strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

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Calendari/Seminari

Pubblicato da Davide su Maggio 4, 2008

È tipico - ti distrai un attimo e qualcosa di fondamentale ti sfugge.
Come

l’iniziativa sociale ed imprenditoriale di alcuni giovani universitari

che, citata da Speculum maius, non poteva che destare il mio interesse.
Finalmente alcuni studenti universitari hanno capito come funzionano le cose in un paese in cui le grazie muliebri hanno certamente più peso della cultura….


I Politologi dell’ateneo incriminato
si imbizzarriscono, e intanto vi passano l’ultimo video di Caparezza.

Ma non attacca:

«Quelli che criticano si ergono a moralizzatori. Ma noi riteniamo che un’iniziativa solare come quella del calendario sempre supportarto da un tema di valenza sociale (la buona alimentazione, ndr) sia più coinvolgente e interessante di un seminario a cui partecipano 20 persone»

Già.
Che brutto, fare i moralizzatori.
E poi chi se lo fila più, un seminario a cui partecipano venti persone.
Il mio ultimo seminario è stato cancellato perché vi partecipavano solo sei persone - non abbastanza per pagare le spese dell’aula. Ed io, scemo, a cercare di inventarmi un seminario alternativo, da piazzare da qualche parte in autunno, per rientrare della perdita
economica.

Il fatto è che, ai tempi miei, ammetto di aver sempre frequentato giovani donne che, alla proposta “Poseresti in bikini per un calendario…?” mi avrebbero sgranato i denti con un gancio destro, senza darmi il tempo di aggiungere “Con un tema di valenza sociale!”
E non pensiamo neanche a scatti libidinosi con grappolo d’uva d’ordinanza…

Ma i tempi cambiano.
Cambiano le priorità.
Se solo ci avessi pensato subito.
Sarebbe bastato un giro in università, avendo cura di appendersi al collo la Canon con un obiettivo lungo (come insegna Scott Kelby, se possiedi un tele, tutti ti considereranno un fotografo professionista) per proporre ad una manciata di studentesse con le idee chiare di posare variamente  discinte e provocanti per un calendario.
Un’idea che mi terrò buona per l’autunno, naturalmente.

Perché l’importante non sono i seminari a cui partecipano venti persone.
Perché tanto non servono a nulla, giusto?

Lo aveva capito John Brunner, col suo Tutti a Zanzibar, con il futuro popolato di sfinzie semianalfabete ma avvenenti e disponibili, quindi più che capaci di mantenersi e prosperare in una società che - ora che
ci penso - è maledettamente simile alla nostra.
John Brunner è morto troppo presto.

Il neofeudalesimo avanza.
L’importante è apparire il più possibile.
O, se si rimane dietro l’obiettivo, farci un bel po’ di quattrini,

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Niente più Polaroid

Pubblicato da Davide su Marzo 19, 2008

La Polaroid ha annunciato che dall’anno prossimo interromperà la produzione di pellicole a sviluppo istantaneo per la fotocamera Polaroid.
È l’ennesima cancellazione nel panorama della fotografia analogica davanti all’avanzata del digitale.

La mia prima macchina fotografica è stata una Polaroid SquareShooter, parte di una strenna natalizia dell’azienda per cui lavorava mio padre negli anni ‘70.
È ancora qui da qualche parte - un catafalco di plastica nera spaventosamente ingombrante, per nulla tascabile, con una rudimentale messa a fuoco manuale, che non mancò mai di suscitare l’ilarità ed il disprezzo dei miei compagni delle elementari durante le gite.
Quando però poi si strappava via la linguetta e si mostrava la fotografia sviluppata…
Ah!
Pura magia.

Le cartucce costavano un patrimonio, e permettevano di scattare solo otto fotografie.
Fu per questo motivo soprattutto - e per la scarsa praticità di trasporto - che finii con l’abbandonare la Polaroid.

Impossibile d’altra parte non osservare come la Polaroid abbia una sua estetica - sia nel design delle macchine, che nel formato delle fotografie - quuadrate, con quel margine bianco…
[Per chi volesse ritrovarlo, esistono servizi on-line - come Instantizer - che possono trasformarein Polaroid le vostre immagini digitali.]

