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Archivio per la categoria ‘blue planet’

Blog Action Day – Infinitamente idioti

15 Ottobre 2009 Davide 4 commenti

Vorrei fare un post per cercare di spiegare come i problemi ambientali attuali siano frutto di un approccio culturale, di una educazione, sbagliati, e non semplicemente del motore a scoppio o della pesca a strascico.
Sottolineare la connessione fra una certa cattiva educazione in toto e la situazione del nostro pianeta.

Oggi è il Blog Action Day.
A voi cinici bastardi là fuori naturalmente non interessa – voi siete troppo maledettamente blasé per preoccuparvi del fatto che lascerete ai vostri figli un mondo talmente malandato da non trovarci neppure più un cerino per accendersi il lumino sulla tomba.
Forza, ammettetelo, voi siete dannatamente superiori, e la sapete molto, molto più lunga di tutti gli altri.
Tanto per cominciare, quale che sia l’oggetto del contendere – il cambiamento climatico, la desertificazione di aree un tempo fertili, la diffusione a latitudini atipiche di malattie e parassiti che un tempo si trovavano solo nei libri di Salgari, il fatto che l’acqua potabile scarseggi sempre più e la poca che resta sia di proprietà privata di alcuni individui assolutamente spiacevoli, il fatto che ciò che avete mangiato oggi apranzo e vi hanno venduto per manzo fosse semplicemente “bovino adulto” e ci sono al mondo un sacco di bovini che voi non riconoscereste come tali neanche se vi inseguissero ma che avete mangiato con regolartità negli ultimi dieci anni scambiandoli per vacche, il fatto che nel tempo che avete impiegato a leggere questa pagina ed arrivare fin qui sia morto di stenti un neonato, e che nel tempo che impiegherete ad arrivare in fondo a questo post si sarà estinta una specie, animale o vegetale, che non conoscete, non avete mai visto e che dato il livello di educazione che la vostra scuola vi ha garantito, comunque, non riuscireste neppure ad immaginare…
Quale che sia l’oggetto del contendere, dicevamo, voi conoscete almeno una persona che ritiene certe cose importanti e che a voi sta clamorosamente antipatica, e quindi per riflesso, se lui dice bianco, voi dovete dire nero.
E quindi se Al Gore dice salviamo i pinguini, voi dovete assolutamente ordinare una seconda porzione di pinguino alla provenzale, anche se di fondo il pinguino alla provenzale vi fa abbastanza schifo, e le porzioni sono comunque piccole, ma che diavolo, piuttosto che fare come Al Gore… e che sia ben cotto, il pinguino!

Poi, naturalmente, c’è il fatto che molte delle prove riguardo alla progressiva degenerazione del sistema ambientale arrivano da scienziati e studiosi.
Ed a voi l’hanno inculcata nel cervellino fin da piccoli, l’equazione studioso = minchione.
Voi da ragazzini quelli che studiavano troppo li incantonavate, in gruppo, e li riempivate di botte.
Li sfottevate.
Poi copiavate i loro compiti o vi facevate passare i loro appunti, ma solo perché voi eravate talmente meglio che le cose che facevano quei fessi non le sapevate fare.
Voi giocavate bene a pallone.
E siete cresciuti con questa specie di crepa nel cervello, per cui non accettate l’idea che qualcuno possa dire a voi come stanno andando le cose, e cosa fare per frenare prima di schiantars sul muro.
Voi siete troppo in gamba per la vostra stessa sopravvivenza.

A meno che non foste voi quelli che venivano picchiati e dileggiati, e a questo punto state pensando che crepino, e posso capirvi, anche se non vi posso dare ragione.

E poi c’è la questione del perché devo cambiare io le mie abitudini se [qui metteteci il nome di chi vi pare, o la categoria cretina, fra le molte categorie cretine nelle quali suddividete la realtà, che più vi aggrada] non lo fa?
Perché la colpa è sempre degli altri.
Anche questo lo avete imparato fin da piccoli, e vi ha permesso di trovarvi una vita da due lire nella quale nascondervi dalla cosa che di più in assoluto vi terrorizza: la Responsabilità.
Una cosa che vi fa a tal punto paura che l’avete rimossa, e se io vi chiedessi cosa vi terrorizza mi direste i ragni, i clown, Satana, le suore… qualsiasi cosa pur di non pensare alla Responsabilità.

