strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Archivio per il 'freelancing' Categoria

soli contro il Mercato

Delirio con Iceberg

Pubblicato da Davide su Maggio 12, 2008

Prendo lo spunto dal post su Speculum Maius relativo alla proposta di legge del Mistro Gelmini sulla meritocrazia.
La proposta, tra l’altro, è scaricabile da qui.

Fin dall’inizio, mi viene da storcere il naso…

ONOREVOLI COLLEGHI ! — La presente proposta di legge intende agevolare la diffusione e l’attuazione concreta nella società italiana del principio del merito.

Ora, saranno le mie eterodosse posizioni politiche, ma trovo molto difficile credere che una legge possa radicalmente e concretamente alterare le posizioni della società italiana.
Se la società italiana fosse fondata su principi meritocratici, non servirebbe una legge per inculcarli ai cittadini.
Se serve una legge, questa andrà contro il sentire comune della maggioranza, che farà resistenza - anche inconsciamente.

Diciamocelo chiaro e tondo - ad invocare sistemi di merito sdono i tagliati fuori, non quelli inseriti nelle strutture grazie a nepotismi, spinte, mazzette o semplice capacità di abusare del sistema… `

L’impostazione statalista e dirigista che ha imperniato l’ordinamento degli ultimi cinquanta anni ha portato con se la marginalizzazione del merito, che non e mai`assurto a principio guida in grado di regolare i fenomeni sociali, i processi economici e le relazioni di lavoro, in favore di criteri di uguaglianza formale che, di fatto, si sono tradotti in forti disincentivi alla capacita individuale.

Curioso che si proponga una legge per ovviare alle magagne.
Non una campagna culturale, ma una imposizione per legge - quanto di più statalista e dirigista si possa immaginare.
O no?

Perché poi, a cosa si riduce la proposta?
Nel valorizzare i risultati superiori alla media - misura statistica pericolosissima -, nell’eliminare i meccanismi automatici di avanzamento professionale (bye bye anzianità di servizio), nell’istituzione di fantomatici organismi atti a valutare…

Insomma, un ulteriore layer burocratico, con un forte sentore di ennesima marchetta per le aziende.
Suona particolarmente subdola la voce 4.g

ampliamento della nozione di mansioni equivalenti;

Mah!
Io non mi posso lamentare - anche se sono sicuro che ci sia una trappola da qualche parte - ad una prima lettura questa proposta di legge potrebbe avvantaggiare le mie attività come freelance.
Però…

Nel commentare la proposta di legge, Speculum Maius invoca l’esempio del Titanic - da un articolo di Simone Brero…

A cosa serve al capitano ordinare una virata di emergenza, o al
timoniere e al macchinista eseguire l’ordine, se la nave non e’
progettata per effettuare una simile operazione in tempo utile? Esiste
un ruolo di leadership, tanto importante quanto trascurato dai
dirigenti: quello del leader come progettista. Del resto, nell’ultimo
costoso film di James Cameron dedicato alla tragedia del Titanic, il
progettista riconosce le proprie responsabilita’, affondando
volontariamente insieme alla nave…

http://oceanexplorer.noaa.gov/explorations/04titanic/media/titanic_bow_railing_600.jpgHo spesso usato i dati sui sopravvissuti del Titanic (se ne trovano varie versioni on-line, basta cercare “Titanic Dataset” tramite Google) come eterodosso esercizio per i miei studenti di statistica ambientale.
Di solito mi becco un’infilata di occhiate strane, come se fossi appena sceso da un disco volante - quando va bene: quando va male, i più ortodossi si inalberano perché l’esercizio non è serio.

Eppure, a ben guardare, l’affondamento del Titanic è una catastrofe ambientale, con conseguente estinzione di massa.

E il fatto che ne abbiano fatto un film di grande successo significa oltretutto che tutte le persone in aula sono a conoscenza delle dinamiche dell’evento, e possono quindi affrontare i numeri senza bisogno di lunghi spiegoni.

