strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Archivio per il 'software' Categoria


Contro l’Indecisione…

Pubblicato da Davide su Aprile 9, 2008

In un recente post, Massimo Citi si tortura (moderatamente) per la peraltro comprensibile indecisione pre-elettorale.

D’altra parte, questo è il ventunesimo secolo.
Perché non limitarsi a pensare a ciò che ci interessa, lasciando il resto a delle macchine programmate all’uopo?
Ecco qui la mia posizione politica, elettronicamente derivata.

Semplice e preciso.

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E-book - curiose convergenze

Pubblicato da Davide su Marzo 2, 2008

Curiouser and curiouser, come avrebbe detto Alice.
In capo a tre giorni mi capitano sul desktop tre post provenienti da tre blog diversi, che sembrano far parte di un unico bouquet.

Prima, il post di Massimo Citi su Fronte & Retro, intitolato “Problemi tecnici” - nel quale l’autore si scusa per alcuni disguidi nell’impaginazione dei file scaricabili dei suoi racconti…

Un volenteroso lettore mi ha segnalato che i file di testo aperti a video sono troppo piccoli e scaricati e stampati rimangono troppo piccoli, al limite dell’illeggibile.

Poi c’è “Stamperesti su carta i numeri del cellulare”, comparso su CORDEF, nel quale Corrado de Francesco lamenta una certa insensibilità del pubblico nel maneggiare gli e-book….

Mi viene da pensare così tutte le volte che vedo qualcuno stampare su carta un e-book nato per essere usato a video. Eppure alcuni lo fanno o lo chiedono manifestando un’irritazione involontaria: a loro la tecnologia dà fastidio specie se li costringe a cambiare.

E per chiudere l’ultima uscita di Gamberi Fantasy, “Come creare un e-book decente”, nel quale Gamberetta applica la sua abituale esaustiva capacità analitica al problema dell’autopubblicazione….

L’idea dietro la creazione di un ebook e la sua distribuzione (gratuita) è far sì che lo leggano più persone possibile. Per raggiungere tale scopo, bisogna considerare come la gente legge un ebook. Se l’ebook è di poche pagine – un racconto – quasi tutti lo leggono a video. Se le pagine diventano tante, molti stampano il testo. Una piccola percentuale legge gli ebook su lettori dedicati o altri strumenti portatili (cellulari, palmari, lettori MP3 con schermo, consolle per videogiochi, ecc.)

Ora, è impossibile che questi tre eccellenti post mi capitino sotto agli occhi senza stimolare qualche vuota considerazione.

La mia vuota considerazione è - ma è corretto considerare l’e-book come un libro, applicando ad esso i criteri della stampa in cartaceo?
In fondo, non è l’e-book un software, e non sarebbe quindi più logico applicare dei principi di accessibilità del software?
Logico, a questo punto, il discorso di Gamberetta - tocca capire come viene letto l’e-book.
Ma molto logico il discorso di CORDEF - perché volerlo stampare a tutti i costi?
E perchè dovrei poi essere io a scegliere?
E se poi i font che ho scelto - o che erano selezionati per default - risultano troppo piccoli o troppo grossi, come nei file di Max Citi?

Sono notoriamente un fautore dell’autopubblicazione.
Con l’editoria tradizionale, questioni come la scelta di font e criteri di impaginazione non sono responsabilità dell’autore.
Esistono persone pagate dall’editore per curare il lato tipografico ed artistico della produzione.
In prima battuta, l’autoproduzione conferisce all’autore anche il controllo sulla tipografia della pagina scritta.
Una libertà in più, della quale di solito l’autore non sa che farsene.
Ma perché fermarsi qui?
Perché non approfittare della tecnologia e mettere la scelta della modalità di lettura al lettore?
Molti e-book readers forniscono già questa opzione - yBook mi permette di scegliere il formato della pagina, la visione in pagina singola o doppia pagina, il colore e il formato dei caratteri, addirittura il colore della carta.
Ma allora, fatemi causa, perché arrovellarsi con tante questioni, quando posso distribuire i miei lavori in un file zip che includa il testo in ASCII e yBook?
Bello liscio.

