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Archivio per la categoria ‘Ubuntu’

E se invece della TV…

16 Settembre 2009 Davide 2 commenti

[questo post compare sia sul mio blog principale che sul mio blog campagnolo]

E se invece della TV io all’altro capo del cavo di antenna ci attaccassi un vecchio PC con un adattatore da due lire, un nuovo hard disk bello capiente, una porta WiFi, e sopra ci facessi girare Ubuntu 8.04 (inaffondabile) con MythTV?
O addirittura utilizzare direttamente Mythbuntu

Per chi se lo fosse perso, MythTV è un videoregistratore digitale con manie di grandezza.
Gratuito, open-source e relativamente cross-platform, allo stato attuale, MythTVhttp://img.tomshardware.com/us/2006/09/15/mythtv/mythtv_converge.jpg

  • consente di guardare e registrare segnali TV analogici e/o digitali, incluso lo standard HDTV
  • fornisce le funzioni di stop e rewind in tempo reale (possiamo rivedere il segnale live appena passato)
  • uccide in automatico le pause pubblicitarie
  • è programmabile per registrazioni multiple
  • offre un filtro per l’infanzia in modo da impedire ai ragazzini di guardare Star Trek
  • visualizza e archivia DVD
  • suona CD e file musicali in vario formato
  • offre una architettura client-server che ci permette di avere una sola macchina connessa all’antenna e trasmettere più segnali in streaming su più video separatamente (tramite LAN e WiFi, per dire)
  • si può programmare a distanza dal browser

Per maggiori dettagli, segue video…

Devo ammettere che la tentazione è forte.
Se poi sullo stesso server si riuscisse anche ad attivare e condividere Miro (piazzando istanze dello stesso software sui client, oppure utilizzando XBMC dai client per accedere alla cache di Miro sul server?), avremmo a disposizione il meglio dei due mondi.

Per chi fosse interessato, Tom’s Hardware propone una serie di articoli su MythTV, le sue applicazioni, gli accessori, e che effetto fa. Materiale ulteriore si trova su Bright Hub.
Non esattamente una cosa da mettere in piedi in un weekend, ma poi, perché no….?

Un software per le notti d’estate

19 Luglio 2009 Davide 6 commenti

… o anche per quelle d’inverno.

Uno dei vantaggi gratuiti che si ricavano dall’andarsene dalla città, è la possibilità di osservareil cielo senza l’interferenza delle luci urbane, l’inquinamento luminoso.
E se vere a disposizione un telescopio è certo l’ideale, è anche vero che senza le luci della città ad interferire, bastano gli occhi o al limite un buon binocolo per esplorare il cielo notturno.

Un buon supporto per queste imprese astrofile è Stellarium, un piccolo planetario per computer.
Piccolo nel senso che occupa poco spazio (gira anche da una chiave USB, ed è incluso in PortableApps), e che gira su Windows, su Mac o su Linux (per gli utenti Ubuntu, la versione più aggiornata è nei repository).
Si inseriscono le coordinate del luogo in cui ci troviamo, e il software fornisce una mappa del cielo sulla nostra testa, con la possibilità di accelerare o rallentare il tempo, o osservare fenomeni astronomici in date precise.
Le versioni più recenti vantano ampie risorse…

  • catalogo di oltre 600,000 stelle
  • cataloghi extra con più di 210 millioni di stelle
  • asterismi e illustrazioni delle costellazioni
  • costellationi di undici popoli differenti
  • immagini degli oggetti del cielo profondo (tutto il catalogo di Messier)
  • Via Lattea realistica
  • atmosfera altrettanto realistica con alba e tramonto
  • pianeti e loro satelliti

L’interfaccia è semplice e intuitiva – il sistema accetta script, è espandibile e personalizzabile, predisposto per la proiezione a soffitto, e può anche servire come controllo per un telescopio meccanico.
Il sito web fornisce un buon manuale per l’utente.

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Come ti scambio il file

17 Luglio 2009 Davide 4 commenti

Il lavoro di ricerca e installazione di software di piccole dimensioni per il sublaptop ha comportato due effetti imprevisti ma decisamente benvenuti.
Primo – l’eliminazione dal computer principale di molto software ingombrante, rimpiazzato dai programmi collaudati sul portatilino e rivelatisi efficienti e sufficienti per le mie necessità.
Secondo – e strettamente legato al primo – la scoperta di alcuni software piccoli e cattivissimi, che mi portano a domandarni ehy, ma com’è che nessuno me ne aveva parlato prima?