Negli anni successivi, con modelli pieghevoli più facilmente accessibili (esistevano dal ‘70 almeno, ma erano stati fino ad allora molto di nicchia) la Polaroid divenne una specie di strano oggetto di culto.
Si organizzavano Polaroid Party, in cui a ciascun ospite veniva rifilata una camera istantanea con un paio di cartucce, ed a fine serata si premiavano gli scatti migliori.
Molto cool.
Io ad una festa del genere non ci sono mai stato invitato, comunque.

Altrove, la Polaroid divene la macchina perfetta per i periti assicurativi in campo automobilistico - niente di meglio per documentare carrozzerie ammaccate e parabrezza sfondati.

E un paio d’anni or sono, mio fratello, nell’organizzare una delle sue serate, propose al gestore di un locale dilasciare libere per la pista una mezza dozzina di giovani donne armate di Polaroid, per documentare il successo dell’evento e coinvolgere maggiormente i partecipanti.
Il gestore non ne volle sapere per paura di chissà quale restrizione sulla privacy.

Ora la Polaroid è avviata all’estinzione - Photojojo pubblica un buon servizio su come rendere quest’ultimo anno indimenticabile.
Chissà, qualche azienda Cinese potrebbe riprendere la produzione di pellicole, ma nell’era del digitale è molto improbabile.

Per chi ama la foto da strada usa-e-getta, le camere (relativamente) a basso costo, l’avventura attraverso l’obiettivo, la filosofia dello “scatto ma non so esattamente cosa succederà”, rimangono solo le Holga, fotocamere russe destinate nel delirio del loro inventore a monopolizzare il mercato cinese, oggi vero oggetto di culto.
E tuttavia, la Holga è una cosa diversa.

Ci mancherà, la Polaroid.

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350 Ribelli & Baci

Pubblicato da Davide su Ottobre 18, 2007

Mai dire mai, come sosteneva James Bond.

canon-rebel-xt-1-1-1Il mio caso specifico?
Non credo userò mai una macchina fotografica digitale“.

Poi i prezzi di stampa dei negativi sono lievitati.
La qualità delle stampe dei negativi è crollata.
Le reflex SLR digitali hanno raggiunto prezzi quasi abbordabili.

Eccomi perciò felice proprietario di una Canon EOS 350 D.
Nota negli Stati Uniti come Rebel XT.
E in Giappone come Kiss & Digital.
Tanto per dimostrare che i giapponesi sono proprio strani.

Il modello, uscito nel lontano 2005 è ormai obsoleto - la nuova 400 D (o Rebel XTi) è uscita ormai da un anno, come non ha mancato di ricordarmi il predace ma competente commesso di Saturn, prima di passare ad offrirmi borse, flash, obiettivi e accessori vari.
Immagino abbia un bonus su certe vendite.

Perchè una macchina obsoleta?
Beh, un paio di considerazioni.

  • Per un uso sporadico e sul terreno, la 350 va bene quanto la 400 (e stando ai giudizi pubblicati in rete, quanto la 20, vecchio modello di una categoria superiore).
  • A parità di carica della batteria (90 minuti allacciati alla rete) la 350 scatta 600 fotografie, la 400 ne scatta 360.
  • A conti fatti, duecento euro stanno meglio in tasca a me che al signor Canon.

L’aggeggio è robusto, con il case nero originariamente prodotto solo per il mercato Giapponese (ma perché fare nera una macchina che chiami Baci & Digitale? Fatela rosa, come certe vecchie Lomo russe…) e uno zoom 18-55 non esattamente eccelso.
Ma ho le ottiche della vecchia e intramontabile 3500 (o Rebel T2 che dir si voglia), e quindi le lenti non sono un problema.
Proprio per questo avrei preferito in effetti solo il corpo macchina - che mi sarebbe costato ovviamente meno - ma il mercato tiranno ha le sue regole.

Tutto sommato, quindi, un buon colpo.

Ora si tratta diperseverare col corso on-line, e cercarsi uno spazio su flickr o su morguefile dove stoccare i futuri capolavori.

Ma per quello ci sarà tempo…

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Manuali di fotografia - 1

Pubblicato da Davide su Settembre 20, 2007

Ma li ho davvero comperati io?, si diceva.

51 bigAd esempio - ho davvero acquistato due copie di Corso di Fotografia di Burian & Caputo, pubblicato da National Geographic?
Beh, si e no.

