strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Archivio per il 'Ubuntu' Categoria


Tanto per complicarsi la vita

Pubblicato da Davide su Febbraio 16, 2008

Ho appena scoperto, per puro caso, un altro pezzo di software che promette di rendere le mie giornate molto più piene di qui in avanti.

Si chiama Processing, è freeware e crossplatform, e viene descritto così dai suoi sviluppatori

Processing is an open source programming language and environment for people who want to program images, animation, and interactions. It is used by students, artists, designers, researchers, and hobbyists for learning, prototyping, and production. It is created to teach fundamentals of computer programming within a visual context and to serve as a software sketchbook and professional production tool. Processing is developed by artists and designers as an alternative to proprietary software tools in the same domain.

Un linguaggio per sviluppare rappresentazioni grafiche interattive di dati.
Per ottenere rappresentazioni come questa:

http://it.youtube.com/watch?v=OHUWTerggjE

WOW!

Il classico genere di cosa che ci si aspetterebbe dal Medialab del MIT.
Il classico genere di cosa che potrebbe far fare un salto di qualità alla mia attività di ricerca e di insegnamento.
Il classico genere di cosa che richiede sei mesi e duecento euro di manuali….
[brutta cosa, abituarsi alla manualistica gratuita di SmallTalk....]

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Squeak!

Pubblicato da Davide su Febbraio 2, 2008

Ora il mio 2008 è completo e pronto a muoversi.
Ho appena installato Squeak su Ubuntu.
Nelle lunghe notti solitarie dell’estate, quando la calura più che l’insonnia mi impedirà di chiudere occhio, potrò ricominciare a fare pratica e forse, per il capodanno 2009, sarò padrone di Squeak.

Non lo avevo segnato nei buoni propositi per l’anno a venire, ma imparare SmallTalk (del quale Squeak è figlio) o Ruby erano sulla mia lista delle cose da fare.
Finora Ruby su Ubuntu si è rivelato impraticabile.
Ma squeak funziona!

Cos’è Squeak?
Si tratta diuna implementazione autosufficiente (una macchina virtuale) per lo sviluppo di software usando SmallTalk.
Non sarà ObjectStudio/VisualWorks, ma funziona.

Cos’é SmallTalk
Un linguaggio di programmazione a oggetti (object-oriented), sviluppato originariamente dalla Xerox alla fine degli anni ‘70.
Già… computer coi bobinoni di nastro, floppy grossi come 45 giri…
Personal Computer che parevano oggetti venuti dal futuro, oggetto di sporadiche pubblicità su riviste come OMNI o BYTE.
In quell’epoca di frontiera, SmallTalk aveva una interfaccia grafica a finestre, ed utilizzava un mouse - Bill Gates portava ancora i pantaloni corti e Apple non aveva ancora il sistema a finestre - ed era costruito su principi come

  • Personal Mastery: se un sistema deve essere al servizio dello spirito creativo, deve essere interamente comprensibile per un singolo individuo.

Un artefatto di un’era più civile, l’intera sintassi di SmallTalk si può riassumere su una cartolina postale, e la sua filosofia di programmazione era essenziale all’estremo. SmallTalk è flessibile, potentissimo, estremamente robusto.
Rappresenta anche un diverso modo di pensare.

Dato per spacciato alla fine degli anni ‘80, SmallTalk è sopravvissuto in parte come legacy system (un linguaggio dimenticato dai più ma dal quale ancora dipendono processi critici in corso), ed è poi stato resuscitato da alcune aziende desiderose di rimettere in campo la potenza spaventosa di questo linguaggio.
Squeak è una delle implementazioni open source di SmallTalk - e a Squeak hanno lavorato e stanno lavorando molti degli originari sviluppatori di questo linguaggio.
Costruito in modo da rendere la programmazione in Smalltalk accesibile ad unbambino, Squeak è un buon punto da cui cominciare (ed è ampiamente supportato da una comunità di programmatori , utenti e insegnanti).

Da cosa deriva la mia ossessione per SmallTalk (e Squeak)?
A parte il fascino per un linguaggio retrò come SmallTalk, le considerazioni sono le seguenti:
. è il primo vero linguaggio a oggetti - tutti gli altri sono corruzioni dei concetti base di SmallTalk
. è potente e flessibile
. è disponibile in versione free/open source
. gran parte della documentazione è disponibile gratuitamente in rete (i manuali sono talmente antichi che gli editori li lasciano scaricare gratis)
. è abbastanza difficile da rendere il processo di apprendimento eccitante
. è abbastanza desueto da garantire una scarsa richiesta di programmatori sul mercato, ma d’altra parte, il numero di programmatori Smalltalk è talmente basso da garantire lavoro per tutti.

