strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

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Finalmente un buon motivo per tornare al cinema

Pubblicato da Davide su Maggio 5, 2008

http://www.nencinisport.it/update16/images/articoli/Victorinox_Spartan_Victorinox4509.jpgQuando una notizia come questa ti genera un picco d’entusiasmo al lunedì mattina, ti rendi conto di essere nerd dentro, di avere il DNA del geek.

Possiamo scordarci le prossime uscite con Indiana Jones da vecchio ed il Capitano Kirk da giovane.
È in fase di sviluppo il film di MacGyver.

Ed a questo punto il mondo si divide in due - quelli che capiscono, e sono entusiasti.
E quelli che non hano idea di chi sia MacGyver.
Povere patetiche creature.

Noi attendiamo, affilando i nostri Victorinox….

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Semplicemente geniale

Pubblicato da Davide su Aprile 22, 2008

Creato da O. Sharp.
Distribuito tramite YouTube.
Segnalato da Asamatsu Ken.

Per tutti i fan di Tolkien là fuori.
E per tutti noi altri, anche….

Grandissimo.

Pubblicato su 21° secolo, fantasy, film, noir, wired world | 2 Commenti »

Sogni radioattivi

Pubblicato da Davide su Aprile 13, 2008

//www.stargatecinema.com/files/cache/0377e1a08a17f9ca4782e1222d9291ae.jpg” non può essere visualizzata poiché contiene degli errori.È una specie di legge non scritta: lasciate passare abbastanza tempo, e in TV passerà un film che da anni volevate (ri)vedere.
Questa legge ha anche un corollario: quando succederà, sarà su una rete poco probabile, ad un’ora improponibile.

E così la notte passata, ad un’ora improponibile, una rete improbabile mi ha passato Radioactive Dream, film di culto del 1985.
Diretto da quell’Albert Pyun responsabile di pellicole come The Sword and the Sorcerer (1982) e Omega Doom (1997), con Rutger Hauer in catalessi.
I progetti di Pyun hanno mostrato, nel corso degli anni, un deciso calo qualitativo.
Considerando che The Sword & The Sorcerer (uno sword & sorcery molt pulp noto da noi come La Spada a Tre Lame) non era poi male, ed era il primo, Radioactive Dreams, seconda pellicoal del regista, è ancora decisamente interessante - nonostante il budget inesistente, gli effetti speciali da baraccone di fiera e la recitazione spesso dopolavoristica.

L’idea di base: dopo una guerra atomica, due ragazzi cresciuti in un rifugio escono alla ricerca dei propri padri, affrontando le terre desolate, e la popolazione di disco-mutanti cannibali di Edge City.
Tutti coloro che incontreranno cercheranno di mangiarli - ma non prima di aver recuperato le due misteriose chiavi che i ragazzi hanno trovato nel deserto.

Il guizzo di genio - i due protagonisti, Phil e Marlowe, hanno passato vent’anni leggendo solo romanzi hard-boiled, e quindi si conformano perfettamente ai cliché del genere, dall’abbigliamento al codice morale.
Sono due detective anni ‘40 piombati nel mondo di Mad Max.

L’idea in se è assolutamente geniale, ed è ciò che salva il film (insieme con le interpretazioni dei due protagonisti).
Improvvisamente, in una pellicola sgangheratissima, una società amorale si trova ad affrontare due personaggi costruiti essenzialmente su una paletta morale molto ampia e variegata.
Phil e Marlowe sono dei duri in erba, in attesa di maturare.
Il mondo in cui si trovano proiettati li farà maturare alla svelta, ed avrà di che pentirsene amaramente.

Come Philip Marlowe, ora vedevamo il mondo per ciò che era: freddo e amaro. La cosa triste era, Marlowe ed io eravamo stati infettati da quella malattia. Eravamo rabbiosi e vendicativi e volevamo solo rifarci sul mondo, obbligandoli tutti a pagare per ciò che ci avevano fatto.

Ray Chandler ne sarebbe stato orgoglioso.

E con un colpo di coda ancora più geniale, il finale offre una stupidissimaa, ma perfettamente ragionevole, via di redenzione per i due protagonisti e per tutti quelli che avranno il fegato di imitarli.

Grande, nonostante tutti i buchi e le brutture.

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Malinconia? Tristezza? Perplessità?

Pubblicato da Davide su Aprile 9, 2008

I traduttori anglosassone sembrano un po’ confusi su come tradurre il giapponese Yûutsu - che stando a Rikaychan (il plugin di Firefox) è semplicemente melancolia.
Ma la ragione è presto spiegara facendo qualche indagine.
Ma procediamo con ordine…

http://i168.photobucket.com/albums/u184/SharonMustLive/haruhi2222.gifHo appena finito di guardare un’edizione doppiata in inglese di Suzumiya Haruhi no Yūutsu - The Melancholy of Haruhi Suzumiya.
E sono assolutamente impressionato.

