strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

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Piani d’Emergenza

Pubblicato da Davide su Maggio 2, 2008

Niente stimola maggiormente l’ingegno che vedere un terzo del nostro reddito annuo scomparire per un vezzo del Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca.

Se il corso di maggio è morto, si può sempre inventare qualcosa di nuovo.
Negli ultimi due giorni ho stilato le tracce per tre possibili attività di back-up da mettere in piedi dopo settembre.
Buona parte del materiale è già pronto.
Due corsi frontali a contratto - uno specialistico ed uno generico - ed un giro di conferenze che, a fronte di poca spesa dovrebbero se non altro irrobustirmi il curriculum se non esattamente salvarmi il bilancio.
Ammesso che qualcuno abboc… si dimostri interessato.

http://heather.cs.ucdavis.edu/~matloff/R/Rlogo.gifBuona idea, in retrospettiva, dare una botta ad R all’inizio di quest’anno.
Il software/linguaggio open source per l’analisi statistica diventerà di default la spina dorsale delle mie prossime attività didattiche - e così ci risparmiamo alcune banconote di licenze d’uso.

E chissà che per l’estate io non riesca a mettere insieme anche qualcosa di breve e facile su Processing, che rimane il miglior software scoperto negli ultimi dodici mesi.
Peccato che - tanto per cambiare - le poste mi abbiano smarrito il manuale ordinato mesi or sono.

Oh, beh, con i soliti alti e bassi, è arrivato il weekend…

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Intenti letterari

Pubblicato da Davide su Aprile 30, 2008

http://staff.xu.edu/~polt/typewriters/underwood5small.jpgE così mi sono di nuovo andato ad inguaiare.
Sul solito blog di Max Citi prima, e su Alia Evolution poi.
Ci vuole, ammettiamolo, una certa creatività.

Eppure, sembrava una buona idea, al momento - riconoscere un proprio programma di lavoro, un proprio manifesto stilistico, e metterlo per iscritto, pubblicamente.
Un manifesto di intenti.
Unalettera di marca.
Una buona idea, certo, geniale.
E tutti a dire, però, bella idea, bisognerebbe davvero farlo.
Salvo poi, alla comparsa del mio breve elenco di temi e direzioni in cui vorrei spingere la mia produzione narrativa, osservare tutti che uau, sono proprio in gamba, ma loro non ce la farebbero mai.

Il che naturalmente sono solo fanfaluche.
Come dimostrano post precedenti e successivi, chi scrive seriamente ha un’idea più o meno chiara di ciò che sta facendo - anche se poi ama parlarne come se non ne avesse.
È parte della mistica dell’autore, probabilmente.
Insieme con concetti come talento e ispirazione.

In questo periodo sto leggendo - molto a spizzichi e bocconi - un libro di esercizi per stimolare la creatività.
Se naturalmente non ho ancora idea di quanto efficaci questi siano, l’idea mi pare buona - la creatività non è una quantità assoluta donataci dalla Musa, ma piuttosto un muscolo che possiamo allenare, sovraffaticare, strappare…
Ecco, io ogni tanto ho dei crampi alla creatività.
In queste occasioni, rivedo la mia agenda.
E faccio dei massaggi per ripristinare il muscolo indolenzito.

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Gestione della Crisi

Pubblicato da Davide su Aprile 29, 2008

Il problema del condurre una doppia vita è che inevitabilmente prima o poi succede che la vita numero uno interferisca con la vita numero due, o viceversa.
Ora, Bruce Wayne e Peter Parker di solito queste cose se le giostrano abbastanza bene, ma la vita reale è un’altra cosa.
Ecco quindi che, mentre gli stimoli a scrivere e le buone idee abbondano, mi ritrovo con uno dei miei corsi universitari cancellato per scarsità di partecipanti - una diretta conseguenza dei tagli del governo ai fondi universitari?

Risultato - avrei un paio di bei racconti da scrivere, ma devo invece inventarmi qualcosa che, messo sul mercato nella seconda metà dell’anno, compensi le mie perdite dovute alla cancellazione del corso.
Si tratta di identificare un argomento sul quale poter offrire una formazione agile e approfondita, identificare un target al quale offrire tale formazione, e magari anche un posto dove organizzare e tenere le lezioni.
Le idee non mancano (fortunatamente), ma si tratta di un sacco di lavoro.

È il bello di lavorare come freelancer - una fluttuazione nei budget altrui, e noi ci ritroviamo scoperti.
Alla lunga, mi dicono, ci si abitua.
Ma io ne farei anche a meno.

