Archivio

Archivio per la categoria ‘Top Five’

Cinque raccolte di racconti

10 Settembre 2009 Davide 11 commenti

… questa mancava.
Con raccolte di racconti intendo, ovviamente, raccolte di racconti dello stesso autore.
Ora, di raccolte di racconti ne ho menzionate a decine nel corso degli anni.
Ma se dovessi davvero limitarmi a cinque volumi, dovendo indicare le raccolte con le storie migliori, le più importanti per me…

OK, un paio di regole di campo: sono fuori concorso le collezioni complete dell’opera di H.P. Lovecraft, Bob Howard o C.A. Smith (ne esistono a decine, in tutte le lingue).
E mi riservo due outsider, perché questa è la mia lista, ed io la faccio così.

Come al solito, sul fatto che sia la mia lista – probabilmente non citerò il vostro autore preferito.
Questo non perché io mi consideri maledettamente più in gamba di voi, ma semplicemente perché le nostre strade, pur portandoci qui oggi, non hanno seguito lo stesso percorso.
Segnalatemi i vostri volumi preferiti nelle note, che ci chiacchieriamo sù…

Ed ora, via, non in un particolare ordine…

The Essential Ellison, di Harlan Ellison.The Essential Ellison: A 50 Year Retrospective
La raccolta comme il faut – la stazza di un dizionario, ampiamente annotata, con racconti, articoli, sceneggiature, tutto quello che può servire per inquadrare 50 anni di carriera di un uomo che ha scritto quasi 1500 racconti.
In effetti ne esistono diverse versioni – una, uscita nell’87, copriva solo 35 anni di vita di un autore che all’epoca aveva scritto quasi 1000 racconti…
Potendo scegliere, citiamo qui l’edizione del 2006.
Include I Have no Mouth and I Must Scream, Jeffty is Five, Repent, Harlequin! Said the Ticktockman, Paladin of the Lost Hour,  e The Man Who Rowed Christopher Columbus to Shore, oltre alla sceneggiatura dell’episodio di Star Trek The City at the Edge of Forever.
Non male, per un uomo che sostiene di non scrivere fantascienza.

The Rediscovery of Man
, di Cordwainer Smith.Smith-Rediscovery-180.JPG (10915 bytes)
Ci sono persone che giurano e spergiurano su Ted Sturgeon, su Philip Dick, su William Gibson.
Per me, il vertice resta Paul Linebarger, in arte Cordwainer Smith.
Pochi autori sono stanti tanto influenti pur pubblicando così poco.
Un solo romanzo (Norstrilia) una ventina di racconti.
L’edizione della NESFA di quello che viene chiamato Ciclo della Strumentalità è un capolavoro di filologia e ricerca, che ristampa testi che si credevano perduti, e persino stesure diverse di alcuni racconti.
Contoene – ovviamente – Scanners Live in Vain, The Game of Rat and Dragon, Think Blue, Count Two e Alpha Ralpha Boulevard.
Lo rileggo di frequente, ed ogni volta imparo qualcosa di nuovo.

Tales of the Dying Earth, di Jack VanceTales of the Dying Earth
Pubblicato in un massiccio volumone da Gollancz nella serie Fantasy Masterworks, il lavoro di Vance definisce un genere e lo rende al meglio.
Il volume include The Dying Earth (la collezione con cui Vance esordì nel 1950), e tre romanzi episodici (in effettio racconti concatenati) Eyes of the Overworld, Cugel’s Saga e Rhialto the Marvellous.
Avventurieri cialtroni, palloni gonfiati e dame scollacciate, scienza e magia, deodandi antropofagi.
Cosa si potrebbe desiderare di più?
E poi il linguaggio di Vance, tranquillamente il più raffinato, barocco e riconoscibile del genere fantastico.

Tales from Gavagan’s Bar, Lyon Sprague de Camp & Fletcher Pratt
Un classico dimenticato, questa serie di 28 racconti, tutti ambientati in un bar newyorkese, che i due noti perpetratori di fantasy umoristico inflissero ai lettori di Fantasy & Science Fiction.
Oggi la classificherebbero come fantasy urbana – se qualcuno avesse il coraggio di pubblicare storie su alcoolisti che riescono a materializzare i propri incubi, su draghi nani usati come trappole per topi, su culti fondati sull’adorazione di conferenzieri pubblici, su pubblicisti miracolati e su driadi suburbane.
La morte prematura di Pratt pose fine alla serie.
Che rimane assolutamente essenziale, e criminalmente non viene ristampata.
Ma finché ci sarà Gavagan’s, Callahan, con tutta la simpatia per Spider Robinson, può al massimo aprire un chiosco sulla spiaggia.

E siamo già a quattro… riuscirò a farcela?
O dovrò barare e inserire quattro outsider…?