Ed i numeri dicono chiaro che per sopravvivere sul Titanic, con buonapace di James Cameron, bisognava essere
a . passeggeri di prima classe
b . membri dell’equipaggio

Lasciamo come esercizio per il lettore l’estensione di questa osservazione allo stato del merito in Italia.

Pubblicato su 21° secolo, freelancing, neofeudalesimo, pork chop express | 3 Commenti »

Piani d’Emergenza

Pubblicato da Davide su Maggio 2, 2008

Niente stimola maggiormente l’ingegno che vedere un terzo del nostro reddito annuo scomparire per un vezzo del Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca.

Se il corso di maggio è morto, si può sempre inventare qualcosa di nuovo.
Negli ultimi due giorni ho stilato le tracce per tre possibili attività di back-up da mettere in piedi dopo settembre.
Buona parte del materiale è già pronto.
Due corsi frontali a contratto - uno specialistico ed uno generico - ed un giro di conferenze che, a fronte di poca spesa dovrebbero se non altro irrobustirmi il curriculum se non esattamente salvarmi il bilancio.
Ammesso che qualcuno abboc… si dimostri interessato.

http://heather.cs.ucdavis.edu/~matloff/R/Rlogo.gifBuona idea, in retrospettiva, dare una botta ad R all’inizio di quest’anno.
Il software/linguaggio open source per l’analisi statistica diventerà di default la spina dorsale delle mie prossime attività didattiche - e così ci risparmiamo alcune banconote di licenze d’uso.

E chissà che per l’estate io non riesca a mettere insieme anche qualcosa di breve e facile su Processing, che rimane il miglior software scoperto negli ultimi dodici mesi.
Peccato che - tanto per cambiare - le poste mi abbiano smarrito il manuale ordinato mesi or sono.

Oh, beh, con i soliti alti e bassi, è arrivato il weekend…

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Gestione della Crisi

Pubblicato da Davide su Aprile 29, 2008

Il problema del condurre una doppia vita è che inevitabilmente prima o poi succede che la vita numero uno interferisca con la vita numero due, o viceversa.
Ora, Bruce Wayne e Peter Parker di solito queste cose se le giostrano abbastanza bene, ma la vita reale è un’altra cosa.
Ecco quindi che, mentre gli stimoli a scrivere e le buone idee abbondano, mi ritrovo con uno dei miei corsi universitari cancellato per scarsità di partecipanti - una diretta conseguenza dei tagli del governo ai fondi universitari?

Risultato - avrei un paio di bei racconti da scrivere, ma devo invece inventarmi qualcosa che, messo sul mercato nella seconda metà dell’anno, compensi le mie perdite dovute alla cancellazione del corso.
Si tratta di identificare un argomento sul quale poter offrire una formazione agile e approfondita, identificare un target al quale offrire tale formazione, e magari anche un posto dove organizzare e tenere le lezioni.
Le idee non mancano (fortunatamente), ma si tratta di un sacco di lavoro.

È il bello di lavorare come freelancer - una fluttuazione nei budget altrui, e noi ci ritroviamo scoperti.
Alla lunga, mi dicono, ci si abitua.
Ma io ne farei anche a meno.

Pubblicato su Cat Blog, freelancing, progetti personali | 11 Commenti »

Perché Io Valgo

Pubblicato da Davide su Aprile 11, 2008

No, non è la pubblicità di uno shampoo.
Si tratta di un interessante post del blog Cubasia.
Tema, le condizioni di lavoro dei programmatori.

http://www.inthesetimes.com/images/28/21/railroad.jpgMa il discorso vale per qualsiasi freelancer che lavori prevalentemente con la propria creatività…

  • Programmatori.
  • Traduttori.
  • Autori.
  • Compositori.
  • Analisti di Dati.
  • Grafici.
  • Editor.
  • Entertainer.

Tutte persone che di solito mettono al servizio del committente un’esperienza maturata in anni di studio - spesso da autodidatti, o peregrinando per paesi in cui si parlano strane lingue - a fronte di pagamenti irrisori, spesso offensivi, o a condizioni di lavoro da cantiere ferroviario dell’Arizona a fine ‘800.

