strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

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Classici e Ciarpame

Pubblicato da Davide su Maggio 13, 2008

Mi viene segnalato un buon post sul tema di Letteratura Antica e Moderna che pare fatto apposta per suscitare dibattiti.
Dopo aver postato un commentino rapido-rapido sul blog in questione (meglio non occupare troppo spazio sulle pagine altrui con opinioni non richieste), butto giù un paio di opinioni gratuite un po’ più estese in questa sede.
Già sapendo che finirà per essere un altro pork chop express.

Riassumo malamente la tesi di partenza…

In passato la letteratura e le sue innovazioni erano considerevoli:
l’elités della società veniva in un certo senso “coinvolta” ed
“influenzata” dalle opere composte. Spesso gli scritti rappresentavano
davvero una novità
[...]
Ma dubito seriamente che le generazioni future studieranno autori come
Dan Brown e Federico Moccia. Così arrivo alla mia riflessione. Oggi la
letteratura è diventato un passatempo; come ha affermato la
professoressa a lezione “oggi si legge per svago.” Ed è vero. E la cosa
che mi colpisce è che si leggono solo romanzi come “Il codice da Vinci”
o “Tre metri sopra il cielo”, che per quanto possano essere intriganti
non rappresentano di certo la nostra letteratura.

Il post in questione sembra più interessato alla forma che ai contenuti (lecito), ma getta le basi per una discussione (spero) non banale.

La narrativa viene letta - in prima battuta - perché produce piacere in chi la legge.
Il piacere può assumere varie forme - il piacere di scoprire qualcosa di nuovo, il piacere di farsi due risate davanti a situazioni paradossali, il piacere del brivido…
Su questa condizione di base - senza la quale, semplicemente, i libri non si leggono - si innestano due funzioni “embedded”, che fanno parte tanto del contenuto che della forma della narrativa.

La prima funzione è esplorativa - si osservano e si descrivono situazioni nuove e differenti, oppure si offrono visioni differenti di situazioni e fenomeni notie considerati acquisiti.
La seconda funzione è sostanzialmente di rassicurazione - non c’è nulla da temere, tutto andrà per il verso giusto.
Non necessariamente questi due ingredienti sono bilanciati, 50/50.

Jack Kerouack (lo stile del quale venne definito da un critico “battere a macchina, non scrivere”) è sostanzialmente sperimentale nella forma ed esplorativo nei contenuti.
Chandler (lo stile del quale, con quello di Hemingway, è la base di molta narrativa moderna) è moderatamente sperimentale nella forma e se esplora una certa visione “noir” della società, è in ultima analisi rassicurante - esiste il male, ampiamente diffuso, ma il singolo può ancora contare su risorse morali sufficienti ad opporvisi.

Un po’ come i romanzi di Dickens, che esplorano una società in rapidissimo mutamento e spaventosa per la sua crescente inumanità, ma ci rassicurano con l’osservazione che le relazioni interpersonali fra persone decenti possono servire ad arginare l’avanzata della disperazione.
E così via…

Senza mai scordarsi il piacere della lettura.
“Il Circolo Pickwick” è una valanga di risate.
“Il Grande Sonno” è un ottimo poliziesco (anche se non si capisce chi sia l’assassino).
Lo svago e l’intrattenimento sono salvi - ma con un extra.

Arriviamo così ad una ipotesi classificativa.
La letteratura di buona qualità (classici inarrivabili o semplicemente sano, solido intrattenimento) gioca sul piacere della scoperta, dell’esplorazione, della sfida.
“Dracula” di Bram Stoker è rassicurante (il vampiro viene eliminato), ma provo piacere a leggerlo perché posso giocare con l’idea che il vampiro possa vincere, il male trionfare… e così esploro e sperimento queste eventualità.
Lo ha capito bene Kim Newman, che proprio a quell’eventualità alternativa ha dedicato uno dei migliori romanzi mai scritti sul tema del vampiro, il colossale “Anno Dracula”.
Un classico nel suo genere.

La narrativa mocciosa (mocciana? mocciniana? moccide?), d’altra parte, gioca sul piacere della rassicurazione.
Le situazioni descritte difficilmente sono presentate sotto una nuova ed originale angolazione (siamo al classico “boy meets girl”) e tutto gioca a rassicurare il lettore, a farlo sentire tranquilamente parte di una collettività che ha gli stessi problemi, le stesse idee, le stesse passioni…

Moccia viene qui assunto ad esempio ma non è certo l’unico perpetratore di questa forma narrativa dall’epoca di Assurbanipal fino a noi… i polizieschi di routine con il super-detective che risolve tutto, i romanzi rosa scritti col ciclostile, il fantasy clonato direttamente dalle cellule surrenali di Tolkien, la fantascienza dei tie-in di Star Trek e Guerre Stellari, i libri sui Coniglietti che legge Snoopy, la letteratura come forma di ostentazione intellettuale (”ora vi faccio vedere io quante parole da sette sillabe conosco!”), la pornografia, James Bond…

L’elenco potrebbe essere lunghissimo.

