Il silenzio della blogsfera


The_Roaring_SilenceLo sentite anche voi?
O è solo qualcosa che sentiamo noi, qui da questo lato dell’interfaccia di WordPress?
Questo senso che improvvisamente la blogsfera nazionale sia diventata maledettamente vuota, e futile, e silenziosa?

Se ne parla parecchio, nei luoghi nei quali i blogger si incontrano, lontano dagli occhi dei non blogger.

Le visite sono calate – colpa dei nuovi algoritmi di Google, che penalizzano in maniera barocca i nostri blog. Il che vuol dire meno visitatori occasionali.
Like e share non sono mai stati altissimi – il surfista italiano ha il terrore di condividere o cliccare pulsanti, a meno che a offrirglieli non sia un sito pornografico lituano.
Ma sono calati anche i commenti – è come se le persone che leggono le nostre pagine non avessero più voglia di dire la loro.
O non avessero più nulla da dire.
O forse sono i nostri contenuti, che si sono troppo diluiti?

Ci sono cose che quelli che se ne intendono ci dicono che non tirano più – le recensioni (anche perché lo sapete, potrebbero manipolarvi), i film (anche perché i lettori arrivano solo a cercar polemica), la vita di tutti i giorni.
Tirano molto cucina e gossip.
Che sorpresa.

Ora, è mia ferma convinzione che quando su un blog si comincia a parlare con troppa frequenza di blogging, è segno che la bestia si sta nutrendo della sua stessa carogna, ed è ora di correre ai ripari.

Ma questo è un post sul blogging, così come lo sarà quello di domani.
E poi, per un po’, basta.

Quindi, tesi : i blog sono in crisi.
Ipotesi 1 – è colpa del pubblico.
Ipotesi 2 – è colpa dei blogger.

Personalmente, trovo più interessante l’ipotesi 2, l’unica sulla quale io abbia un minimo di controllo.
Ma di quella discuterò domani.
Oggi, mettiamo giù un po’ di osservazioni sfuse…
circus-freaks-and-sideshow-alley_h

E poi sono spariti i fenomeni da baraccone – no, dai, anche voi ridevate ai loro commenti e poi scrollavate la testa, dicendovi che per certa gente non c’è speranza.
Che fine hanno fatto?
Pare che molti si siano aperti ciascuno il proprio blog, e invece di delirare nei nostri commenti, delirano là, soli, un blogger e due commentatori, anche loro blogger solitari  ed ex-freaks.

C’è anche, ed è inutile negarlo, il senso di crescente disaffezione dei blogger per il loro colto e stimolante pubblico.
Che non ha finora mai esitato nel dimostrarsi tutt’altro che.
E non sto parlando del pubblico di questo blog, o di qualche blog nello specifico.
Anzi, forse i segnali più forti e chiari di abbrutimento sono venuti proprio da quei lettori occasionali che, si diceva sopra, forse Google ha fatto sparire.

Se poi si prova a gettare un occhio fuori – non dico a Tokyo o a Seoul, ma anche solo a Marsiglia o a Londra, lo shock è durissimo.

  • Blogger che riescono a fare del blogging un lavoro (e senza bisogno di certificazioni barbine)
  • Poster 6×3 che pubblicizzano i blog
  • Commenti e condivisioni abbondanti anche su blog molto di nicchia

La blogsfera nazionale, per lo meno nella percezione dei blogger, si sta tramutando in una specie di città fantasma da film western – o da country-horror.

1937-chevy-bodie-ghost-town-21

Possibile che sia perché tutti sono rimasti tumefatti dall’esito delle votazioni?
O stanno tutti shareando le ricette dei lifestyle blog aperti recentemente da alcune celebrità nazionali?

È strano.
È più difficile di prima.
L’impressione di desolazione rimane.

Domenica la mia amica Maria Grazia ha scritto sul suo profilo facebook

mi rendo conto che questa fantastica situazione di anarchia artificiale ha ridotto ulteriormente -se non cancellato- le possibilità di discussione tra singoli. Perché alla fine l’obiettivo è quello di confinare ognuno di noi a urlare la propria rabbia a se stesso. Molto triste.