Ed a questo punto c’è un imbecille là fuori che sta per chiedere “Se siamo davvero così, perché perdi tempo a scrivere questo post?”
Perchè oggi è il Blog Action Day.
Ed io mi sono impegnato a scrivere un post sull’ambiente.
E per mantenere il mio impegno, ora che ho la vostra completa attenzione, vi spiegherò qualcosa che i vostri padri non avevano capito.

Ciò che i vostri padri… inostri padri, non avevano capito, è che l’infinito non esiste.
No, ok, vedo i matematici imbizzarrirsi, ma state calmi e lasciatemi continuare.
L’infinito come ce lo hanno presentanto non è una cosa di questo mondo.
Non starò qui a discutere di materia barionica, universi aperti, universi chiusi, cicli Big Bang-Big Crunch, e quanto disti da noi il margine dell’universo conosciuto.
Quelle sono cose da astrofisici.
Restiamo nell’ambito del quotidiano.
Non esistono orologi a carica infinita.
Non esistono fenomeni che non abbiano fine.
Ma ai nostri padri è stata raccontata un’altra storia.
È stato raccontato loro che il petrolio col quale produrre materie plastiche e col quale alimentare motori a scoppio non sarebbe mai finito.
Ed è stato raccontato loro che anche se i gas prodotti da quei motori a scoppio e da moltissimi altri processi industriali sono insalubri, e velenosi, il problema non esiste, perché l’atmosfera, essendo infinita, avrebbe potuto contenere una quantità infinita di schifezze.
Come il mare.
Dal quale avremo comunque potuto ricavare una quantità infinita di pesce.
Come l’acqua potabile, con la quale avremmo potuto riempire infinite piscine, per sempre.
E l’economia, fondata su principi  apparentemente scientifici, ci garantiva una crescita infinita – un futuro in cui tutti sarebbero diventati sempre più ricchi, per sempre.
Con sempre più canali televisivi, e sempre meno decisioni da prendere.
Ricordate cosa dicevamo della Responsabilità?

E quelli che glielo raccontavano ci credevano loro stessi.

Oggi i dati ci dicono che qualcosa non ha funzionato.
I pesci più appetibili stanno scomparendo – ed alle donne in stato interessante si consiglia non più di una piccola scatola di tonno alla settimana (se proprio non possono farne a meno) in consideraazione del mercurio contenuto nelle carni definite commestibili.
Il mare è una pattumiera.
Come l’atmosfera – ed i casi di asma crescono senza dar segno di rallentamento.
Da ragazzi avete giocato con giocattoli di plastica velenosa, che rilasciava idrocarburi aromatici volatili cancerogeni – proprio come i colori che usavate per disegnare nelle vostre scuole fatte di eternit.
E oggi temete che i vostri figli possano subire le conseguenze negative dei cartoni giapponesi o di internet!
Ma non preoccupatevi del cancro – quello, se vi deve venire, verrà probabilmente perché siete stati troppo a lungo seduti troppo vicini al televisore.
O per il fatto che avete mangiato scambiandolo per manzo quello che era un povero bovino africano zeppo di roba chimica.

Intanto la buona notizia è che il petrolio sta finendo.
La cattiva notizia è che sul petrolio abbiamo fondato la nostra civiltà.

Abbiamo operato per quasi un secolo come se non ci fossero limiti.
E paradossalmente, operando come se il futuro non avesse importanza, come se non ci fosse futuro, siamo arrivati al punto in cui per noi il futuro sembra davvero non esserci più.
Sarebbe il caso di cominciare a darsi da fare.

E qui sento qualcuno là fuori che dice, mbeh, stronzo, tanto lo hai detto tu che tutto deve finire, no?
E poi ride.
Perché tutto questo sermone vi annoia.
Perché voi siete troppo fighi per sopravvivere.

