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Sword & Soul

Pubblicato da Davide su Maggio 7, 2008

Strane connessioni.

http://www.zone-sf.com/images/imaro1.jpgLa cosa comincia con una e-mail di Charles de Lint, che segnala l’uscita di un nuovo volume di Charles R. Saunders - autore che all’origine ebbe poco successo, secondo de lint perché classificato come “sword & sorcery“, un genere “che non ha grande mercato”.
Mah.
Ignoto al pubblico nazionale, Saunders è stato uno dei primi (se non il primo) autore di fantasy di colore, ed a cavallo fra gli anni ‘70 e gli anni ‘80 pubblicò una serie di romanzi imperniati su un personaggio, sospeso fra Conan e Tarzan, di nome Imaro.
Gli exploit di Imaro, se prevedibili per certi canoni della Sword & Sorcery, sono particolarmente interessanti per il modo in cui incorporano il paesaggio e l’immaginario africano.

Saunders li definisce Sword & Soul, perché l’azione avventurosa è imperniata sui tratti specifici dell’anima di un popolo.
Pur restando Imaro un outsider, un uomo senza tribù in un mondo tribale.

Il che mi porta a ragionare lungo una tangente: certo l’Africa è, con l’area maediterranea e - in misura minore - l’oriente, uno dei luoghi che paiono fatti apposta per la sword & sorcery e che sono stati finora trascurati.
Se non dagli autori, certo dagli editori.

Bello sarebbe sfruttare un falso passato mediterraneo per ambientarci delle storie di avventura e magia.
Pochi hanno sfruttato l’arsenale omerico - c’è qualcosa del solito Sprague de Camp, c’è qualcosa di Avram Davidson, un paio di cose di Poul Anderson, poco altro.

http://www.sciencedaily.com/images/2007/07/070723173312.jpgSarebbe bello farci qualcosa di nuovo - anche per sfuggire alla zuppa pseudoceltica e medioevaleggiante che imperversa sugli scaffali e che onestamente dopo un po’ stanca.
Il Mediterraneo offre ampi spunti - civiltà di mercanti, imperi perduti, città-stato, creature sovrannaturali originali (meglio i satiri degli elfi), pirati…

Col suo mosaico di culture, il Bacino Mediterraneo delle epoche leggendarie ha in fondo le stesse caratteristiche del mondo pret-a-porter dell’era Hyboriana, con una omogeneità di default che potrebbe facilitare il lavoro allo scrittore.

Si potrebbe creare un eroe che incarni l’anima dei popoli mediterranei - più portato alla discussione che al combattimento, più astuto che eroico, amantre della buona cucina e delle belle donne, pronto alla risata ma feroce nella vendetta, che si muova con ritmi lenti in un paesaggio fatto di capre, ulivi, pietraie e ampi tratti di mare.

Non sarebbe male, no?

Il problema, piuttosto, è che la sword & sorcery mal si adatta alle millanta pagine standard dell’epica fantastica che ora pare sia la norma.
Difficile reggere con un buon livello per più di duecento pagine, se non ricorrendo ad espedienti che, nelle mani di autori meno che eccelsi, rischiano di mostrare rapidamente la corda.
Vengon bene i racconti - ma chi li pubblica, poi?

E poi c’è la questione dello status di outsider dell’eroe della sword & sorcery - che non parla per una nazione o una fede (come l’eroe della High Fantasy), ma spesso per entità sociali più moderne.
Difficile incastrare un simile personaggio nell’antichità classica tout court.
A meno di essere Omero.
Tocca inventarsi un mondo - o si finisce a scrivere certe mediocri saghe pseudostoriche più vicine al rosa-hard che non alla letteratura fantastica.
E inventarsi un mondo nuovo dai sapori mediterranei non è affatto facile: sulle coste del Mediterraneo, per ciò che riguarda la sword & sorcery, siamo prigionieri della nostra storia.

Però c’è da pensarci…

Pubblicato su fantasy, libri, progetti personali, wired world | 10 Commenti »

Semplicemente geniale

Pubblicato da Davide su Aprile 22, 2008

Creato da O. Sharp.
Distribuito tramite YouTube.
Segnalato da Asamatsu Ken.