Se accetto un compenso irrisorio, delle condizioni di lavoro inadatte e senza sicurezza, un contratto (per modo di dire) significa che ritengo corretto e giusto il prezzo concordato per il mio valore. Se questo può essere un compromesso accettabile per entrare nel mercato del lavoro, od in periodi di assoluta necessità, non può essere la regola.

E’ legge universale che il pagamento di un servizio deve essere commisurato alla reale esigenza e qualità dello stesso.

Se richiedo un Bravo Informatico lo devo pagare come un bravo informatico. Se intendo
pagarlo di meno allora le cose sono due: O mi trovo davanti ad una persona che sta “svendendo” il suo valore, o realmente a me non interessano i servizi di un bravo Informatico e sto assumendo lo “smanettone” di turno; perché “lo smanettone” è quello che io cerco, assumendomene tutti i rischi del caso.

Se ritenete di avere delle conoscenze che valgono, che avete acquisito con lavoro e fatica, e Vi offrono meno di quanto pensate di valere, la risposta deve essere una sola: “Non state cercando un Bravo Informatico”.

Mi rendo perfettamente conto che può essere duro dare questa risposta, ma è la sola risposta che vi permette di distinguerVi.

Che brutto, parlare così di soldi, vero?
C’è un condizionamento culturale molto forte, riguardo al fatto di parlare pubblicamente di soldi - soprattutto per dire che ce ne danno troppo pochi.
Per qualche strano motivo, sbandierare milioni è ok.
Lamentarsi del tozzo di pane è di cattivo gusto.
Si appare gretti.

Beh, però quelle di Cubasia sono parole sante.
E chiunque si sia trovato in un ambito di lavoro dove chi gioca al ribasso vince, saprà quanto scotti l’aver chiesto il giusto, e vedersi scavalcare da un cialtrone che si svende, e spesso millanta capacità che non ha.
Sostituite Bravo Informatico con la vostra categoria d’elezione.

Se avete accettato un compenso inferiore alle Vostre aspettative significa che questo è
quanto Voi valete. A poco vale lamentarsi una volta che si è accettato.
Vi siete pesati, vi siete misurati, ed avete concordato che valete poco. Nessuno vi ha puntato una pistola alla testa costringendovi ad accettare, siete stati Voi stessi a farlo.

Poichè la conoscenza che abbiamo appreso è un bene prezioso, quello che di da i mezzi per vivere, dobbiamo essere i primi a valorizzare questo bene al meglio che possiamo.

Amen.

Io propongo di cominciare a stampare magliette con su scritto IO VALGO.
E cominciare a boicottare chi ci sottopaga.

Pubblicato su freelancing, pork chop express | 2 Commenti »

Freelancing accademico

Pubblicato da Davide su Marzo 25, 2008

Mi rendo conto che con questo post sto infrangendo la regola che vorrebbe tutti i nostri interlocutori come nostri potenziali concorrenti.
E tuttavia, è successa una cosa strana.
Negli ultimi 10/15 giorni ho ricevuto due o tre email da persone a me sconosciute, che avendo scoperto il mio sito professionale, mi chiedevano informazioni su come sia possibile passare al freelancing in campo accademico o - nelle parole di uno dei miei corrispondenti - continuare a fare il nostro lavoro quando l’università non ci vuole più fra i piedi.

Ora, questo è molto imbarazzante.
nel senso che sarebbe bello poter dire a questi ragazzi e a queste ragazze “restiamo in contatto, chiamami domani, collaboriamo!”
Peccato che con l’aria che tira, ci sia a malapena lavoro a sufficienza per un singolo, e sarebbe difficile - anche se non impossibile - strutturarsi e proporsi come studio di associati.
I committenti già storcono il naso a pagare un solo consulente - figuriamoci una squadra di cinque.
Conserviamo quell’opzione per il futuro, ma concentriamoci sull’attuale situazione, che vuole lupi solitari o al massimo gruppi non strutturati di professionisti in grado di collaborare occasionalmente.