OK - ottima animazione, ma cosa vi aspettavate, siamo nel 2006 (a serie ha due anni).
Buona la regia, bello il montaggio - ma è un prodotto connesso ad una linea di grande successo, quindi non sorprende.
Ma c’è di più.

Di rado mi è capitato di trovare tante (buone) idee infilate in quattordici episodi di un cartone animato, e la cosa mi lascia con il desiderio di poter mettere le mani sui romanzi originali di Nagaru Tanigawa dai quali il cartone animato è tratto - e che hanno titoli come appunto La Malinconia di H.S., la Noia di H.S., la Perplessità di H.S.
Non pare che TokyoPop (o qualche altro meritorio editore anglosassone di traduzioni dal giapponese fatte come si deve) abbia ancora messo le mani su questo tesoro, e quindi urge rispolverare il giapponese - considerando dieci volumi, ad una pagina al mese, avrò di che leggere per il resto della mia vita…
E oltre.

http://forevergeek.com/images/suzumiyaharuhi.jpgHmmm… potrei pagare…
No, non posso permettermelo.
Tocca ripassare il giapponese.

La serie di romanzi (e fumetti, amine, videogiochi…) incentrata sulle iniziative di una iperattiva “ragazza che non ha alcun interesse per le persone normali” (la Haruhi Suzumiya del titolo), traccia essenzialmente l’evolvere delle relazioni personali dei cinque protagonisti - l’iperattiva ragazza di cui sopra ed i suoi quattro più o meno involontari complici/vittime - e la loro interazione con la vita scolastica.
Cinque persone in una stanza fredda, con una pila di giochi di società, un computer rubato, una scaffalata di libri…
Il che suona dannatamente noioso vero?
Malinconico.
Triste.
E causerà forse qualche perplessità, a questo punto, il mio entusiasmo.

Il fatto è che una serie per ragazzi che citi senza far pause per prender fiato tanto Hyperion di Dan Symmons che Rosenkrantz & Guildenstern Sono Morti di Tom Stoppard, una serie di cartoni animati che accoppia teoria delle stringhe e teoria della cospirazione, universi tascabili e viaggi nel tempo, memetica e intelligenze aliene, tutto in quattordici episodi da meno di venticinque minuti, genera decisamente il mio entusiasmo, ed ha tutto il mio apprezzamento ed il mio rispetto.

Il fatto che ci riesca senza annoiare, con un commento musicale piacevole e con alcuni momenti di assoluta ilarità (cosa succede se si cambia la firma quantica alle molecole di una mazza da baseball?) senza mai scivolare nell’idiozia (fatto salvo un certo autocompiacimento nell’infilare la più polposa delle protagoniste in abiti imbarazzanti), è un ulteriore bonus.

Che bello deve essere, vivere la propria adolescenza dove c’è a disposizione, per leggere e passare il tempo, materiale di questa straordinaria qualità.
Perché avere accesso a intrattenimento intelligente neglia nni della formazione aiuta a diventare intelligenti.

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Toglimi le mani di dosso, lurida scimmia puzzolente!

Pubblicato da Davide su Aprile 6, 2008

http://farm2.static.flickr.com/1405/1291306909_13bfa5e12e.jpg

E così se ne è andato anche Charlton Heston.

Da questa sera, tutti in Paradiso hanno il diritto di portare un’arma da fuoco.

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Indistinguibile dalla magia

Pubblicato da Davide su Marzo 19, 2008

Aveva detto che chiunque fosse arivato vivo nel 2010 avrebbe avuto una buona probabilità di vivere in eterno, e per molti anni aveva dato l’impressione di esere ben intenzionato a dare l’esempio.
Ma non ce l’ha fatta.
Sir Arthur C. Clarke si è spento poche ore fa a nella sua tenuta di Sri Lanka, dove viveva dal 1956.
Con lui se ne va l’ultimo e probabilmente il migliore dei “Tre Grandi” della scuola di Campbell.
Scienziato.
Scrittore di fantascienza.
Divulgatore.
Futurologo.

Meno portato a gigioneggiare rispetto ad Isaac Asimov, meno monocorde di Robert A. Heinlein, Arthur C. Clarke è stato molto vicino a meritarsi il titolo di miglior autore di fantascienza tecnologica dl secolo scorso - un autore la cui opera è stata l abase per le successivecreazioni di autori più giovani.