Night’s Black Agents, di Fritz Leiber
Perché io ce l’ho e voi no, sarei tentato di scrivere.
Ma non solo per questo.
La prima colelzione dilavori di Leiber include alcuni dei suoi pezzi migliori – incluse un paio di storie di Lankhmar.
E poi, The Hill and the Hole, e The Dreams of Albert Moreland, e The Girl with the Hungry Eyes (se avete l’edizione G.K. Hall del 1980).
Dieci (o dodici) racconti al limite della perfezione.
Cosa si può dire, se non che si tratta di un libro perfetto…

Ma fin qui è stato facile.
Veniamo a gli outsider…

White Crow
, di Mary GentleWhite Crow
Forse il fantasy più complesso e sottovalutato uscito negli ultimi anni, basato su una applicazione “fantascientifica” delle regole dell’alchimia rinascimentale e dei principi ermetici.
Due romanzi, una novella, tre racconti, con personaggi in comune ma non con ambientazioni in comune (ci si muove liberamente nel tempo e nello spazio), che coniugano storia alternativa, satira, ed una certa passione per le vecchie storie di cappa e spada.
Ciò che è importante è che la magia – accuratamente ricercata, ancor più accuratamente descritta – non si riduce a mero meccanismo narrativo, ma è un elemento portante delle trame e delle personalità dei protagonisti.
Siamo a milioni di anni luce dal fantasy di routine che ci rifilano solitamente, e si sente.
Intricato, spesso irritante per la sua complessità, il classico libro da rileggere frequentemente.

Escape from Kathmandu, di Kim Stanley Robinson.http://media.us.macmillan.com/jackets/258H/9780312874995.jpg
La dimostrazione – ammesso che qualcuno ne sentisse la necessità – che anche il seriosissimo (e molto molto in gamba) Kim Stanley Robinson è stato giovane.
Una serie di racconti su un gruppo di americani appassionati di montagna, che nell’area dell’Hymalaya inciampano su più di quanto abbiano mai sperato.
La sola scena con lo yeti in bicicletta vale da sola l’intero volume.
Quello, e Jimmy Carter.
Forse l’unico esempio di fantascienza buddhista che mi sia capitato di leggere, e una valanga di risate.
Per quanto i temi cari all’autore – l’ambiente, la politica internazionale – siano tutti presenti e in ordine.
Solo, un po’ brilli.
Meraviglioso.

E così ho dovuto escludere Charles de Lint.
Ma che Charles de Lint scriva racconti eccellenti, raccolti in eccellenti volumi, l’ho già ripetuto più e più volte.
Quindi poco male.

Powered by ScribeFire.

Antologie – le cinque serie migliori

8 Settembre 2009 Davide 7 commenti

La lista precedente è stata criticata perché regolata da parametri troppo stretti.
Ma d’altra parte, come sarebbe possibile presentare una lista bilanciata di antologie se nell’elenco si dovesse includere, ad esempio, la colossale ed inarrivabile Dangerous Visions, di Harlan Ellison?
Sarebbe necessario adottare una scala logaritmica…

Per farmi perdonare, elenco qui cinque serie di antologie che sono assolutamente fondamentali (a mio parere, naturalmente) e che per regole di campo erano state escluse dalla lista precedente.
Si tratta della mia lista, come al solito, basata su gusti personali e pienamente non condivisibile dai miei opinionatissimi visitatori.
Che spero vorranno dire la loro nei commenti.

Io tenderei comunque a diffidare di un sedicente appassionato che non avesse per lo meno una manciata di questi titoli sullo scaffale – si tratta infatti non solo di eccellenti raccolte di narrativa, ma anche  e soprattutto di uno strumento agile ed efficace per avere sott’occhio una panoramica del genere e della sua evoluzione.
Vediamo (sarà difficile arrivare a 5, ma ci proviamo)…

Mammoth Book of [fate voi]book cover of   The Mammoth Book of Pulp Action   (The Mammoth Book of ...)  by  Maxim Jakubowski
Pubblicati a partire dalla seconda metà degli anni ‘80, ma ispirati ad una pubblicazione degli anni ‘30, The Mammoth Book of Thrillers, Ghosts and Mysteries, la serie non ha una caratterizzazione generica, nel senso che pubblica dai problemi di scacchi alla narrativa vampirica passando per il giornalismo ed il poliziesco storico. I volumi hanno normalmente un prezzo irrisorio.
Quelli che interessano su questo blog hanno curatori come Isaac Asimov, Mike Ashley, Richard Dalby, Stephen Jones, Bill Pronzini…
Non mancano i titoli idiosincratici che uno desidera avere sul proprio scaffale solo per disorientare gli amici (The Mammoth Book of Sex, Drugs and Rock’n'roll).
All’interno della serie, si segnalano i volumi annuali Best New Science Fiction (curati da Gardner Dozois) e Best New Horror (curati da Ramsey Campbell e Stephen Jones).