Tutto ciò che posso fare, quindi, è dare tutto il mio incoraggiamento, e mettere per iscritto alcune considerazioni su Come continuare a fare il nostro lavoro quando l’università non ci vuole più fra i piedi.
Augurandomi che altri vogliano aggiungere la propria opinione, o le proprie osservazioni, in modo da rendere queste note più complete.

Premessa: il modo migliore per restare nell’ambito della ricerca anche quando tutti cercano di farci fuori è quello di renderci indispensabili.

Il famoso proverbio anglosassone “costruite una migliore trappola per topi e il mondo si aprirà la strada fino alla vostra porta” ha un certo senso.

Per rendersi indispensabili, è essenziale saper fare bene qualcosa che gli altri non sappiano fare, e divulgare il più possibile questo fatto.
Sarà quindi necessario sottolineare e sviluppare gli elementi unici ed originali del proprio lavoro, e magari potenziare il proprio curriculum, e poi cercare occasioni per esporre la propria merce.

Il curriculum lo si potenzia lavorando (ah, è un cane che si morde la coda!) o frequentando corsi di perfezionamento.
Per qualsiasi materia esiste ormai un’offerta - in Italia ed all’estero - quantomai ampia e variegata di corsi di aggiornamento, per cui si ha spesso l’imbarazzo della scelta.
Io personalmente mi impongo un corso all’anno - ammesso di potermelo permettere.
Esiste infatti un problema: corsi e seminari costano.
Tocca avere una certa scorta di risparmi a cui attingere, oppure trovarsi un lavoro part-time per pagarseli, o al limite appoggiarsi a parenti ricchi.

Per l’esperienza lavorativa, si può provare a cercare un ente che offra internati estivi.
Ci sono di solito limiti di età, nazionalità o qualifica, ma l’offerta è spesso molto interessante.
Non ci si arricchisce, ma si tratta di esperienze formative infinitamente superiori a dei semplici corsi.
Anche qui, è più probabile avere delle spese che dei guadagni in solido.
Ma non è per i soldi che lo stiamo facendo.

Dove reperire le informazionia a riguardo?
In Internet.
Praticamente ogni attività professionale o accademica ha una mailing list e/o un server dedicato.
Da non trascurare le associazioni e gli ordini professionali, che spesso gestiscono siti web con materiale informativo.
Avendo accesso ad una buona biblioteca, molte riviste hanno ampie sezioni dedicate all’offerta formativa.
New Scientist fornisce lo stesso servizio anche on-line.

Per sottolineare ciò che c’è di originale nel proprio lavoro, tocca studiare, ampliare l’argomento, applicare nuove metodologie, sperimentare.
Aggiornare le nostre bibliografie rispetto allo stato dell’arte.
Anche qui una ricerca in rete può aiutare.
L’idea di fondo

  • C’è qualcosa che abbiamo fatto nel nostro lavoro di ricerca fin qui che sia particolarmente nuovo e originale?
  • Oppure qualcosa che avremmo potuto fare diversamente?
  • Soprattutto, c’è qualcosa che nessun’altro in Italia ha ancora fatto?

Sono quelli gli elementi da enfatizzare e sviluppare.

Io non trascurerei:

  • l’applicazione degli strumenti informatici
  • l’interdisciplinarità

Se possibile, dare al nostro lavoro un taglio che includa una (almeno) di queste due opzioni.
Che non sono solo buzzwords del marketing, ma rappresentano reali campi in cui la nostra pratica professionale potrebbe essere sottosviluppata.

http://www.ianlabs.com/wp-content/uploads/2007/03/freelance_stratosphere.pngFatto ciò, tocca farsi conoscere.

  • Sito internet, quindi, con dati personali e curriculum.
  • Biglietti da visita, con recapito, e-mail, telefono.
  • Un’idea chiara (ma trattabile) delle nostre tariffe
  • … e delle tariffe normalmente offerte dai potenziali committenti (difficile sperare in più di 1000 euro lordi dall’Università per un lavoro a contratto).