La sua produzione letteraria è a tal punto vasta che isolare una manciata di titoli diventa il dominio del gusto assoluto.
Nel 1968, il suo racconto Sentinella divenne la base per la sceneggiatura di 2001 - Odissea nello Spazio, di Stanley Kubrik, ancora oggi il più influente filmdi fantascienza mai prodotto.
Altrettanto meritevoli di essere ricordati sono certamente Incontro con Rama, romanzo sul primo contatto con un vasto artefatto alieno, e Le Fontane del Paradiso, sulla travagliata creazione di un elevatore orbitale.
La Città e le Stelle affronta il tema del futuro destino tecnologico dell’umanità.
Polvere di Luna porta uno scrittore di fantascienza a confrontarsi con la realtà di un ambiente alieno ed ostile.
Personalmente, confesso una malsana passione per I Racconti del Cervo Bianco, che rimangono fra i favoriti di molti lettori.

Arthur C. Clarke fu anche autore di molti volumi di divulgazione, in particolare una notevole serie imperniata sulle sue immersioni subacquee in vare località del globo.

Durante la Seconda Guerra Mondiale, Clarke sviluppò la teoria alla base dei satelliti di telecomunicazioni.
Pochi anni più tardi affermò che l’uomo sarebbe arrivato sulla Luna entro il 2000.
Nei primi anni ‘80 si disse convinto che poresto sarebbero state disponibili piattaforme di comunicazione telefonica portatili personali.
Rimane da verificare la teoria del break-even point nel 2001.
Ma visto l’eccellente record di previsioni positive precedenti, noi ci contiamo.

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Surrealismo calibro 7.62

Pubblicato da Davide su Febbraio 20, 2008

Strane le cose che possono passare in sottofondo mentre si ripuliscono vecchi file excel al computer.
La TV è un deserto che si attraversa in silenzio.
Rete 4 - forse perché c’è un nuovo film in uscita nelle sale, forse per ricordare al pubblico quanto fossero malvagi i comunisti (siamo in campagna elettorale, presto toccherà alle repliche di Don Camillo) - ci ha passato Rambo 3.

Un film estremamente stupido, che peraltro all’epoca aveva avuto un successo tutt’altro che indifferente.
Quanti coltelli riuscirono a vendere anche quell’anno.
Un brutto fantasy - a ben guardare - Conan senza l’intelligenza e la vitalità di Howard, ma con in compenso la violenza repressa di chi è sempre stato angariato dai bulli nel cortile di scuola.
Una favola deragliata, che soddisfa i sogni di una generazione frustrata.

Ma anche, oggi come oggi, una pellicola di un surrealismo inquietante, con la sua clebrazione, quasi una canonizzazione, dei mujahedin e della loro Guerra Santa.
Autentici guerrieri per la libertà, i talebani, dice il colonello Troutman - gente che non sarà possibile fermare perchè il loro desiderio di libertà è troppo grande.
E sì che almeno Troutman, come colonnello e fiancheggiatore della CIA, dovrebbe ricordare che gli alleati hanno la pessima abitudine di tramutarsi in nemici della Casa Bianca.

E poi vai, tutti gli elementi che conosciamo - i cappelli a frittella, gli AK47, il buzkashi, le pietraie, il lungo elenco di quelli che ci hanno provato e non ce l’hanno fatta…

This is Afghanistan… Alexander the Great try to conquer this country… then Genghis Khan, then the British. Now Russia. But Afghan people fight hard, they never be defeated.

Campi minati, baraccamenti assediati, blindati ed elicotteri presi a mitragliate.
Proprio come nei telegiornali.

Solo che allora, ai tempi di Rambo 3, quelli erano “Masoud and His Jolly Talibans”.
Amabili belve assetate di vendetta.
I migliori amici degli americani e dell’occidente - ed in effetti, l’Afghanistan di Rambo brilla per l’assenza di campi di papaveri e di lapidazioni.

Chi avrebbe mai immaginato che sarebbe poi successo quel che è successo, eh?
Sono passati poi solo diciotto anni.

Come cambiano i tempi.

Qualsiasi direttore della programmazione televisiva con un minimo di buon senso prenderebbe i nastri di Rambo 3 e li seppellirebbe nella più buia delle cantine.
Almeno finoa quando i Talebani non torneranno ad essere alleati dell’Occidente….

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Amici cinetecnofiliaci

Pubblicato da Davide su Febbraio 19, 2008

L’ho già scritto una volta - a narrare via web le nostre disavventure informatico/elettroniche rischiamo di fare la figura dei deficienti, per il semplice fatto che la nostra catastrofe insormontabile è per qualcun’altro là fuori un banale problema risolvibile con uno shortcut da tastiera.
E d’altra parte, quelli che scrivono le FAQ sulla risoluzione dei problemi da qualche parte dovranno pure stare…
Così noi emergiamo dall’ultimo disastro lividi e sanguinanti ma orgogliosi del nostro piccolo trionfo, e qualcuno ci linka sul suo blog per far ridere gli amici.
Capita.