E qui casca l’asino…
Perché l’esplorazione è sempre nuova e vitale - anche quando esploro le rovine di una civiltà scomparsa - ed il piacere che ne ricavo è sempre vivo.
Ma la rassicurazione, specie la rassicurazione di tipo sociale, è sostanzialmente legata solo a fattori locali mutevoli - e quindi invecchia alla svelta.
Potremmo vedere questi libri trasformati in “reperti di un’epoca dimenticata” - ma i libri di questo tipo, che ci danno una fotografia esatta di un momento storico, raramente passano alla storia se non contengono anche una visione nuova e fresca, delle opinioni forti, una voce autorevole.
Che di rado si limita ad essere rassicurante.

È per questi motivi, incidentalmente, che la narrativa orrifica di H.P. Lovecraft ha una vita così lunga (ed uno status di classico) paragonata all’opera di altri autori di Weird Tales spesso più dotati stilisticamente.
Perché il Gentiluomo di Providence non fu mai consolatorio o rassicurante - se non nel senso più ironico possibile - ed in questo modo riuscì a scrivere storie che non invecchiano.
Evitò storie in cui il lieto fine è garantito dall’uccisione del bieco cinese di turno, dall’ostracizzazione del pericoloso mezzosangue che si spaccia per uomo bianco, o dal riconoscere che astinenza sessuale e attività fisica sono la strada per la salvezza del genere umano.
Idiozie, diremmo oggi - ma all’epoca nient’altro che piacevoli rassicurazioni.

I classici invecchiano bene.
Ed invecchiano bene perché fanno leva su ciò che di più vitale esiste nella letteratura, lasciandosi alle spalle provincialismi e localismi che datano inesorabilmente le pagine, trasformando la storia in un relitto di un’epoca (volentieri) dimenticata.

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Delirio con Iceberg

Pubblicato da Davide su Maggio 12, 2008

Prendo lo spunto dal post su Speculum Maius relativo alla proposta di legge del Mistro Gelmini sulla meritocrazia.
La proposta, tra l’altro, è scaricabile da qui.

Fin dall’inizio, mi viene da storcere il naso…

ONOREVOLI COLLEGHI ! — La presente proposta di legge intende agevolare la diffusione e l’attuazione concreta nella società italiana del principio del merito.

Ora, saranno le mie eterodosse posizioni politiche, ma trovo molto difficile credere che una legge possa radicalmente e concretamente alterare le posizioni della società italiana.
Se la società italiana fosse fondata su principi meritocratici, non servirebbe una legge per inculcarli ai cittadini.
Se serve una legge, questa andrà contro il sentire comune della maggioranza, che farà resistenza - anche inconsciamente.

Diciamocelo chiaro e tondo - ad invocare sistemi di merito sdono i tagliati fuori, non quelli inseriti nelle strutture grazie a nepotismi, spinte, mazzette o semplice capacità di abusare del sistema… `

L’impostazione statalista e dirigista che ha imperniato l’ordinamento degli ultimi cinquanta anni ha portato con se la marginalizzazione del merito, che non e mai`assurto a principio guida in grado di regolare i fenomeni sociali, i processi economici e le relazioni di lavoro, in favore di criteri di uguaglianza formale che, di fatto, si sono tradotti in forti disincentivi alla capacita individuale.

Curioso che si proponga una legge per ovviare alle magagne.
Non una campagna culturale, ma una imposizione per legge - quanto di più statalista e dirigista si possa immaginare.
O no?