E’ un buon esercizio per mantenere il cervello in funzione, mi apre nuove prospettive lavorative, mi permette di blandire la parte più geek della mia personalità.

NOTA - installare Squeak in Ubuntu

… è meno che banale.
Squeak compare nel menu Aggiungi/Rimuovi Applicazioni.
Si seleziona, si clicca e si installa.
Ma a questo punto, Squeak non gira.
E’ necessario aprire il Gestore di Pacchetti Synaptic (in Amministrazione), cercare Squeak e installare i pacchetti mancanti.
A questo punto si cancella la cartella fasulla che la prima installazione ha creato nella Cartella Home, e Squeak gira come un orologio svizzero.

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Utente Ubuntu - the next generation

Pubblicato da Davide su Gennaio 10, 2008

Un momento di trionfo.

Grazie ai consigli reperiti sul prezioso blog Open Source Paleontologist, sono finalmente riuscito a far girare PAST sul mio portatile con Ubuntu 7.10.
Niente crash, niente congelamento dell’interfaccia.
Tutta questione di ammaestrare WINE nella maniera opportuna.

Oggi pomeriggio verrà avviato un esteso piano di collaudi, ma sulla base del poco che ho visto, posso finalmente tornare al lavoro a tempo pieno e senza più imbarazzi.

PAST è un programmino prezioso, potente e perfetto tanto per il lavoro quanto per la didattica.

La pagnotta è salva.
La dignità pure.

Evviva evviva.

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Imparare a usare R

Pubblicato da Davide su Gennaio 3, 2008

L’ho citato nei buoni propositi, giusto?

R è un linguaggio di programmazione orientato alla matematica in generale ed all’analisi statistica in particolare.
Si tratta di una versione open source del linguaggio S, che svolgeva la stessa funzione ma era un software proprietario (non modificabile, estendibile, distribuibile gratuitamente).
R gira sotto Linux/Unix, Windows, MacOS e quant’altro.
Lo si scarica da qui, e si comincia a penare.

Perché, di fatto, R è un software straordinariamente potente, ma tutto fuorché user friendly.
La gestione di dati ed analisi si svolge per riga di comando - come in Unix, o nel vecchio DOS.
E la gestione di dati e analisi non è facile perché, lo ripetiamo, questo è un linguaggio.

Eppure, i pro controbilanciano i contro

    R è potentissimo e flessibile.
    R è ben documentato.
    R è gratuito (controi le svariate centinaia di euro di uns oftware statistico commerciale).
    R si integra con una quantità di altri software.

Per disporsi ad imparare a domare la bestia, ecco un breve elenco del materiale consigliato…

1 . R nella versione 2.6.1
Lo si scarica dalla pagina dell’R-project e si installa seguendo le istruzioni - a seconda del sistema operativo.
E’ piuttosto voluminoso, ma modulare, perciò è possibile installare solo i blocchi che servono.

2 . Una interfaccia grafica
E’ vero che dobbiamo soffrire, ma perché esagerare?)
R Commander e JGR (pronunciato “Jaguar”) sono quelle che per ora mi hanno dato meno problemi.
Il fondamentale editor Emacs può essere utilizzato come interfaccia aggiungendo il plug-in ESS.
Per chi utilizza Linux, RGnumeric potrebbe essere interessante, poiché rende disponibile la potenza di R attraverso l’interfaccia grafica del foglio di calcolo Gnumeric sotto Gnome.
Necessita tuttavia di una quantità di lavoro sui codici sorgente.
Con un po’ d’impegno, è poi possibile utilizzare Eclipse per sviluppare progetti in R.

3 . I manuali di R e dell’interfaccia utilizzata (scaricabili dai siti relativi)

4 . Un buon manuale di base.
Io utilizzo “Laboratorio di Statistica con R”, di Stefano M. Iacus & Guido Masarotto.
Pubblicato nel 2003 da McGraw-Hill, ha il vantaggio di essere snello (meno di 400 pagine), in italiano, e svolge una doppia funzione - insegna la statistica mentre al contempo insegna ad utilizzare R.
Dovrebbe costare meno di trenta euro (considerando che fin qui tutto ilresto è stato gratis…)

5 . Uno o più manuiali di statistica, meglio se specifici per il nostro ambito di applicazione.