È il caso di Giver e Tasque.
Sviluppati durante la Novell Hack Week, si tratta di due programmini per la produttività assolutamente ridicoli nella loro semplicità, ma assolutamente indispensabili (per me, per lo meno)

Giver è una botola sul desktop.
Si installa in un amen su Ubuntu (è di serio su OpenSUSE), e nel momento in cui viene attivato, rileva tutti i computer sulla mia rete locali sui quali stia girando una copia di Giver.
Per scambiare file fra queste macchine, basta trascinare il file che desidero inviare sull’identificatore della macchina, e quello viene scaricato sul desktop del destinatario.
Più pratico di un invio di mail interna, meno impegnativo di una condivisione file “seria”.
Considerato che di solito lavoro su una rete che comprende due o tre computer, Giver mi risolve una valanga di problemi.

Tasque è un semplicissimo sistema di gestione dei progetti.http://alternativeto.net/Upload/Icons/7d593be0-a4b7-42e0-af94-08af31a44e73.png
Serve a fare liste di cose da fare, dando priorità e scadenze.
Tutto da un’unica interfaccia.
Eccellente, quando si è cronicamente disorganizzati e dispersivi come il sottoscritto.
Tasque può connettersi al servizio Remember the Milk, o utilizzare il sistema di calendaristica di Evolution (la versione Linux di Outlook), o crearsi un suo file.
Collabora automaticamente con Giver (così fra collaboratori possiamo scambiarci gli scadenziari di un progetto) e con Tomboy (così posso collegare file di testo ai miei progetti, e condividerli con Giver). È anche accessibile attraverso Gnome Do, per rendere le cose più veloci, e gestibili so loda tastiera.

Powered by ScribeFire.

Ubuntu Netbook Remix – e poi?

13 Luglio 2009 Davide 2 commenti

Dopo una ventina di giorni dall’acquisto del mio netbook, è giunto finalmente il momento di porsi la domanda essenziale – cosa diavolo me ne faccio, di un netbook?
Specie considerando che ho un computer portatile che è ormai una macchina oliata alla perfezione (beh, quasi) per fare ciò di cui ho bisogno.
Però, l’hai voluta la bicicletta?
E adesso pedala.
E poi, dai, a qualcosa servirà…

Di fatto, il netbook, col suo peso ridottissimo, è di per se un’ottima scusa per non scammellarsi il portatile in giro ad ogni pié sospinto.
Rispetto alla solita chiave USB con caricato Portable Apps (ormai indispensabile), il netbook torna utile qualora io debba fare qualcosa di più premeditato e definito che mettere in piedi una copia del mio ufficio on the road in caso di emergenza; posso usarlo per impostare presentazioni, per tenere in ordine i miei appunti, per lavorare anche sul treno o in qualche località esotica. Il sistema deve permettermi quindi di avere il necessario per lo svolgimento del mio lavoro e poco più, il tutto sul suo miserrimo hard disk allo stato solido.
Ne consegue una accurata lista della spesa.
Applicazioni collaudate, utili, leggere in termini di spazio occupato su disco – con un occhio all’interoperabilità ed alla ridondanza.

Sistema operativo, si è detto, Ubuntu Netbook Remix – che è poi una versione rielaborata dell’ultimo Ubuntu 9.04.
Ad alcuni non piace l’interfaccia, ma le prestazioni sono comunque ottimali.
E non è Windows.
UNR si installa con una serie di software precaricati.
OpenOffice 3 fornisce tutte le funzioni basilari per la gestione del lavoro – elaboratore testi, foglio di calcolo, software per presentazioni, database, disegno.
Potrebbe bastare, ma non basta.
Ci aggiungiamo Gnumeric, che rispetto ad OpenCalc ha molte più funzioni statistiche.
Ci aggiungiamo gLabels, che è piccolino e stampa etichette e biglietti da visita personalizzati.
E poi… VUE (Visual Understanding Environment) è un software alternativo per creare presentazioni – è ancora un po’ legnosetto, ma i risultati possono essere spettacolari; FreeMind serve per creare mappe mentali – ne ho parlato spesso, negli ultimi tempi; Note Tomboy è utile per buttare giù apunti alla svelta, e costruire outline di lavori diversi.
Xpad fornisce dei post-it da piazzare sullo schermo – ottimi per pro-memoria volanti.
E per finire un diario/organizer – RedNotebook funziona alla perfezione – e una rubrica per segnare i contatti – Rubrica appunto.