Perché poi, a cosa si riduce la proposta?
Nel valorizzare i risultati superiori alla media - misura statistica pericolosissima -, nell’eliminare i meccanismi automatici di avanzamento professionale (bye bye anzianità di servizio), nell’istituzione di fantomatici organismi atti a valutare…

Insomma, un ulteriore layer burocratico, con un forte sentore di ennesima marchetta per le aziende.
Suona particolarmente subdola la voce 4.g

ampliamento della nozione di mansioni equivalenti;

Mah!
Io non mi posso lamentare - anche se sono sicuro che ci sia una trappola da qualche parte - ad una prima lettura questa proposta di legge potrebbe avvantaggiare le mie attività come freelance.
Però…

Nel commentare la proposta di legge, Speculum Maius invoca l’esempio del Titanic - da un articolo di Simone Brero…

A cosa serve al capitano ordinare una virata di emergenza, o al
timoniere e al macchinista eseguire l’ordine, se la nave non e’
progettata per effettuare una simile operazione in tempo utile? Esiste
un ruolo di leadership, tanto importante quanto trascurato dai
dirigenti: quello del leader come progettista. Del resto, nell’ultimo
costoso film di James Cameron dedicato alla tragedia del Titanic, il
progettista riconosce le proprie responsabilita’, affondando
volontariamente insieme alla nave…

http://oceanexplorer.noaa.gov/explorations/04titanic/media/titanic_bow_railing_600.jpgHo spesso usato i dati sui sopravvissuti del Titanic (se ne trovano varie versioni on-line, basta cercare “Titanic Dataset” tramite Google) come eterodosso esercizio per i miei studenti di statistica ambientale.
Di solito mi becco un’infilata di occhiate strane, come se fossi appena sceso da un disco volante - quando va bene: quando va male, i più ortodossi si inalberano perché l’esercizio non è serio.

Eppure, a ben guardare, l’affondamento del Titanic è una catastrofe ambientale, con conseguente estinzione di massa.

E il fatto che ne abbiano fatto un film di grande successo significa oltretutto che tutte le persone in aula sono a conoscenza delle dinamiche dell’evento, e possono quindi affrontare i numeri senza bisogno di lunghi spiegoni.

Ed i numeri dicono chiaro che per sopravvivere sul Titanic, con buonapace di James Cameron, bisognava essere
a . passeggeri di prima classe
b . membri dell’equipaggio

Lasciamo come esercizio per il lettore l’estensione di questa osservazione allo stato del merito in Italia.

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Due cose

Pubblicato da Davide su Maggio 9, 2008

Due cose sole mi perderò della Fiera del Libro per la perdita delle quali mi rammarico profondamente, anche perché cascano lo stesso giorno in orari accessibili, e quindi potrei anche…. ma non voglio.

La prima è la lettura… pardon, facciamo i cool… il reading di alcuni brani scelti di Bonvi da parte del grande Freak Antoni, sabato verso l’ora di pranzo.
Le Sturmtruppen mi hanno accompagnato per tutte le scuole medie, e rinverdirne i fasti con l’interpretazione di Freak Antoni mi aiuterebbe asentirmi più giovan.

http://www.michiganshipwrecks.org/CliveCussler.jpgL’altra è la presentazione dell’ultimo romanzo di Dirk Pitt, che Clive Cussler terrà circa un’ora dopo.
Trovo Cussler pressocché illeggibile, soprattutto perché non accetto le regole del suo gioco, ma lo ammiro per la colossale cialtronaggine (in senso positivo) che daquarant’anni gli permette di tenersi a galla egregiamente, ed anzi cavalcare con entusiasmo i flutti della letteratura avventurosa.
Con il suo ruolo abilmente curato di cacciatore di relitti, è con gli anni diventato come e meglio dei suoi protagonisti - e incassa tutto il credito dell’essere una persona che le cose che racconta le fa, non le insegna in un’aula universitaria.
Maestro dell’autopromozione, Cussler presenterà il suo libro e probabilmente l’intera faccenda sarebbe una bella lezione per tutti gli scrittori nostrani, sommamente incapaci di mostrare un volto umano, di sfuggire ad una prosopopea da compartecipi dei poteri divini, di instaurare un rapporto diretto col pubblico.
Cussler il pubblico lo sa trattare.
Cussler li farà ridere, li farà annuire con aria saputa, sarà la star della presentazione.
E venderà una carrettatadi libri.
Perché è un cialtrone che scrive storiellette.
Ma non è un pallone gonfiato.

Non che gli scrittori nostrani se ne accorgeranno, naturalmente - troppo presi a pascolare e ruminare nel loro piccolo Olimpo in comproprietà.

[foto tratta da un interessante articolo del Michigan Shipwrecks Research Associates]

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Parlando di poesia con l’esattore delle tasse

Pubblicato da Davide su Maggio 6, 2008

Nonostante abbia partecipato a 24 nel ruolo di se stesso, non ho particolare simpatia per il senatore John McCain.
E d’altra parte, come non apprezzare una dichiarazione d’intenti come la seguente:

“I think also we have to think about incentivizing math, science and engineering students, because that’s the need for the future economy of this country and we have a real shortage of ‘em. I’d like to make education affordable and available to every single American. I’m not saying that they’d have to receive that education; but at least it would be available and affordable, and we’re a ways from that. But it would start with telling math, science and engineering students that we’re gonna do everything we can to make sure they receive an education in those specialties, and then broaden it out into every other.”