E allora il sermone finisce qui.
Quando tornate a casa stasera, date una carezza ai vostri bambini.
E pregate di essere ancora così fighi – oppure di essere già morti – quando loro avranno delle domande da farvi.

Oggi è il Blog Action Day.
Ed a voi non potrebbe fregarvene di meno.

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Il controllo della natura

3 Ottobre 2009 Davide 2 commenti

[questo post compare in contemporanea sul mio blog di campagna]

Paese meraviglioso, l’Italia.
Piove.
La gente muore.
Si parla di fatalità.

Qui a Castelnuovo Belbo (sì, oggi sono in modalità country), provincia di Asti, area sismica soggetta a frequenti alluvioni, qualcuno – non ho ancora appurato chi – si è venduto una collina, una camionata alla volta.
In Regione Crivelletto, non lontano dal cimitero.
Le sabbie gialle stratificate che costituiscono/costituivano il montarozzo sono state sbancate con una pala meccanica e vendute come inerti.
Gli effetti dello sbancamento in atto – siamo a circa metà del lavoro – non hanno tardato a farsi sentire: basta un temporale perché la strada comunale (già di per se ripidissima) non si copra di un sottile ed infido strato di sabbia sciolta.
E i movimenti di massa lungo ciò che resta del pendio non scherzano, per lo meno a giudicare dal paio di pali della luce si sono spezzati come stuzzicadenti.
Pali in calcestruzzo.

Eppure i lavori proseguono.
I camion continuano a portar via sabbia.
E qualcuno avrà certamente dato dei permessi, valutato le conseguenze.
Magari anche comprato dei nuovi pali in calcestruzzo.

Il problema è che, con tutta la buona volontà, non sappiamo come cambierà la dinamica del paesaggio quando al posto di una collina ci sarà un bassopiano sabbioso con le impronte dei pneumatici dell’ultimo giro di camion.
Già l’idea che il paesaggio possa essere dinamico sfugge a gran parte degli osservatori – in fondo la collina è sempre stata lì, non è mai cambiata, è poi solo un mucchio di sabbia in attesa di essere messo sul mercato.
Allo stesso modo sfugge la scala delle energie in gioco.
In fondo sono poche camionate di sabbia.
In fondo è solo un po’ di pioggia.
Ecchéssaràmai.

E su tutto va poi a spalmarsi la confusione – criminale – fra possesso e controllo.
La collina è mia, ne faccio quello che voglio.
Cosa potrà mai capitare?

A differenza di ciò che credono – per motivi affini – gli ignoranti e gli scientisti d’accatto, il controllo della natura non ricade fra le capacità della nostra civiltà.
Per quanto la nozione possa offendere taluni, le crisi ambientali capitano.
E spesso tutto ciò che possiamo fare è prenderne atto.
La natura è complicata, governata da una quantità spesso difficilmente determinabile di variabili, i rapporti fra le quali non sono chiari quanto piacerebbe a chi si è letto un paio di libri di fisica e guardando un paesaggio di colline crede di vedere il meccanismo di un orologio.

John Mcphee, un giornalista americano dal quale ho imparato più geologia di quanta ne abbia imparata da tanti docenti di geologia, pubblicò anni addietro un volume intitolato The Control of Nature, che per motivi imponderabili finì nel catalogo Adelphi (Il controllo della natura, 1989).
Si tratta di tre saggi basati su tre esempi reali di tentativi di fare l’impossibile – regimentare il corso di un fiume, bloccare una colata lavica, gestire degli incendi boschivi cronici in un paesaggio naturalmente franoso.
Costa meno di venti euro ed è sul mercato da vent’anni.
Non conosco molti colleghi che lo abbiano letto.
Credo che latiti criminalmente da consigli comunali e studi tecnici.

E in fondo perché documentarsi su queste cose?
A noi basta la fatalità.

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Questa è la realtà

24 Settembre 2009 Davide Lascia un commento

Fra poco tutti i canali scompariranno dal mio video come se fosse stata buttata un’atomica nel mio giardino.
Non mi importa.
Non sopporto più i media nazionali.
La realtà è un’altra cosa.
Come questo…

Instant blogging update: sono le 18:30 e RAI3 sta passando un servizio live (Alberto Angela e Fabrizio Frizzi presentano) su progetti affini a quello discusso nel filmato, e sviluppati da liceali italiani; bello vedere che i nostri liceali sono allo stesso livello di un quattordicenne autodidatta del Malawi, e con solo sette anni di ritardo.