Il guaio, io credo, è che la pubblicazione degli e-book è ancora troppo legata a certi parametri editoriali della carta stampata.
Questa faccenda di stampare i .pdf, ad esempio.
“Alla gente non piace leggere a schermo,” ci dicono.
Volete dire che avete stampato questo blog, per poterlo leggere?
La gente non ha problemi a leggere a schermo ciò che è stato progettato per essere letto in quel modo - le pagine web, ad esempio.
I vecchi file Help.

Eppure se ci sono .pdf che o li stampi o non li leggi, è semplicemente perché sono stati creati senza pensare che qualcuno avrebbe potuto leggerli a schermo.
Molti, moltissimi, sono solo il riversamento del file LaTeX usato dal tipografo per stampare la versione cartacea.
Persino Lulu.com vi vende il .pdf da cui è prodotto il volume a stampa.
L’idea di riversare tutto su carta è implicita nella forma.

Ma nessuno ci obbliga a produrre i nostri file come se fossero una trasposizione su schermo della forma, anziché del contenuto.

Una sciocchezza?
L’uso della pagina con orientazione “portrait” anziché quella “landscape”.
Perché non passare a quest’ultima - che si adatta meglio allo schermo?
Se ne sono accorti gli editor di Full Circle, rivista in pdf che è passata dopo tre numeri dal formato verticale a quello orizzontale.
Molto più leggibile.
Semplice.

E perché non lasciare al lettore la scelta del font che più gli aggrada?
Con Firefox, premo Ctrl & +, ed ingrandisco il carattere, premo Ctrl & - e lo riduco.

Per fare ciò, sarebbe necessario disaccoppiare contenuti e tipografia.
Che è poi quello che fanno i file CSS nelle pagine web.
Si potrebbe allora offrire il nostro e-book come un file HTML con il testo ed una serie di CSS, con i criteri di stile per l’impaginazione da stampa, da lettura a video eccetera.
Al lettore la scelta di quale implementare in base alle sue necessità ed ai suoi gusti.

Eppure, sicuramente, fintanto che gli e-book continueranno ad essere percepiti come una specie di libro (= basta aggiungere carta) anziché come un software (=basta aggiungere un computer), continueremo ad avere problemi tipografici, continueremo a fare la fortuna delle copisterie, e dovremo farci un sacco di problemi per divulgare il nostro materiale.
E la tecnologia dovrebbe rendere le cose più facili, non più complicate.

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Tanto per complicarsi la vita

Pubblicato da Davide su Febbraio 16, 2008

Ho appena scoperto, per puro caso, un altro pezzo di software che promette di rendere le mie giornate molto più piene di qui in avanti.

Si chiama Processing, è freeware e crossplatform, e viene descritto così dai suoi sviluppatori

Processing is an open source programming language and environment for people who want to program images, animation, and interactions. It is used by students, artists, designers, researchers, and hobbyists for learning, prototyping, and production. It is created to teach fundamentals of computer programming within a visual context and to serve as a software sketchbook and professional production tool. Processing is developed by artists and designers as an alternative to proprietary software tools in the same domain.

Un linguaggio per sviluppare rappresentazioni grafiche interattive di dati.
Per ottenere rappresentazioni come questa:

http://it.youtube.com/watch?v=OHUWTerggjE

WOW!

Il classico genere di cosa che ci si aspetterebbe dal Medialab del MIT.
Il classico genere di cosa che potrebbe far fare un salto di qualità alla mia attività di ricerca e di insegnamento.
Il classico genere di cosa che richiede sei mesi e duecento euro di manuali….
[brutta cosa, abituarsi alla manualistica gratuita di SmallTalk....]

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Ancora SmallTalk

Pubblicato da Davide su Febbraio 6, 2008

Siamo alle solite.
Era già accaduto sotto Windows, ora sotto Ubuntu.
Faccio un giro su Squeak, e mi viene voglia di installare VisualWorks della Cincom.
E così l’ho fatto.
Non che sia facile (si veda la nota in chiusura).