6 . Un quaderno a quadretti ed una matita.

7 . Due ore al giorno per un mese.

Da oggi si comincia….

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Utente Ubuntu 7 - Ultimi aggiustamenti

Pubblicato da Davide su Dicembre 11, 2007

E’ ormai quasi un mese che sono un felice utente ubuntu.
Aggiungo qui un paio di note utili per la comunità.

Comincio col segnalare due manuali che, senza colare a picco il nostro budget, possono salvarci dai momenti di sconforto.
Uno è Linux Ubuntu, della Apogeo.
Nonostante sia aggiornato alla versione 6.04, contiene abbastanza informazioni utili da cavare d’impaccio l’utente alle prime armi.
Piccolo, tascabile, costa 7.50 Euro, ma al supermercato lo troverete certo a meno.

E con un po’ di fortuna sarà rintraccibile sullo stesso scaffale Linux Guida Pratica, della Mondadori Miti Informatica - un bel tomo massiccio che per una decina di euro scende sotto al cofano e permette di addentrarsi fra gli anfratti più bui del sistema.
Anche questo non è pensato per Ubuntu nello specifico, e men che meno per il 7.10, ma Linux è sempre lui, e per prender mano con la consolle, questo mi pare l’ideale.

Detto questo, segnalo che gran parte dei miei problemi tecnici - software che girano solo sotto windows - si sonorisolti con la spesa di zero euro e quattro giga di hard-disk.
Utilizzando VirtualBox, della Innotek, ho installato Windows2000 su una macchina virtuale, e nelle rare occasioni in cui ne ho bisogno, lo posso richiamare senza problemi.,
Curiosamente, gira meglio sulla macchina virtuale di quanto girasse sulla macchina hardware con quattro volte le risorse a disposizione.
Veloce, stabile, fa quello che deve quando glielo chiedo.
Perfetto.

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Farsi un libro

Pubblicato da Davide su Dicembre 3, 2007

Prendo l’avvio, come già in passato, dall’ultimo post dell’ottimo Elvezio Sciallis.

da questo momento in poi non intendo più parlare, scrivere news o
recensire prodotti in qualche modo collegati con gli editori a
pagamento, print on demand, autoproduzioni e satelliti vari di questa protogalassia.

Una brutta notizia.
L’adozione di un metodo di pubblicazione eterodosso è spesso una necessità per gli esordienti, e la recensione di un critico acuto, feroce ed onesto è quanto di meglio possa sperare chi, per scelte eterodosse, non ha potuto avvalersi di editor, revisori, comitati editoriali.

Mi dispiace quindi che Elvezio decida di lasciare ancora più soli quegli autori che, per sua stessa ammissione, sono lasciati soli dai propri editori.

non riesco ad accettare la completa mercificazione dell’arte,
l’equiparazione della vendita di scritture alla vendita di ortaggi.
La pubblicazione come servizio, i romanzi come volantini o menù di ristoranti.
Così
non è, per me, e non intendo quindi favorire in nessun modo questa
variegata banda di briganti che accumula soldi nella maniera più
bastarda, alle spalle dei deboli, facendo leva su nervi esposti.

Parole sante.
Ma qui, le nostre strade divergono, specie sulle autoproduzioni.
Dopotutto, questo è un piccolo tempio… un pilone votivo, via, sul bordo della supersterrata dell’informazione (information super-dirt-road), dedicato a San Freelancer.

E tuttavia, invece di stare a discettare lungamente e noiosamente sul perché io creda che la seguente affermazione sia per lo meno superficiale e manchi un paio di bersagli importanti…

Se nessuno è disposto a investire energie, tempo, denaro e mezzi nella
vostra opera, è molto probabile (non al 100%, chiaro, ma non posso
occuparmi delle eccezioni) che la vostra opera non riesca a passare la
soglia della mediocrità.

… preferisco affrontare la questione da un punto di vista diverso.
Non ho trascorso strani eoni a meditare sul mio tanden per non averne ricavato un briciolo di illuminazione (a kerosene) e so quindi che è meglio costruire che distruggere.
Lo stesso Elvezio in fondo ammette

Per le autoproduzioni vale il discorso che non esiste un controllo
editoriale professionistico, io da questo punto di vista sento molto la
questione (editing, revisione, cura bozze, impaginazione, copertina ecc
ecc) e l’autoproduzione, per quanto “cattiva” si obblighi di essere,
non sarà mai pari agli schiaffi in faccia che ti molla un editor
imparziale.