Bella soprattutto la puntualizzazione: “non dico che debbano ricevere una tale educazione, ma per lo meno sarebbe loro disponibile ed accessibile…”

Ieri sera, dieci minuti di esilarazione e delirio a discutere con alcuni amici umanisti per formazione ed educazione.
Ora, io su questo blog parlo (spesso) di scrittura, quindi non vedo perché loro non debbano parlare di scienza.
Se solo però ci capissero qualcosa!
Viene in mente il vecchio disco di Billy Bragg - Talking with the Taxman about Poetry.
Ci sono argomenti per i quali alcune categorie proprio non sono preparate alla discussione.
E qui parte il pork chop express…

La tesi dei miei amici umanisti - il popolino viene cullato in un falso senso di sicurezza grazie ad una campagna (nefasta) che promuove una (malaccorta) fiducia “quasi fideistica” nella scienza.

Il che è palesemente una sciocchezza.
In primo luogo, perché di promozione della scienza in circolazione ce n’è ben poca.
Vengono tagliati i fondi alla ricerca, le riviste scientifiche chiudono o perdono lettori a manetta (o diventano ocome il nuovo Airone… urgh!), cala la produzione (e la vendita) di saggistica scientifica di qualità, in Tv ci sono solo più documentari sui Templari o sui leoni del serengeti, l’attacco ideologico su temi quali la genetica o anche semplicemente la teoria dell’evoluzione è continuo edapprovato a livello politico da una vasta componente trasversale….
E l’ignoranza in ambito scientifico della popolazione è nota e tragica, pur venendo solitamente giustificata con “la vocazione umanistica della cultura italiana” (come se ce l’avesse ordinato il medico, di non conoscere la matematica).

Difficile affermare che la scienza viene promossa in funzione di controllo sociale, quando di fatto non viene promossa in alcun modo
Ed è piuttosto dubbio che la popolazione trovi rassicurante un argomento per il quale palesemente non ha interesse.

Eppure è così, mi viene garantito.
Il popolino guarda CSI ed è rassicurato dalla scienza.
Il mio cambio cerebrale gratta mentre cerco di adeguare i miei pensieri al nuovo argomento.
CSI è un telefilm.
È fantascienza.
Fantascienza certamente positivista, ma….
Davvero vogliamo sostenere che l’uomo della strada, dopo aver guardato un po’ di episodi di CSI, si convince che la scienza sia la strada che porta alla salvezza?

Davvero l’uomo della strada guarda un paio di episodi di CSI e poi tira un sospiro di sollievo pensando a tutti quei fisici che stanno indagando la materia oscura?
Davvero si sente rassicurato dalla teoria delle stringhe, dall’ipotesi del gene egoista, dalla memetica…?

Certo.
Anche perché, mi spiegano, quello che io chiamo scienza (la paleontologia, la fisica delle particelle, la chimica dei polimeri), è una pignoleria da specialisti che giustamente non interessa a nessuno.
“Scienza” è un tipo dall’aria affidabile, con un titolo accademico prima del nome, che compare in TV ed usa un paio di paroloni per rassicurare la popolazione.
E poi magari ci fa vedere un documentario sui leoni del Serengeti.
Ecco… i documentari sui leoni del Serengeti sono scienza, e sono rassicuranti.
La plebe non desidera altro.
Q.E.D.

“Alla gente”, mi spiegano, basta sapere che c’è qualcuno in camice bianco, che si sta occupando del problema, per sentirsi rassicurati.
Perché è stata promossa una fede cieca e acritica nella scienza.
Q.E.D. 2

È una di quelle discussioni dalle quali non si esce.
Inutile tentare di spiegare che la persona in camice bianco che si sta occupando del problema è rassicurante perché scarica il pubblico dalla responsabilità di darsi da fare in prima persona - ed è per questo che il poveraccio non ha fondi, e la fede o la fiducia nella scienza non c’entrano nulla.
Inutile tentare di spiegare che ciò che maggiormente desiderano gli esseri umani è che i loro problemi diventino problemi altrui (come già sosteneva Douglas Adams).
È come parlare di poesia con l’esattore delle tasse.

E mentre la ricerca scientifica e la cultura scientifica nel nostro paese sono in bancarotta, una categoria piuttosto nutrita (gente che ha studiato filologia, un paio di lingue morte, magari estetica - gente in gamba, badate bene!) sembra abbastanza infastidita dal fatto che i leoni del Serengeti vengano usati come strumento di controllo sociale, creando una “mistica della scienza”.