Il problema, naturalmente, è che un blog esiste grazie all’entusiasmo di chi lo scrive e di chi lo legge.
Quella famosa passione che non si paga.
Commenti e interazione sono essenziali.
A nessuno – salvo a quei tre fenomeni da baraccone di cui si diceva sopra – piace parlare nel nulla.

Da qualche tempo, vedo, vagando qua e là su blog a caso, quegli orridi banner con una creatura pucciosissima che dice che il blog vive di commenti.
È un grave segnale di disperazione.
Paradossalmente, trovo la presenza di certi banner molto più fastidiosa ed offensiva del vituperato bottone per le donazioni.
È un grido di allarme, un segnale del senso di inadeguatezza del blogger davanti a questo assordante silenzio.
Il fatto che simili banner siano comparsi significa che delle due una

 . o i blogger non riescono più ad intercettare l’interesse dei surfisti
. o i surfisti sono cerebralmente morti

Nessuna delle due eventualità è particolarmente piacevole.

C’è una soluzione?
Molti blogger stanno facendo le valigie: chi materialmente, spostando armi e bagagli altrove, chi virtualmente – aprendo blog in altre lingue, facendo post bilingue, cercando ospitalità su blog multi-autore o semplicemente abbandonando l’idioma patrio per cercare un pubblico più ampio e più reattivo.

Un sacco di blog sono morti – i primi a gettare la spugna sono stati quelli che non avevano poi granché da dire, e avevano un blog solo per raccontare al mondo quanto erano fighi (invece di dimostrarlo), o quelli che hanno a tal punto generato un clima di aggressività nel proprio circolo, che ora hanno il terrore di mettere il naso fuori per paura di venire sbranati dalle proprie creature.
I prossimi saranno i fenomeni da baraccone, che bloggano perché se lo fai tu lo faccio anch’io.

Qualcosa sta cambiando, e non è esattamente una bella notizia per la cultura nazionale.

About these ads
Categorie: 21° secolo, wired world | Tag: , , , , , | 26 commenti

Navigazione articolo

26 pensieri su “Il silenzio della blogsfera

  1. uriele

    Potrebbe essere che i blogger si sono spostati su altre piattaforme che rendono piu’ facile la condivisione senza penalizzare (limite nei caratteri) il contenuto. Robe tipo tumblr, dove, una volta entrati nel meccanismo si hanno feed e blogging completamente integrati. E dove commenti e post si fondono in una bestia unica (non per nulla anche persone come Neil Stephenson, Gaiman, Scalzi, e organizzazioni come il CERN, la NASA e la Casa Bianca hanno il loro tumblr, magari mantenendo un blog o un sito per espandere su un certo argomento).

    E la comunita’ di fast blogging italiana e’ numerosa e decisamente viva e il tagging system permette di seguire facilmente un certo genere di blog senza essere limitati dai 140 di twitter

  2. Come ho detto altrove, la blogosfera sta benissimo. Non a caso le celebrità che tu citi hanno aperto dei blog professionali nell’arco degli ultimi mesi, senza più limitarsi alla sola comunicazione via Twitter.
    Come al solito è in particolare quel settore che si occupa di libri/fantastico/scrittura a patire i danni di un ambiente da anni in decadimento (limitatamente all’Italia, s’intende).
    Il fattore “se lo fai tu lo faccio anch’io” è senz’altro quello che ha portato maggiori danni. Sempre meno gente si limita ad ascoltare (leggere) e inizia a sua volta a urlare (bloggare), anche se alla fine non ha nulla da dire.
    È un po’ come il famoso postulato, tutto italiano: tutti qui scrivono libri, nessuno li legge.

  3. La mia opinione potrebbe essere “inquinata” dai feedback positivi dell’altro blog, ma diamine, come dici tu dall’altra parte delle Alpi il blogging è vivo e soprattutto educato.