E così, dopo un’oretta di installazione, ho la versione 7.5 di Cincom VisualWorks (anche noto come ObjectStudio) sul mio hard disk.
E sembra girare più che bene.

Ricapitolando.
SmallTalk.
Il primo grande linguaggio di programmazione a oggetti.
Se il Basic sta alla programmazione come l’ascia neolitica sta alla storia della civiltà, allora SmallTalk sta alla programmazione come il Monolito Nero di 2001 sta alla storia della civiltà.
Un’idea di quanto sia strano SmallTalk?
Ogni applicazione include l’ambiente di sviluppo.

SmallTalk è strano e difficile da imparare, ma estremamente utile perché insegna a pensare in maniera diversa.
E pensare in maniera diversa è una buona strategia evolutiva.

L’edizione Cincom è probabilmente la più completa e flessibile delle distribuzioni.
Si integra abbastanza bene nel desktop Gnome, e sfrutta bene la potenza della macchina su cui faccio girare Ubuntu.
È gratuita per uso generale…
Aggiungiamo un po’ di pazienza, un po’ di tempo e Smalltalk & Object Orientation (pdf scaricabile gratis, insieme a molti altri) e il gioco è fatto.

Nota - Installare VisualWorks in Ubuntu

Primo: installare il gestore csh

sudo apt-get install csh

Poi scarichiamo l’installatore per linux dal sito della Cincom

Si tratat di un file .run - VWInstallerLinux86.run, nel mio caso.
Per farlo girare, attraverso un terminale Linux, eseguire i comandi

chmod +x VWInstallerLinux86.run

sudo ./VWInstallerLinux86.run

A quest punto l’installatore parte.
Selezioniamo l’installazione tipica, accettiamo la licenza e pazientiamo circa un’ora.
Il file transfer protocol di Cincom va un po’ a singhiozzo a certe ore, ma è l’unico problema che si rischia di incontrare.
A installazione eseguita, andiamo nella directory opportuna (vw7.5nc) e facciamo partire in un terminale l’eseguibile VisualNC.
Fatto!

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Squeak!

Pubblicato da Davide su Febbraio 2, 2008

Ora il mio 2008 è completo e pronto a muoversi.
Ho appena installato Squeak su Ubuntu.
Nelle lunghe notti solitarie dell’estate, quando la calura più che l’insonnia mi impedirà di chiudere occhio, potrò ricominciare a fare pratica e forse, per il capodanno 2009, sarò padrone di Squeak.

Non lo avevo segnato nei buoni propositi per l’anno a venire, ma imparare SmallTalk (del quale Squeak è figlio) o Ruby erano sulla mia lista delle cose da fare.
Finora Ruby su Ubuntu si è rivelato impraticabile.
Ma squeak funziona!

Cos’è Squeak?
Si tratta diuna implementazione autosufficiente (una macchina virtuale) per lo sviluppo di software usando SmallTalk.
Non sarà ObjectStudio/VisualWorks, ma funziona.

Cos’é SmallTalk
Un linguaggio di programmazione a oggetti (object-oriented), sviluppato originariamente dalla Xerox alla fine degli anni ‘70.
Già… computer coi bobinoni di nastro, floppy grossi come 45 giri…
Personal Computer che parevano oggetti venuti dal futuro, oggetto di sporadiche pubblicità su riviste come OMNI o BYTE.
In quell’epoca di frontiera, SmallTalk aveva una interfaccia grafica a finestre, ed utilizzava un mouse - Bill Gates portava ancora i pantaloni corti e Apple non aveva ancora il sistema a finestre - ed era costruito su principi come

  • Personal Mastery: se un sistema deve essere al servizio dello spirito creativo, deve essere interamente comprensibile per un singolo individuo.

Un artefatto di un’era più civile, l’intera sintassi di SmallTalk si può riassumere su una cartolina postale, e la sua filosofia di programmazione era essenziale all’estremo. SmallTalk è flessibile, potentissimo, estremamente robusto.
Rappresenta anche un diverso modo di pensare.