La cosa terrificante è che non hanno capito assolutamente nulla di scienza.
Ma forse hanno ragione comunque.

[immagine gentilmente fornita da Morguefile]

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Intenti letterari

Pubblicato da Davide su Aprile 30, 2008

http://staff.xu.edu/~polt/typewriters/underwood5small.jpgE così mi sono di nuovo andato ad inguaiare.
Sul solito blog di Max Citi prima, e su Alia Evolution poi.
Ci vuole, ammettiamolo, una certa creatività.

Eppure, sembrava una buona idea, al momento - riconoscere un proprio programma di lavoro, un proprio manifesto stilistico, e metterlo per iscritto, pubblicamente.
Un manifesto di intenti.
Unalettera di marca.
Una buona idea, certo, geniale.
E tutti a dire, però, bella idea, bisognerebbe davvero farlo.
Salvo poi, alla comparsa del mio breve elenco di temi e direzioni in cui vorrei spingere la mia produzione narrativa, osservare tutti che uau, sono proprio in gamba, ma loro non ce la farebbero mai.

Il che naturalmente sono solo fanfaluche.
Come dimostrano post precedenti e successivi, chi scrive seriamente ha un’idea più o meno chiara di ciò che sta facendo - anche se poi ama parlarne come se non ne avesse.
È parte della mistica dell’autore, probabilmente.
Insieme con concetti come talento e ispirazione.

In questo periodo sto leggendo - molto a spizzichi e bocconi - un libro di esercizi per stimolare la creatività.
Se naturalmente non ho ancora idea di quanto efficaci questi siano, l’idea mi pare buona - la creatività non è una quantità assoluta donataci dalla Musa, ma piuttosto un muscolo che possiamo allenare, sovraffaticare, strappare…
Ecco, io ogni tanto ho dei crampi alla creatività.
In queste occasioni, rivedo la mia agenda.
E faccio dei massaggi per ripristinare il muscolo indolenzito.

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Le Cinque Eccellenze

Pubblicato da Davide su Aprile 24, 2008

http://www.christinevivona.com/images/fivelem.gifIn un breve commento ad un post precedente, osservavo come i maestri taoisti riconoscano cinque “eccellenze”, vale a dire cinque capacità - o se preferite indirizzi accademici - eccellenti, poiché insieme costituiscono tutto il necessario per la vita e la crescita morale, spirituale e materiale dell’individuo.
Le cinque eccellenze sono connesse ai cinque elementi, e come icinque elementi si complementano vicendevolmente.

Ora, io non sono esattamente il tipo che va a vivere in una grotta sulla cima di una montagna per raggiungere l’Illuminazione, ma come gran parte dell’armamentario Taoista - con la sola possibile eccezione dell’elisir di lunga vita a base di mercurio - anche La Via delle Cinque Eccellenze si presta bene ad essere utilizzata nel ventunesimo secolo, anche senza diventare troppo “new agey”.

La Prima Eccellenza - La Meditazione (Elemento Terra)
Lo scopo della meditazione è quello di rigenerare la mente svuotandola dai pensieri e dal rumore di fondo. Altri, vi diranno che lo scopo è quello di disaccoppiare i due emisferi cerebrali, mettendo per un po’ a nanna l’emisfero razionale e lasciando mano libera a quello creativo.
Non vi è cultura che non abbia una pratica meditativa, perciò potremo scegliere quella che preferiamo.
Per miei trascorsi lunghi a riassumersi, ad esempio, io tendo a prediligere la meditazione che si fa camminando, ma anche scrivere o giocare a FreeCell possono trasformarsi in metodi per ripulire la mente.
È accertato che accarezzare un gatto - oltre a ridurre l’ipertensione - favorisce uno stato simile a quello raggiunto nella meditazione zen.

La Seconda Eccellenza - Le Arti Marziali (Elemento Metallo)
E vai!
Con una mano ti rompo, con due piedi ti spezzo.
Ma anche no.
Partiamo dal presupposto che una buona forma fisica favorisca una lunga vita.
Il Tai Chi è il genere di arte marziale d’elezione per il taoista urbano.
Movimenti lenti e coordinati, respirazione ed energia vitale sotto controllo.
Si può praticare anche sul balcione di casa (se è abbastanza largo) e si trovano corsi e manuali per tutte le tasche.