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Giornata della Gozzoviglia

Pubblicato da Davide su Aprile 27, 2008

In un inspiegabile slancio festaiolo e sensuale, il comune di Torino ha organizzato - o più semplicemente permesso l’organizzazione - della fiera dei sapori tipici, nella parte pubblica dei Giardini Reali.
Posizione scomoda (difficile parcheggiare, un sacco di sali e scendi) ma colossale esposizione/mercato di cibi e prodotti da tutta europa.
Dai biscottini bretoni alle spezie provenzali…

Il posto ideale dove trascorerre la domenica mattina con la macchina fotografica.

Numerosissimi i banchi-ristorante e le mescite.
Un peccato che l’intera faccenda sia durata solo tre giorni ed abbia avuto scarsa copertura dai media.

Esperienza interessante, gustosa e da ripetere assolutamente.

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Libri scomparsi

Pubblicato da Davide su Aprile 23, 2008

Se l’avversario e’ piu’ forte di noi e sta avendo ragione: interromperlo, sviare il discorso, impedirgli di portare a termine la sua argomentazione (Stratagemma n.18 ) oppure provocarlo, essere sfacciati, farlo adirare (Stratagemma n.8), oppure affermare ad un tratto che quanto dice dimostra la nostra tesi, anche se non e’ vero, lasciando a lui l’onere di dimostrare il contrario (Stratagemma n.14)

http://tk.files.storage.msn.com/x1pNWjjkHJ3o_wDVgEC5vW0ZMxEkAAFJI-JBFHh1zq8F8wlPKm47VJfZeo0PZzdGLCxzunppJEWmhA8Ms1f9SvgcDMHogxWjruTB5uCu9lw_fwS7qC4ycKFMrGAheXsHg24g1bmuySuynALa mia copia de L’Arte di Ottenere Ragione Esposta in 38 Stratagemmi, simpatico trattatello di Arthur Schopenhauer è andata smarrita nell’ultimo trasloco della mia biblioteca.

Schopenhauer è uno di quei filosofi (pochi?) che si scoprono al liceo e poi si continuano a leggere per il gusto della lettura.
Misantropo, sospeso tra cinismo e cattiveria, Schopenhauer è quello che sostiene

Quando le leggi concessero alle donne gli stessi diritti degli uomini, avrebbero anche dovuto munirle di un’intelligenza maschile.

Ouch!
Feroce.

Però l’intelligenza dell’autore è innegabile, così come è la sua perizia con la prosa - resa bene anche nelle traduzioni

Poi di solito si cresce, e si arriva a cose più complicate, meno “selvagge”.
Ciononostante, il libriccino pubblicato da Adelphi era particolarmente vicino al mio cuore, essendo un regalo da parte di una persona che non è più.

Ed in certi momenti ne sento fortemente la mancanza.

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Malinconia? Tristezza? Perplessità?

Pubblicato da Davide su Aprile 9, 2008

I traduttori anglosassone sembrano un po’ confusi su come tradurre il giapponese Yûutsu - che stando a Rikaychan (il plugin di Firefox) è semplicemente melancolia.
Ma la ragione è presto spiegara facendo qualche indagine.
Ma procediamo con ordine…

http://i168.photobucket.com/albums/u184/SharonMustLive/haruhi2222.gifHo appena finito di guardare un’edizione doppiata in inglese di Suzumiya Haruhi no Yūutsu - The Melancholy of Haruhi Suzumiya.
E sono assolutamente impressionato.

OK - ottima animazione, ma cosa vi aspettavate, siamo nel 2006 (a serie ha due anni).
Buona la regia, bello il montaggio - ma è un prodotto connesso ad una linea di grande successo, quindi non sorprende.
Ma c’è di più.

Di rado mi è capitato di trovare tante (buone) idee infilate in quattordici episodi di un cartone animato, e la cosa mi lascia con il desiderio di poter mettere le mani sui romanzi originali di Nagaru Tanigawa dai quali il cartone animato è tratto - e che hanno titoli come appunto La Malinconia di H.S., la Noia di H.S., la Perplessità di H.S.
Non pare che TokyoPop (o qualche altro meritorio editore anglosassone di traduzioni dal giapponese fatte come si deve) abbia ancora messo le mani su questo tesoro, e quindi urge rispolverare il giapponese - considerando dieci volumi, ad una pagina al mese, avrò di che leggere per il resto della mia vita…
E oltre.

http://forevergeek.com/images/suzumiyaharuhi.jpgHmmm… potrei pagare…
No, non posso permettermelo.
Tocca ripassare il giapponese.

La serie di romanzi (e fumetti, amine, videogiochi…) incentrata sulle iniziative di una iperattiva “ragazza che non ha alcun interesse per le persone normali” (la Haruhi Suzumiya del titolo), traccia essenzialmente l’evolvere delle relazioni personali dei cinque protagonisti - l’iperattiva ragazza di cui sopra ed i suoi quattro più o meno involontari complici/vittime - e la loro interazione con la vita scolastica.
Cinque persone in una stanza fredda, con una pila di giochi di società, un computer rubato, una scaffalata di libri…
Il che suona dannatamente noioso vero?
Malinconico.
Triste.
E causerà forse qualche perplessità, a questo punto, il mio entusiasmo.