  4. Partendo da un presupposto tanto banale quanto vero, tutto è relativo e se nel resto del mondo, il web è uno strumento considerato, rispettato e sopratutto sfruttato a fini non esclusivamente ludici, egocentrici od onanistici, mettendo piede nello Stivale, le cose cambiano e nella stragrande maggioranza dei casi, in peggio. E’ un trend ultimamente inarrestabile. La capacità di rovinare ogni cosa, anche la più favorevole. Da un lato, nutro una magra, magrissima consolazione a leggere che non sono l’unico ad avere un blog semi ignorato. Francamente mi sono avvicinato al blogging da relativamente pochi anni, bloggo poco, saltuariamente e senza regolarità e quindi la cosa fa di me un assoluto dilettante, dove il momento di maggior traffico ha contato 69 visualizzazioni e viaggio su una media di 1/2 visitatori al giorno, senza contare voi, cioè blogger con visibilità superiore alla mia ma con una comunanza di interessi e passioni che rendono il feedback più “naturale”. Questo crea una contraddizione perchè diventa effettivamente un contarsela tra di noi su uno strumento e una piattaforma che al contrario dovrebbero aprire e non chiudere. Abbiamo tutti sotto gli occhi il declino culturale italiano: la Cultura si è spaccata da un lato in una snobistica e autoreferenziale elite accademico/salottiera, dall’altra in un marasma di ebefrenici con un desolante complesso d’inferiorità che li porta al lamento continuo sulla scarsa considerazione che patirebbero. Il resto è rumore di fondo. I blog sono in crisi perchè la capacità di rapporto, relazione e polemica costruttiva stanno diventando concetti alieni.
    C’è un che di senile in tutto questo. I vecchi tendono all’egoismo. E’ un meccanismo inconscio di sopravvivenza: sono più deboli (tecnicamente) e quindi ogni singola risorsa è utilizzata esclusivamente per la propria sopravvivenza. Si “asciugano” psicologicamente all’essenziale per se stessi e quel che rimane è reminiscenza di ciò che erano, così rimangono le voglie dei sensi, la golosità, la libido… ed ecco che sesso e cucina, nel nostro paese diventano gli unici poli di attenzione sincera e finiscono col contaminare tutto il resto. C’era un editoriale molto interessante sulla Stampa dove si accusava la deriva della cosìdetta cultura enogastronomica. Chiunque taglia delle fette di salame si convince di fare cultura mentre il grosso della popolazione mangia spazzatura comprata a basso prezzo negli hard discount e sogna il culatello DOP.
    Così è in cucina, così nel mondo della cultura. E nel blog. Ultimo esempio, tra i post più visualizzati e ricercati della mia sparuta produzione, compare sempre “Sesso matto e l’analizi di una nazione”. sono sicuro, a questo punto che se avessi eliminato “sesso matto” il ranking calerebbe drasticamente. Poco importa se nel post andavo a parare da tutt’altra parte.

  5. Tutto è possibile. Da parte mia i commenti si sono rarefatti parecchio da quando sul mio blog hanno cominciato a lamentarsi dei capcha, al punto da diventare un trollata continua. C’è stato persino chi ha minacciato di smettere di leggere il mio blog… In quell’occasione mi sono impuntato perché credo fermamente che i lettori non debbano imporre il loro volere agli autori (Misery insegna).
    In qualità di lettore di blog commento poco o nulla in quanto ormai, a causa degli impegni personali, riesco a seguire i feed dei blog solo di corsa, e di conseguenza è raro che possa poi seguire il link e partecipare al dibattito.
    Piu in generale, ho letto che persino la bacheca di Facebook ha subito un calo di interazioni. L’eccesso di amicizie, la frequentazione in mobilità, o magari sul posto di lavoro, stanno rendendo sterile persino la più grande piattaforma sociale del web… E questo in tutto il mondo, non solo in Italia. Altro fenomeno simbolico dei tempi attuali è il successo di Twitter. Informazioni stringate, commenti rapidi e altrettanto stringati, approfondimento solo attraverso link ad articoli corposi su blog e magazine.
    Credo che la figura del blog stia mutando, ma non morendo. È una piattaforma di approfondimento da associare a altri canali social di più rapida fruizione.
    Per concludere, torno alla mia esperienza personale… Negl’anni ho vissuto il blog in modo mutevole. Bloggo sin dalle origini di questa forma di comunicazione e, oggi, lo considero un completamento del mio sito, un modo per mantenere aggiornati coloro che sono interessati a ciò che produco, e non più una piattaforma atta allo scambio sociale. Per quest’ultime attività preferisco i social specializzati, come Twoorty e Anobii… Ma anche Twitter, soprattutto per la sua velocità di condivisione.