Fine delle citazioni e delle chiacchiere.
Veniamo ai fatti.

Regola per sopravvivere: se avete un libro che credete valga la pena infliggere al pubblico ma tanto gli editori maggiori quanto gli editori minori vi snobbano, piuttosto che andare da una vanity press o da uneditore a pagamento, autoproducetevi.

Detto ciò, prima di autoprodurvi, imparate come si fa, e procuratevi gli strumenti adatti.

Per imparare come si fa, esistono dei libri.
Io, per vari motivi, faccio riferimento a manuali in lingua inglese - e se proprio ci si deve conformare ad uno standard, tanto vale conformarsi allo standard più diffuso.

L’Università di Chicago pubblica Getting it Published, di William Germano.
Sottotitolato A guide for scholars and anyone else serious about serious books, è un manuale di editing, formattazione e revisione di testi accademici e divulgativi secondo gli standard internazionali. Viaggia sulle cento e ottanta pagine, è scritto in un inglese accettabile, ed è probabilmente preferibile al comunque imprescindibile Chicago Manual of Style, del quale rappresenta una summa.
In italiano dovrebbe esistere qualcosa di simile pubblicato da Zanichelli (e probabilmente costosissimo).
Line by Line, di C.K. Cook (Houghton Miffling) è un manuale di editing per autori - insegna cosa guardare e come per migliorare la prosa edeliminare errori ed inconsistenze.
E’ poi assolutamente essenziale leggere But What of Earth, di Piers Anthony, ma a quello dedicherò un post a parte.

A questo punto preveniamo un’osservazione ingenua - ma non bastano gli strumenti di Microsoft Word?
NO.

E Word non è proprio una scelta meravigliosa per sistemare il vostro manoscritto per la pubblicazione.
Se lo fosse, non credete che i professionisti lo userebbero?
Word è OK per scrivere la storia, non per pubblicarla.
Per mettere insieme un prodotto dignitoso sdestinato al pubblico esistono dei software adatti - e la buona notizia è che spesso sono gratuiti.

Io di solito consiglio Scribus: è gratuito, multiplatform e ampiamente collaudato.
Ciò che non è - intuitivo.
Ma è la vostra settimana fortunata - la rivista Full Circle sta pubblicando una serie di articoli su come utilizzare proprio Scribus.
I tutorial sono mirati agli utenti Ubuntu, ma Scribus funziona allo stesso modo su tutte le piattaforme.
Full Circle è gratuita, e la trovate anche in italiano.

Se invece volete buttarvi e fare il gran salto, diventando editori indipendenti (e perché no?), allora prima o poi incontrerete LaTeX.
E allora tanto vale incontrarlo subito.
Le buone notizie - LaTeX è gratuito.
Le cattive notizie - è molto meno intuitivo di Scribus.
Però trovate davvero un sacco di documentazione in rete - la pagina di Wikipedia è un buon punto di partenza.

Il prodotto finale andrà trasformato in .pdf per la distribuzione in rete o per portarlo comodamente al tipografo di nostra fiducia.
Questa è la parte più complicata - gran parte delle copisterie faticano ad andare oltre il formato A4 per le rilegature “serie”.
anche se nessuno vi impedisce di dare ai vostri prodotti un taglio cyberpunk, pubblicando volumi rilegati a spirale.
Ma l’uscita in formato elettronico non deve essere trascurata - e in caso di vendita, vi serviranno un indirizzo e-mail dedicato per gli ordini (Gmail?) un modo per gestire i pagamenti (PayPal?) ed un sistema per watermarkare i file .pdf.

Se il vostro volume è davvero buono (ma DAVVERO buono), non trascurate l’eventualità di pagare qualche euro e metterci un codice ISBN.
In questo modo, anche senza avere un distributore aggressivo (scordatevelo - a meno che vostro zio non faccia il distributore, un distributore non lo avrete mai come autoprodotti) i vostri libri saranno reperibili in rete, e le librerie on-line ve ne richiederanno copia a fronte di ordini.

Resta il problema che Elvezio ha inchiodato con una sola battuta…

l’autoproduzione, per quanto “cattiva” si obblighi di essere,
non sarà mai pari agli schiaffi in faccia che ti molla un editor
imparziale

Vero.
Verissimo.

