Archivio

Archivio per la categoria ‘Uncategorized’

Burocrazia rampante

2 Settembre 2009 Davide Lascia un commento

Due buone scoperte in un sol colpo.
La prima è la rivista online Revolving Floor, prodotto di collaborazioni online, coworking e altre strategie produttive d’avanguardia (in altre parole, quelle che qui da noi sono considerate “troppo sperimentali”).
E su Revolving Floor, l’articolo sulle strutture burocratiche di Amanda Emerson, ex docente di inglese che ha lasciato il posto fisso in università per seguire un corso da infermiera (riuscite ad immaginarlo?)

L’articolo di Amanda è americano fin nell’anima, ma come ci dice l’autrice nel primo paragrafo…

Faculty meetings are pretty much the same everywhere.

http://www.vivereingegneria.com/blog/wp-content/uploads/2008/09/riunione.jpgPoco esiste di più dispersivo di un “incontro preliminare” per organizzare il lavoro, per valutare lo stato di avanzamento delle attività, per pianificare ciò che di fatto o è già stato fatto (e quindi toccherà modificarlo perché si adatti alle linee guida a posteriori) o che comunque non si potrà fare (e toccherà arginare i danni trovando il modo di aggirare le linee guida).

My guess is that, in most non-familial organizations numbering more than one member and characterized by more than one level of authority/responsibility/prestige/pay (those things often being randomly related), one will find meetings functioning successfully to reduce productivity, morale, and, when food is served, physical health.

Il motivo è probabilmente da ricercarsi – secondo l’autrice dell’articolo – nel fatto che molte riunioni si riducono ad un vuoto sfoggio di potere.

Institutions of higher education use faculty meetings to flex their muscles and communicate order.  Posting organization charts on a website is not nearly as effective as twenty minutes with a bevy of warmly condescending, hand-shaking, joke-making provosts and vice presidents. At a faculty meeting, faculty see their status relative to those whose mandates constitute the purported “communication” of the meetings. Paradoxically, this is true even when the higher and highest levels of administration are absent—which is almost always the case.

Senza dimenticare che spesso riunioni e meeting organizzativi hanno il solo scopo di giustificare la presenza in un gruppo di un coordinatore che altrimenti sarebbe in coda all’ufficio di collocamento…

Another purpose served by faculty meetings is to justify the employment of the person or persons whose plan, initiative, or policy the meeting has superficially been called to discuss, announce, explain, or dictate.

E forse è per questo che lavorare con strutture atipiche, che allegeriscono la parte burocratica e ripartiscono diversamente le responsabilità è tanto divertente – e produttivo.

Senza tuttavia scordare che se la forma mentis dei partecipanti è conformata ad una certa procedura burocratica, la mancanza di una struttura gerarchica porterà semplicemente ad un imbizzarrirsi del progetto, con una proliferazione di orpelli assolutamente inutili ma sentiti come necessari “in un progetto serio come il nostro” – frase di solito pronunciata con un certo vago tono interrogativo, come in cerca di una rassicurazione che sì, il nostro progetto è serio nonostante non ci siano un Direttore Responsabile e due Direttori Aggiunti.

Like an invasive species, administrative meetings and those who promote them drain energy and resources while managing to look natural, even necessary, to the environment. And, similar to an invasive species, such do not just weaken but can endanger a habitat, driving out beneficial species and permanently changing the ecological balance.

Riflessioni interessanti, mentre si avvicina l’apertura delle attività accademiche.

Powered by ScribeFire.

Categories: Uncategorized

Titoli

12 Agosto 2009 Davide 8 commenti

Interessante post sul blog di Fulvio Gatti.
Il blog di Fulvio si occupa di comunicazione e tecnica narrativa, e la sua breve disamina dei titoli – con particolare riferimento al cinema e ad un certo tipo di cinema nello specifico – è un buon punto di partenza.

Ci siamo capitati tutti, professionisti e aspiranti. Hai finito la tua storia e devi trovarle un titolo di qualche tipo. Difficilmente, se sei tu a deciderlo, ti accontenterai di un titolo buttato lì; vorrai il migliore possibile, il più intrigante, quello che invoglierà più gente possibile a leggere/vedere/ascoltare (e se necessario, comprare!) la tua opera. Come per un libro vuoi una bella copertina, chiaramente desideri un titolo eccellente per la tua storia.

Il titolo è davvero un indice della qualità del racconto?
Io direi che se non lo è, per lo meno vorrebbe esserlo.
Il titolo è il primo strumento col quale l’autore entra in contatto con il lettore: scorro l’indice della mia rivista di narrativa preferita e i titoli entrano in competizione per agganciare la mia attenzione.
Quindi il titolo deve in qualche modo stimolare la curiosità del lettore, ed al contempo fungere da garanzia di qualità, certificare che il tempo che spenderò nel leggere quelle dieci, trenta o cento pagine non sarà tempo buttato.

Ma questa è solo la punta dell’iceberg.
Facciamo un salto indietro di qualche secolo, e consideriamo il titolo di un romanzo famoso…

The Fortunes and Misfortunes of the Famous Moll Flanders, Etc. Who Was Born In Newgate, and During a Life of Continu’d Variety For Threescore Years, Besides Her Childhood, Was Twelve Year a Whore, Five Times a Wife [Whereof Once To Her Own Brother], Twelve Year a Thief, Eight Year a Transported Felon In Virginia, At Last Grew Rich, Liv’d Honest, and Died a Penitent. Written from her own Memorandums.

Oggi, in libreria, il libro è intitolato semplicemente Moll Flanders – un titolo semplice, diretto, che indica in chiaro chi sarà il protagnista della storia.
Una bella differenza rispetto al titolo originale, che non solo menziona per nome la protagonista (che noi comunque non conosciamo), ma ci spiega anche di chi si tratti, cosa abbia fatto, e riassume perciò quale percorso seguirà la narrativa.
Follia?
A quei tempi erano tutti un po’ scemi?
No – molto semplicemente, a quei tempi (il romanzo di Defoe – che non compariva come autore sulla prima pagina del romanzo o sulal copertina – è del 1722) era necessario spiegare al lettore cosa si trovava fra le mani.
Ilromanzo, come forma narrativa, era infatti talmente giovane, che era necessario aiutare il più possibile il lettore a scendere a patti col nuovo medium senza traumi.

Nel corso dei secoli, se i lettori si sono fatti più sofisticati, anche i titoli hanno mostrato una certa evoluzione; ma il meccanismo è lo stesso.
Il titolo aiuta il lettore a capire ciò che sta per affrontare.
Col titolo giusto possiamo evitarci dei fastidi.
Possiamo creare un senso di complicità col lettore.
Possiamo sopperire a cinque pagine di narrativa, rendendo il nostro racconto più asciutto, più compatto.

Come si costruisce quindi il titolo?

La strada più battuta è quella di andare a mettere in evidenza proprio l’oggetto, o la persona, o il luogo che sono nevralgici per la storia raccontata. Magari ne è solo uno sfondo, per quanto determinante (la cittadina Fargo e le sue nevi nell’omonimo film dei Coen); oppure una definizione astratta e ampia che include gli eventi al centro dell’attenzione: da L’Odissea fino a Guerre Stellari.

Non male, ma possiamo fare di meglio.

Titoli che fanno riferimento al protagonista – … o alla persona attorno alla quale ruota l’azione: Moll Flanders, Il Corsaro Nero, Bill l’Eroe Galattico.
Ma qui già è necessario fare un bel distinguo – Moll Flanders ci dice un po’ poco
(anche se quel “Moll” suona vagamente ribaldo, e “Flanders” suona vagamente esotico) e il romanzo potrebbe essere uno stralcio di vita, un poliziesco, una commedia…;  Il Corsaro Nero ci dice chiaramente di quale genere di storia andremo ad occuparci – e ci aspetteremo duelli, velieri, azione ed avventura; Bill l’Eroe Galattico puzza di fantascienza, e puzza anche, maledettamente, di ironia – il titolo da solo ci avverte che stiamo per affrontare una farsaccia al vetriolo (come il romanzo di Harry Harrison in effetti risulta poi essere).
Ma attenzione – come già ricordava Umberto Eco, I Tre Moschettieri parla in fondo prevalentemente del quarto…

Titoli che fanno riferimento all’oggetto attorno al quale ruota la narrativa – Il Falcone Maltese, Il Mastino dei Baskerville, La Spada nella Roccia…
Anche qui, per quanto di fauna si parli, non mi aspetterò dal rapace maltese la stessa performance del cagnone dei Baskerville – il titolo contiene comunque un carico di informazioni e aspettative.

Titoli che fanno riferimento al luogo in cui si svolge l’azione - Middlemarch, La Terra dimenticata dal Tempo, Gormenghast, Dune…
Di questi, Gormenghast è il più interessante: in primo luogo, dobbiamo leggere la quarta di copertina per scoprire che Gormenghast è un luogo e non una persona; e poi, pur essendo una parola priva di significato, col suo suono spigoloso e quel -ghast finale ci comunica qualcosa di oscuro, minaccioso. Chi leggerà il romanzo non sarà deluso.
Dune gioca a qualcosa di simile – è il nome di un luogo ma è anche fortemente descrittivo di quel luogo, ed è una sola parola di due sillabe, forte, incisiva, non priva di mistero.
Middlemarch lavora allo stesso modo, ma è più palesemente un nome di luogo, e unendo Middle con March, ci suggerisce una località intermedia, un settore (marca) della campagna britannica.
La Terra dimenticata dal Tempo è esplicito ed esplicativo – ma se lo appiccicassimo sopra ad un romanzo sulla vita di co.co.co. intrappolati in un centralino, anziché su un romanzo avventuroso zeppo di dinosauri, funzionerebbe ugualemente, fornendoci una chiave metaforica (anziché letterale) di lettura.
Questo tipo di titolo ci segnala anche l’importanza della location rispetto alla trama.

Poi ci sono i titoli che non piacciono a Fulvio…

un titolo già sentito, che abbina abbastanza genericamente nome e sostantivo, magari un La scelta di Laura (ok, mi è scappato, chiedo perdono, neanche so di che parla…), se non quelle cose che fanno tanto telefilm (o romanzo Harmony) tipo Vite parallele: fanno riferimento a eventi di piccola dimensione, che vanno benissimo nella narrazione seriale, ma sono “troppo poco” per una vicenda che pretende di funzionare per conto proprio.

Sulla base di questo principio, Le Avventure di Tom Sawyer (sostantivo e nome) dovrebbe segnalarci una narrativa di bassa qualità, così come, se vogliamo, Il Richiamo di Cthulhu.
Generalizzare può essere male.
Più in generale, si tratta di Titoli che ci dicono più o meno di cosa parlerà il libroCento anni di Solitudine, La Guerra del Mondi, La Macchina del Tempo, L’Assedio di Krishnapur, Caccia al Ladro
Siamo tornati al titolo del romanzo di Defoe, solo più conciso, e magari sottilmente ingannevole.

E per finire, i Titoli a citazione – usano una frase stralciata da un’opera nota (Shakespeare e la Bibbia vanno per la maggiore): Per chi suona la campana, Brave New World, The Monkey’s Raincoat
Parenti di questi sono i titoli ad accostamento surreale – che paiono esoteriche citazioni, ma non lo sono: Solo il mimo canta al limitar del bosco, Non ho bocca e devo urlare, Gli androidi sognano pecore elettriche?, Il tempo considerato come una spirale di pietre semipreziose, The long, dark teat-time of the soul
Questi meriterebbero un capitolo a parte.
I titoli a citazione, richiamando un’opera altrui ci permettono di creare una aspettativa e magari generare un contrappunto ironico.
Un bell’esempio (tratto dal lavoro di Mullen John Mullan sui componenti costruttivi del romanzo) è il classico di Hardy – Far from the madding crowd, che di solito viene tradotto da noi come Via dalla pazza folla.
Bel titolo, ci prepara ad un certo tipo di storia.
Ma si tratta di una citazione – una citazione che noi non riconosciamo più, ma che era di una estrema familiarità per i contemporanei di Hardy.
E qui Hardy ha fatto un bel giochino – perché la sua citazione è tronca.
La frase esatta è Far from the madding crowd’s ignoble strife
Lontano dall’ossessivo ignobile patire della folla
Chi leggeva Hardy riconoscendo la citazione – e il gioco di Hardy – aveva aspettative diverse, e leggeva di fatto una storia diversa da quella che leggiamo noi.
Allo stesso modo, i titoli a contrappunto, i titoli a scatola, permettono di fornire un indizio al lettore, che poi dovrà lavorare durante la narrazione per incastrare l’indizio al suo posto; non più una chioave di lettura eslicitam, quindi, ma una chiave da decodificare, accompagnata dalla promesa di qualcosa di insolito.

È proprio al gioco di Hardy – ed alle sue infinite varianti – che bisogna pensare, io credo, nel cercare il titolo di una storia.
Dovremo poi decidere cosa vogliamo fornire al nostro lettore.

Una ulteriore stampella è il sottotitolo, ai vecchi tempi spesso agganciato al titolo da un “o” esplicativo – Frankenstein, o il Moderno Prometeo.
Il doppio titolo che così viene a costituirsi ci permette di giocare due carte contemporaneamente – dire al lettore attorno a chi ruoterà la narrativa, e quale sia il suo significato.
Magari non senza ironia. Considerate…
Il Dottor Stranamore, o come ho imparato a smettere di preoccuparmi e ad amare la bomba.

note_75219.jpgLa mia ricetta per trovare un titolo – tanto per un articolo accademico, per una conferenza pubblica, un articolo o un racconto – è sempre più o meno la stessa.
Faccio un rapido elenco di cosa mi piacerebbe comunicare al lettore – di cosa è importante che arrivi fin da subito; magari non esplicitamente – se si tratta di narrativa, l’effetto “Aha!” generato nel lettore quando il link fra titolo e narrativa diventa palese è un bonus che cerco attivamente, ma del quale non saprei cosa farmene in una pubblicazione accademica.
Una volta pronto l’elenco, cerco quelle parole che, montate nel giusto ordine, potrebbero riuscire nell’intento.
Uso spesso sottotitoli o precisazioni.
Forse troppo spesso.
È un lavoro maledetto, ma qualcuno lo deve pur fare.

Powered by ScribeFire.

Smentita Dovuta

24 Luglio 2009 Davide 4 commenti

Gentiluomini (e signore), ho toppato, e toppato di brutto.
Il mio post estremamente polemico del 14 dicembre 2008 – che trovate qui – era evidentemente basato su pregiudizi (miei) e su dati incompleti.
Malissimo.

Ho disatteso le aspettative di chi frequenta questo blog e pubblicato illazioni.
Malissimo.

Ricevo oggi un commento dal diretto interessato, che posto di seguito, insieme con le mie reiterate scuse.
Dovrò impegnarmi ad essere meno polemico ed a controllare più a fondo le mie fonti per evitare altre figure barbine.

Caro Davide,
mi rincresce che tu tradisca uno dei fondamenti del giornalismo: controllare le proprie informazioni per non scrivere notizie che si vanno a collocare molto lontano dalla verità.
Nell’ordine:
1-non sono parente di Piero Fassino, Fassino è un cognome abbastanza comune nelle province di Torino e Cuneo, al Poli siamo almeno in tre e non parenti!!!
2-il “progetto” patrocinato dalla Regione Piemonte era un opuscolo di una mostra tenutasi a Carignano ed organizzata dal mio professore di storia dell’arte di allora.
3-mi sono laureato nel 2008 e quindi non posso aver aperto uno studio nel 2005, quello era un proposito, poi non rispettato, che fa parte di un abstract che avevo scritto per un concorso di architettura riservato agli studenti.
4-se avessi letto quella presentazione fino in fondo avresti trovato il mio cellulare per chiamarmi, evitando così una brutta figura, oppure avresti potuto cercarmi su facebook, come qualcuno ha fatto
5-non basta chiamarsi “Fassino” però può servire una media di 29,73/30, essersi laureato due volte con 110 e lode alla prima sessione utile, essere maestro di sci e pittore.
Spero di averti chiarito le idee
A disposizione per ulteriori chiarimenti
Mauro

Categories: Uncategorized Tag:,

Di dei e alcove – il trailer

8 Aprile 2009 Davide 1 commento

E così ci sono cascato.
Il primo aprile (avrei dovuto pensarci!) il diabolico Elvezio Sciallis ha pubblicato una lunga ed articolata recensione del presunto nuovo romanzo dei Wu Ming – un horror fustigato dalla critica paludata ma (inaspettatamente) apprezzato dal notoriamente rigorosissimo Sciallis.
Era – inutile dirlo – un pesce d’Aprile.
Avrei dovuto pensarci, ripeto.
Io stesso sono solito fare battute sull’iperattività e frenesia editoriale dei Wu Ming.
E invece ci sono cascato.
Ci sono cascato al punto che sono stato il primo a postare un commento “intelligente”.
Un tributo indubbiamente all’abilità del contraffattore.
O la definitiva prova – qualora ce ne fosse bisogno – del fatto che io sia un idiota.

Ora naturalmente, per citare il poeta, la mia anima è spessa un dito ma si estende per anni luce in ogni direzione, e quindi potrei farmici sopra una bella risata.
Sono stato fregato, ed in maniera molto più seria, da persone che valgono un decimo di Elvezio Sciallis.
E non era il Primo Aprile!

E non vorrei mai che qualcuno pensasse che io non sappia stare allo scherzo.

Però non mi và di fargliela passare liscia.

Per questo motivo ritengo che la linea di condotta karmicamente più ragionevole consista nel pubblicare su questo blog, nelle prossime 24 ore, la mia recensione al volume di racconti pubblicato da Elvezio Sciallis nel 2004, intitolata Il Dio nell’Alcova.
La recensione sarebbe comparsa comunque sul prossimo numero di LN – il numero 50.
Però così è meglio.

Come?
Perché non subito?
Perché così si crea una certa aspettativa.
E l’autore rimane a rosolare per una mezza giornata almeno.

Comunque non preoccuparti, Elvezio – ho trovato un solo errore di grammatica, a pagina 11. E in fondo, a chi non capita di ciccare un congiuntivo ogni tanto?

A dopo!

Powered by ScribeFire.

Comunicazione di servizio

5 Maggio 2008 Davide Lascia un commento

WordPress sta facendo le bizze.
Si perde i post o i commenti.
Qualche problema col database, immagino.

Invito i visitatori a perseverare nella fede, e nel caso a provare a premere Reload sul loro browser un paio di volte.
Grazie.

Categories: Uncategorized

Pinguini

1 Aprile 2008 Davide 2 commenti

Per tutti i miei amici….

Categories: Uncategorized Tag:

Glossolalia

22 Marzo 2008 Davide 1 commento

E così, mentre comincia il lavoro di traduzione per rendere il meglio Alia accessibile ai lettori di tutto il mondo, ho aperto un blog di lingua inglese nel quale annoterò gioie e dolori di questa nuova attività.

Gioie, perché tradurre autori eccellenti è sempre un piacere.
Dolori, perché rendere giustizia al loro linguaggio, e non solo alle loro idee, sarà un lavoro improbo.

Svolgerà, il blog furbescamente intitolato Glossolalia (stupidi giochini di parole – dieci punti a chi capisce), una funzione di pubblicità virale col pubblico di lingua inglese?
O sarà solo fatica sprecata?

Ma poi, perché sprecata?
Anche solo come valvola di sfogo, Glossolalia sarà prezioso.

E poi, come si diceva in un post precedente, il modo migliore per rendere reale qualcosa, è comportarsi come se reale lo fosse già.

Musica natalizia 4

21 Dicembre 2007 Davide Lascia un commento

… e così ci sono persone che non gradiscono la musica di Natale.

Beh, allora questo è per loro…

Weird Al Yankovic.
The Night Santa Went Crazy.
Dall’album Bad Hair Day.
1996

Non male, per uno che ha esordito nel circuito universitario ventisette anni or sono….
Riparleremo di lui.

Il video a cartoni animati….
http://it.youtube.com/watch?v=HTGlUMvbhSw

… ed un live estivo (imperdibile la camicia aloha).
http://it.youtube.com/watch?v=7iKRAnJ6u3M

Down in the workshop all the elves were makin’ toys
For the good Gentile girls and the good Gentile boys
When the boss busted in, nearly scared ‘em half to death
Had a rifle in his hands and cheap whiskey on his breath
From his beard to his boots he was covered with ammo
Like a big fat drunk disgruntled Yuletide Rambo
And he smiled as he said with a twinkle in his eye,
“Merry Christmas to all – now you’re all gonna die!”

The night Santa went crazy
The night St. Nick went insane
Realized he’d been gettin’ a raw deal
Something finally must have snapped in his brain

Well, the workshop is gone now, he decided to bomb it
Everywhere you’ll find pieces of Cupid and Comet
And he tied up his helpers and he held the elves hostage
And he ground up poor Rudolph into reindeer sausage
He got Dancer and Prancer with an old German Luger
And he slashed up Dasher just like Freddy Krueger
And he picked up a flamethrower and he barbequed Blitzen
And he took a big bite and said, “It tastes just like chicken!”

The night Santa went crazy
The night Kris Kringle went nuts
Now you can’t hardly walk around the North Pole
Without steppin’ in reindeer guts

There’s the National Guard and the F.B.I.
There’s a van from the Eyewitness News
And helicopters circlin’ ’round in the sky
And the bullets are flyin’, the body count’s risin’
And everyone’s dyin’ to know, oh Santa, why?
My my my my my my
You used to be such a jolly guy

Yes, Virginia, now Santa’s doin’ time
In a federal prison for his infamous crime
Hey, little friend, now don’t you cry no more tears
He’ll be out with good behavior in 700 more years
But now Vixen’s in therapy and Donner’s still nervous
And the elves all got jobs working for the postal service
And they say Mrs. Clause, she’s on the phone every night
With her lawyer negotiating the movie rights

They’re talkin’ bout – the night Santa went crazy
The night St. Nicholas flipped
Broke his back for some milk and cookies
Sounds to me like he was tired of gettin’ gypped

Wo, the night Santa went crazy
The night St. Nick went insane
Realized he’s gettin’ a raw deal
Something finally must have snapped in his brain
Wo, something finally must have snapped in his brain
Tell ya, something finally must have snapped… in his brain

Categories: musica Tag: