strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Archivio per il '21° secolo' Categoria

a lungo atteso…

Delirio con Iceberg

Pubblicato da Davide su Maggio 12, 2008

Prendo lo spunto dal post su Speculum Maius relativo alla proposta di legge del Mistro Gelmini sulla meritocrazia.
La proposta, tra l’altro, è scaricabile da qui.

Fin dall’inizio, mi viene da storcere il naso…

ONOREVOLI COLLEGHI ! — La presente proposta di legge intende agevolare la diffusione e l’attuazione concreta nella società italiana del principio del merito.

Ora, saranno le mie eterodosse posizioni politiche, ma trovo molto difficile credere che una legge possa radicalmente e concretamente alterare le posizioni della società italiana.
Se la società italiana fosse fondata su principi meritocratici, non servirebbe una legge per inculcarli ai cittadini.
Se serve una legge, questa andrà contro il sentire comune della maggioranza, che farà resistenza - anche inconsciamente.

Diciamocelo chiaro e tondo - ad invocare sistemi di merito sdono i tagliati fuori, non quelli inseriti nelle strutture grazie a nepotismi, spinte, mazzette o semplice capacità di abusare del sistema… `

L’impostazione statalista e dirigista che ha imperniato l’ordinamento degli ultimi cinquanta anni ha portato con se la marginalizzazione del merito, che non e mai`assurto a principio guida in grado di regolare i fenomeni sociali, i processi economici e le relazioni di lavoro, in favore di criteri di uguaglianza formale che, di fatto, si sono tradotti in forti disincentivi alla capacita individuale.

Curioso che si proponga una legge per ovviare alle magagne.
Non una campagna culturale, ma una imposizione per legge - quanto di più statalista e dirigista si possa immaginare.
O no?

Perché poi, a cosa si riduce la proposta?
Nel valorizzare i risultati superiori alla media - misura statistica pericolosissima -, nell’eliminare i meccanismi automatici di avanzamento professionale (bye bye anzianità di servizio), nell’istituzione di fantomatici organismi atti a valutare…

Insomma, un ulteriore layer burocratico, con un forte sentore di ennesima marchetta per le aziende.
Suona particolarmente subdola la voce 4.g

ampliamento della nozione di mansioni equivalenti;

Mah!
Io non mi posso lamentare - anche se sono sicuro che ci sia una trappola da qualche parte - ad una prima lettura questa proposta di legge potrebbe avvantaggiare le mie attività come freelance.
Però…

Nel commentare la proposta di legge, Speculum Maius invoca l’esempio del Titanic - da un articolo di Simone Brero…

A cosa serve al capitano ordinare una virata di emergenza, o al
timoniere e al macchinista eseguire l’ordine, se la nave non e’
progettata per effettuare una simile operazione in tempo utile? Esiste
un ruolo di leadership, tanto importante quanto trascurato dai
dirigenti: quello del leader come progettista. Del resto, nell’ultimo
costoso film di James Cameron dedicato alla tragedia del Titanic, il
progettista riconosce le proprie responsabilita’, affondando
volontariamente insieme alla nave…

http://oceanexplorer.noaa.gov/explorations/04titanic/media/titanic_bow_railing_600.jpgHo spesso usato i dati sui sopravvissuti del Titanic (se ne trovano varie versioni on-line, basta cercare “Titanic Dataset” tramite Google) come eterodosso esercizio per i miei studenti di statistica ambientale.
Di solito mi becco un’infilata di occhiate strane, come se fossi appena sceso da un disco volante - quando va bene: quando va male, i più ortodossi si inalberano perché l’esercizio non è serio.

Eppure, a ben guardare, l’affondamento del Titanic è una catastrofe ambientale, con conseguente estinzione di massa.

E il fatto che ne abbiano fatto un film di grande successo significa oltretutto che tutte le persone in aula sono a conoscenza delle dinamiche dell’evento, e possono quindi affrontare i numeri senza bisogno di lunghi spiegoni.

