofaremegliodicosì. La fase al cui ricordo è più affezionato, per un motivo o per l’altro.

  8. Io in effetti una volta l’ho detto, quando mi sono messo a pubblicare wargame. Però già ne scrivevo da anni. E da vecchio GM, alcune volte mi sono sentito dire dal mio pubblico ” tu con ‘ste storie ci dovresti fare un libro e farci i milioni”. :-)

  9. @Andrea
    Già, milioni… bauli colmi di dobloni lucenti… :-P

    @laClarina
    È esattamente ciò che intendo quando dico che se tre scrittori mi raccontano la stessa storia per vera, io non ci credo più.
    È parte della narrativa personale.
    “E poi, un giorno, mi colse un’idea… che diamine, mi dissi, io potevo scrivere meglio di così! Il giorno dopo chiesi in prestito la macchina da scrivere alla figlia dei vicini che aveva studiato dattilografia e cominciai…”
    È una bela storia.
    La realtà tende ad essere un po’ più complicata.
    Meno divertente da raccontare, più divertente da vivere.

    @Cily
    Su quelli che scrivono meglio di noi, mi vien voglia di farci un post, perché c’è tutta una storia dietro…
    La scintilla per ripartire… sì, lo capisco.
    Anche se mi fa venire in mente tutte le mattine d’inverno cominciate facendo partire coi cavi l’auto con la batteria a terra :-D

  10. Io epifanie a leggere libracci ancora non le ho avute (anche se mi rendo conto di avere tra le mani una porcheria, di quando in quando).
    Ma nemmeno a riguardare una mia storia e vederla reggersi sulle sue gambe: sono ancora cose brutte e cose storte, che modello a martellate.
    Devo però ammettere che, in alcune campagne di giochi di ruolo, le cose mi sono sembrate davvero filar via lisce, e che quello che raccontavo aveva il il sapore di una storia compiuta. Sentire i miei amici che di tanto in tanto le ricordano è una bella sensazione, devo ammetterlo.

  11. Perché gli scrittori sono gente notoriamente inaffidabile? :-D
    Non lo so. Al Ginnasio avevo un professore che spacciava per autobiografica la storia delle candele greche – e anche il giustiano (I think) exercitus lardi. Per cui non si può dire.
    Però il fatto che una storia faccia parte del writing lore non mi porta necessariamente a concludere che non si possa credere a chi la racconta.
    Che poi il raccontatore la semplifichi, generalizzi e tiri a lucido per usarla alle presentazioni, ai brindisi e nelle autobiografie è un altro discorso – e su questo concordiamo.

  12. ….Anche se mi fa venire in mente tutte le mattine d’inverno cominciate facendo partire coi cavi l’auto con la batteria a terra….

    Fantastica immagine…era esattamente come mi sentivo al tempo, con la batteria a terra! :)
    Ma poi ripeto si esaurita lì la faccenda.
    In questo ha ragione la Clarina. Dura assai poco l’effetto…è solo una scintilla. Poi o dentro hai altro che ti spinge oppure ti esaurisci subito.
    Ho incontrato tanta gente che mi ha detto ho un’idea strepitosa, migliore anche di vedrai che libro che ci scrivo.
    Eppoi…lo hai visto tu il libro?
    Si sono arenati quasi subito forse perchè tra avere l’idea e sedersi a scriverla c’è effettivamente l’abisso.

  13. ovviamente aspetto il post su chi scrive meglio di noi…
    E lo aspetto con moltissima curiosità, as usual! :D

  14. @LaClarina
    Ho appena letto un succosissimo articolo di China Mieville (ne discutiamo poi più avanti) che si intitola “Narratore Inaffidabile”… credo riassuma bene la mia posizione sulla sincerità di chi scrive ;-)

    @Cily
    Ahimé, le idee da sole non bastano.
    Tocca farsi venire le dita storte sui tasti…
    Sugli autori che scrivono meglio… arriva giovedì.
    Credo.

  15. Posso far meglio di cosi’!

    A me capita, e sempre piu’ spesso, con le traduzioni. Senza prendere in considerazione il leggendario “the right room for questioning” tradotto come “la stanza a destra per l’interrogatorio”, succede di leggere un romanzo e di realizzare, anche senza conoscerlo in originale, quanto la traduzione sia approssimativa e tirata via.

    Ho conosciuto abbastanza traduttori per sapere quanto siano mal pagati e soggetti a impossibili scadenze, e comprendo la tentazione al disimpegno, soprattutto quando si sa che nessuno si prendera’ neppure la briga di leggere il loro lavoro prima di darlo alla stampa. Ma si puo’ far meglio, molto meglio di cosi’.

  16. A me capita eccome di dire (anzi, di pensare) “diamine, ma io so fare meglio!”.
    Il bello è che mi capita il doppio delle volte di pensare “diamine, io confronto a questo scrittore sono un vero incapace!”.
    Quindi la mia coscienza è a posto e non mi faccio drammi per quelle volte in cui, in cuor mio, reputo un libro una porcata. Anche il fatto che non vada a strillarlo ai quattro venti, schernendo l’autore, mi fa sta alquanto sereno. :)

  17. non ho visto il reblog dei “cittadini”, problemi di salute? Speriamo di no

  18. Sll'”io potrei fare di meglio” ho dedicato un post proprio oggi.
    E, a me, è capitato, alle volte. Nessuna esplosione, però, solo una naturale consapevolezza di poter fare meglio. Certo, quando poi ci si mette davvero, le cose sembrano sempre più difficili e non sempre i risultati sono quelli che mi aspettavo o avevo in testa nel momento .
    Come è vero che spesso invece mi trovo a pensare il contrario, e questo accade con molta più frequenza. :D

  19. Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  20. I “cittadini” stanno bene e ci salutano tuti

  21. Visto?
    Basta avere un po’ di pazienza…

  22. OK, ottimo

  23. Ora sono DAVVERO impressionato…

  24. !!! C’è vita su Marte!

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