Se sono in giro per il mondo, voglio poter comunicare con i miei contatti, in qualsiasi forma possibile.

UNR ha di default Firefox, attraverso il quale posso verificare la mia posta su Gmail. Aggiungo un paio di plugin per la posta, Greasemonkey per gli script, e ScribeFire per poter gestire il mio blog, così come FireFTP per il file transfer (anche se ormai è considerato antico).
Già che ci sono, customizzo il look di Firefox eliminando le Toolbar di navigazione e dei Bookmark, spostando tutto l’indispensabile nella barra del menù, ed implementando TinyMenu e un tema compatto. All-in-One Sidebar è un altro ottimo componente aggiuntivo. Lo scopo è rendere disponibile il massimo spazio sullo schermo alla navigazione.
Poi è sempre bene avere un back-up: è vero che lo spazio scarseggia, su questo piccolo hard-disk, ma una copia di Opera la carico ugualmente – per quelle occasioni in cui Firefox ci lascia a piedi.
Wicd serve per risolvere eventuali problemi di connessione wifi o LAN.
Mentre ci sono, elimino Evolution Mail dal menù (e se ci riesco dall’hard disk) perché non mi serve.
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Comunicare, si diceva.
Pidgin mi permette di gestire da un’unica interfaccia la messaggistica: IRC, GoogleChat, Facebook Chat, Yahoo, MSN… La parte veramente noiosa è impostare sul nuovo Pidgin tutti gli account che ho sul computer di casa – al momento se esiste uno strumento per la sincronizzazione, non l’ho ancora scoperto. Ma è una minuzia.
Oh, già, Liferea, per restare in contatto con i feed che leggo regolarmente. Stesso problema di sincronizzazione come per Pidgin, ma non è così grave.
Skype lo adoperano tutti, o così dicono.
Non mi piace particolarmente, ma lo carico, insieme con Ekiga, che fa le stesse cose (meglio) per un diverso circuito di comunicazione.radioage10-55
Butto una manciata di euro e acquisto un set di cuffie e microfono a bottone, con le quali oltre a parlare su Skype o Ekiga, posso anche ascoltare la musica.
Questo significa caricare XBMC e VLC sulla macchina.
Li userò poco, ma sono entrambi inaffondabili. E poi, poco… conentrambi è possibile anche ascoltare stazioni radio in streaming…
Un rudimentale registratore di suoni è già installato, e potrò usarlo per registrare eventuali presentazioni altrui.

Grafica – si potrebbe rendere necessario sistemare alcune immagini alla svelta.
Considerando costi e benefici, GIMP ha tutto quello che serve.
È pesante, ma ci può stare.
Resta da discutere Picasa – che potrebbe servire, visto che di solito mi sposto con la fotocamera digitale. Bisogna valutare i pro (potenzialmente utile) con i contro (pesante).

Impossibile rinunciare a Wine – per far girare le applicazioni Windows.
Già che ci siamo, aggiungiamo UbuntuTweak, per la manutenzione minima del sistema.

C’altro?
Kompozer, oppure BlueFish, oppure il Web Developer plugin per Firefox – perché potrebbe essere necessario mettere in piedi alla svelta una pagina web e non sempre il blocco note è la scelta più comoda.

Il tutto, con un po’ di attenzione, in circa quattro giga di hard disk, forse un po’ di più.

A questo punto, nella cartella Documenti, si crea una sottocartella nella quale si scaricano copie del curriculum, un foglio di biglietti da visita, e l’eventuale modulistica minima necessaria per il lavoro.
In una cartella a parte metteremo invece i lavori in corso sui quali vogliamo poter lavorare anche on the road.
Una cartella di letture diverse per il tempo libero potrebbe sostituire/complementare l’immancabile Grosso Paperback per le nostre trasferte.
In Musica mettiamo non più di quattro dischi campionati in maniera non ossessiva (circa 300 mega in totale) – è una di quelle classiche situazioni da isola deserta, e ci accontenteremo di una pulizia del suono da vinile d’antan…
In Immagini mettiamo uno sfondo alternativo a quello – un po’ deprimente – di Ubuntu.