Ed i numeri dicono chiaro che per sopravvivere sul Titanic, con buonapace di James Cameron, bisognava essere
a . passeggeri di prima classe
b . membri dell’equipaggio

Lasciamo come esercizio per il lettore l’estensione di questa osservazione allo stato del merito in Italia.

Pubblicato su 21° secolo, freelancing, neofeudalesimo, pork chop express | 3 Commenti »

Parlando di poesia con l’esattore delle tasse

Pubblicato da Davide su Maggio 6, 2008

Nonostante abbia partecipato a 24 nel ruolo di se stesso, non ho particolare simpatia per il senatore John McCain.
E d’altra parte, come non apprezzare una dichiarazione d’intenti come la seguente:

“I think also we have to think about incentivizing math, science and engineering students, because that’s the need for the future economy of this country and we have a real shortage of ‘em. I’d like to make education affordable and available to every single American. I’m not saying that they’d have to receive that education; but at least it would be available and affordable, and we’re a ways from that. But it would start with telling math, science and engineering students that we’re gonna do everything we can to make sure they receive an education in those specialties, and then broaden it out into every other.”

Bella soprattutto la puntualizzazione: “non dico che debbano ricevere una tale educazione, ma per lo meno sarebbe loro disponibile ed accessibile…”

Ieri sera, dieci minuti di esilarazione e delirio a discutere con alcuni amici umanisti per formazione ed educazione.
Ora, io su questo blog parlo (spesso) di scrittura, quindi non vedo perché loro non debbano parlare di scienza.
Se solo però ci capissero qualcosa!
Viene in mente il vecchio disco di Billy Bragg - Talking with the Taxman about Poetry.
Ci sono argomenti per i quali alcune categorie proprio non sono preparate alla discussione.
E qui parte il pork chop express…

La tesi dei miei amici umanisti - il popolino viene cullato in un falso senso di sicurezza grazie ad una campagna (nefasta) che promuove una (malaccorta) fiducia “quasi fideistica” nella scienza.

Il che è palesemente una sciocchezza.
In primo luogo, perché di promozione della scienza in circolazione ce n’è ben poca.
Vengono tagliati i fondi alla ricerca, le riviste scientifiche chiudono o perdono lettori a manetta (o diventano ocome il nuovo Airone… urgh!), cala la produzione (e la vendita) di saggistica scientifica di qualità, in Tv ci sono solo più documentari sui Templari o sui leoni del serengeti, l’attacco ideologico su temi quali la genetica o anche semplicemente la teoria dell’evoluzione è continuo edapprovato a livello politico da una vasta componente trasversale….
E l’ignoranza in ambito scientifico della popolazione è nota e tragica, pur venendo solitamente giustificata con “la vocazione umanistica della cultura italiana” (come se ce l’avesse ordinato il medico, di non conoscere la matematica).

Difficile affermare che la scienza viene promossa in funzione di controllo sociale, quando di fatto non viene promossa in alcun modo
Ed è piuttosto dubbio che la popolazione trovi rassicurante un argomento per il quale palesemente non ha interesse.

Eppure è così, mi viene garantito.
Il popolino guarda CSI ed è rassicurato dalla scienza.
Il mio cambio cerebrale gratta mentre cerco di adeguare i miei pensieri al nuovo argomento.
CSI è un telefilm.
È fantascienza.
Fantascienza certamente positivista, ma….
Davvero vogliamo sostenere che l’uomo della strada, dopo aver guardato un po’ di episodi di CSI, si convince che la scienza sia la strada che porta alla salvezza?

Davvero l’uomo della strada guarda un paio di episodi di CSI e poi tira un sospiro di sollievo pensando a tutti quei fisici che stanno indagando la materia oscura?
Davvero si sente rassicurato dalla teoria delle stringhe, dall’ipotesi del gene egoista, dalla memetica…?

