Ho appena finito di leggere, con non poco divertimento, Got a Revolution, la definitiva biografia dei Jefferson Airplane/Jefferson Starship scritta una decina di anni or sono da Jeff Tamarkin.
Zeppa di aneddoti, brani d’intervista e osservazioni critiche, mi ha fatto venire voglia di tirar fuori i vinili e riascoltarmeli tutti, uno dopo l’altro, in sequenza - partendo da Surrealistic Pillow del 1967 (essendo un fan di Grace Slick non posseggo il precedente Takes Off) fino ad arrivare a Jefferson Airplane del 1989 (con la sua brutta canzoncina sul panda)…
Poi ci ho ripensato.
Soprattutto perché per ascoltare in sequenza i diciassette album ci vorrebbero quasi tredici ore, che diventerebbero oltre il doppio aggiungendo anche le uscite soliste di Grace Slick e Paul Kantner, la KBC Band, la Planet Earth Rock’n'Roll Orchestra in tutte le sue forme, e i peraltro deteriori album degli Starship (quelli senza Jefferson nel nome, e Paul Kantner nel line-up).
Quasi due giorni mettendoci anche i live ed i best-of.
Ho perciò fatto una selezione - tre o quattro ore di musica - cominciando a metà, proprio come la prima volta.
Acquistai Earth, dei Jefferson Starship, per provare a vedere com’era, cinque o sei anni dopo la sua uscita (1978).
Non conoscevo la band - che in Italia non ha mai avuto un grandissimo seguito - né avevo idea di che genere di musica facessero.
Ma si chiamavano “astronave” ed avevano un disco intitolato “Terra” - quindi non potevano essere male.
E in effetti non erano male - anche se la canzone ispirata allo skate-board me la sarei risparmiata.
Ah, beata gioventù - chi mai si sarebbe immaginato che da lì a diec’anni mi sarei ritrovato a scoprire su Mtv personaggi che si fiscalizzano “skater professionista”.
Dopo Earth, un balzo nel passato con Surrealistic Pillow, il disco del 1967 dei Jefferson Airplane in cui debutta Grace Slick, una voce straordinaria.
Alcuni brani - i classici Somebody to Love e White Rabbit - sono inflazionati, resi triti da decine di passaggi in decine di film e documentari sulla guerra del Vietnam, ma l’abum nel suo insieme è incredibilmente vivo e attuale - non dimostra certo i quarant’anni suonati che ha.
Poi di nuovo in avanti, con Red Octopus, seconda uscita dei Jefferson Starship, 1975, definito “inascoltabile” da Rolling Stone all’epoca, inconcepibilmente.
Poi After Bathing at Baxter’s, strano e sperimentale, col suoridicolo aereoplano in copertina, ancora del 1967, undisco che all’epoca mi fece dubitare fortemente dela mia saggezza nell’ascoltare questa gente.
Poi Dreams, disco solista di Grace Slick, prodotto levigato e maturo degli anni ‘80, e KBC Band, dell’86, bello tirato, Kantner Balin e Casady mai così affiatati, e la copertina con il testo delle canzoni scritto in piccolo, a caratteri neri, su un fondo rosso che mi manda la vista a pallino tutte le volte (ma come non leggersi i testi?)
E per chiudere Planet Earth Rock’nRoll Orchestra, del 1983 ma acquistato per lo meno nel 90 - il disco candidato al premio Hugo che finalmente mantenne per me la promessa di coniugare musica e fantascienza che Earth mi aveva suggerito anni prima.
Un modo diverso per passare una domenica pomeriggio.
Per chi se li fosse persi…
http://it.youtube.com/watch?v=urjmxO66mS8
The House at Pooneil Corners, live da un tetto di New York, 1968.
Molto prima dei Beatles…