La Terza Eccellenza - La Guarigione (Elemento Acqua)
Qui non è il caso di scherzare.
La medicina non si pratica senza licenza - anche se si sono scaricati i manuali di agopuntura da eMule, non possiamo tramutare la nonna in un puntaspilli.
Più facile imparare un po’ di chiropratica, qualcosa sul massaggio, un minimo di igiene alimentare o erboristeria.
Ginseng.
La guarigione si pratica anche semplicemente preparando un brodo di pollo per una persona che abbia avuto un brutto inizio di settimana.
È un atteggiamento mentale, non un diploma (non a questo livello, per lo meno).

La Quarta Eccellenza - La Composizione (Elemento Legno)
Tradizionalmente poesia e musica, ma noi possiamo allargarci e includere la prosa e magari anche le arti grafiche.
Si tratta di saper trovare l’ispirazione (attività strettamente connessa alla meditazione), e creare qualcosa che prima non c’era se non come ipotesi o come potenziale.
Eseguirlo, produrlo, scriverlo, metterlo su carta o su tela.
Per il piacere del nostro prossimo - e per dare consistenza alle possibilità.
E magari pagarci la cena.

La Quinta Eccellenza - La Presentazione (Elemento Fuoco)
Presentazione di noi stessi e della nostra opera.
Tipo, non presentarsi davanti ad un dotto pubblico per una conferenza internazionale con la patta aperta o una macchia di sugo sulla camicia.
Avere le slide in ordine.
Formattare appropriatamente il manoscritto.
Seguire le linee guida, ma restando abbastanza originali da far dire a chi ci osserva… wow!

Tutto qui.
Come se fosse poco.
Eppure, è poi così lontano da ciò che si suppone ci dia l’università, o la scuola professionale di nostra scelta?
E invece in qualche modo è andato tutto perduto.
Si sono concentrati nel farci fare giusti gli esercizi, nello zittire le nostre domande, nel fare in modo che il nostro lavoro non differisse troppo da quello del nostro vicino.
Poi i loro zombie ci vengono a dire che guadagnarsi il pae con la creatività non è un’opzione.
Quando è stata la creatività a farci scendere dagli alberi.

Le Cinque Eccellenze.
Un’ottima strategia evolutiva.

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Foto dell’autore

Pubblicato da Davide su Aprile 21, 2008

Argomento toccato a malapena nel post precedente, ma interessante.

E chissà che queste informazioni non aiutino la mia amica Maria Grazia a lanciare la sua carriera di autrice….

Ho un amico in California che sostiene che esistono solo tre tipi di foto dell’autore.

//g-ec2.images-amazon.com/images/G/01/books/a-plus/Follett_Ken._V8355966_.jpg” non può essere visualizzata poiché contiene degli errori.1 . Primo piano in giacca e cravatta su sfondo ingannevolmente neutro.

È la classica foto dell’autore di saggi.
L’autore è un po’ inamidato, con una cravatta regimental se possibile (Quella della scuola? Quella del reggimento?) e rivolge alla macchina fotografica un sorriso benevolo e rassicurante.
Immagine omologata, ottima per autori mainstream o con velleità para-accademiche - romanzi storici, romanzi ambientati nel mondo della finanza.

Il fondale è neutro ma potrebbe contenere suggestioni rilevabili solo a posteriori.
Un buon esempio è la foto di Ken Follett con la vetrata da cattedrale alle spalle.
Qualunque riferimento a I Pilastri della Terra….

http://web.csustan.edu/english/reuben/pal/chap7/hemingway1.gifhttp://www.roundriver.org/images/Edward-Abbey_000.jpgScarse le alternative - se non il classicissimo combo pipa e ascot.
Per gli autori umoristici, è accettabile un cappello.
Per gli autori con barba, basta la pipa.

Per gli autori ad elevata tiratura, questo tipo di fotografia ha rimpiazzato ormai il classico “Hemingway shot” con l’autore alla macchina da scrivere, gli occhi fissi sulla pagina.
Decisamente superato.

http://www.geocities.com/livnlet/clavellp.jpg2 . Primo piano o piano americano, in abiti sportivi, immerso nella natura selvaggia

Giacca e cravatta lasciano spazio a sciarpa, maglione, giacche a vento da velista o cardigan con toppe sulle maniche.

L’autore è palesemente un uomo di classe ma d’azione, a proprio agio sotto cieli tempestosi e sulla costa di mari in burrasca.
In mancanza dei quali, un viale alberato autunnale andrà benissimo.
Opzionale ma consigliato - bastone da passeggio, cane (setter, bobtail).

Ideale per narratori d’avventura, fantasy e di narrativa di viaggio.