Dato per spacciato alla fine degli anni ‘80, SmallTalk è sopravvissuto in parte come legacy system (un linguaggio dimenticato dai più ma dal quale ancora dipendono processi critici in corso), ed è poi stato resuscitato da alcune aziende desiderose di rimettere in campo la potenza spaventosa di questo linguaggio.
Squeak è una delle implementazioni open source di SmallTalk - e a Squeak hanno lavorato e stanno lavorando molti degli originari sviluppatori di questo linguaggio.
Costruito in modo da rendere la programmazione in Smalltalk accesibile ad unbambino, Squeak è un buon punto da cui cominciare (ed è ampiamente supportato da una comunità di programmatori , utenti e insegnanti).

Da cosa deriva la mia ossessione per SmallTalk (e Squeak)?
A parte il fascino per un linguaggio retrò come SmallTalk, le considerazioni sono le seguenti:
. è il primo vero linguaggio a oggetti - tutti gli altri sono corruzioni dei concetti base di SmallTalk
. è potente e flessibile
. è disponibile in versione free/open source
. gran parte della documentazione è disponibile gratuitamente in rete (i manuali sono talmente antichi che gli editori li lasciano scaricare gratis)
. è abbastanza difficile da rendere il processo di apprendimento eccitante
. è abbastanza desueto da garantire una scarsa richiesta di programmatori sul mercato, ma d’altra parte, il numero di programmatori Smalltalk è talmente basso da garantire lavoro per tutti.

E’ un buon esercizio per mantenere il cervello in funzione, mi apre nuove prospettive lavorative, mi permette di blandire la parte più geek della mia personalità.

NOTA - installare Squeak in Ubuntu

… è meno che banale.
Squeak compare nel menu Aggiungi/Rimuovi Applicazioni.
Si seleziona, si clicca e si installa.
Ma a questo punto, Squeak non gira.
E’ necessario aprire il Gestore di Pacchetti Synaptic (in Amministrazione), cercare Squeak e installare i pacchetti mancanti.
A questo punto si cancella la cartella fasulla che la prima installazione ha creato nella Cartella Home, e Squeak gira come un orologio svizzero.

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Utente Ubuntu - the next generation

Pubblicato da Davide su Gennaio 10, 2008

Un momento di trionfo.

Grazie ai consigli reperiti sul prezioso blog Open Source Paleontologist, sono finalmente riuscito a far girare PAST sul mio portatile con Ubuntu 7.10.
Niente crash, niente congelamento dell’interfaccia.
Tutta questione di ammaestrare WINE nella maniera opportuna.

Oggi pomeriggio verrà avviato un esteso piano di collaudi, ma sulla base del poco che ho visto, posso finalmente tornare al lavoro a tempo pieno e senza più imbarazzi.

PAST è un programmino prezioso, potente e perfetto tanto per il lavoro quanto per la didattica.

La pagnotta è salva.
La dignità pure.

Evviva evviva.

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Imparare a usare R

Pubblicato da Davide su Gennaio 3, 2008

L’ho citato nei buoni propositi, giusto?

R è un linguaggio di programmazione orientato alla matematica in generale ed all’analisi statistica in particolare.
Si tratta di una versione open source del linguaggio S, che svolgeva la stessa funzione ma era un software proprietario (non modificabile, estendibile, distribuibile gratuitamente).
R gira sotto Linux/Unix, Windows, MacOS e quant’altro.
Lo si scarica da qui, e si comincia a penare.

Perché, di fatto, R è un software straordinariamente potente, ma tutto fuorché user friendly.
La gestione di dati ed analisi si svolge per riga di comando - come in Unix, o nel vecchio DOS.
E la gestione di dati e analisi non è facile perché, lo ripetiamo, questo è un linguaggio.

Eppure, i pro controbilanciano i contro

    R è potentissimo e flessibile.
    R è ben documentato.
    R è gratuito (controi le svariate centinaia di euro di uns oftware statistico commerciale).
    R si integra con una quantità di altri software.