Si nel senso che le ho certamente pagate - poco.
Ne avevo molte più copie, in effetti - un paio devo averle regalate…

All’epoca ero abbonato a National Geographic, e ad ogni rinnovo dell’abbonamento, per alcuni anni consecutivi, l’editore italiano della rivista mi inflisse a mò di strenna il manuale di Burian & Caputo.

Che non è affatto male, badate - se solo lo si potesse maneggiare senza correre il rischio di spaccare la rilegatura (per vedere bene le immagini riprodotte a doppia pagina, ad esempio), e se la carta patinata e croccante non si riempisse di pieghe, ammaccature e ditate.

Però è OK.
Non ci baserei la mia carriera di fotografo, ma il suo sporco lavoro lo fa.

41E3PSQK7ELHo invece acquistato certamente The Zen of Photography, di Paul Lester, auto-prodotto e stampato dall’autore presso una vanity press americana.
So di averlo acquistato perché sono un patito di tutto ciò che ha “Zen” nel titolo.
Soldi buttati.
Oh, Lester - che è insegnante di massmediologia e le foto certamente le sa fare - spaccia un libro da centosei pagine che starebbe su un foglio di protocollo.
Si, si tratta di uno di quei libri-truffa che ci rifilano pensierini di due righe stampati ciascuno nel bel mezzo di pagine ferocemente bianche.

E se alcune delle idee di Lester sono buone…

Attraverso la pratica costante diverrete così abili nella tecnica da non dover più pensare consciamente a come si usa la macchina fotografica. A quel punto infrangerete il muro che la macchina pone fra voi e la persona fotografata.

… anche se non originalissime, altre sono stucchevoli…

Siamo sulla terra per amare e imparare.

Nel complesso un’occasione sprecata - ci sarebbe stato molto di più da dire, molto di più da approfondire…

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Di nuovo a scuola.

Pubblicato da Davide su Settembre 19, 2007

Ma ne sono mai uscito, in effetti?
Lasciamo perdere.

In questo caso, comunque, si tratta di una scelta personale dettata dall’avarizia.
O se preferite dall’oculatezza.

Dopo un po’ di anni spesi a fare fotografie con la mia beneamata Canon Rebel 35mm, anche a fronte del fatto che

  • sviluppare le fotografie sta cominciando a diventare dannatamente costoso
  • non posso svilupparmi da solo il biancoe e nero
  • far sviluppare il bianco e nero in bottega o ti spennano o ti rovinano la pellicola (o entrambe le cose)

ho deciso di fare il grande passo e passare ad una fotocamera digitale.
Le fotocamere digitali continuano a piacermi poco, ma una buona SRL dovrebbe mettermi in condizione di scattare tutte le foto che mi pare, visionarle su computer, e al limite stampare quelle che mi interessano.
Meno spazio sugli scaffali per gli album, minore attesa, nessuna dipendenza da tecnici incapaci.
Passate un giorno sotto la pioggia a fare foto in bianco e nero per poi vedere le vostre stampe tornare tutte virate al verde, e capirete la mia diffidenza per la categoria.

digital rebel 586x225Quindi, attivato un salvadanaio, si passa al digitale.
Ed avendo una mezza borsata di obiettivi e aggeggi, si passa ad una Canon Digital Rebel.
Leggera, robusta, affidabilissima.
Il kalashnikov della fotografia da strada.
Medio livello, medio prezzo.
Ma comunque ancora dannatamente costosa - specie per un hobby.

Scatta l’avarizia - o l’oculatezza: se devo spendere un sacco di soldi su una reflex digitale, allora voglio imparare a fare delle foto perfette.
Altrimenti, è davvero tempo sprecato.
E danaro, anche.

Ho quindi ripreso alla mano i miei vecchi manuali di fotografia, ed ho diretto il mio browser all’eccellente corso di fotografia di Jodie Coston ospitato da Morguefile.

Dieci lezioni - una alla settimana, vorrebbe dire arrivare a ridosso di Natale.
Accettabile.

E poicHé non sono un integralista, ho un link aperto anche sul Nikon Digital Learning Center - non si sa mai.

Ma i libri e la pratica restano la spina dorsale dell’apprendimento.
E lo scaffale mi ha frattanto restituito un paio di libri davvero interessanti - dei quali parlerò, magari - domani.
Ma li ho davvero comperati io? Oppure, chi me li ha regalati?

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