Certo.
Anche perché, mi spiegano, quello che io chiamo scienza (la paleontologia, la fisica delle particelle, la chimica dei polimeri), è una pignoleria da specialisti che giustamente non interessa a nessuno.
“Scienza” è un tipo dall’aria affidabile, con un titolo accademico prima del nome, che compare in TV ed usa un paio di paroloni per rassicurare la popolazione.
E poi magari ci fa vedere un documentario sui leoni del Serengeti.
Ecco… i documentari sui leoni del Serengeti sono scienza, e sono rassicuranti.
La plebe non desidera altro.
Q.E.D.

“Alla gente”, mi spiegano, basta sapere che c’è qualcuno in camice bianco, che si sta occupando del problema, per sentirsi rassicurati.
Perché è stata promossa una fede cieca e acritica nella scienza.
Q.E.D. 2

È una di quelle discussioni dalle quali non si esce.
Inutile tentare di spiegare che la persona in camice bianco che si sta occupando del problema è rassicurante perché scarica il pubblico dalla responsabilità di darsi da fare in prima persona - ed è per questo che il poveraccio non ha fondi, e la fede o la fiducia nella scienza non c’entrano nulla.
Inutile tentare di spiegare che ciò che maggiormente desiderano gli esseri umani è che i loro problemi diventino problemi altrui (come già sosteneva Douglas Adams).
È come parlare di poesia con l’esattore delle tasse.

E mentre la ricerca scientifica e la cultura scientifica nel nostro paese sono in bancarotta, una categoria piuttosto nutrita (gente che ha studiato filologia, un paio di lingue morte, magari estetica - gente in gamba, badate bene!) sembra abbastanza infastidita dal fatto che i leoni del Serengeti vengano usati come strumento di controllo sociale, creando una “mistica della scienza”.

La cosa terrificante è che non hanno capito assolutamente nulla di scienza.
Ma forse hanno ragione comunque.

[immagine gentilmente fornita da Morguefile]

Pubblicato su 21° secolo, pork chop express | 4 Commenti »

Calendari/Seminari

Pubblicato da Davide su Maggio 4, 2008

È tipico - ti distrai un attimo e qualcosa di fondamentale ti sfugge.
Come

l’iniziativa sociale ed imprenditoriale di alcuni giovani universitari

che, citata da Speculum maius, non poteva che destare il mio interesse.
Finalmente alcuni studenti universitari hanno capito come funzionano le cose in un paese in cui le grazie muliebri hanno certamente più peso della cultura….


I Politologi dell’ateneo incriminato
si imbizzarriscono, e intanto vi passano l’ultimo video di Caparezza.

Ma non attacca:

«Quelli che criticano si ergono a moralizzatori. Ma noi riteniamo che un’iniziativa solare come quella del calendario sempre supportarto da un tema di valenza sociale (la buona alimentazione, ndr) sia più coinvolgente e interessante di un seminario a cui partecipano 20 persone»

Già.
Che brutto, fare i moralizzatori.
E poi chi se lo fila più, un seminario a cui partecipano venti persone.
Il mio ultimo seminario è stato cancellato perché vi partecipavano solo sei persone - non abbastanza per pagare le spese dell’aula. Ed io, scemo, a cercare di inventarmi un seminario alternativo, da piazzare da qualche parte in autunno, per rientrare della perdita
economica.

Il fatto è che, ai tempi miei, ammetto di aver sempre frequentato giovani donne che, alla proposta “Poseresti in bikini per un calendario…?” mi avrebbero sgranato i denti con un gancio destro, senza darmi il tempo di aggiungere “Con un tema di valenza sociale!”
E non pensiamo neanche a scatti libidinosi con grappolo d’uva d’ordinanza…

Ma i tempi cambiano.
Cambiano le priorità.
Se solo ci avessi pensato subito.
Sarebbe bastato un giro in università, avendo cura di appendersi al collo la Canon con un obiettivo lungo (come insegna Scott Kelby, se possiedi un tele, tutti ti considereranno un fotografo professionista) per proporre ad una manciata di studentesse con le idee chiare di posare variamente  discinte e provocanti per un calendario.
Un’idea che mi terrò buona per l’autunno, naturalmente.