Il fatto è che una serie per ragazzi che citi senza far pause per prender fiato tanto Hyperion di Dan Symmons che Rosenkrantz & Guildenstern Sono Morti di Tom Stoppard, una serie di cartoni animati che accoppia teoria delle stringhe e teoria della cospirazione, universi tascabili e viaggi nel tempo, memetica e intelligenze aliene, tutto in quattordici episodi da meno di venticinque minuti, genera decisamente il mio entusiasmo, ed ha tutto il mio apprezzamento ed il mio rispetto.

Il fatto che ci riesca senza annoiare, con un commento musicale piacevole e con alcuni momenti di assoluta ilarità (cosa succede se si cambia la firma quantica alle molecole di una mazza da baseball?) senza mai scivolare nell’idiozia (fatto salvo un certo autocompiacimento nell’infilare la più polposa delle protagoniste in abiti imbarazzanti), è un ulteriore bonus.

Che bello deve essere, vivere la propria adolescenza dove c’è a disposizione, per leggere e passare il tempo, materiale di questa straordinaria qualità.
Perché avere accesso a intrattenimento intelligente neglia nni della formazione aiuta a diventare intelligenti.

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… e così sono diventato amico di Tom

Pubblicato da Davide su Aprile 5, 2008

Difficile, spesso molto difficile mantenere i contatti con gli amici scrittori in Giappone.
Differenza di linga, di paradigma nell’accedere a internet (beccatevi certe pagine web nipponiche), di fuso orario.

I Giapponesi hanno Mixi - che è come MySpace ma in Giapponese, con un vago sentore di sonno joi
Il mio amico Massimo ci sguazza, io a malapena riesco a riconoscere il significato di un pulsante su tre.

http://www.viziato.it/hardware-software/wp-content/uploads/2007/10/myspace.jpgMa ora per fortuna alcuni dei miei simpatici contatti del Sol Levante sono su MySpace.
E allora vai, facciamoci un account.
Su MySpace ci si crea una paginetta, e poi si stabiliscono contatti con gli “amici”.
Nel momento in cui si crea l’account su MySpace, si diventa automaticamente amici di Tom - che è il pennellone che ha inventato tutto l’ambaradan.
Bah, contento lui…

Dopo di che tocca districarsi con una interfaccia meno che amichevole (quasi quasi Mixi in Giapponese…), ed una serie di opzioni che ci fanno la pernacchia se non usiamo direttamente Internet Explorer.
Tocca installare un componente aggiuntivo di Firefox.
Poi si sceglie un layout opportuno (io ho un sole in eclissi) e si riempiono i dettagli del formulario.

Ecco, per i dettagli del formulario ci pensiamo stasera o domani.

Intanto, l’intera struttura mi pare un po’ sterile.
OK - ho modo di restare più facilmente in contatto con i miei amici poiché lavoro attraverso un’interfaccia talmente generalista che abbatte i problemi di lingua e fuso orario (a differenza della posta elettronica, ad esempio).
Ma poi…

Vedremo.
Per ora, mi accontento di essere amico di Tom.

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Andreste a cena con tutti i vostri personaggi?

Pubblicato da Davide su Marzo 29, 2008

Il titolo del post mi viene suggerito da un commento di Consolata Lanza sul blog di Silvia Treves.
Cose di sdonne, si sarebbe portati a dire, ma, l’idea, per chi scrive, è piuttosto divertente.

D’altra parte, già la buonanima di Robert Howard sosteneva di aver scritto le storie di Conan come se il Cimero fosse stato seduto al suo tavolo, a raccontargli disordinatamente le proprie esperienze.
E David Gerrold ammetteva che mai i suoi protagonisti avrebbero accettato di sedersi ad untavolo con lui - “se sapessero che sono io che li ho cacciati in tutti quei guai, cercherebbero di saltare il tavolo e tagliarmi la gola.” (o qualcosa del genere, cito a braccio)

Quindi

andreste a cena con tutti i vostri personaggi?

Forse no.
Non con tutti.

Le due patacche senza nome di Un Fil di Fumo (Alia 1), certo due uomini con un colossale bagaglio di esperienze sulle spalle, sarebbero troppo reticenti - hanno visto troppe cose orribili, hanno messo a tacere troppi segreti.
Si finirebbe a parlare del tempo, o di donne, o di politica - tutto pur di evitare ciò che non può essere detto.
Sarebbe una serata stressante all’estremo.