The Year’s Best Fantasy & Horror
http://www.fantasticfiction.co.uk/images/t0/t562.jpg
Dovremmo ormai essere a 22 antologie annuali curate da Ellen Datlow, con la collaborazione di Kelly Link, Terri Windling e altri.
Anche qui l’idea non appare particolarmente sofisticata – non meno di 500 pagine di narrativa breve a sfondo fantastico e orrifico.
Ciò che rende queste antologie superiori alla media è – come prevedibile – la mano della curatrice (Ellen Datlow è una leggenda nel panorama degli antologisti) e la selezione di autori.
Ancora oggi, le storie vengono selezionate battendo tutte le riviste e le antologie pubblicate durante l’anno nel mondo anglosassone.
Pubblicati da St Martin’s Press, sono volumi piuttosto costosi anche in paperback.
La buona notizia è che i vecchi titoli – ormai dei classici – si possono trovare a prezzo molto ragionevole tramite Amazon, anche in formato hardback.

Le Grandi Storie della Fantascienzahttp://img2.libreriauniversitaria.it/BIT/155/9788845251559g.jpg
Monumentale serie di 25 volumi che presentano il meglio (secondo Ike Asimov) della fantascienza dal 1939 al 1963, la cosiddetta Età dell’Oro della Fantascienza (personalmente trovo la definizione ridicola, ma su certe cose è male scherzare, ché il Reato di Leso Asimov è ancora punito con la morte nel nostro paese).
Se la selezione è parziale (le antipatie di Asimov erano ben note – anche se qui vengono stemperate dal suo aiutante Martin H. Greenberg), è d’altra parte innegabile che la serie possa da sola costituire un eccellente scheletro sul quale costruire una collezione di fantascienza.
In italiano dovrebbero essere tutti disponibili in formato tascabile, ma consigliamo una previa visita di rito alle bancarelle dell’usato, alla ricerca degli originali hardcover pubblicati dalla SIAD nei primi anni ‘80.

Le antologie che dovrebbero chiamarsi Magic Tales ma ormai non si chiamano più così, http://3.bp.blogspot.com/_5Pe-huM-ci8/SlAhPzZduXI/AAAAAAAAALA/5qqRXvNJ4zI/s320/magicats.jpg
Pubblicate (prevalentemente) da Ace, sono 35 (o forse 38) volumi curati da Gardner Dozois e Jack Dann.
L’idea di partenza era quella di scegliere un tema “forte” ed esaurire l’argomento, presentando ilmeglio della narrativa breve a riguardo – indipendentemente dalla data di prima uscita dei lavori antologizzati.
Ciascun volume si presenterebbe quindi come una panoramica storica su un determinato soggetto, delineandone l’evoluzione nel corso degli anni.
Oltre a fornire un buon accesso a storie che altrimenti sarebbero andate perdute.
Originariamente dedicate solo al fantasy (con titoli come Dragons!, Unicorns! o… ehm, Magicats!), dalla metà degli anni ‘90 vengono presentate anche tematiche fantascientifiche (Hackers, Future War etc…)
Alcuni titoli a caso (incluso Magicats!) sono stati tradotti in italiano.

Thieves’ World
Originariamente una serie di dodici antologie curate da Robert Asprin per Ace, alle quali si affiancano una quindicina di altri titoli, tra antologie apocrife e romanzi.
Trattandosi di uno shared world, forse la serie non andrebbe inserita fra le antologie, ma oggi siamo di bocca buona.
L’idea di partenza è quella di creare da zero una ambientazione generica, e successivamente affidarne l’esplorazione e la caratterizzazione ad una comunità di autori (notevoli, fra gli altri, i contributi di Poul Anderson, Gordon R. Dickson, Marion Zimmer Bradley, David Drake, C.J. Cherryh).
Ciò che solleva il mondo dei ladri al di sopra della media è, oltre all’eccellenza degli autori, l’indubbia capacità dell’editor di mantenere la disciplina.
In Italia qualcosa pubblicò Fanucci – come sempre senza resistere alla tentazione di aggiungerci un paio di apocrifi di autori italiani.

E per chiudere?http://www.pjfarmer.com/bimages/dv-pb72.jpg
Lo si riesce a trovare, un Outsider?
Ovviamente Dangerous Visions, di Harlan Ellison, ormai al suo terzo (e si presume ultimo) volume.
Antologia di racconti ad hoc – Hellison chiese agli autori di fornire storie impubblicabili per gli standard dell’epoca, questa è probabilmente la singola più importante antologia (o serie di antologie) mai pubblicate.
È un piacere, naturalmente, constatare che dopo dangerous Visions, molte di quelle idee e di quegli approcci alla scrittura continuarono a rimanere impubblicabili, a conferma dell’ottuso e risoluto conservatorismo dei fan.

Se ne trovano edizioni di tutti i tipi, a tutti i prezzi.
Non averne una copia è da sciocchi.

Powered by ScribeFire.

Antologie – le cinque migliori

6 Settembre 2009 Davide 9 commenti

The making of a great compilation tape, like breaking up, is hard to do and takes ages longer than it might seem. You gotta kick off with a killer, to grab attention. Then you got to take it up a notch, but you don’t wanna blow your wad, so then you got to cool it off a notch. There are a lot of rules.

Questo post è causato dalla tagliente recensione all’antologia  Bad Prisma (Mondadori) postata da IguanaJo.
Andatevela a leggere, poi tornate qui che riprendiamo il discorso…

Fatto?
Bene.