Impeccabile la mìse sfoggiata da James Clavell (Shogun, Tai-pan, Gai-jin). Si notino il drappeggio del trench e soprattutto la posizione della fibbia della cintura.
Chiaramente questo è l’uomo che vogliamo ci parli dell’oriente misterioso (altro che balle).

http://www.wylandfoundation.org/icon/images/icons/DrSylviaEarle.jpgPaleontologi e scienziati ambientali in genere possono farsi ritrarre

davanti ad affioramenti rocciosi significativi (o puramente coreografici) o in compagnia di fossili, meglio se di grandi dimensioni (i micropaleontologi si dannino).
Gli oceanografi possono farsi ritrarre in muta regolamentare, magari con delfino.
Le oceanografe graziose come Sylvia Earle possono fare a meno del cetaceo.
È consentito un sorriso un po’ più aperto in queste situazioni.


3 - Primo piano, camicia aloha, al tavolo degli autografi

L’autore di successo nel suo elemento naturale - faccia a faccia con i fan.

http://home.rica.net/garyconner/campbell.jpgLo standard per autori di fantascienza e fantasy, per gli autori di fumetto ed i perpetratori di bestseller da 1000+ pagine in vendita al supermercato.

L’autoreproietta un’allegria che probailmente non prova, ed una giovialità quasi maniacale.

Il nostro modello Bruce Campbell sfoggia una disimpegnata camicia aloha blu e indaco con foglie di palma, ed un orologio sportivo in acciaio e cuoio - la tenuta standard dell’autore on the road.
Essendo qui in veste di autore (If Chins Could Kill, Make Love the Bruce Campbell Way) e non di attore di culto, gli occhiali completano l’insieme fornendogli un tratto intellettuale.
Si noti la penna biro per firmare gli autografi.

Lo sguardo allucinato è opzionale, ma pare venga automatico dopo alcune ore a sentirsi ripetere ossessivamente da fan brufolosi battute di Evil Dead

Resta una postilla indispensabile.
Tutti gli autori citati (e ritratti) in questa pagina, hanno anche scritto dei libri eccellenti.
Che lo sarebbero stati indipendentemente dalle loro foto.

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L’unico uomo bianco di cui gli indigeni si fidano

Pubblicato da Davide su Aprile 18, 2008

Ieri sera mio fratello mi ha obbligato a lasciare una conferenza.
Non ha dovuto sforzarsi particolarmente.
Ma l’intera faccenda mi ha dato da pensasre.
Sono uscito dalla conferenza e sono salito sul Pork Chop Express.

http://members.aol.com/mikegreenstein/graphics/typewriter.jpgEra partita come una serata piacevole - ottima organizzazione, si rivedono vecchi amici coi quali si scambiano un paio di chiacchiere rilassate.
Poi, la presentazione di un autore e del suo lavoro - presentazione classica, gestita dall’editor di una nota collana, con due ottimi lettori ad evocare pagine dall’opera presentata, e l’autore a riempire i vuoti con ricordi, suggestioni, considerazioni sul proprio passato e sul proprio futuro.
Il genere è il thriller d’azione, che non frequento esageratamente ma che rappresenta un benvenuto diversivo una volta ogni tanto.
E poi io amo ascoltare gli scrittori che parlano di se, del proprio lavoro.
C’è sempre da imparare.

La prima mezz’ora scorre piacevole.
Autore prolifico, il nostro ospite esplora rapidamente i meccanismi del genere - il desiderio del pubblico di un intrattenimento sempre nuovo ma familiare, la presenza di cliché imprescindibile, il peso di classici antichi (Salgari) e moderni (Fleming) sullo sviluppo di un nuovo progetto, limiti e opportunità del prodotto seriale, caratteri peculiari del mercato editoriale italiano.
Poi la lettrice ci avvolge con una lunga descrizione di un tramonto su Kyoto, che bene illustra la necessità di esotismo e cliché nella costruzione della narrativa avventurosa.

Ed è a questo punto che veniamo informati che il nostro ospite è il maggior esperto di cultura orientale in Italia.
Mio fratello strabuzza gli occhi.
Il maggiore esperto di cultura orientale in Italia?

Si fottano Maraini, Scalise, Spadavecchia, Pisu e Terzani buonanima.
Ne abbiamo uno vivo - il maggior esperto di cultura orientale in Italia.