Sarebbe bello metterci anche R e Squeak, ma lo spazio è quel che è – se non sono strettamente necessari…

Fatto!
Mancano naturalmente i software da lavoro essenziali per ciascuno (io ci metterò PAST, una tabella stratigrafica, una tavola periodica) – ma l’elenco di software visto fin qui dovrebbe garantire un’elevata produttività anche a fronte di un hard disk minuscolo.

Prossimo passo – acquistare un alimentatore a celle solari per ovviare alla vita breve della batteria e rendere davvero mobile tutto il sistema…

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Sophie & Squeak

28 Maggio 2009 Davide 2 commenti

E così mi sono nuovamente messo a farneticare sul futuro e come dovrebbe essere, importunando persone serie che stanno facendo un lavoro serio – creare qualcosa di coerente e utile che possa soddisfare le richieste ministeriali riguiardo all’adozione di e-book accademici.cover
E come di solito fanno quelli che la sanno lunga, o tali vogliono apparire, soprattutto perché il problema non è loro, ho suggerito di passare a qualcosa di più plastico, modulare, aperto, modificabile.
E ho invocato il nome di Squeak – l’implementazione facile-facile di SmallTalk (esiste anche un bel manuale scaricabile gratuitamente).

E dovete capirmi – SmallTalk era il futuro quand’ero un ragazzino, e pare ben deciso a restare il futuro anche oggi, è vecchio, eccentrico e duro a morire come io vorrei essere e l’immagine di una generazione di hacker, intesi come persone in grado non solo di usare il software ma anche di comprenderlo, aprirlo, modificarlo, non mi è poi così invisa.
Meglio di una generazione di end-user.
Quindi, all’inferno gli ipertesti in markup language, dico, passiamo a Squeak e creiamo degli ambienti di apprendimento condivisi.

Parlare è facile.
Perciò stasera, complice l’insonnia (ci mancava), ho deciso di approfittare della notte in bianco per vedere cosa si potrebbe fare, in effetti, con SmallTalk e con Squeak.
Così, tanto per mettere i soldi dove ho messo la bocca – che suona maledettamente sconcio, ma significa solo smetterla di chiacchierare, e cominciare a contribuire con qualcosa di solito, che dimostri il mio reale coinvolgimento.

E così ho scoperto Sophie.
Che è esattamente ciò che ho descritto nel mio post precedente, implementato in Squeak (ma la prossima versione sarà in Java), distribuito gratuitamente come open source, più che discretamente documentato.
Segno che non era poi un’idea così cattiva, la mia, giusto?
Era un’idea abbastanza buona da metterla in piedi, realizzarla, e farla finanziare con denaro pubblico.
Come?
No, non in Italia.

Sophie is software for writing and reading rich media documents in a networked environment. Initially designed and developed under the auspices of the Institute for the Future of the Book, Sophie is currently being significantly revised and improved, thanks to a generous grant from the Mellon Foundation in the fall of 2008. Sophie 2.0, with added features and improved stability, will debut October 15, 2009.

Sophie’s goal is to open up the world of multimedia authoring to a wide range of people and institutions and in so doing, redefine the notion of a book or academic paper to include both rich media and mechanisms for reader feedback and conversation.

Tombola.
Esiste anche un video, che documenta le caratteristiche del software.
Molto spettacolare, molto suggestivo.
Purtroppo non lo si può caricare in streaming…
Sono parimenti disponibili dei “libri” multimediali come esempio – e non sono affatto male.

Il lato eccitante dell’intera faccenda è che si tratta di uno strumento potente e di facile – relativamente facile – utilizzo, che permette quindi di superare l’impasse  di dover insegnare a programmare tanto agli insegnati quanto agli studenti prima che essi possano creare, adattare e utilizzare i testi.
Con Sophie ci si può sedere al computer per il finesettimana, e riuscire ad afferrarne i rudimenti ad un livello sufficiente per poter cominciare a lavorare.
E l’opzione di collaborazione on-line tanto in fase di sviluppo quanto in fase di utilizzo è grande.

La versione attualmente disponibile, la 1.04, gira tranquillamente su Ubuntu, a patto che ci sia Squeak 3.9 caricato (lo si trova nei repo). Non ho motivo di dubitare che le versioni per Win e Mac siano altrettanto efficienti.
E per chi proprio Squeak non vuol farlo girare, ottobre non è poi così lontano, giusto?