Invecchiando, i racconti stanno soppiantando i romanzi nelle mie preferenze di lettore di genere.
Soprattutto per l’horror, un bel volumone, una ricca antologia di racconti di autori diversi (se fossero dello stesso autore dovrei parlare di raccolta) mi attira probabilmente di più di un romanzone.
Con le debite eccezioni, certo.
Dev’essere perché, invecchiando, l’attention span si accorcia (un po’ si diventa rincoppati, capite…), ed anche il tempo per leggere diminuisce.
E poi, le antologie sono uno strumento eccellente per scoprire nuovi autori, da esplorare poi con più calma.

A mio parere, le parole chiave per una buona antologia sono solo tre:
rispetto – per il genere, per gli autori coinvolti, per il pubblico
coraggio – di staccarsi dalla massa e tentare qualcosa di nuovo e diverso anziché scimiottare chi è venuto prima
coerenza – una volta intrapresa una certa strada, la si segue fino alle sue logiche conseguenze.

Sembra facile.

Quindi, veniamo alle cinque migliori antologie che mi sia mai capitato di leggere.
Regole di campo – niente in cui io abbia scritto o che io abbia curato, tradotto o prefatto/postfatto (uno straccio di senso della vergogna ce l’ho ancora).
Niente Mammoth Book of [inserite il genere o il soggetto che preferite], anche se la maggior parte sono assolutamente eccellenti. Niente Isaac Asimov presents the Best Science Fiction of [metteteci l'anno che volete] perché sarebeb troppo facile.
Niente di curato da Richard Dalby, o dovrei solo citare libri suoi.
E naturalmente Dangerous Visions di Harlan Ellison è fuori concorso.

Aggiungo poi che questi sono i titoli che io preferisco – e se non includo i vostri preferiti non è perché io vi odi o vi disprezzi, ma perché voi ed io abbiamo magari solo gusti diversi.
Segnalatemi le vostre preferenze nei commenti, e facciamoci quattro chiacchiere.

E poi, via, cinque titoli, non in un ordine particolare….

The Disciples of Cthulhu (DAW, 1976/Chaosium 1996)
Una delle prime e probabilmente la migliore antologia di narrativa lovecraftiana. La prima edizione ha la copertina di Karel Thole come bonus, ed è curata da P. Berglund; la versione Chaosium, curata da Bob Price,  differisce per un paio di titoli ma rimane di altissimo livello.
Grande qualità della scrittura, ampio spettro di voci (e non solo repliche e pastiche della prosa del Gentiluomo di Providence) mano editoriale ferma ma pressocché invisibile.
La sola presenza di “The Tugging” di Ramsey Campbell, “The Horror from the Depths” di Leiber e “Darkness, My Name is” di Eddy Bertin rende il volume indispensabile.
Per il resto, la qualità è ottima.
L’antologia non è “originale” – nel senso che non include solo raconti scritti ad hoc.
book cover of   Gaslight and Ghosts   by  Jo Fletcher and   Stephen Jones
Gaslight & Ghosts (Robinson, 1988)
Uno dei pezzi della mia collezione al quale sono più affezionato – il volume venne prodotto in occasione della World Fantasy Convention di Londra, nel 1988, e curato da Stephen Jones e Jo Fletcher.
È una antologia originale che include racconti e articoli scritti ad hoc di James Herbert, Neil Gaiman, Terry Pratchett, Brian Aldiss, Clive Barker, Ramsey Campbell, Karl Edward Wagner, Lisa Tuttle, Robert Holdstock, Brian Lumley, Ian Watson, R Chetwynd Hayes, Peter Tremayne, Kim Newman.
I partecipanti alla convention avrebbero avuto l’occasione di farsi autografare il volume da tutti gli artisti coinvolti (e i volumi di quesdto genere hanno un valore spaventoso).
Variamente illustrato e solidamente rilegato, il volume appare assolutamente indistruttibile (ed è bene che sia così).
Il solo racconto di Karl Edward Wagner vale il prezzo di ammissione. L’antologia che mi ha fatto scoprire James Herbert e Kim Newman. Era oltretutto la prima volta che mi capitava fra le mani una antologia che riunisse narrativa e saggistica…

The New Nature of the Catastrophe (Millenium, 1993/Orion, 1997)tnnotc_orion97.jpg
Antologia fortemente anomala, come anomalo è ilprotagonista delle storie – primo personaggio di dominio pubblico nel panorama del fantasticocontemporaneo.
Il volume ristampa tutti i racconti di Michael Moorcock che hanno per protagonista Jerry Cornelius, più racconti di Jerry Cornelius scritti da una varietà di autori – M. John Harrison, Norman Spinrad, Simon Ings, Langdon Jones, Hilary Bailey, Brian Aldiss e molti altri.
John Clute contribuisce con un articolo – ma ci sono anche fumetti (purtroppo tagliati dalla versione paperback, ma sostituiti con un inedito), ed uno stralcio di canzone.
I racconti di Jerry Cornelius sono in generale più accessibili dei romanzi, ed i contributi al ciclo da parte di altri autori rendono il mondo fratale dell’assassino inglese ancora più perturbante e difficile da definire.