Poi si parte e si va ad un congresso - ma non come pubblico.
L’idea è quella di presentare un esempio del nostro lavoro - un esempio della nostra unicità.
Un poster o una breve presentazione - e poi darsi da fare con chi fa domande, per stabilire un contatto.
Anche ammettendo che ai congressi i due terzi dell’uditorio sono in stato comatoso, qualcuno nel terzo restante potrebbe vedere in voi un potenziale collaboratore.
Normalmente, si tratterà delle persone più intelligenti e simpatiche (avendo oltretutto interessi comuni ai nostri).

Intanto, per usare un termine giovanilistico, sbattersi.
Se c’è la possibilità di fare conferenze, farle.
Corsi per i ragazzini della scuola media, corsi per il dopolavoro ferroviario, per i membri della bocciofile.
WWF, ItaliaNostra, LIPU…
Non per denaro (se pagano meglio, ma è improbabile che paghino): per una lettera di accredito e, magari, un trafiletto sul giornale.
In modo da rimpolpare il curriculum.
Lo stesso vale per le pubblicazioni.
Cercarle attivamente, in qualsiasi sede.
Con un occhio inparticolare per le pubblicazioni accademiche.
A parità di sforzo, meglio il proprio nome su una pubblicazione accademica che un pagamento in denaro.

Nota: si arriverà al momento in cui tutte queste prestazioni gratuite per un pubblico non qualificato diventeranno un imbarazzo per i vostri committenti.
Vi chiederanno di toglierle dal curriculum, o per lo meno di ridimensionarle.
Potrebbe essere (perversamente) un segnale positivo.

E per finire mai, mai per nessuna ragione, rifiutare di dare una mano ad un collega in difficoltà.
Senza farsi usare, naturalmente, ma aiutando gli altri costruiamo una rete di contatti e di rispetto che può portarci informazioni, suggerimenti, collaborazioni future.

E intanto, conserva quel lavoro part-time.
Perché ci sono sempre comunque dei tempi morti, dei periodi di vacche magre o magrissime.

Un’ultima nota volante - la maggior parte dei siti dedicati ai freelance sul web (ce ne sono a dozzine, in lingua inglese), e che spesso offrono delle ottime idee, sembrano focalizzati sulle “professioni creative”.
Non permettete a nessuno di convincervi che la ricerca scientifica non sia un’attività creativa.
In altre parole, ciò che vale per un fumettista o un pubblicitario vale (con le dovute modifiche) anche per noi.

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È uno sporco lavoro, ma qualcuno deve farlo

Pubblicato da Davide su Marzo 11, 2008

Perché non noi?

La rivista online InfoWorld ha appena pubblicato l’elenco dei sette “lavori sporchi” dell’informatica.
Lavori schifosi, di scarso prestigio, che nessuno vorrebbe fare.
Ma che garantiscono l’assunzione immediata, proprio perché mancano volontari.
E poiché questo blog si chiama “strategie evolutive” e per evolvere bisogna sopravvivere, noi ce li segnamo, e ci pensiamo su…
Di cosa si tratta?

7 . Archeologo dei Legacy Systems
Qualcuno dovrà pure occuparsi di tutto quel software sviluppato in linguagi “obsoleti” che i giovani leon non vogliono neppure vedere dipinto, ma che è ancora alla base di un sacco di sistemi…

6 . Zombie dell’Help Desk
Ah il piacere di ricevre decine di telefonate da idioti che non sanno dove sia il tasto di accensione del loro PC o - più seriamente - che hanno dei problemi a far girare sul loro sistema l’ultimo driver aggiornato…

5 . Specialista in Reboot On-Site
Ci sono momenti in cui l’unica soluzione è spegnere tutto e riavviare - sperando di non perdere dati essenziali…

4 . Negoziatore di Pace Interdipartimentale
Uno abbastanza in gamba da permettere a due gruppi che girano su sistemi, paradigmi o piani di sviluppo diversi di dialogare da pari a pari… senza farsi male.

3 . Black-Ops, Ingegnere per lo Spionaggio Aziendale
Perché a volte la concorrenza ha delle idee migliori…

2 . Specialista nella Migrazione delle Centrali Dati
Un lavoro nel campo della logistica, a metà strada fra l’informatica e le pulizie industriali.