Perché l’importante non sono i seminari a cui partecipano venti persone.
Perché tanto non servono a nulla, giusto?

Lo aveva capito John Brunner, col suo Tutti a Zanzibar, con il futuro popolato di sfinzie semianalfabete ma avvenenti e disponibili, quindi più che capaci di mantenersi e prosperare in una società che - ora che
ci penso - è maledettamente simile alla nostra.
John Brunner è morto troppo presto.

Il neofeudalesimo avanza.
L’importante è apparire il più possibile.
O, se si rimane dietro l’obiettivo, farci un bel po’ di quattrini,

Pubblicato su 21° secolo, farneticazioni, fotografia, neofeudalesimo, wired world | 2 Commenti »

Semplicemente geniale

Pubblicato da Davide su Aprile 22, 2008

Creato da O. Sharp.
Distribuito tramite YouTube.
Segnalato da Asamatsu Ken.

Per tutti i fan di Tolkien là fuori.
E per tutti noi altri, anche….

Grandissimo.

Pubblicato su 21° secolo, fantasy, film, noir, wired world | 2 Commenti »

Royalties e Biblioteche

Pubblicato da Davide su Aprile 22, 2008

Come promesso a Iguanajo ho speso una mezz’ora su Google e mi sono fatto un’idea generale della faccenda biblioteche - che è pelosa, ma riducibile al solito “Chi paga?”.

La domanda di fondo era - se gli autori campano con i diritti sulle proprie opere, come la mettiamo con i prestiti in biblioteca?

Beh, la mettiamo così.

In gran parte del mondo l’iscrizione alle biblioteche è gratuita o, più raramente, a fronte di una cifra simbolica una tantum.
Chiunque abbia la tessera della biblioteca può fare richiesta di un volume e portarselo a casa, salvo casi eccezionali (biblioteche antiquarie, ad esempio); chiunque può invece consultare in loco qualsiasi volume (sempre con i soliti limiti di età e valore del tomo).
Si pagano i prestiti interlibrari - se chiedo che mandino alla biblioteca sotto casa mia un volume conservato a Bologna, devo pagare il trasporto.

La biblioteca conteggia il numero di prestiti di ciascun volume, e sulla base del numero di prestiti, elargisce una somma - spesso irrisoria - al detentore del diritto d’autore.
Tale cifra è a tal punto scarsa che di solito il pagamento viene effettuato una o due volte l’anno, affinché le spese bancarie non si mangino il profitto.
Un autore può chiedere che i danari non gli vengano corrisposti, o che vengano versati ad un fondo di beneficenza di sua scelta, o incamerati dalla biblioteca.
Può anche ovviamente decidere di non rendere disponibile il proprio libro nelle biblioteche (chi lo vuole se lo compra o lo chiede a Gamberetta).

In Italia non è - o forse non era - così.
I libri vengono presi in prestito ma i detentori del copyright non vedono - o forse non vedevano - una lira.
Cosa che ha causato un richiamo da parte della Comunità Europea, che ha a sua volta generato una fiera campagna di protesta - Non Pago per Leggere.

Ciò a cui si opponevano i sostenitori della campagna era l’idea che a pagare fossero le biblioteche o i tesserati, e che l’operazione potesse in qualche modo (come?9 favorire i best-seller e danneggiare i testi a più basso profilo.