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XBMC – Mai più senza

15 Maggio 2009 Davide Lascia un commento

È bello trovare di tanto in tanto un pezzo di software che fa egregiamente il proprio lavoro.
Quando capita di inciamparci sopra per caso proprio mentre ci si dibatte con un roblema che quel particolare software riesce a risolvere in trenta secondi, è il caso di segnarselo.
E di comunicarlo agli amici.

Il problema: una coppia di DVD Zona 3 (Cina) illeggibili anche su DVD zone free.

La soluzione: XBMC, premiato nel 2006 dagli utenti di SourceForge come miglior software open source, ed ormai giunto alla versione 9.04.

Si tratta di un media center integrato, disponibile per Windows, Mac OS, Linux (Ubuntu come piattaforma di riferimento), e XBox. Disponibile anche in versione portable da caricare su un CD Live o su una chiave USB.

Cosa fa: macina qualsiasi file media gli si butti in pasto.
Filmati, audio, immagini – da hard disk, supporti mobili, LAN o in streaming dalla rete.
Stazioni radio internet tipo ShoutCast e stazioni TV tipo MythTV.
File CBZ e CBR contenenti fumetti digitali.
VCD, DVD, di qualsiasi zona di codifica, e immagini ISO dei medesimi. Anche zippate.
Può fare l’upscaling dei filmati per portarli alla massima risoluzione possibile.
Legge Feed in modalità feed reader.
Può reperire informazioni on-line – copertine di album, file da IMDB eccetera.

Difetti?
È un po’ pesante sulla RAM.

Però lo si installa, si prende il DVD Zona 3 illeggibile, lo si caccia nel lettore, e quello parte.
Bello liscio.

Altamente consigliato.

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Windows in scatola

5 Aprile 2009 Davide Lascia un commento

La presa di Windows sull’università di Torino (ed anche sulle altre, temo) è ancora tale che arrivare a lezione con un portatile Ubuntu è causa di infinito imbarazzo.
Non solo il proiettore farà le bizze.
Il vero problema è costituito dai ragazzi, che magari hanno un sistema linux a casa, ma che in laboratorio devono usare comunque il solito polveroso XP.
Con che faccia arrivare davanti a loro e spiegare che, ecco, sì, quello che stanno per vedere funziona sotto Ubuntu e – probabilmente – dovrebbe funzionare anche sotto Windows.
Come far fare loro pratica sulle Tabelle Pivot di Excel, se sulla nostra macchina è caricato OpenOffice, che ha il DataPilot invece?

Grazie al cielo, la Sun distribuisce un aggeggio chiamato VirtualBox.
Che sulla mia versione di Ubuntu 8.04 non voleva saperne di giare, ma ora, sull’8.10, funziona che è una meraviglia.
C’è voluta quasi un’ora a scavare fra i vecchi CD.
E poi mezz’ora al computer.
Ed ora ho una versione di Windows 2000 che gira perfettamente, in una piccola finestra 640×480, come una qualsiasi altra applicazione.
Domani, ancora ricerche fra il ciarpame, e vedremo di inscatolare in VirtualBox anche una copia di XP.
O se un amico avesse voglia di prestarmi una copia di Vista…
Poi, si caricano un paio di generazioni di Excel, e l’università di Torino sarà servita.

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Guizzo d’orgoglio degli utenti windows

13 Marzo 2009 Davide 6 commenti

http://nickdaniels.com/images/screenshots/closeme.jpgStrani discorsi nell’aria.
Strani memi nel sistema.

Pork chop express fine-settimanale.

Stavo catechizzando le folle sui vantaggi di abbandonare Windows per passare ad Ubuntu (ok, a voltemi capita) quando ecco che una reazione inaspettata si è manifestata fra gli astanti.
Ironica.
Tagliente.
Vagamente presupponente.