1 . Architetto di sistemi a fango
Perché ci sono computer anche sulle piattaforme petrolifere, negli impianti di filtraggio dei flussi fognari e negli acquedotti.

Nel complesso un bel pacchettino, ma certo meglio che fare il pulitore di cisterne per gasolio o lo spaventapasseri per la LIPU.

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Cybernomadismo

Pubblicato da Davide su Febbraio 29, 2008

Siamo una società in movimento.
E considerando che stando alle previsioni due su tre di noi in capo a diec’anni vivranno in una baraccopoli, imparare a viaggiare leggeri potrebbe diventare un’esigenza.
Una spiacevole esigenza.

Abbiamo già discusso in passato come, con un po’ di pratica e due chiavi USB sia possibile fare a meno del proprio computer portatile.
Si carica PortableApps, se ne personalizza il contenuto con un paio di downloads tattici, si fornisce uno spazio per stoccare il nostro materiale, ed è fatta.
O per il radicalismo informatico, si seguono le istruzioni su questo sito e si installa Ubuntu (o qualsiasi altro Linux) su una chiavetta mobile.
Basta aggiungere un portachiavi.
Un’alternativa leggera, flessibile, a basso costo (o a costo zero, se riciclate delle chiavi che avete già) ea prova di ladro.
Perché, ammettiamolo, uno che vi rubi un portachiavi a moschettone con due chiavi USB attaccate è veramente solo un idiota.

Ora, pensando al mezzo miliardo di persone (pochine, tutto considerato) che ogni giorno si connettono alla rete da connesioni volanti, è stato presentato al pubblico Jooce.
Che è poi un desktop virtuale, accessibile da qualsiasi terminale connesso a internet.
Gratuito.
Bastano login e password.

Difetti?
E’ un po’ pesante - nel senso che su un vecchio computer a carbone con una connessione a manovella, o non gira o va a strappi.
Pessima notizia, per i futuri abitanti della baraccopoli.

In alternativa, si potrebbe dare un’occhiata a DesktopTwo, che lavora su un principio affine.

Altri servizi sono in via di sviluppo - e la BEEB dedica loro un articolo informativo

C’è ancora molto lavoro da fare.
Ma è un ulteriore segno che l’hardware sta diventando un fattore incidentale.
Insieme con gli strumenti di Google - mail, spreadsheet, editor di testo, eccetera - Jooce potrebbe rendere la vita molto più facile a freelancer itineranti e altri tecno-nomadi.
In fondo, non c’è un ufficio o un dipartimento universitario che non abbia una conessione alla rete.
Perché scammellarsi cinque chili di hardware quando bastano due chiavette USB?

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Nuova trasferta

Pubblicato da Davide su Dicembre 6, 2007

Nuova trasferta all’orizzonte - e con un preavviso minimo.
Mi attendono sei giorni di fuoco a Cagliari - splendida città, dal poco che ho potuto vedere durante la mia ultima visita.
L’imprevisto mi grava sul budget e mi stravolge ogni altro piano, ma è una di quelle opportunità alle quali non si può rinunciare.

L’affrettata organizzazione del viaggio porta a due interessanti e spiacevoli scoperte.
Primo, la compagnia aerea che garantisce i voli interni fra Torino e Cagliari ha dimezzato il numero dei voli - obbligandomi così a prolungare di due giorni la mia permanenza fuori casa, con tutte le spese del caso.
Secondo, la medesima compagia pratica l’allegra consuetudine di variare i prezzi a seconda del giorno in cui si prenotano i voli - il prezzo patuito ieri si è rivelato oggi, all’atto del pagamento, aumentato di dieci euro.
E ringraziarli, che era l’ultimo posto su quel volo.

Possibile che in questo paese l’acquisizione di un monopolio generi sempre scortesia, scorrettezza ed arbitrarietà?

Comunque, ora prepariamo la valigia.
Il tempo scarseggia e le cose da fare sono ancora una infinità…

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