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Pausa pubblicitaria

6 Settembre 2009 Davide Lascia un commento

OK, e così io ho già prenotato la mia copia.
Fatemi causa…

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Li affumicano e poi se li mangiano

21 Agosto 2009 Davide Lascia un commento

I lemuri del Madagascar.
Circolano ormai da qualche giorno le immagini dei lemuri arrostiti che in alcune località del Madagascar vengono comunemente serviti nei ristoranti.
Per chi se lo fosse scordato, i lemuri coronati del Madagascar sono considerati specie in pericolo, cpsì come i lemuri dorati, dalla legislazione ambientale internazionale.
Gli allegri animalini non costituiscono una minaccia alle colture e rappresentano un importante elemento nell’ecosistema dell’isola.
Purtroppo, a quanto pare, sanno di pollo.
E vanno alla grande sia presso i locali che fra i turisti.

Dr. Russ Mittermeier, president of CI, said, “What is happening to the biodiversity of Madagascar is truly appalling, and the slaughter for these delightful, gentle, and unique animals is simply unacceptable.  And it is not for subsistence, but rather to serve what is certainly a “luxury” market in restaurants of larger towns in the region.”   Mittermeier went on to say that an entire population could be destroyed within weeks!

L’assalto alla biodiversità del Madagascar è stato recentemente denunciato da Conservation International, ed ha condotto all’arresto di quindici persone.
I bracconieri, apparentemente, stanno approfittando della situazione politicamente frizzante in cui versa il Madagascar per sfuggire all’arresto.
Ed è ancora possibile ordinare un paio di lemuri brasati in parecchie località malgasce.

350

20 Agosto 2009 Davide 2 commenti

green_fairy_by_matusciac.jpgLa signora in verde è qui per me, per il mio amico Vittorio e per segnalare che questo è un post di natura ambientale.

La faccenda del riscaldamento globale è già stata discussa in passato su questo blog.
Ok, lo sappiamo, voi non ci credete – a casa vostra è fresco e tranquillo, avete il frigo pieno di bibite, non conoscete nessuno la cui vita sia radicalmente cambiata a causa del cambiamento climatico.
E comunque sapete che si tratta di una cospirazione di scienziati malvagi, desiderosi di farsi pubblicità ed ottenere maggiori fondi per la ricerca, e ambientalisti più rossi che verdi, ansiosi di abbattere lo stile di vita occidentale.
Ve lo ha detto la buonanima di Mike Crichton.
Scienziati cattivi e ambientalisti radicali.
Brutta gente.

Ma immaginiamo per un attimo che la faccenda abbia un fondo di verità.
E immaginiamo – questo è il vero punto del contendere – che noi si abbia la possibilità di farci qualcosa.
Immaginiamo che degli scienziati, già ampiamente finanziati e per nulla desiderosi di pubblicità, abbiano fatto un paio di calcoli, arrivando a tre numeri facili.

275

350

390


Misurata in parti per milione, 275 è la quantità di anidride carbonica presente nell’atmosfera per gran parte della storia umana – fino grossomodo al 1800.
Con l’avvio della rivoluzione industriale, la concentrazione di anidride carbonica è progressivamente aumentata.
E badate, questo non è un attacco alla rivoluzione industriale, un rigurgito di nostalgia per quando eravamo quasi tutti servi della gleba. La rivoluzione industriale è stata grande – peccato che ad un certo puntio si sia fermata, o abbia per lo meno subito un feroce rallentamento.
Questioni politiche a parte, comunque, attualmente il tenore in anidride carbonica nella nostra atmosfera è di poco al di sotto al valore di 390 parti per milione, con una tendenza alla crescita – in questo momento – di due parti per milione per anno.