Per tutti i fan di Tolkien là fuori.
E per tutti noi altri, anche….

Grandissimo.

Pubblicato su 21° secolo, fantasy, film, noir, wired world | 2 Commenti »

Robot Ghosts & Wired Dreams

Pubblicato da Davide su Aprile 2, 2008

http://ecx.images-amazon.com/images/I/51kgelt33NL._AA240_.jpgComplice un rivenditore di nicchia annidato fra le pieghe di Amazon.fr, mi è arrivata una decina di giorni or sono una copia a metà prezzo di Robot Ghosts & Wired Dreams, sontuoso volume della Minnesota University Press dedicato all’analisi della fantascienza giapponese, “dalle origini agli anime”, come dice il sottotitolo.
Un lavoro colossale, per i curatori - Christopher Bolton, Istvan Csicsery-Ronay Jr. e Takayuki Tatsumi - che hanno raccolto un certo numero di articoli già pubblicati ma di difficile reperimento per il lettore non specialista, vi hanno aggiunto una manciata di nuovi testi di alto livello, ed hanno così creato un volume divertente, per quanto di una densità elevatissima.
I temi sono molto vari - da una panoramica storica sul fantastico giapponese ad analisi sociologiche, scientifiche e psicologiche di temi e argomenti di alcune serie animate storiche, le loro influenze, le reazioni generate nel pubblico…

Da leggere con calma, per digerire la mole di informazioni riversata su di noi da ciascun autore, il volume solleva alcune interessanti questioni sul panorama italiano.

In primis, naturalmente, l’idea di un volume sui cartoni animati giapponesi pubblicato da una casa editrice universitaria già stravolge le nostre aspettative.
Se la qualità degli articoli giustifica la scelta della Minnesota University, dall’altra proprio la qualità degli articoli rappresenta una seconda drastica deviazione da ciò che normalmente ci offre il nostro panorama nazionale.

Curiosamente, l’iperattivo panorama dei fan italiani non è riuscito finora a produrre nulla che si possa avvicinare a Robot Ghosts.
Di rado ciò che è stato pubblicato appartiene al fandom o ne è un’espressione.
C’è il vecchio Mazinga Nostalgia, di Marco Pellitteri, già esperto di fumetti e autore di un successivo Anatomia di Pokémon. Cultura di massa ed estetica dell’effimero fra pedagogia e globalizzazione; ci sono una dozzina di volumi di introduzione al fumetto o al cartone animato giapponese, spesso zeppi di banalità, luoghi comuni ed errori fattuali, ma che - anche in assenza di falle colossali - non c’è nulla che si avvicini ad una analisi approfondita, che rintracci le radici dei generi e ne approfondisca i temi.
Nessun saggio che alla fine non tradisca un certo imbarazzo dell’autore, che sì, in effetti si sta occupando di cartoni giapponesi, ma non può fare a meno di sentirsi un po’ superiore e un po’ sprecato in questo ruolo.

D’altra parte, la vasta cultura otaku nostrana, attivissima quando si tratta di mettersi in maschera o accapigliarsi, non ha finora prodotto nulla di serio, nulla che non siano articoli d’opinione (privi di ricerca, privi di approfondimento) o interminabili diatribe on-line per determinare se Goku sia o meno più forte di Kenshiro…
Quante temi sul fumetto e sull’animazione sono state effettivamente proposte nelle università?
Quante discusse?
E di queste, quante pubblicate?

Ricordiamo un vecchio amico, grande estimatore di Hayao Miyazaky, ed eternamente impegnato - almeno dal 1992 - nella stesura di un dotto articolo sull’opus del pluripremiato regista giapponese.
Non sappiamo, onestamente, se l’articolo sia mai uscito.
Ma dal 1999, esiste il definitivo Hayao Miyazaki, Master of Japanese Animation, di Helen McCarthy - che non è perfetto, ma c’è.

Impossibile sfuggire all’impressione fortissima che ancora una volta i fan siano cretini.

Pubblicato su fantascienza, fantasy, fumetti, libri | 8 Commenti »