Il problema della settimana - The Myth (San wa, 2005), sontuosissima e pluripremiata epica cinese con un inedito Jackie Chan in un doppio ruolo doppiamente improbabile (generale all’epoca dei Regni Combattenti, archeologo ai giorni nostri).
Triplo DVD made in Hong Kong, con carrettate di contenuti speciali.
E il film, in altissima definizione, formato “WOW!”, con audio Dolby Surround e - grazie al cielo - sottotitoli in inglese.
Peccato che cacciato nel lettore DVD la riproduzione sia perfetta, ma totalmente priva di sonoro.
Ohibò.

Fortuna vuole che io abbia amici tecno-cinefili - di quelli nei quali la passione per il cinema non si esprime in colossali collezioni di vecchi film di Bogart, ma nell’ossessiva ricerca del nuovo formato di compressione, dell’arcano bitrate, del Codec perduto.
Gente che se gli chiedi una copia di un tuo vecchio film, perché il VHS comincia a cigolare, te ne portano tre, in tre formati diversi, compresa

  • una copia con un audio di maggiore qualità scaricato illegalmente dalla rete e rimontato perché il tuo vecchio VHS era un po’ rovinato sui primi ventotto secondi
  • una rimaneggiata frame per frame per abbassare la risoluzione alle porzioni di schermo fuori fuoco al fine di risparmiare spazio sul DVD
  • una espansa fino ad occupare due DVD, con un menù interattivo sviluppato ad hoc, scene tagliate reintegrate in una sorta di bieco director’s cut, più i tre finali alternativi che si trovano su YouTube (però rimasterizzati perché YouTube ha una qualità infima). Ah, e i trailer originali, compreso quello in khmer.

Nessuna delle tre naturalmente si vede sul nostro hardware (che, ci fanno notare, è piuttosto vecchiotto e di marca sconosciuta), ma non si può non apprezzare l’entusiasmo.

Passo quindi il mio problema con la pellicola (digitale) cinese ai miei amici tecnocinematografici.
I quali rimaneggiano il DVD per tre settimane consecutive giungendo alla semplice conclusione che si tratta di una copia fallata - manca la traccia audio.
Come manca la traccia audio?
E’ la versione superlusso con cofanetto e tredicimila extra, mi è costata la bellezza di sei euro (lasciamo perdere…), ha una qualità grafica da paura, e loro si sono inavvertitamente scordati di metterci la traccia audio?!
Niente da fare.
Dopo essere stato visionato a lungo con un lettore DVD talmente avanti che la garanzia scade nel venticinquesimo secolo, Il DVD è stato sottoposto alle torture più bieche, smontato e rimontato con software professionali, frullato in tutti i modi.
Niente traccia audio.
E’ fallato.
Certo, sarebbe sempre possibile scaricare l’audio dalla rete e fare un montaggio - e brillano loro gli occhi, all’idea di ore ed ore trascorse nell’oscurità a sincronizzare il suono digitale col labiale di Jackie Chan.
Già, il labiale.
Non manca la battuta, ovviamente, che trattandosi di una “Avant Garde Edition”, probabilmente ci si aspetta che io legga il labiale.
Sono una valanga di risate, i miei amici cinetecnocratici.

A questo punto mi sorge un dubbio.
Caccio il DVD nel lettore del computer e lo faccio partire.
Video in alta qualità, audio digitale surround a pieno volume dalle misere casse del portatile.
Con VLC, un grezzo lettore multimediale gratuito.
Ciò che i tecnofilmici hanno mancato, Ubuntu lo legge senza problemi.

Tocca a mio fratello - che ha studiato tecniche audio digitali - svelarmi l’arcano, mostrandomi il bollino rosso nascosto sotto alla fascetta del cofanetto.
Si tratta di un DVD con audio esclusivamente in formato DTS.
Che non è normalmente supportato dai lettori DVD in commercio - che ne delegano la decodifica all’amplificatore del sistema di casse dell’Home Theater.
Se uno non ha le cinque casse e l’amplificatore connessi al lettore DVD, niente suono.
Lo stesso vale per molti lettori software in ambiente Windows.
Ma evidentemente non per Ubuntu.

Non manca il commento del fratello sul fatto che è sempre meglio rivolgersi ai professionisti anziché a quelli che se la spacciano.
Annotato.

Il film è più che buono - alternando dramma storico e avventura sovrannaturale contemporanea, impacca in 122 minuti più divertimento di parecchie trilogie recenti, e non ha la pretenziosità un po’ fasulla di certi falsi wuxia degli ultimi anni (Tigre & Dragone, Pugnali Volanti etc.)
Il fatto che combini fantasy e fantascienza lo rende poi particolarmente insolito.
Sulla carta la miscela di tragedia sentimentale e slapstick non dovrebbe funzionare, invece funziona benissimo.
E la colonna sonora è eccellente (ora che riesco a sentirla).

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