Anche se non dovesse sortire effetti immediati, la procedura europea ha
già ottenuto il risultato di far considerare oggi plausibile ciò che
fino a ieri sembrava inconcepibile. Dovremo dunque far pagare i
prestiti in biblioteca per ridistribuire royalties agli editori e (in
piccola parte) agli autori? Dovremmo sottrarre al già risicato budget
di acquisto delle biblioteche pubbliche una quota per il pagamento dei
diritti alla SIAE (come è successo per le fotocopie) magari
proporzionale al numero di iscritti (come in Francia) o dei prestiti,
con il risultato encomiabile di punire le biblioteche più attive ed
efficienti? Dovremmo addossare allo stato la spesa, configurando una
indiretta tassa sulla lettura, un equivalente moderno della tassa sul
macinato?

Onestamente non so come sia andata a finire.
In generale la faccenda risulta poco chiara.

Il nodo della questione sembra essere, come si diceva, “Chi paga?”
Poiché la proposta europea pare sottintendere - o così è stata recepita - che a pagare siano gli iscritti alle biblioteche.
La campagna qui sopra citata è infatti una campagna contro il prestito a pagamento, ed è in questo senso lecitissima.

Le biblioteche estere, tuttavia, di solito attingono le (misere, si è detto) royalties per gli scrittori da fondi pubblici - senza peraltro sottrarre danaro ai fondi di mantenimento della struttura.
Se infatti le royalties venissero dallo stesso fondo col quale si pagano le nuove acquisizioni, si arriverebbe al paradosso per cui una biblioteca molto frequentata non potrebbe più aggiornare i propri cataloghi.

Far pagare a tutti un biglietto per pagare le royalties generate da quelli che chiedono in prestito solo autori ancora in corso è un’ipotesi ancora più barbina - e tuttavia la più temuta, nel caso non vi sia uno stanziamento pubblico per pagare le Royalties (come spesso capita, diffidiamo del nostro governo).

Campagna giusta, quindi, quella del Non Pago per Leggere, che tuttavia ha probabilmente attaccato (anche) i bersagli sbagliati.
Certo era pessima e detestabile l’idea di trasformare una biblioteca in azienda - ma d’altra parte nessuno mi pare si sia opposto quando il settore sanità è diventato azienda.
Perché tanta delicatezza per le anime e così tanto disinteresse per i corpi?

Insomma - come sempre il mondo e l’Italia viaggiano su binari diversi.
Quale è meglio?

Di fatto, ciò che sembra rendere la questione italiana più complicata che in qualunque paese del mondo è la presenza di quella strana struttura che è la SIAE - che raccatta danaro in nome dei detentori di copyright ma poi lo ripartisce in maniera meno che trasparente, e che può avvalersi di privilegi legali  che la rendono un incrocio fra la Guardia di Finanza ed una cricca per la vendita delle indulgenze.

Resta perciò forte il dubbio che per appianare la cosa e scivolare nella normalità, basterebbe fare una bella visura a 360° della SIAE, e poi rimpiazzare quella strana compagnia con una istituzione più sana e trasparente.

Pubblicato su 21° secolo, libri | 2 Commenti »

E voi pensavate che le cose andassero male

Pubblicato da Davide su Aprile 16, 2008

http://content.answers.com/main/content/wp/en/thumb/4/45/250px-Apophis.jpgÈ ora di ripristinare il senso delle proporzioni.
Quasi letteralmente.

L’asteroide 99942 Apophis non è probabilmente in alto nella vostra attuale lista delle preoccupazioni.
E d’altra parte, perché dovrebbe esserlo?
http://www.bloggers.it/paolozippo/itcommenti/apophis.jpg Questo sasso col nome di un cattivo di Stargate SG1 passerà dalle parti della Terra nel 2029, e stando alla NASA c’è appena una probabilità su 45.000 che colpisca il nostro pianeta estinguendo la vita come noi la conosciamo.

Ora, io sarò un tipo un po’ troppo prudente, ma devo ammettere che 1/45.000 mi pare comunque un rischio elevato.
Un sei al Superenalotto ha una probabilità su 622.614.630 eppure c’è gente che gioco lo stesso….