Futurs antérieurs – 15 récits de littérature steampunk
(Fleuve Noir, 1999)http://holmesandco.free.fr/images/couvertures/9782265065345.jpg
Esattamente dieci anni prima che gli americani martellassero il mercato con non una ma due antologie dedicate allo steampunk e che il genere diventasse mainstream, i francesi  uscivano con questa massiccia antologia originale che allinea quindici autori popolarissimi in Francia e pressocché sconosciuti in qualsiasi altro luogo del pianeta.
Suggestioni verniane, elementi mutuati da Burroughs, e un sacco – ma proprio un sacco – di idee nuove e mai più sentite, per quindici storie (tutte illustrate) molto letterarie e sperimentali, appartenenti ad un genere ancora in fasce, che non era ancora codificato ed era appannaggio di pochi.
Se questa antologia avesse avuto la meritata diffusione internazionale, quello che oggi chiamiamo steampunk sarebbe probabilmente molto diverso, e probabilmente più eccitante.
Il primo libro che io abbia letto in francese, acquistato alla Fnac di Nizza durante una vacanza. Ormai introvabile anche su eBay, o così mi dicono – peccato.
Una lettura necessaria per poter dire “sono stato steampunk prima di te” a tutti i ragazzini arroganti che pensano di saperla lunga.
http://nezumi.pair.com/rosesare/107615.jpg
Raymond Chandler’s Philip Marlowe, A Centennial Celebration
(1988, Knopf/1999, ibooks)
Antologia di storie scritte ad hoc per celebrare il centenario della nascita di Raymond Chandler, la prima di questo genere in un panorama letterario ancora piuttosto ingessato.
22 giallisti scrivono altrettanti racconti con Marlowe come protagonista, riuscendo a portare il proprio stile ed i propri temi tipici nelle atmosfere e nel linguaggio chandleriano.
L’antologia è rispettosissima dell’opera di Chandler, e si suddivide per periodi storici, mostrandoci Marlowe in momenti diversi della sua carriera.
Fra gli autori notevoli, Max Allan Collins, John Lutz, Stuart Kaminsky, Robert Crais, Eric van Lustbader, James Grady, Sarah Peretsky, Paco Ignacio Taibo II.
Robert B. Parker funge da editor.
Assolutamente eccellente, non sfigura affatto a fianco dei volumi del Maestro.

E un outsider (e che outsider!)…

I quattro volumoni pubblicati da Fanucci a metà anni ‘90 a titolo Weird Tales, parte della collana Enciclopedia della Fantascienza.http://www.fantascienza.com/catalogo/Cov/04/04117.jpg
Operazione insolita e non perfettamente riuscita ma comunque memorabile.
I primi due volumi – Weird TalesAncora Weird Tales – remixano i due omologhi curati da Peter Haining per Sphere Books, allineando una selezione peraltro valida di racconti tratti dalla storica rivista Pulp. I due volumi conclusivi – Sempre Weird Tales e Di Nuovo Weird Tales – sono invece farina del sacco dello staff editoriale di Fanucci capitanato da Gianni Pilo, assemblati alla svelta ma con competenza per dare ancora e di più ai lettori affamati di Weird Tales (Fanucci avrebbe finito per pubblicare anche 24 volumetti di racconti presi da WT).
Il risultato è notevole e – se si sorvola sull’idea barbina di affiancare autori italiani contemporanei ai vecchi leoni di Weird Tales, e la qualità della stampa a volte incerta – i quattro tomi rappresentano una solida campionatura del genere di cose normalmente pubblicate dalla rivista che fece da casa a Howard, Lovecraft, Smith e molti altri.
I quattro volumi sono illustrati (riproduzioni di copertine e di immagini interne) e con ampie annotazioni.
La dimostrazione che si può mungere spudoratamente il pubblico pur dandogli in pasto materiale di ottima qualità.

Powered by ScribeFire.

Cinque case maledette

23 Luglio 2009 Davide 7 commenti

Prendo lo spunto da un lungo e interessante post su Malpertuis dedicato ad una delle pietre miliari della letteratura orrifica, per mettere giù la mia personale top five delle case infestate e o maledette della narrativa.
In fondo cosa c’è di meglio, nella calura estiva, di una bella lettura farcita di brividi?
E considerando che qui in casa mia fervono i preparativi per il trasloco, il tema della casa maledetta pare una scelta abbastanza azzeccata…

Quindi, cinque storie di paura, più una, come al solito.
Col solito disclaimer – magari queste non sono quelle che scegliereste voi.
Magari la mia scelta vi offende.
Non è mia intenzione.
Questaè la mia lista.
Sarò molto felice di leggere la vostra.
The House Next Door
The House Next Door, di Anne Rivers Siddons.
Citato a suo tempo nella Top Ten di Stephen king, Malpertuis dice tutto quello che c’è da dire su questo romanzo imprescindibile, opera orrifica di una nota autrice vicina al mainstream.
Southern Gothic, echi faulkneriani, l’orrore mai esplicitato, mai sbattuto in faccia.
Sofisticato, letterariamente molto soddisfacente, leggibile come puro intrattenimento o come metafora sociale e politica “forte”, il volume rimane criminalmente assente dai nostri scaffali (editori avveduti, prendete nota).
E non ne invidierei un ipotetico traduttore.