Lo sceriffo smobilitato di Tyrannosaurus Tex (Fata Morgana 9) è certo un tipo conviviale, ma davanti a “una bistecca alta due dita con una montagna di patate fritte” (cfr Kit Carson) si finirebbe anche qui a parlare di banalità.
Certo, si riuscisse a farlo scucire sulle sue esperienze durante la guerra…

Buran (Alia 3) ha troppi personaggi e nessuno mi rallegrerebbe particolarmente una serata al ristorante cinese o in pizzeria.
Tutti troppo preoccupati o malinconici.
Forse gli operai russi del progetto Buran sarebbero una buona compagine con la quale andare in gita (dopotutto finsero per anni di essere un coro - si canta, si sbevazza, si gavazza), ma a parte questo, il resto del cast è troppo distante dal mio mondo per potermi garantire una serata allegra e conviviale.

Anche ne Gli Anni del Tuono (Alia 4) ci sono troppi personaggi, e per lo più spiacevoli come lo sarebbe qualsiasi personaggio rinascimentale per noi cresciuti a cavallo fra ventesimo e ventunesimo secolo.
Scarsa igiene personale, opinioni politicamente scorrette, razzismo, magari anche una punta di fanatismo religioso… No, non credo proprio.
E poi che guazzabuglio di lingue!
Leonardo da Vinci ed Enrico Ottavo fanno una comparsate, ma ricadendo nella categoria personaggi storici, sono fuori concorso.

E il povero Capitano Severin, sorta di sorcio in trappola ne La Grande Mappa del Grande Impero (Freak Out Collection 2005), racconto che per ora solo i lettori giapponesi hanno avuto il (dubbio?) piacere di leggere, semplicemente non ha il tempo per fermarsi e cenare.

Ma con alcuni personaggi, si, cenerei volentieri.
Ho un debole, per i miei personaggi femminili…

Il colonnello Zhu di Ombre Elettriche (Alia 2) è una donna estremamente pericolosa, e probabilmente sottoscrive idee politiche che non condivido. Si presenterebbe probabilmente a cena in uniforme, e probabilmente lo considererei un fatto tranquillizzante. Zhu vestita da donna vorrebbe dire pericolo. Si potrebbe cenare da qualche parte sul Bund… discutendo di libri e di storia cinese. Faremmo probabilmente le ore piccole.
Poi lei si farebe venire a prendere da una macchina di servizio, e mi lascerebbe ad aspettare l’alba da solo sotto ai neon di Shanghai.

Bobbie Howard (Le Ragazze di Domani, LN n. 43) sarebbe fantastica.
Ci si troverebbe prima, probabilmente per un gelato e poi per un film con Erroll Flynn e David Niven, e poi una cena in un locale alla buona, di quelli dove si fermano i camionisti prima di affrontare la Sierra. Si parlerebe probabilmente molto di scrittura, di narrativa - come si imposta una outline, l’importanza della revisione - ma anche di storia locale, di aerei, di Weird Tales.
Potrei giocare a fare Heingway per impressionarla.
Naturalmente mi manderebbe in bianco - probabilmente preferendo una cosa veloce e scollaciata con la cameriera del ristorante.
Ma sarebbe una serata divertente.

E naturalmente adorerei passare una serata con l’Agente Dinkley (La Quarta Scimmietta, Fata Morgana 11). Dopotutto è una vita che la guardo da lontano, e lei sa benissimo di essere molto popolare fra i nerd.
Anche qui la serata comincerebbe presto - magari una cosa cinese veloce da Mr Chow e poi un locale jazz. Poi quel posto su a Mulholland dove le coppiette si imboscano e dove si vede tutta Los Angeles come una distesa di luci.
Con l’agente Dinkley probabilmente una possibilità ce l’avrei.
Ma d’altra parte, non coltiviamo tutti questa illusione da un sacco di tempo?

E per finire, certo, i personaggi reali.
Fuori concorso, si diceva. Cenerei con Leonardo o Enrico Tudor, con Dick Feynamn (32° Fahrenheit, Fata Morgana 8), con H.P. Lovecraft e Bob Howard (La Forma delel Cose a Venire, LN n.39)…?
Che domande.
Certo.
Ma non poso certo arrogarmi il merito di averli creati.

Restano a questo punto solo i personaggi de L’Ammazzasogni (Fata Morgana 10) e di Blooper (Alia 5?), personaggi coi quali ceno da anni, che conosco intimamente, in parte basati su vecchi amici, in partecostruiti con l’aiuto di vecchi amici, in parte riciclati da vecchie storie.
Da questa gente prenderei probabilmente una vacanza, per rinnovare il piacere di ritrovarsi, dopo.

Oh, e non cenerei col lupo de La Storia del Lupo (LN.45).
Non mi piace il sushi.

Quasi dimenticavo - ho già cenato col cast de La Notte della Nutria (Tutto il Nero del Piemonte), storia che non per nulla comincia in un MacDonald.
Mai più, grazie.

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