//ivory.vnunet.com/images/people/nico-marquardt/medium.jpg” non può essere visualizzata poiché contiene degli errori.Comunque il punto è che la NASA ha toppato.
Un tredicenne tedesco, Nico Marquardt, ha osservato che pur mancando la Terra, Apophis potrebbe colpire uno dei 40.000 mila satelliti, relitti ed altro pattume in orbita.
Ciò modificherebbe la sua orbita ed al passaggio successivo, nel 2036, Apophis colpirebbe la Terra con una probabilità di 1 su 450.

E qui non sono io che sono un po’ troppo prudente.
1/450 è maledettamente poco, come margine di sopravvivenza.
E nel 2036 io avrei appena 69 anni.

Both NASA and Marquardt agree that if the asteroid does collide with earth, it will create a ball of iron and iridium 320 metres (1049 feet) wide and weighing 200 billion tonnes, which will crash into the Atlantic Ocean.

The shockwaves from that would create huge tsunami waves, destroying both coastlines and inland areas, whilst creating a thick cloud of dust that would darken the skies indefinitely.

Bello liscio.

E voi pensavate che il Berlusconi3 fosse un problema….

Pubblicato su 21° secolo, pork chop express | 13 Commenti »

Gli oggetti nello specchietto retrovisore…

Pubblicato da Davide su Aprile 15, 2008

… possono apparire più vicini di quanto siano.

È una canzone di Jim Steinman, resa popolare da Meat Loaf.
Una delle migliori dell’accoppiata.
Qui vi beccate anche il video.

//www.fantasticfiction.co.uk/images/n0/n490.jpg” non può essere visualizzata poiché contiene degli errori.Ma questo post non prende le mosse dalle parole di Jim Steinman, bensì da quelle di Massimo Citi (che novità, eh?)

Ho letto Foster mentre ero all’università. Facevo politica attivamente,
all’epoca. E leggevo un sacco di sf. Senza dirlo troppo in giro perché
leggere fantascienza nella sinistra (da ieri ritornata)
extraparlamentare non era considerato molto serio né politicamente
corretto. Si aveva da leggere storie di lotte di popolo e di riscatto
del proletariato oppresso.
Sospetto che questo genere di stupidità sia una delle ragioni del fallimento della sinistra italiana. O no?

Il Foster citato è Michael A. Foster, abile costruttore di space opera, autore del ciclo dei Ler (leggetelo! È uscito in omnibus nel 2006), sorta di anello di congiunzione fra, diciamo, Herbert e Banks, che meriterebbe un discorso a parte (magari la prossima puntata di Storia Naturale del Fantastico?)
Quindi, avrete capito, non intendo neanche parlare di Foster.

Il fatto interessante che ha fatto squillare i miei campanelli d’allarme è stato, nella frase di Citi appena citata (si, lo ammetto, sono un mucchio di risate… grazie, grazie), il riferimento alla politicia.

Non era né serio né politicamente corretto leggere fantascienza nella sinistra extraparlamentare.

Mi permetto di immaginare che non fosse considerato serio o politicamente corretto neanche nella destra extraparlamentare.

Né in qualsiasi altro gruppo politico.

O in qualsiasi altro ambito - a parte, forse, i circoli di fantascienza.
E lì comunque dovevate leggere una certa fantascienza.

La cosa mi incuriosisce, perché uno dei tratti più interessanti della fantascienza matura è il suo aspetto politico.
Sorvoliamo su Robert Heinlein che scrive il Manuale di Democrazia per Cittadini Preoccupati - ho detto fantascienza matura.
Immaginando società future, la fantascienza deve necessariamente immaginare interazioni sociali epolitiche adatte al futuro che descrive.
Nuove.
O vecchie ma in nuovi contesti.
Nella sua forma matura un romanzo di fantascienza costituisce un interessante esperimento di futuro possibile, la simulazione di una società a venire.