  6. scusa la domanda, ma hai qualche dato sugli algoritmi di google? anch’io mi sono accorto che no ho più traffico da alcune chiavi di ricerca. In che senso siamo penalizzati, è una questione di lingua o di piattaforma?

  7. andreasfiligoi

    i tipi irrecuperabili sono spariti perché sono entrati tutti in politica ;-)

  8. La pigrizia del lettore è disarmante… Conosco persone che leggono con piacere il mio blog, ogni giorno, eppure non hanno mai lasciato un commento e, sono sicuro, nemmeno un Like e affini… Però non me la sento di dire “ehi, se veramente ti piace perché non scambiano quattro chiacchiere?” Mi sentirei un po’ morto di fame ^^”

  9. La cosa l’abbiamo notata tutti quanti, nel mio caso sta avvenendo una cosa stranissima : da un lato c’è un aumento di visite quotidiane (sia pure di poco), da una media di cento\centocinquanta sono passato a duecento\duecentocinquanta dall’altro lato i commenti (che per me sono più importanti delle visite) si sono drasticamente azzerati.
    Avrei pensato che sarebbe capitato il contrario, cioè che l’aumento di visite avrebbe comportato anche un aumento di interazione con i lettori invece …bah!
    In ogni caso o stiamo tutti diventando più pigri o sta cambiando la maniera di approcciarsi alla rete da parte della maggioranza delle persone.
    O forse…sono io che non ho più niente da dire :P
    In ogni caso sto riflettendo molto sulla questione e deciderò, di certo finché mi divertirò a bloggare continuerò a farlo.

  10. Il fenomeno si è diffuso in maniera preoccupante, oserei dire trasversale. Al punto da farmi dubitare sul possibile utilizzo dei blog. Se devono diventare una forma di breve messaggio allora è davvero meglio usare Twitter o passare su piattaforme tipo Tumblr, se viceversa si vuole cercare contesti più ampi e multimediali si dovrebbe passare su Pinterest o simili.
    Al di là della scelta di piattaforma il vero problema riguarda la volontà di comunicare. I contenuti sono accessibili via feed o per diffusione più o meno automatizzata sui social network ma quello che latita è la volontà di dire la propria, lasciamo stare se dentro o fuori il contesto. Mi sembra ci si stia indirizzando verso una modalità passiva e molto superficiale, dove qualsiasi contenuto scivola in mezzo al mare magnum delle informazioni senza praticamente lasciare traccia.
    Anche i social network, per quel poco tempo che ci passo, mi sembrano sempre di più un coro atonale di messaggi in cui qualsiasi contesto scorre via come le righe di codice di Matrix, lasciando solo una falsa immagine nella retina degli osservatori. Al limite si comunica a faccine, il che farebbe pensare a forme di regressione.

  11. Io commento in generale poco. A parte questo, credo che tu abbia mancato un punto fondamentale che contraddistingue la blogosfera italiana: la moda. Alcuni anni fa i blog (2004/5/6) divennero moda, se parlava un sacco, ma non si conquistarono mai l’autonomia e la legittimità che hanno in America o altrove. Il motivo, secondo me, è semplice: i blog sono stati visti come trampolino per confluire nell’industria culturale preesistene e collaudata. I posti erano pochi, una volta pubblicati i libri di merda delle varie Pulsatilla e Pornoromantica e sistemato qualcuno nelle redazioni dei vari giornali, fine dei blog. L’Italia è un paese vecchio e immobile, la “cultura” deve mantenere la vecchia estetica e i vecchi modi, altrimenti non è tale. In un panorama di mummie del genere, difficilmente i blog potevano durare molto, se non come nicchia. Come sono ora.

  12. Considerato che di recente ho abolito i commenti in genere dalla mia esperienza internettara, con poche eccezioni (ma per esempio, quelli su YT non li vedo proprio più) presumo di essere parte del problema.