The Haunting of Hill House, di Shirley Jackson.The Haunting of Hill House (Penguin Modern Classics)
Uscito a suo tempo da noi col titolo La Casa degli Invasati, e successivamente come L’Incubo di Hill House.
Portato due volte su schermo – una volta come capolavoro da Robert Wise, una volta  come pattume da un regista del quale non voglio ricordare il nome, questo è il libro sulla casa infestata, ed ha certamente il mio voto come miglior libro del genere.
Orrore psicologico, delirio architettonico, la casa come mostro.
Il linguaggio è colto ma limpido, la minaccia grava inquietante ed inespressa. Vi terrorizza, e non sapete perché.

Hell House, di Richard Matheson.Hell House
Dovrebbe essere uscito nei nostri boschi col titolo di La Maledizione di Villa Inferno.
Sorta di update agli anni ‘70 del libro della Jackson (uscito negli anni ‘50), ne ripropone la trama e l’avvio in tono lievemente più trash.
Villa Belasco, alias Villa Inferno, non è Hill House, e l’orrore è molto meno manierato.
Ha il pregio di costruire una trama orrifica su un impianto fantascientifico.
Ne venne anche tratto un film.

Elsewhere, di William Peter Blatty.Elsewhere
La traduzione della versione breve del romanzo è uscita in Italia nel 1999 nell’antologia 999.
L’autore de L’Esorcista e de La Nona Configurazione propone la sua personale versione della casa infestata, senza scordare né la propria educazione religiosa, né i propri trascorsi come autore di commedie.
Un orrore leggero e quasi rassicurante, che riassume e compendia tutti i titoli fin qui citati, e nasconde il proprio pungiglione filosofico nella coda.
Da leggere due volte.

Haunted, di James Herbert, uscito in italiano (da Sperling?) anni addietro – controllate le bancarelle.Haunted
Solido professionista della narrativa orrifica britannica, Herbert sovverte le regole col suo Haunted, ma solo il minimo necessario per prendere in contropiede il lettore ormai rotto ad ogni trucco.
Dialogo ben costruito, una premessa insolita (un medium autentico ma che non crede all’aldilà e lavora per smascherare le frodi spiritiche), una buona successione dicolpi di scena.
Romanzo leggero ma competentemente scritto, rappresenta in questa lista una dovuta concessione al pulp.

E un outsider…

The House on the Borderland, di William Hope Hodgson.The House on the Borderland
Più volte tradotto e pubblicato nel nostro paese.
Il pioniere della forma fisica, primo narratore di pirati fantasma e padre di Carnacki il cacciatore di spettri deraglia in una storia di infestazione, caos, distorsioni di spazio e tempo, corruzione fisica e morale.
Talvolta appesantito da uno stile antiquato, allucinato e allucinante, è probabilmente il più lovecraftiano dei titoli qui citati, e dovete averlo sul vostro scaffale.
O non potete dirvi lettori seri di letteratura sovrannaturale.

Powered by ScribeFire.

Fantascienza e coscienza ambientale – 5 titoli

10 Giugno 2009 Davide 9 commenti

La colpa naturalmente è di Vittorio Catani, che in un suo recente post ha considerato il legame fra utopia, fantascienza ed esperimenti di utopia ambientale attualmente in corso sul nostro pianeta.

Il pezzo di Vittorio (al quale dedico la foto qui a fianco, poiché mi pare di capire che condivida la mia simpatia per le signore in verde) è andato a collidere con un mio progettino recentemente abortito – quello di sopperire alle carenze delle scuole (medie e liceo, essenzialmente) attraverso gruppi di lettura nei quali i ragazzi possano avvicinarsi agli argomenti sui quali la scuola latita leggendo romanzi divertenti e impegnandosi come gruppo ad approfondire quegli aspetti che hanno colpito la loro immaginazione.

Sopperire alle carenze… fantascienza… utopia… ambiente…

Da qui, l’idea di mettere insieme una lista di cinque (come al solito) buoni romanzi di fantascienza per avvicinare dei lettori curiosi alle tematiche ambientali – senza fare proselitismo, senza spingere una teoria o una tesi.

Regole di campo – niente in inglese, in questo giro.
Possibilmente romanzi facilmente accessibili e facilmente reperibili.
E niente Ballard – perché pensiamo ad un pubblico di ragazzi con una scarsa dimestichezza con la fantascienza.

Cinque, allora.

Frank Herbert, Dune
Un romanzo che costruisce un mondo (e un universo), con un occhio attentissimo all’ecologia. Legegre Dune col cervello acceso significa vedere esposta nella maniera più chiara l’interazione fra i diversi elementi che costituiscono un ecosistema.  Popolazione umana, animali, paesaggio, clima.
Ed è anche un ottimo romanzo, che si legge volentieri.