Glaciers everywhere are melting and disappearing fast—and they are a source of drinking water for hundreds of millions of people. Mosquitoes, who like a warmer world, are spreading into lots of new places, and bringing malaria and dengue fever with them. Drought is becoming much more common, making food harder to grow in many places. Sea levels have begun to rise, and scientists warn that they could go up as much as several meters this century. If that happens, many of the world’s cities, island nations, and farmland will be underwater. The oceans are growing more acidic because of the CO2 they are absorbing, which makes it harder for animals like corals and clams to build and maintain their shells and skeletons. Coral reefs could start dissolving at an atmospheric CO2 concentration of 450-500 ppm. These impacts are combining to exacerbate conflicts and security issues in already resource-strapped regions.

Poiché i cicli biologici e geochimici sui quali la concentrazione di CO2 và ad incidere si possono modellizzare matematicamente con una certa precisione, si può calcolare il valore limite, la concentrazione di anidride carbonica al di sopra della quale la situazione precipita ed il pianeta cessa di essere abitabile.
Il valore limite è 350 parti per milione.
Credo che a questo punto la natura del problema sia abbastanza facile da capire.

Da qui la proposta di una seriedi azioni a livello locale e globale per abbassare il tenore in CO2 nell’atmosfera.
Alla svelta.
Per favorire lo scambio di informazioni e la comunicazione fra organizzazioni, è stato ora approntato un network – chiamato semplicemente 350 – attualmente impegnato nel sensibilizzare il più possibile la popolazione del pianeta, affinché l’urgenza del problema non venga trascurata.

È anche stato sviluppato un interessante framework operativo per mitigare le emissioni senza penalizzare lo sviluppo – e magari ne parliamo un’altra volta.
Anche perché a voi naturalmente tutto questo non interessa.
È lontano da voi milioni di anni luce.
E gli unici numeri dei quali vi importi qualcosa sono quelli del Lotto.

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Gli ignoranti ci seppelliranno tutti

7 Agosto 2009 Davide 9 commenti

Mentre il Congresso degli Stati Uniti si appresta a discutere una questione sostanzialmente interna – finanziamenti, fondi, cose – che influenzerà indirettamente i prossimi 50 anni di politiche ambientali globali… mentre insomma quei signori che noi non sappiamo chi siano stanno decidendo qualcosa che considerano una faccenda interna ma che inciderà sulle nostre vite… esce nelle librerie il volume Unscientific America, di Chris Mooney e Sheril Kirshenbaum – solo l’ultimo di una lunga serie di testi sempre più documentati, sempre più inquietanti, su quella che viene ormai percepita come una aperta campagna di guerra contro la cultura scientifica, nel nome del profitto (hey, quello c’è sempre) e della conservazione di uno status quo sempre più neofeudale.
Worldchanging dedica un articolo al volume, ed elenca alcuni dei fatti discussi nel testo

  • For every five hours of cable news, one minute is devoted to science;
  • 46% of Americans believe the earth is less than 10,000 years old;
  • The number of newspapers with science sections has shrunken by two-thirds in the last 20 years
  • Just 18% of Americans know a scientist personally
  • The overwhelming majority of Americans polled in late 2007 either couldn’t name a scientific role model or named “people who are either not scientists or not alive

Un parallelo con la realtà nel nostro paese (pensateci su) lascia ben pochi dubbi sul fatto che il modello americano sia stato adottato in toto.
Sono solo io, o un sacco di trasmissioni “scientifiche” si sono riempite di documentari sui leoni del Serengeti, di pezzi sugli antichi romani o sui paesi lontani, o scavi archeologici in Etruria?
Quando è stato che Quark ci ha passato una bella seratona di astrofisica massiccia, interessante e comprensibile?
Qualcuno ricorda Nel Silenzio degli Anni Luce, o Nel Cosmo alla Ricerca della Vita?

E se la nostra vita su questo pianeta – e quella dei nostri discendenti, se saremo abbastanza fortunati da averne – dipenderà sempre di più dalle decisioni prese a grande distanza da dove sediamo in questo momento, dalle decisioni prese da persone che non conosciamo e che non ci conoscono, è davvero così rassicurante sapere che queste persone hanno una scarsissima dimestichezza con la scienza, come pratica e come cultura e che perciò – ideologie a parte – si sono tagliati fuori o sono stati tagliati fuori da tutto ciò che di veramente importante e nuovo è accaduto negli ultimi,… facciamo 200 anni?