Tutte balle, mi dicono.
Ubuntu – o Linux in generale – rimane un sistema per smanettoni e fanatici del codice grezzo, troppo complicato, difficile, tutto fuorché user-friendly, instabile.
Lo hanno mai usato?
Naturalmente no.
Ma una cosa, loro, la sanno: Windows è il paradiso.
Non richiede alcuno sforzo per essere utilizzato, non comporta scelte difficili e non richiede particolari conoscenze.
È bello, solido, sicuro.
Funziona sempre, come una vecchia Volkswagen maggiolino.

http://www.tuaw.com/media/2006/04/bsodimac.jpgE d’improvviso, queste persone che conosco da anni e che regolarmente si lamentano dei tempi geologici di scarico dei service pack, delle restrizioni all’uso, dei dati perduti, dello schermo blu della morte, di drivers introvabili, stampanti invisibili, scanner grippati, reti imballate…
D’improvviso, dicevo, non hanno mai perduto dati a causa di Windows.
Non hanno mai avuto problemi di aggiornamento.
Non hanno mai visto lo Schermo Blu.
Hanno sempre sperimentato Plug&Play meravigiosi.
Sono felici, soddisfatti e si sentono dannatamente superiori.
Niente multitasking?
E chi ha bisogno del multitasking?
Le funzioni statistiche di Excel sono errate?
Ma nessuno usa Excel per fare statistica!
Le funzioni di editing e autocorrezione di Word stravolgono il tuo testo?
Basta tenerle spente!
Non si può personalizzare a fondo l’interfaccia?
Problemi da nerd.
Windows è bello!
Risate, letizia, teste scrollate in benevolo segno di compassione per l’ubuntista: l’importante è ricordarsi di usare Windows come si userebbe un pezzo di carta, e non chiedergli nulla di ciò che ci si aspetterebbe da un computer!
Basta non avere pretese, limitarsi all’utilizzo minimo di un sedicesimo delle funzioni offerte ed incluse (e pagate) ed eseguire esattamente gli ordini come impartiti dal sistema, basta non pensare e lavorare con Windows è una meraviglia.
L’unica fonte di problemi, in effetti, questi signori, dicono di averla incontrata quando qualche smanettone ha cercato di installare sul loro sistema software open source.

Ora, non fraintendetemi.
Considero Ubuntu uno dei migliori pezzi di software mai realizzati, ma di fondo se qualcuno là fuori preferisce usare un sistema diverso, due sistemi diversi, un bloc-notes o un cerchio di megaliti su una collina, non starò certo a perderci il sonno.
Varietà significa (anche) resilienza del sistema, e se da una parte sarebbe bello trovare un proiettore in un’aula che non si rifiuti di lavorare con qualcosa di diverso da Windows, dall’altra è un problema minimo.
Io al limite posso testimoniare la mia esperienza.
Ed magari dare una mano se qualcuno vuole provare a passare a Ubuntu.
Ma poi…

No, ciò che mi colpisce è questo revisionismo storico improvviso e violento.
Quante volte ho sentito queste persone maledire Bill Gates per la scarsa qualità dei suoi prodotti?
Quante volte ho passato mezze ore al telefono cercando di risolvere problemi con sistemi inchiodati e dati volatilizzati?
Ma ora…http://www.kawaiispace.com/gfx/albums/comment/30557_RTFM.jpg
È come se costoro, che per scelta o necessità non sono passati a sistemi open si fossero improvvisamente stancati di sentirsi dire che sì, da questa parte della siepe stiamo meglio, ed avessero deciso di reagire in maniera aggressiva.
Posso anche capirlo.
Sono dannatamente stanchi, probabilmente, di essere trattati come retrogradi microservi.
Sono stanchi di sentirsi dire che sono il passato.
Stanchi delle storie sull’utente che chiama l’assistenza perché il PC non funziona e si scopre che non l’ha acceso.
Sono stanchi di sentirsi dire “Ho smesso di fare quello che fai tu ed ora sto meglio.”
Sono stanchi di essere i perdenti dell’equazione.
E così reagiscono in maniera aggressiva.
Guizzo d’orgoglio.
Visti i dati alla mano, il risultato ricalca da vicino il vecchio caso del servo shakespeariano che loda il proprio padrone – che lo scalda a bastonate quando ha freddo, e lo rinfresca a bastonate quando ha caldo, e in questo modo si prende buona cura di lui.

Il problema è che pare trattarsi di un atteggiamento strisciante che si estende ad altre situazioni, altri problemi.
Crisi economica?
Tutte balle.
Crisi ambientale?
Ma dove…
Politica fuori controllo?
È sempre stato così.
Pensare?
C’è chi può farlo al posto mio.

Che si tratti della vecchia, endemica paura del futuro, o di semplice reazione di una percentuale (quanto ampia?) della popolazione che, incapace di reagire al cambiamento, ha deciso di rrendersi e godersela fino a che non si spegneranno le luci, è certo una facenda piuttosto preoccupante.