David Brin, Terra
Colossale romanzo di Hard SF sull’incipiente fine del mondo, dipinge un panorama dettagliato e completo di un pianeta allo sfascio pur lasciando ampio spazio all’ottimismo (quello reale e positivista, non quello della propaganda politica).
Non facile, ma fondamentale.

Alan Dean Foster, Terra di Mezzo
Difficile da reperire, uscito originariamente negli anni ‘70, descrive con cura e spettacolarità un pianeta dominato da una ecologia insolita e affascinante quanto quella di Dune – ma molto diversa.
Esiste anche un seguito/crossover, Flinx nella Terra di Mezzo, uscito negli anni ‘90.

Gregory Benford, Timescape
Un romanzo su scienziati che fanno scienza e incentrato sulla possibilità di comunicare attraverso il tempo. La trama viene palleggiata fra una realtà compromessa dal punto di vista ambientale ed una realtà – figlia della comunicazione con la prima – dove il peggio è stato superato. Forse.

Kate Wilhelm, Il Tempo del Ginepro
Le conseguenze sociali di una crisi ambientale che colpisce gli Stati Uniti, attraverso le storie di alcuni personaggi coinvolti nel tentativo di salvare il salvabile.
Cupo ma fondamentale.http://www.fantascienza.com/catalogo/Cov/07/07159.jpg

E un outsider…
Kim Stanley Robinson, la trilogia dell’Orange County.
Pur restando l’autore di riferimento quando si parla di ambiente, qui Kim Stanley Robinson rimane come outsider per due motivi: da una parte l’eccessiva militanza (che mi sta benissimo, ma ad altri potrebbe non interessare) e dall’altra perché della Trilogia dell’Orange, in Italia, han tradotto solo i primi due volumi, Costa dei Barbari e Costa delle Palme, mentre di Costa d’Oro ci rimane solo il sogno (o l’opzione di ordinarlo in inglese).
I tre romanzi descrivono tre Californie parallele – la prima imbarbarita dopo un olocausto nucleare, la seconda ipertecnologica ma al limite del vivibile, la terza eco-friendly ma politicamente frizzante.

Powered by ScribeFire.

I cinque migliori film di spionaggio

28 Marzo 2009 Davide 3 commenti

Così, un post estemporaneo, che si và ad incastrare in un generale sentimento spionistico che mi pervade in questi giorni.

Quindi, top five: i cinque migliori film di spionaggio.
Mia personale scelta, ovviamente.
Voi siete liberi di pensarla diversamente (e dire la vostra nei commenti).

Il Terzo Uomo, di Carol Reed (1949)
Da una storia di Graham Greene.
Orson Welles c’è ma non si vede (e pare abbia anche sceneggiato).
Alida Valli, Joseph Cotten.
La musica di Anton Karas rimane un capolavoro assoluto.
Fra le macerie della Seconda Guerra Mondiale, l’incontro fra noir e spy story nella storia di un approfittatore e borsaro nero.
Vienna è bellissima.
Contiene il famoso monologo sugli orologi a cucù.

Non essere così triste. Non è poi così orribile dopotutto. Come diceva quel tipo, in Italia per trent’anni sotto i Borgia ci furono guerra, terrore, omicidio e ammazzamenti, ma produssero Michelangelo, Leonardo da Vinci, ed il Rinascimento. In Svizzera hanno avuto pace ed amore fraterno – hanno avuto 500 anni di democrazia e pace, e cos’hanno prodotto? L’orologio a cucù. Addio, Holly.

The Manchurian Candidate, diretto da John Frankenheimer (1962).
Scordatevi il remake del 2004 (se ci riuscite).

Questo è l’articolo riginale: paranoia, lavaggio del cervello, diabolici cinesi, arti marziali, cospirazione politica, un piano per… ehm, sparare ad un politico.
Angela Lansbury è cattivissima (quasi le si perdona di aver poi fatto La Signora in Giallo).
C’è Frank Sinatra.
Nessuno è perfetto.

The IPCRESS File, di Sidney J. Furie (1965).
Quasi perfetto.
C’è Michael Caine, c’è il romanzo di Len Deighton.
Lo spionaggio come burocrazia, la spia come cialtrone, il primo eroe del cinema spionistico con gli occhiali – questo film è l’anti-Bond.
E poi cospirazione, paranoia, lavaggio del cervello…
Funerale a Berlino (1966) e Cervello da un Miliardo di Dollari (1967) completano la trilogia (e come bonus c’è Oskar Homolka), più due apocrifi girati sul finire del secolo.

Quiller Memorandum, di Michael Anderson (1966)
Poco conosciuto (o ricordato) e basato sul primo romanzo di una lunga e fortunata serie, sceneggiato da Harold Pinter.
George Segal, Max Von Sydow (cattivissimo) e Alec Guinness garantiscono la qualità della recitazione.
Berlino, Neonazisti (wow!), il risveglio dell’antico mostro ariano, e il mitico monologo sull’acino d’uva sultanina nella nebbia…

Ci sono due eserciti che si fronteggiano in una densa nebbia. E l’uno non vede l’altro. È necessario mandare avanti un uomo, che possa addentrarsi nella terra di nessuno, e vedere il nemico. Lei si trova lì, Quiller. Nel mezzo del nulla.