  13. Aggiungo anche una riflessione sui social network, che io adoro: non li ho mai visti come alternative ai blog. Sono proprio cose differenti, come lo sono, ad esempio, un martello e un cacciavite. I social si nutrono di contenuti generati altrove. Se un domani, per assurdo, non ci saranno più articoli da condividere, di cosa sopravviverebbero facebook e twitter? Di battute e vignette stupide? Di smile?
    Non credo.

  14. Avverto la crisi di google e quella di qualche blogger che ha smesso di leggermi ( i primi dai numeri i secondi dai commenti) ,a non c’è silenzio nella blogosfera. Sto cercando di attuare nuove forme per fami vedere e in questa settiman mi sono successe delle cose impressionanti. Immagini condivise casualmente sulla pagina facebook mi hanno rimesso in sesto senza considerare i like arrivato in maniera preponderante ma le statistiche di facebook mi dicono che li miei post sono stati visti da ventimila persone
    Dal mio punto manca la condivisione dei contenuti

  15. la Clarina

    Sì, ho notato anch’io il drastico calo di visite e i commenti men che dimezzati. D’altra parte, SEdS ha sempre sofferto di un fenomeno bizzarro: i lettori, invece di commentare, preferiscono mandarmi una mail. Per cui non è che le domande e i contatti non ci siano, però arrivano in via privata, il che per ovvi motivi limita la discussione. Però ripeto: questa non è una conseguenza dell’apocalissina gugletaria. È che, apparentemente, ho lettori timidi.

  16. Io ho chiuso i battenti al mio blog su blogspot da poco più che una settimana. Dopo mesi e mesi di impegno indefesso la situazione era sempre la stessa: cioè niente. Mi sono trasferito su tumblr ma per parlare di tutt’altro. Dal vecchio blog ho preteso troppo forse. In fin dei conti è inutile pubblicarvi dei racconti – tanto non li legge nessuno – o recensire i libri senza occuparsi di Twilight o delle Cinquanta sfumature (per di più ebook! nel paese dei feticisti che annusano la carta). E così ci ho messo una pietra sopra.

    Ora gioco su tumblr. I risultati sono sempre gli stessi, cioè nessuno, ma almeno non perdo delle ore a scrivere dei post che nessuno leggerà :)

    Ho visto su molti blog dei post su questi fatti. Una crisi generalizzata della blogosfera italiota?

  17. Sono uno di quelli che ha commentato meno- devo ammettere che la pigrizia ha avuto la sua parte di “merito”, Ho cercato di compensare con le condivisioni, nella speranza di avvicinare nuovi lettori

  18. In realtà avendo da un decimo a un quinto delle tue visite (presumo) non riesco a distinguere il segnale dal rumore di fondo. Ho notato però, sì, il calo dei visitatori (e commentatori) occasionali. Tranne per l’ultimo post, che evidentemente tocca un “tema caldo”. Le recensioni, purtroppo, non mi sembra riescano a “stanare” il lettore. Forse dovrei puntare su qualche titolo più commerciale? No, neanche lo zio Martin mi ha dato molte soddisfazioni… Nei 10 post più letti non c’è una sola recensione, se non nel dato locale. I post con più lavoro sono anche tra i meno apprezzati, ma qui forse non paga il taglio personale del blog.
    Eh insomma, non ne capisco molto. Però lo vedo anche intorno a me, non solo in casa mia!

  19. Ho notato che rispetto a una volta ho avuto un aumento dei passaggi e degli interventi. Solo che una volta, quando lavoravo, avevo una media di 5 passaggi al giorno, in genere finiti sul mio blog cercando: «il plurale di pube» o «Femmina ninfomane eccitata», mentre adesso arrivo anche a 50 /die (che è sempre poco rispetto ad altri, ma io so accontentarmi) ma in tutti i casi con solo i soliti quattro o cinque coraggiosi che commentano mentre altri tacciono ostinatamente. Dopodiché, parlando per altri motivi con amici più o meno recenti scopro che «sì, leggo il tuo blog, ma non commento. Non ho tempo/voglia/desiderio/ispirazione ecc. ecc.». Possibile che raccontino palle, ma in fondo io non chiedo mai nulla sul mio blog e quindi qualsiasi commento terzo nasce spontaneamente. Naturalmente non posso paragonare il mio blogghino a certi mostri che girano on line e quindi non posso tirare conclusioni di un qualche genere, ma mi riesce difficile azzardare ipotesi che coinvolgano fenomeni di massa. Personalmente sospetto che il peso di queste elezioni così simili a un coitus interruptus sia tuttora formidabile sui pensieri di tutti, tanto più sapendo che molti blogger sono comunque schierati a sinistra. Magari avrà più senso parlarne una volto avviato un governo.