Per disporsi ad imparare a domare la bestia, ecco un breve elenco del materiale consigliato…

1 . R nella versione 2.6.1
Lo si scarica dalla pagina dell’R-project e si installa seguendo le istruzioni - a seconda del sistema operativo.
E’ piuttosto voluminoso, ma modulare, perciò è possibile installare solo i blocchi che servono.

2 . Una interfaccia grafica
E’ vero che dobbiamo soffrire, ma perché esagerare?)
R Commander e JGR (pronunciato “Jaguar”) sono quelle che per ora mi hanno dato meno problemi.
Il fondamentale editor Emacs può essere utilizzato come interfaccia aggiungendo il plug-in ESS.
Per chi utilizza Linux, RGnumeric potrebbe essere interessante, poiché rende disponibile la potenza di R attraverso l’interfaccia grafica del foglio di calcolo Gnumeric sotto Gnome.
Necessita tuttavia di una quantità di lavoro sui codici sorgente.
Con un po’ d’impegno, è poi possibile utilizzare Eclipse per sviluppare progetti in R.

3 . I manuali di R e dell’interfaccia utilizzata (scaricabili dai siti relativi)

4 . Un buon manuale di base.
Io utilizzo “Laboratorio di Statistica con R”, di Stefano M. Iacus & Guido Masarotto.
Pubblicato nel 2003 da McGraw-Hill, ha il vantaggio di essere snello (meno di 400 pagine), in italiano, e svolge una doppia funzione - insegna la statistica mentre al contempo insegna ad utilizzare R.
Dovrebbe costare meno di trenta euro (considerando che fin qui tutto ilresto è stato gratis…)

5 . Uno o più manuiali di statistica, meglio se specifici per il nostro ambito di applicazione.

6 . Un quaderno a quadretti ed una matita.

7 . Due ore al giorno per un mese.

Da oggi si comincia….

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Senza Windows, grazie….

Pubblicato da Davide su Ottobre 24, 2007

Una buona notizia dal mondo dell’informatica.
Più o meno.

“Comprando un computer oggi ci si trova nell’assurda situazione di non poter scegliere il sistema operativo con cui farlo funzionare, ma di doverlo comprare con il sistema operativo già installato da parte del produttore del PC e più precisamente con Microsoft Windows. Questa è una pratica che ormai tutti i produttori hanno adottato, rendendo di fatto impossibile acquistare un computer di marca senza il software preinstallato. È come se, dovendo acquistare un vaso, si fosse costretti a pagare anche per una pianta, magari sempre la stessa e del solito agricoltore”.

Stando a quanto pubblicato di recente da il Punto Informatico, il giudice di pace di Firenze ha riconosciuto la legittimità della richiesta di rimborso da parte di quegli acquirenti che, all’acquisto del nuovo computer, non siano interessai al sistema operativo preinstallato.

il rimborso appare dovuto, sussistendo per l’utilizzo del software un contratto separato (con condizioni oltretutto molto particolari) che il compratore non ha possibilità di conoscere prima di aver comprato il prodotto (né è certo sufficiente a tal fine che gli opuscoli indichino che il computer è equipaggiato con un “certo” software) e che, se non accettato, impone appunto di restituire quella parte dell’acquisto lasciando il compratore con un prodotto comunque diverso e di minor valore rispetto a quello pagato

In altre parole - volete un nuovo computer sul quale far girare Ubuntu?
Invece di comprare una macchina con WindowsVista precaricato, riformattare l’hard disk e andare di Ubuntu, potete chiedere che il sistema non venga caricato, beccarvi 140 euro di sconto (come da sentenza Fiorentina) e poi caricare Ubuntu come vi pare.

Bello liscio.

C’è un solo ma.

Poiché la sentenza è stata emessa da un giudice di pace, e non da un tribunale in senso stretto, “non produce giurisprudenza”.

In altre parole, per il momento, affinché il giochino dello sconto funzioni dovete portare il vostro rivenditore di materiale informatico davanti ad un giudice di pace, e documentare la vostra richiesta.

Usando magari le risorse rese disponibili da ADUC.

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