Ciò che sarebbe auspicabile - e che non ha una colossale difficoltà pratica di messa in opera - è la creazione di un network di autori autoprodotti, all’interno del quale ciascuno possa agire da imparziale editor degli altri.
Gli effetti positivi sarebbero notevoli - il network diventerebbe implicitamente un editore con un catalogo.
Sarebbe più facile attirare l’attenzione, pù facile generare interesse - organizzare letture, presentazioni…
Da soli, tutto diventa infinitamente più difficile.

Oh, un’ultima cosa - evitate stupide strategie pubblicitarie.
Di quelle, magari, ne parliamo poi.

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Utente Ubuntu 4

Pubblicato da Davide su Novembre 27, 2007

Le prime dolenti note.

PAST non gira su WINE.
L’unico software veramente indispensabile per il mio lavoro si inchioda quando cerco di farlo girare su Ubuntu.
Anche lo sviluppatore, contattato a riguardo, ammette l’incombatibilità (inspiegabile anche per lui) fra il minuscolo software statistico e i sistemi Linux.
Mistero.

Con BlogDesk e RoughDraft, PAST costituisce la triade di programmi dei quali sento davvero la mancanza.

La cosa è comunque solo un contrattempo - a casa posso usare PAST (e qualsiasi altro software Windows heavy-weight necessario per il mio lavoro) su una macchina secondaria.
E quando sono in giroper il mondo, comunque, io PAST lo faccio girare da chiave USB con un sistema portable.

Altri problemi?
Per ora nessuno.
Ricevo aggiornamenti quasi quotidianamente.
Il sistema è stabile - molto più di Windows XP dopo la prima installazione.

Ho installato Kompozer, l’editor di HTML che utilizzavo già sotto Windows, il classico FTP client Filezilla, il client di Miro euna scacchiera da Go.
E’ un po’ come aver appeso i poster e sistemato i tappeti in una nuova casa - ormai questo è il mio posto.

E in un momento di follia ho ordinato una copia del manualino tascabile della Apogeo - più come stampella psicologica che per autentica necessità - e fornirò recensione appena consegnato.
A meno di otto euro, pareva un investimento accettabile.

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Utente Ubuntu 3

Pubblicato da Davide su Novembre 26, 2007

Rodaggio.

Un rapido riassunto degli eventi della mattinata…

Ho appena finito di chiacchierare - tramite Pidgin - con l’editor del progetto Blatty.
Lui sta in Australia.

Proprio l’articolo su Blatty, intanto - recuperato dall’hard-disk spaccato proprio col Live CD di Ubuntu e trasferito su chiave USB, è in fase di rifinitura con Writer di OpenOffice - lo stesso software che avrei usato sotto Windows.

Sto scrivendo queste righe usando ScribeFire, editor per blog integrato in Firefox come plugin - non ha tutte le funzionalità di BlogDesk che usavo prima, ma funziona egregiamente.

La posta la tengo sotto controllo con Gmail Manager - altro plugin per Firefox.

E ieri sera mi sono visto il nuovo video di GameGeeks su YouTube - video perfetto, audio perfetto.

Rispetto all’ultimo periodo di utenza Windows l’avvio è più rapido e la CPU scalda di meno.

Ho ancora qualche problema a trovare ciò di cui ho bisogno, ma niente di che - anche il passaggio da una versione di Windows all’altra poteva causare simili problemi.
Un po’ come l’abitudine di staccare al volo le chiavi USB - che era OK in XP, non lo è più in Ubuntu (qui tocca disconnettere da software la chiave epoi sfilarla).
Minuzie.

Insomma.
Si avvicinano le ventiquattro ore di utenza, e tutto fila per il verso giusto.

Problemi irrisolti - non riesco ad accedere al vecchio HD esterno di stoccaggio, causa diversa formattazione della FAT.
I dati non sono perduti - posso spostarli su un altro hard-disk usando un PC secondario, riformattare la FAT e tornare ad adoperare il vecchio scatolone d’alluminio.
O magari lo passo a mio fratello e ne acquisto uno nuovo.

Prossimi test
 . masterizzare un CD o un DVD
 . far girare PAST con WINE
 . scaricare le foto dalla memoria della mia macchina fotografica

Se questi tre vanno in porto, sono a posto.
Dovrò cercarmi un ambiente di sviluppo…

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