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Archivio per la categoria ‘progetti personali’

Focaccia e Berlucchi

19 Novembre 2009 Davide 12 commenti

http://www.batisti.net/blog/images/berlucchi.jpegOggi – per la prima volta nella mia vita, che io ricordi – ho investito una parte dei miei sudati risparmi per acquistare una bottiglia di spumante Berlucchi, con la quale festeggiare questa sera, con un paio di amici, l’ottimo risultato del concorso per il dottorato a Urbino.
Notoriamente io non bevo mai… vino, e quindi la scelta è stata soprattutto una scelta di etichetta, di popolarità del marchio.
Trionfo del marketing.
Memetica al lavoro.
Poi, non ho saputo resistere, mi son comprato un euro dell’eccellente focaccia che si produce in una certa panetteria di Nizza Monferrato.
Ottima.

Ecco, credo che questa contrapposizione descriva abbastanza bene come mi sento all’idea di tre anni solidi di ricerca pagata presso un ateneo prestigioso, al fianco di ricercatori eccellenti.
Sono stato troppo a lungo uno schifoso freelancer per riuscire a trascendere la focaccia, per abbandonarmi allo spumante.
Sono stato troppo a lungo un cybernomade, un indirizzo e-mail, un’apparizione fugace ai congressi, per riuscire adesso ad adattarmi con facilità al new deal.
E credo – spero – che questo mio ipotetico handicap possa in qualche modo mutarsi in un vantaggio, offrendomi la possibilità di portare un atteggiamento mentale diverso all’interno del gruppo di lavoro, una prospettiva diversa.

Ci sarà da lavorare sodo.
E non si tratterà solo (e qui prevengo un ovvio intervento – vero Elvezio?) di contare animali morti microscopici, ma di sviluppare e proporre soluzioni pratiche per rendere più facile la transizione verso un futuro con meno petrolio, e con un certo numero di problemi climatici e ambientali.

Ecco, ci sarà da lavorare sodo, ma mi viene offerta l’opportunità di essere parte della soluzione, non parte del problema.
È più di quanto potrei chiedere, ma è il minimo che potrei accettare.

Ora devo solo cercarmi un microscopio di seconda mano…

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All’ultimo minuto

13 Novembre 2009 Davide 2 commenti

http://files.splinder.com/cb2740f0152f4b76e526914365aef80c.jpegUn momento di affrettata autopromozione…

Domani, dalle 10 alle 12, presso la Biblioteca Shahrazaddi Corso Marconi, a Torino, si terrà l’incontro “Genio e follie della letteratura fantastica”, a cura di Davide Mana (ooops!) e Silvia Treves.

L’ingresso è libero.

Se il titolo dell’incontro è allegramente generico, il menù dei possibili argomenti da presentare al pubblico è certamente vasto e multiforme.
Sarà una buona occasione per parlare di fantastico in Italia.
E di altre creature semimitiche.

Partecipate numerosi.

(ed ora via, a tracciare la mappa mentale della presentazione)

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Venti giorni di fuoco

19 Ottobre 2009 Davide 4 commenti

5fireclubs.jpgLe prossime settimane vedranno degli aggiornamenti discontinui di queste pagine.
Siamo nelle fasi conclusive del trasloco (finalmente!) e la casa deve essere vuota entro il 27 del mese.
Peccato che il 26 del mese io sia ad Urbino, per tenere il corso di statistica multivariata per le scienze naturali e ambientali, cinque giorni, otto ore al giorno.
A complicare le cose c’è poi il fatto che la sera del 27, lo stesso giorno in cui dovrei liberare casa, parte anche il nuovo corso di Cultura Taoista presso il centroriente di Torino.
E quello, o lo sposto, o mi tocca tenerlo in telepresenza (è un corso serale, potrei farlo in coda alle otto ore di statistica di Urbino, se l’albergo mi garantisse una connessione veloce… Tao-by-Web)
Scherzi a parte, l’avvio del corso di Taoismo slitta – spero – alla settimana successiva.
Il che significa che avrò tutte le giornate del primo e del due novembre per riprendermi dalla fatica del corso e della trasferta urbinensi, in una casa nella campagna del Monferrato che non è ancora la mia e che sarà ingombra di casse, valige ed imballi diversi, e poi via… treno più tram per la prima serata al Centroriente.

E cosa dovrei volere di più?
Gli autori del prossimo Alia da contattare e tradurre?
L’ultimo capitolo del mio libro di statistica da finire?
Due racconti in macchina da completare?
Un numero imprecisato di traduzioni commerciali ed accademiche?
I potenziali sponsor delle Mostre di Grafica Giapponese da blandire?
Le conferenze da preparare?
La possibilità – scarsa, fortunatamente – di un black-out della rete per alcuni giorni in attesa dell’allacciamento?