È una sparata.
Una sparata poco accorta e ingiustificata sulla base di ciò che abbiamo appena sentito, ma mentre il pubblico annuisce saputo, posso anche capire che l’editor, che deve venderci l’autore, faccia una sparata del genere (elaboreremo in seguito).
Mi aspetterei però a questo punto che l’autore glissi, la butti sul ridere, si schermisca, strappi una risata agli astanti e sdrammatizzi.
Invece lui no.
Anche lui come il pubblico, evidentemente, ci crede, ed inanella una serie di banalità sul Giappone, le geishe, la yakuza, facendole cadere parecchio dall’alto, mentre il pubblico gongola.

http://www.gaijin.ca/images/gaijin-black.GIFMio fratello no.
Mio fratello, che è un orientalista con quindici anni d’esperienza universitaria alle spalle, ha una faccia che lascia presagire il peggio.
Ed io, che gli orientalisti li bazzico da più di vent’anni e che ne annovero una manciata fra i miei amici che davvero possono aspirare al titolo di autorità internazionale, posso anche capirlo.
E ringrazio il cielo che i due orientalisti d.o.c. che avrebbero dovuto essere qui con noi - inclusa la massima autorità europea sulla yakuza, che avevo personalmente invitato - siano rimasti a casa, o mi prenderebbero a schiaffi.
Per cominciare…

//i64.photobucket.com/albums/h169/azzageddi/samarui_236.gif” non può essere visualizzata poiché contiene degli errori.Delle due una.
O ce ne andiamo.
O chiediamo al maggior esperto di cultura orientale in Italia perché nel brano appena letto abbia usato un termine come harakiri (volgare) invece del più giapponese seppuku o meglio ancora sokotsu-shi (trattandosi di un suicidio di espiazione). E vada come deve andare…

Ma è una serata amichevole organizzata da buoni amici.

Ce ne siamo andati.

Ora, sarò il primo ad ammetterlo, l’intera faccenda è sciocca.
http://ufos.homestead.com/alien-probe.jpgMa solleva una interessante questione che si collega ad un piccolo esperimento che abbiamo fatto su tre blog nei giorni passati.
Ha cominciato Massimo Citi, poi ci ho provato io, poi è stata la volta di Massimo Soumaré; abbiamo provato a confrontare una decina di biografie degli autori pubblicate in quarta di copertina per italiani, americani e giapponesi rispettivamente, segliendo i volumi a caso.
Risultati sorprendenti: fan iperattivi che hanno fatto carriera i giapponesi, avventurosi everymen rotti a tutte le esperienze gli americani, ex dipendenti di case editrici, giornalisti o docenti universitari gli italiani.

Ma ora non stiamo più parlando di chi siano gli autori, di quali esperienze abbiano messo insieme prima di metter mano alla scrittura, bensì dell’immagine che si vuole dare dello scrittore per renderlo più gradito al pubblico.
Per venderlo meglio.

Il maggior esperto in Italia di…

http://www.libridaleggere.it/libri/tarzandellescimmie.jpgEdgar Rice Burroughs scrisse Tarzan delle Scimmie senza essere mai stato in Africa (e John Carter di Marte senza essere mai stato su Marte).
Emilio Salgari descrisse il sud-est asiatico e l’India senza essere mai andato più in là del Lungopo Antonelli.

Perché allora per vendere uno scrittore di action thriller non ci potremmo limitare a dire che è un autore di action thriller dannatamente bravo?
Diavolo, il migliore.
Uno che riesce a coinvolgerti, a intrappolarti nella sua narrativa, a costruire un universo esotico e credibile sulla base di tre descrizioni che paiono stralciate da GenteViaggi…
È davvero necessario fare dello scrittore d’avventura “l’unico uomo bianco di cui gli indigeni si fidano”?
È davvero meglio attribuire tre descrizioni che paiono stralciate da GenteViaggi al più grande esperto in Italia….?

E ancora più in profondità - cosa dobbiamo pensare di un pubblico che per apprezzare una descrizione accattivante deve convincersi che sia opera non di un onesto, abile, brillante , geniale scrittore, ma del più grande esperto in Italia di…?

È forse per questo che si disprezza la fantascienza - palesemente non una narrativa fondata sull’esperienza diretta?
È per questo che pretendiamo che la narrativa per ragazzi venga scritta da diciassettenni?
È per questo che quella povera ragazza ha dovuto raccontare di essersi scopata i tre quarti di Catania per dare credito (ed un frisson extra ai lettori) ad un povero romanzello erotico?

Ci aspettano solo più gialli scritti da criminologi, horror scritti da esorcisti (o satanisti), romanzi rosa scritti da cuori infranti e fantascienza scritta da alieni?

E da dove viene questa poca dimestichezza che abbiamo, in questo paese, nel distinguere l’immaginazione dall’esperienza, ed apprezzarle entrambe per ciò che valgono?

Sono le domande che hanno accompagnato mio fratello e me nella notte.

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