Difensori dell’orticello
Si avvicina il Natale, siamo tutti più buoni.
Apriamo dunque questo pork chop express con una citazione che in un sol colpo coinvolge due blog (e due blogger) che rispetto moltissimo…
Proprio pochi minuti fa, tornato dal lavoro, stavo leggendo un post di Iguana Jo, su L’uomo che fissava le capre (film che mi ha divertito molto, btw) e il post si intitola “La gentilezza è rivoluzionaria”.
Ecco, ritengo che il momento preciso in cui questo sito è cambiato e ha cominciato a ingranare una marcia che mi piace molto è proprio quando alla fermezza, alla critica feroce e a certa irriverenza verso metodi e schermi abituali ho innestato (o perlomeno, ci provo) pazienza e gentilezza, cercando di rispondere sempre a tutti senza offendere.
Mi ha dato ottimi risultati, che prima non avevo e intendo continuare su questo binario.
Io vorrei partire da questo per fare un discorso un po’ diverso.
Negli ultimi mesi ho visto emergere sulla rete un comportamento che già mi aveva profondamente scosso quando lo avevo scoperto ad annidarsi fra i corridoi e le aule dell’accademia.
L’atteggiamento in questione, che viene spesso definito tattica della terra bruciata, si può agevolmente riassumere con le parole di un famoso docente universitario italiano:
Se qualcuno pubblica nel mio ambito di studio, io ho il dovere di distruggerlo.
Agghiacciante, eh?
E invece si tratta di una semplice procedura.
- Si definisce l’ambito all’interno del quale si desidera essere riconosciuti come autorità.
- Si delimita un perimetro e vi si pianta la propria bandiera – con pubblicazioni, conferenze pubbliche, un blog, una presenza martellante su forum…
- Ed a questo punto si attacca senza riserve e senza pietà chiunque abbia l’ardire di occuparsi dello stesso argomento.
Anche quelli che dicono di pensarla come noi.
Soprattutto quelli che dicono di pensarla come noi.
E affinché non ci siano dubbi: il docente citato qui sopra, stava parlando dei suoi ex studenti, gente che aveva aiutato (??) a laurearsi.
In campo accademico, questo atteggiamento è certamente co-responsabile dell’estesa necrosi che interessa il tessuto della ricerca nazionale: quando le autorità sono impegnate a silurare la concorrenza, quando pubblicazione significa umiliazione e dileggio, se il gatekeeping garantito dai processi di referaggio si trasforma in una forma di bullismo, non possiamo stupirci se le cose vanno come vanno.
Ora mi si dirà che mi son svegliato tardi, e che da tempo un simile atteggiamento è presente e vivacemente attivo nella blogsfera.
Posso crederci.
Di sicuro, ne ho avute alcune dimostrazione in tempi recenti e recentissimi.
L’impegno è a difendere il proprio orticello, sempre e comunque, spendendo per delegittimare “la concorrenza” energie che sarebbero meglio spese ad ampliare l’ambito di interesse, ad arricchire costruttivamente la discussione.
Lo scopo ultimo è quello di emergere come figura di culto all’interno di una sfera di adoratori, raccolti attorno al nostro personale solipsismo.
Quanto di più intellettualmente sterile si possa immaginare.
Eppure, vi diranno, cosa c’è di più importante del’apparire, dell’essere al centro dell’attenzione, dell’avere un sacco di lettori, di abbonati al feed, di adoratori…
Dopotutto, chi gestisce un blog, desidera essere letto.
Chiunque scriva, indipendentemente dal supporto, lo fa per essere letto.
Ma ciò significa forse che chiunque scriva un blog è implicitamente in competizione con tutti gli altri blogger?
E, ammesso che sia così, la competizione non può assumere alcuna altra forma se non quella della tattica della terra bruciata?
Il post citato in apertura sembrerebbe indicare che esiste una possibile alternativa che, fatta salva la competizione (per il tempo, per l’attenzione, per l’apprezzamento dei surfisti) lascia aperta la porta alla collaborazione ed alla crescita.
Questo, oppure Elvezio Sciallis ed Iguana Jo sono ormai soltanto due vecchi pantofolai caramellosi farciti di retorica da due lire, troppo in là con gli anni per il rock’n'roll.
Io preferisco credere alla prima.
E proverò ad operare secondo regole affini, se non proprio uguali – perché fa bene all’anima, oltre che alla blogsfera.

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