Saranno giorni interessanti.
Poi stramazzo.

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RPGs & Scrittura

6 Ottobre 2009 Davide 5 commenti

Una decina di anni or sono (!) incontrai persone che sostenevano con una certa ilarità di aver venduto ad un certo editore le trascrizioni delleproprie partite a Dungeons & Dragons, ricavandone sceneggiature per un popolarissimo fumetto.
Probabilmente una storia fasulla, ma indicativa.
Più o meno in quel periodo, molte delle linee guida di riviste e case editrici cominciarono a includere un breve paragrafo sul fatto che non sarebbero state pubblicate trascrizioni di partite a Dungeons & Dragons – o a qualsivoglia altro gioco di ruolo – spacciate per narrativa.
Il che ha un certo senso, ma riduce il problema a termini molto molto banali.

Proviamo a cambiare marcia…book cover of   The Ruby Key   (Moon & Sun, book 1)  by  Holly Lisle
Tre giorni or sono, sul suo blog personale, la scrittrice, editor e insegnante di scrittura Holly Lisle ha postato un breve messaggio relativo al legame fra gioco e narrativa, ed in particolare all’uso costruttivo del gioco di ruolo come supporto alla scrittura.

I never got story ideas from the role playing, but I did use it as a way to test out my universe physics (the magic system, the map, the people and things that lived there) to see if anything could work better. Or worse.

Il post in questione ha suscitato, al momento in cui sto scrivendo, 102 risposte.
Inclusa la mia, che vado ad espandere qui sotto.

Have you ever role-played in relation to your writing? As a research tool, story generator, character development tool, or something else?

In venticinque anni di gioco di ruolo, non ho mai scritto storie basate sulle mie partite.
In parte perché non mi piace granché ambientare le mie storie in mondi inventati da altri, in parte perché lo percepirei semplicemente come “sbagliato” – mi costerebbe più tempo e più fatica che lavorare come al solito.

Or, è ben nota la mia antipatia per quei mondi fantastici costruiti a partire da una mappa – anche perché di solito le mappe dei romanzi fantasy sono piccoli capolavori di incoerenza geografica e geologica.
Allo stesso modo poco mi cale di dizionari di lingua elfica, e dell’ossessione con la tassonomia feticistica delle lame e delle bocche da fuoco, coi deliri alimentati da antichi manuali di scherma e con i trattati tattico-strategici di Braccio da Montone.
D’altra parte, è mia abitudine fare un sacco di verifiche sui fatti prima di mettere mano ad una storia – internet è una benedizione ed una maledizione, e molte mie ossessioni personali, testimoniate da scaffali carichi di strani libri, hanno trovato la strada per entrare nelle mie storie o, nate da un’idea per un racconto, si sono tramutate in interessi collaterali.Nambu 14
Io devo vedere ciò che accade per poterlo scrivere e così, se (per dire) nella Shanghai del 1936 il bieco Capitano Asamatsu spara al malcapitato Felice Sabatini, io voglio sapere se quella che impugna il nipponico è una Taisho 14 o se è qualcos’altro.
Faccio due ricerche, mi convinco che l’arma ideale per quella scena sia un clone cinese di una Mauser, e poi nel racconto dico che il nippo sfodera “una pistola”.
O magari “un’automatica”.
Il lettore a quel punto può aggiustarsi – il modello, la forma, la data di fabbricazione dell’arma, poco hanno a che vedere con la trama; ero io che avevo un problema di visualizzazione.
Ora, scrivendo in questo modo narrativa breve, è molto molto difficile che qualcosa di più di un 15% della mia ricerca finisca direttamente sulla pagina.
Il resto rimane lì, a darmi un vago senso di sicurezza.
Un buon modo per riciclare la ricerca fatta per creare o documentare un mondo o un’epoca consiste nell’utilizzare quelle informazioni per ambientarci un gioco di ruolo.
La cosa funziona particolarmente bene – nel mio caso – giocando RPG con ambientazioni storiche o pseudostoriche, dallo steampunk di Castle Falkenstein all’avventura pulp di Hollow Earth Expeditions.
Ho scritto abbastanza storie con cattivi sponsorizzati dalla Thulegesellschaft quando ero più attivo in Delta Green, da avere tuitto il necessario per alimentare sei mesi di gioco in puro stile Indiana Jones – basta aggiungerci un po’ del Kolosimo letto da ragazzo ed una buona guida turistica.
O cose del genere.
Nulla va sprecato.
E ambientando le mie partite nell’universo narrativo di cui scrivo, ho la possibilità di esplorare quegli angoli di “mondo” che la narrativa non mi ha permesso di esplorare.
Ma questa è solo parte dell’equazione.
Come nota la Lisle nel brano citato più sopra, un paio di serate al tavolo da gioco possono essere particolarmente utili per collaudare un’ambientazione o un’idea, per raffinare un personaggio attraverso l’interazione con personaggi che non sono sotto il mio diretto controllo.

Ciò che è importante – e traspare da alcune risposte al post di Holly Lisle – è non confondersi, e non permettere alle regole, al motore, al sistema di gioco di prendere il sopravvento.
Che è poi il problema per cui le riviste non accettano da dieci anni a questa parte storie palesemente tratte da partite a giochi di ruolo.
Per evitare storie nelle quali il flusso dell’azione è reso rigido e paradossale dal fatto che, quando l’azione si è svolta al tavolo, ci sono stati lanci di dadi, e consultazioni di tabelle, fra un colpo di spada ed il successivo; perché quando il gioco è al suo apice, e la tensione sale, ci può essere molta suspance nell’attendere l’esito di un lanciuo di dadi, ma nulla di quella suspance si trasla direttamente sulla pagina.

Questa ultima considerazione si lega ad un ulteriore uso del gioco in supporto della narrazione, è infine l’allenamento che deriva dal gioco, nell’improvvisare soluzioni narrative al di là delle regole.
Si acquisisce – specie quando si gioca come master – una quantità di informazioni su come il pubblico possa reagire a certi stimoli.
Come costruire la suspance.
Come caratterizzare unpersonaggio sulla base del modo di parlare o di quei dettagli che il pubblico tende a notare (e non degli altri).
Come far passare certe informazioni sotto al radar dei giocatori in modo che si possa arrivare alla scena “Ah! Lo sapevamo fin dall’inizio!”.

Un mio vecchio amico che recitava e giocava di ruolo osservò anni addietro che giocare non è per niente come recitare, ma aiuta la recitazione.
Allo stesso modo, giocare non è per niente come scrivere, ma aiuta la scrittura.

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MGG – si comincia

2 Ottobre 2009 Davide 1 commento

Siamo agli sgoccioli.mggbase
Fra esattamente 24 ore verrà inaugurato il primo evento nella serie di Mostre di Grafica Giapponese rocambolescamente organizzate da un manipolo di coraggiosi dei quali faccio immeritevolmente parte.

Si comincia domani a Mondovì, Isola di San Rocco presso il Ponte delle Ripe, dove l’associazione culturale Porti di Magnin ospiterà una rassegna di Emakimono appartenenti alla collezione Ugo Mondazzi.
Oltre ai rotoli illustrati previsti, in fase di allestimento è stato possibile ricomporre un ulteriore esempio di questa forma d’arte, parte di un rotolo (probabilmente il Genji Monogatari) originariamente tagliato a fette e  trasformato in albo illustrato dal primo (?) acquirente occidentale.

Le porte si aprono domani dopo le 16.
Partecipate numerosi.

Prosegue intanto il lavoro sulla mostra di Torino di gennaio-febbraio 2010.
Dopo un’ultima frenetica riunione che ha in parte ridefinito la mission dei curatori storici del progetto, si sono mossi i primi passi per l’acquisizione e presentazione al pubblico di un ulteriore fondo, ancora una volta mai precedentemente rivelato al mondo.

Restate sintonizzati.

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Sempre più difficile

28 Settembre 2009 Davide Lascia un commento

Domanda – cosa è più difficile che gestire due corsi, che partono lo stesso giorno, in due posti a 500 chilometri l’uno dall’altro?
Semplice – farlo con metà della casa a Torino e metà in provincia d’Asti.
E l’automobile bloccata da un guasto inspiegabile.

A fine mese partono il corso di Statistica dell’Università di Urbino e il corso di Cultura Taoista presso il Centroriente di Torino.
Le slide sono quasi pronte, i programmi definiti, lo spirito è vispo.
Peccato che io debba essere dalle 9 del mattino alle 5 del pomeriggio a Urbino e dalle 7 alle 10 di sera a Torino, lo stesso giorno, per le rispettive prime lezioni.
E di nuovo a Urbino per la seconda il mattino successivo.
E tutti i testi di riferimento per entrambi i corsi sono inscatolati e stoccati da qualche parte, fra Torino ed Asti.

Ah, la vita del freelancer.

Ora mi si deve solo guastare il computer…

Intanto sabato, si avvia la Mostra di Grafica Giapponese a Mondovì.

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Troppo Lovecraft, Poco Lovecraft

26 Settembre 2009 Davide 21 commenti

Scoperta sconcertante nel riordinare gli scaffali durante il trasloco.
Se è vero che posseggo copie multiple di molti, moltissimi racconti usciti dalla penna di Howard Phillips Lovecraft, tanto in italiano quanto in inglese, frutto di acquisti eterogenei negli anni dell’università, non posseggo una copia definitiva e completa in lingua originale dell’opera omnia del Gentiluomo di Providence.
Ho una moltitudine di Cose sulla Soglia.
Modelli di Pickman in comitive da dopolavoro ferorviario.
Nove (!!) copie de Il Richiamo di Cthulhu.
Altrettante de La Maschera di Innsmouth.
Tre strani casi di Charles Dexter Ward, quattro diverse gite Alle  Montagne della Follia.
Un arcobaleno di colori venuti dallo spazio, contrappuntati da altrettante ombre venute dal tempo
Quattro copie dell’Orrore Sovrannaturale in Letteratura.
Ma la minutaglia narrativa, collaborazioni, frammenti e ghost-writing per Houdini, ciò che rende completa la raccolta completa pubblicata in italiano da Mondadori (e in edizioni diverse da Fanucci e da Newton Compton), no.
Ce l’ho in italiano, ma non in inglese.

Progetto per l’inverno:
consolidare la collezione di testi lovecraftiani, eliminando il surplus attraverso regali, donazioni a enti pubblici, vendita a bancarellari, scambi alla pari.

La strategia è la seguente. necronomicon.jpg
Primo – si eliminano gran parte dei doppioni in italiano di pregio (amici con figlie adolescenti alle quali regalare un po’ di testi formativi non mancano); idem con i doppioni in inglese, piccoli paperback DelRey acquistati in momenti di debolezza, dubbie antologie curate da August Derleth…
Secondocolossale gratificazione personale: donare un fondo lovecraftiano ad una biblioteca locale.
Terzo – un osceno ed innominabile mercimonio di testi di antica sapienza scambiati con vile denaro in luoghi fuorimano, lontano dagli occhi dei curiosi.
Quarto – coi fondi ricavati attraverso il mercimonio, acquisire una copia di The Necronomicon, l’antologia-monstre di testi lovecraftiani curata da Stephen Jones (e non dal solito Joshi, per cambiare) e pubblicata da Gollancz sotto forma di massiccio volume di mille e rotte pagine, rilegato in pelle con effigie del Grande Cthulhu impressa in oro sulla copertina.
Quinto – la parte davvero divertente: si spulciano cataloghi e liste varie per raccattare al minor prezzo possibile i testi delle small-presses che ospitano la minutaglia mancante in lingua originale.

Intanto, sul comodino, contro gli attacchi di panico, teniamo i due volumi dell’Annotated H.P. Lovecraft, del solito S.T. Joshi. Solida antologia con l’essenziale, ampiamente annotato da Joshi e da Peter Cannon.

E poi, tanto per cambiare, invece di continuare semplicemente a leggere orrore lovecraftiano, ricominciare magari a scrivere orrore lovecraftiano.

E poi, magari, un film…

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Porti di Magnin

18 Settembre 2009 Davide Lascia un commento

La rivista Porti di Magnin, il “periodico di Arti, Scienze e Cultura” pubblicato a Mondovì dall’associazione culturale Isola di San Rocco rappresenta certamente uno dei segreti meglio custoditi di una regione – il Piemonte – nella quale il carattere naturalmente schivo può spesso rivelarsi un fattore controproducente.Porti-di-Magnin-Emakimono.jpg
Altrove, progetti di qalità infinitamente inferiore hanno ottenuto esposizione e fama infinitamente superiori rispetto a questa rivista – stampata con cura quasi maniacale su carta di primissima qualità, con contenuti di altissimo livello ed una grafica inappuntabile.
Complici il carattere piemontese e – probabilmente – la scarsa simpatia di istituzioni miopi verso progetti intelligenti ed indipendenti, Porti di Magnin da vent’anni porta avanti la sua linea editoriale fieramente originale, presentando contributi eccellenti (Umberto Eco, fra i tanti) ad un pubblico di abbonati affezionati sparsi per l’Italia e l’Europa.

L’uscita del numero 69 – che dedica ampio spazio alla Mostra di Grafica Giapponese che si terrà proprio a Mondovì il mese prossimo – è una buona, buonissima occasione per scoprire questo piccolo tesoro perduto (o forse mai trovato finora).

Il meccanismo è semplice – un numero gratis a chiunque lo richieda, fino ad esaurimento.
Se poi vi piace, vi abbonate.
Per informazioni:
Isola di San Rocco al Ponte delle Ripe – Via Beccaria 57 – Mondovì
Tel 0174 45 800 – e-mail: info.portidimagnin@gmail.com

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