Contemporaneamente, il volume di Mooney & Kirschenbaum affronta l’altro lato della questione, un lato che su questo blog è sempre stato molto sentito – la progressiva scomparsa di scienziati che siano anche comunicatori di massa, in parte a causa della progressiva iperspecializzazione richiesta per entrare a far parte del mondo della ricerca, in parte per l’aperta ostilità dei colleghi.

E la frase di Jared Diamond citata a riguardo

Scientists who do communicate effectively with the public often find their colleagues responding with scorn, and even punishing them in ways that affect their careers.

… non può non ricordarmi il consiglio, offerto con le migliori intenzioni ma perentorio, di eliminare dal mio curriculum ogni riferimento alle mie conferenze divulgative pubbliche (sostanzialmente volontariato non retribuito) perché avrebbero potuto inficiare future opportunità di collaborazione con atenei ed aziende.

Mooney e Kirschenbaum osservano intanto che

the chance of a PhD recipient under age 35 winning a tenure-track job has tumbled to only 7%

In Italia le probabilità sono ampiamente sotto al 5%.

Ma allora perché non formare i dottorandi in modo che – esclusi dalla corsa alle cattedre e dalla ricerca di punta – possano dedicarsi alla divulgazione in maniera dignitosa e rispettabile?

Se pare un miraggio negli USA, in Italia pare una barzelletta.
Ma i master post-laurea in comunicazione scientifica, nel nostro paese, continuano a fare il pienone – con quote d’iscrizione da capestro.
Salvo poi fornire stage di praticantato in trasmissioni televisive che cercano di convincerci che sotto alla Sfinge c’è una discoteca per Templari gestita da una coppia di Ex-Nazisti Spaziali Atlanteani venuti dall’Antartide.

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Non tutto il male…

4 Agosto 2009 Davide 3 commenti

6a00d8341c630a53ef010534e52c59970b-800wi.jpgPost di natura ambientale, con l’ormai tradizionale Green Lady a farci da madrina – perché a noi piace così.

Ora, naturalmente, la crisi ambientale non esiste.
O se c’è, ci fa bene.
Lo ha deciso il governo, ricordate…?

E stando al National Geographic, i nostri padroni potrebbero non avere tutti i torti, in seconda battuta.
Ammesso che stiano parlando del Sahel (e chissà di cosa parlano i nostri padroni…)
Stando alle foto da satellite dell’area sahariana scattate negli ultimi 20 anni, infatti, risulta che l’incremento di piovosità causato dallo shift climatico abbia portato ad un incremento delle aree verdi in alcune porzioni del deserto.

If sustained, these rains could revitalize drought-ravaged regions, reclaiming them for farming communities.

This desert-shrinking trend is supported by climate models, which predict a return to conditions that turned the Sahara into a lush savanna some 12,000 years ago.

Un bilanciamento della crescente desertificazione dell’area mediterranea, e che innesca – o rischia di innescare, o dovrebbe/potrebbe innescare – la contrapposizione politica fra sostenitori e critici del cambiamento climatico.
Poiché se per gli abitanti delle nazioni isolane l’aumento del livello del mare è unapessima notizia, e se la siccità è una pessima notizia per Italia, Spagna e Grecia, per le popolazioni del Chad e del Sudan l’aumento di piovosità potrebbe invece rappresentare una opportunità.

Now you have people grazing their camels in areas which may not have been used for hundreds or even thousands of years. You see birds, ostriches, gazelles coming back, even sorts of amphibians coming back

Ma pare che i politici siano in catalessi, e finora l’unico che abbia affrontato il tema è, guarda guarda, un autore di fantascienza – Norman Spinrad, col suo Greenhouse Summer (pubblicato come Condizione Venere da Urania).
Ma anche lì, sono trent’anni che Spinrad pubblica narrativa stimolante – anche se non adatta ai gusti di tutti – e che il pubblico italiano se lo fila poco.

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