Perché non approfittare di questo patrimonio di dati?

Negli ultimi anni, la fantascienza europea si è caratterizzata per un taglio politico vivace e tutt’altro che banale - penso a Ian Banks, a Ken MacLeod, a China Mieville…
Ma era già politico il vecchio Moorcock, era politico Ballard.
Pierre Boulle (così non cito solo britanni) è radicalmente politico (e geniale) quando scrive Il Pianeta delle Scimmie. Che (nella versione originale col compianto Charlton Heston) è un film politico.
Considerate cosa sostiene e l’anno in cui è uscito…

E pochi anni addietro proprio un politico britannico ha esortato entrambi i partiti a “procurarsi un po’ di lettori di fantascienza”, come aiuto ad affrontare il nuovo millennio.

Quanto segue è stralciato da una intervista a Ken MacLeod

UK citizens, especially the young, seem to be increasingly disinterested in (and mistrustful of) politics as a system (as well as politicians as individuals). Why do you think this is so?

“TINA - There Is No Alternative. The major parties agree on the major issues, and even where they don’t, they compete for the swing voter and the centre ground. The political arguments we referred to a moment ago, about capitalism, the free market, and socialism, are dead. Dead partly in the same sense as Nietzsche’s ‘God is dead’, and dead partly in the sense of ‘dead as disco’. As for mass movement protest politics, the banners of the last two big mobilizations were: Stop the War, and Make Poverty History. Some disillusionment was inevitable.”

Ve lo immaginate Vespa che intervista Vittorio Catani o Lino Aldani per farsi spiegare i risultati delle recenti elezioni?
E sì che entrambi sarebbero probabilmente in grado di dargli degli spunti infinitamente più originali e seri di qualsiasi opinionista standard.
Però scrivono SF, e quindi non sono seri.

E qui viene una considerazione opposta ma ovvia.
I politici dovrebbero essere interessati alla fantascienza.
Poiché se il loro compito è stare al timone del paese mentre questo affronta quel mare sconosciuto che è il futuro, nella fantascienza migliore troverebbero probabilmente delle mappe utili.
Ma aparte Cofferati che era un fan di Philip Dick, non mi risultano altre frequentazioni fantascientifiche.
Leggono tutti i classici - o così dicono (ne dubito, visti i congiuntivi spesso ammazzati senza pietà).
Perché dire che si leggono i classici dà una certa aplomb, una certaimmagine di raffinata cultura.

Ma, ribadiamolo, non è solo un problema della politica.
È un problema di cultura.
La nostra cultura ha sempre più paura del futuro, ha sempre più nostalgia dei bei vecchi tempi, quando bastava avere un po’ di pazienza ed un eroe si sarebbe manifestato a risolvere tutto.
Non sorprende che sia un buon momento per un certo fantasy di dozzina.

Ma in realtà è tutto un guardare il mondo attraverso lo specchietto retrovisore di Jim Steinman, e gli oggetti che vi vediamo sembrano più vicini di quanto non siano.

La vita è un’altra cosa.
Non solo, come diceva una vecchia pubblicità (della Nike?) non è uno sport da spettatori.
La vita si svolgerà tutta nel futuro.

Forse sarebbe il caso di cominciare a informarsi….

Pubblicato su 21° secolo, farneticazioni, pork chop express | 20 Commenti »

Contro l’Indecisione…

Pubblicato da Davide su Aprile 9, 2008

In un recente post, Massimo Citi si tortura (moderatamente) per la peraltro comprensibile indecisione pre-elettorale.

D’altra parte, questo è il ventunesimo secolo.
Perché non limitarsi a pensare a ciò che ci interessa, lasciando il resto a delle macchine programmate all’uopo?
Ecco qui la mia posizione politica, elettronicamente derivata.

Semplice e preciso.

Pubblicato su 21° secolo, software, wired world | 4 Commenti »