I Tre Giorni del Condor, di Sidney Pollack (1975).
Dal romanzo di James Grady (dove i giorni erano sei), con musica di Dave Grusin.
Doppiogiochisti, cospirazioni, petrolio, e un eroe fuori posto.
Robert Redford come topo nel labirinto di New York.
Eccellente Max Von Sydow.
Il romanzo è meglio, ed ha più senso, ma il film regge benissimo.
Zeppo di citazioni citabili, e col mitico monologo sul primo giorno di primavera…

Qui non vedo un grande futuro per te. Capita così. Stai camminando per strada. Magari è il primo giorno di sole dellaprimavera. E un’auto rallenta e ti si affianca, e una portiera si apre, e qualcuno che conosci, del quale magari ti fidi, esce dall’auto. E ti sorride, un sorriso amichevole. Ma ha lasciato la porta aperta, e ti offre un passaggio.

E naturalmente un Outsider: http://images.amazon.com/images/P/B000067J16.01.LZZZZZZZ.jpg

Il Nostro Agente Flint, di Daniel Mann (1966)
Tutto quello che gli altri film non sono.
Un sacco di ragazze, un sacco di gadget, un agente talmente cool che Bond pare un barbone, una improbabile organizzazione (con base segreta sull’isola vulcanica!) e addirittura un personaggio che legge un romanzo di Ian Fleming trovandolo poco plausibile.
Molti lo schedano come parodia, ma è mancare il bersaglio – questo, ancora una volta, è l’articolo autentico: Bond fatto come andrebbe fatto.
James Coburn è grandissimo, Lee J. Cobb colossale.
Esercizi di yoga estremo, cipria esplosiva, lavaggio del cervello, bouillabaisse, l’agente 008, il telefono rosso, il leggendario accendino zippo con “82 diverse funzioni. 83 se lo usi per accenderti un sigaro.”

C’è anche un sequel, In Like Flint, girato l’anno successivo.

Powered by ScribeFire.

Premiato!

26 Giugno 2008 Davide 7 commenti

È noto che la mia opinione sui premi è quantomeno critica.
E tuttavia, cosa c’è di più gratificante di venire premiati per ciò che facciamo?
Al bando quindi la filosofia, per lo meno per qualche minuto, e ben venga il premio
Brillante Weblog.

Che, come tutti i premi, arriva con una serie di clausole scritte in piccolo….

Regolamento:
1. Al ricevimento del premio, bisogna scrivere un post mostrando il premio e citare il nome di chi ti ha premiato mostrando il link del suo blog
2. Scegli un minimo di 7 blog (o di più) che credi siano brillanti nei loro temi o nel loro design. Esibisci il loro nome e il loro link e avvisali che hanno ottenuto il Premio “Brillante Weblog”
3. (Facoltativo) Esibire la foto (il profilo) di chi ti ha premiato e di chi viene premiato nel tuo blog

Il premio l’ho mostrato.
La motivazione è

“Brillante Weblog” viene assegnato a siti e blog che risaltano per la loro brillantezza sia nei temi che nel design e il suo scopo è di promuoverli tutti nella blogosfera mondiale.

A premiarmi è stato il titolare unico del blog Afanear.
Un atto di gentilezza chenon andrà impunito ;-)

Quanto ai sette destinatari del mio premio…. in nessun ordine particolare…

Speculum Maius – un occhio sul mondo dell’insegnamento e della formazione, del quale da alcuni anni sono ospite

Coffee & Cigarettes – uno dei primi blog che ho cominciato a frequentare quando ho avviato il mio; dieci minuti dedicati quotidianamente a vedere la realtà attraverso altri occhi…

il Palazzo della Luna – blog di un buon amico e dimostrazione (casomai servisse) che si può parlare del vero senza restare intrappolati dal reale. Alla via così!

masshimo masshimo the blog – l’unico blog trilingue che io conosca, parte di una colossale ed occulta macchina propagandistica con un solo scopo: convincerci che il Giappone è meglio…

in Tenebris Scriptus – perché quest’uomo è meglio di me (per lo meno in qualcosa): blog sul fantastico e l’orrore sovrannaturale, colto e documentato, senza le partigianerie e le sciocchezze che affollano le mie pagine.

elvezio sciallis – perché quest’uomo è come me (per tutte le nostre differenze): blog sul fantastico e l’horror, colto e documentato, che tenta disperatamente di evitare le divagazioni, le partigianerie e le sciocchezze che affollano le mie pagine. Ma non ce la fa….

Land of Visual Blog – per la maniacalità, la professionalità e la serietà con cui viene gestito, nell’indifferenza di quelli che si definiscono “appassionati”.

A questi gentiluomini, a queste signore e a tutti gli altri, grazie.