  20. Diciamo che rappresento una parte dei lettori silenziosi.
    Leggo molti blog, ma commento poche volte, e come se non bastasse trovo un grosso ostacolo nel mettere i like, o per via delle stelle di wordpress o per via di google +, quanto sul condividere ammetto di non sapere né cosa significhi, né cosa comporti.
    Allora, perché non ci facciamo sentire?
    Analfabetismo digitale, incasinamento tra stelle e g+ e forse anche perché non avremmo nulla di nuovo da aggiungere, o nulla da cui dissentire.
    Già dissentire.
    I più rumorosi sono i “contro”, ma ora mancano, dove sono anche loro? Beh le elezioni sono finite con una situazione di stallo politico, c’è la possibilità di dover rivotare a breve, quindi è quasi normale che con il grande scontro tra “civiltà”, o meglio tra tifoserie dei diversi schieramenti, si pensi più alle “cose serie” e si lasci perdere il resto. Perché perdere tempo a postare che Prometheus fa vomitare, quando c’è un Berlusconi Monti Grillo Bersani da appoggiare/criticare/odiare/elogiare/ insieme alle loro rispettive basi elettorali?
    I polemici adesso hanno altro a cui pensare, i seri della politica fatta con le sole parole, idem.
    Poi: no cucito, no cucina, no gossip… per interessi siamo una minoranza, non sottovaluterei neanche questo.

  21. Ah dimenticavo, c’è anche il fattore concorrenza/evoluzione.
    Facebook, twitter ma sopratutto youtube.
    Molte cose che erano tipiche dei blog, recezioni commenti discussioni e altro, si stanno spostando su youtube.
    Canali di youtube come blog, e youtuber al posto di blogger.

  22. kust0r

    Eccomi presente, altro lettore abituale, che esce dal suo altrettanto abituale silenzio…

    Mi unisco a quanto detto prima sui motivi del silenzio: timidezza, pigrizia, timore di non saper aggiungere nulla di costruttivo… e qui devo ammettere che per certi blog (per lo meno quelli che seguo) la qulità è sicurmente aumentata e questo mi intimorisce nel postare un eventuale commento. Atteggiamento stupido e infantile, a cui secondo me si unisce a quanto detto prima da Angelo, sulla “passivizzazione” (argh) dell’esperienza in rete.

  23. Piccola curiosità: la città fantasma della foto esiste davvero.
    Si chiama Bodie e si trova nella parte desertica della California: http://www.bodie.com/
    Ci sono stato la scorsa estate, un posto davvero assurdo.

  24. Pingback: Punto della situazione al primo quarto del 2013 | Iho's Chronicles

  25. Pingback: La natura transitoria dei fan | strategie evolutive

  26. Premetto che sono entrato a far parte della blogosfera italiana da poco. Il blog l’ho aperto quasi tre mesi fa. Pubblico un articolo al giorno, tra segnalazioni letterarie e televisive, stand-up comedy internazionale ed esperimenti letterari. Le visite ci sono, sulle 80-100 al giorno. Sono arrivato a 6000 visualizzazione, ma non mi smuovo dai 16 commenti (la metà dei quali c’è stata non grazi al lettore medio, ma perché negli articoli commentati c’è un link/una citazione all’autore del commento stesso). Ripeto, non sono ancora pratico di questo mondo virtuale, però non può che dispiacermi questo silenzio. C’è chi legge, conosco anche quattro persone iscritte ai feed, però di commenti nulla.

Lascia un Commento

Fill in your details below or click an icon to log in:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Blog su WordPress.com. Tema: Adventure Journal di Contexture International.

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 1.086 follower

%d bloggers like this: