strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

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Le Cinque Eccellenze

Pubblicato da Davide su Aprile 24, 2008

http://www.christinevivona.com/images/fivelem.gifIn un breve commento ad un post precedente, osservavo come i maestri taoisti riconoscano cinque “eccellenze”, vale a dire cinque capacità - o se preferite indirizzi accademici - eccellenti, poiché insieme costituiscono tutto il necessario per la vita e la crescita morale, spirituale e materiale dell’individuo.
Le cinque eccellenze sono connesse ai cinque elementi, e come icinque elementi si complementano vicendevolmente.

Ora, io non sono esattamente il tipo che va a vivere in una grotta sulla cima di una montagna per raggiungere l’Illuminazione, ma come gran parte dell’armamentario Taoista - con la sola possibile eccezione dell’elisir di lunga vita a base di mercurio - anche La Via delle Cinque Eccellenze si presta bene ad essere utilizzata nel ventunesimo secolo, anche senza diventare troppo “new agey”.

La Prima Eccellenza - La Meditazione (Elemento Terra)
Lo scopo della meditazione è quello di rigenerare la mente svuotandola dai pensieri e dal rumore di fondo. Altri, vi diranno che lo scopo è quello di disaccoppiare i due emisferi cerebrali, mettendo per un po’ a nanna l’emisfero razionale e lasciando mano libera a quello creativo.
Non vi è cultura che non abbia una pratica meditativa, perciò potremo scegliere quella che preferiamo.
Per miei trascorsi lunghi a riassumersi, ad esempio, io tendo a prediligere la meditazione che si fa camminando, ma anche scrivere o giocare a FreeCell possono trasformarsi in metodi per ripulire la mente.
È accertato che accarezzare un gatto - oltre a ridurre l’ipertensione - favorisce uno stato simile a quello raggiunto nella meditazione zen.

La Seconda Eccellenza - Le Arti Marziali (Elemento Metallo)
E vai!
Con una mano ti rompo, con due piedi ti spezzo.
Ma anche no.
Partiamo dal presupposto che una buona forma fisica favorisca una lunga vita.
Il Tai Chi è il genere di arte marziale d’elezione per il taoista urbano.
Movimenti lenti e coordinati, respirazione ed energia vitale sotto controllo.
Si può praticare anche sul balcione di casa (se è abbastanza largo) e si trovano corsi e manuali per tutte le tasche.

La Terza Eccellenza - La Guarigione (Elemento Acqua)
Qui non è il caso di scherzare.
La medicina non si pratica senza licenza - anche se si sono scaricati i manuali di agopuntura da eMule, non possiamo tramutare la nonna in un puntaspilli.
Più facile imparare un po’ di chiropratica, qualcosa sul massaggio, un minimo di igiene alimentare o erboristeria.
Ginseng.
La guarigione si pratica anche semplicemente preparando un brodo di pollo per una persona che abbia avuto un brutto inizio di settimana.
È un atteggiamento mentale, non un diploma (non a questo livello, per lo meno).

La Quarta Eccellenza - La Composizione (Elemento Legno)
Tradizionalmente poesia e musica, ma noi possiamo allargarci e includere la prosa e magari anche le arti grafiche.
Si tratta di saper trovare l’ispirazione (attività strettamente connessa alla meditazione), e creare qualcosa che prima non c’era se non come ipotesi o come potenziale.
Eseguirlo, produrlo, scriverlo, metterlo su carta o su tela.
Per il piacere del nostro prossimo - e per dare consistenza alle possibilità.
E magari pagarci la cena.

La Quinta Eccellenza - La Presentazione (Elemento Fuoco)
Presentazione di noi stessi e della nostra opera.
Tipo, non presentarsi davanti ad un dotto pubblico per una conferenza internazionale con la patta aperta o una macchia di sugo sulla camicia.
Avere le slide in ordine.
Formattare appropriatamente il manoscritto.
Seguire le linee guida, ma restando abbastanza originali da far dire a chi ci osserva… wow!

Tutto qui.
Come se fosse poco.
Eppure, è poi così lontano da ciò che si suppone ci dia l’università, o la scuola professionale di nostra scelta?
E invece in qualche modo è andato tutto perduto.
Si sono concentrati nel farci fare giusti gli esercizi, nello zittire le nostre domande, nel fare in modo che il nostro lavoro non differisse troppo da quello del nostro vicino.
Poi i loro zombie ci vengono a dire che guadagnarsi il pae con la creatività non è un’opzione.
Quando è stata la creatività a farci scendere dagli alberi.

Le Cinque Eccellenze.
Un’ottima strategia evolutiva.

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Hai visto l’alba stamattina?

Pubblicato da Davide su Marzo 10, 2008

Io si.
Si è levata uggiosa e grigia sulla città addormentata.
Brutta cosa l’insonnia.
Mentre la città dormiva, io me ne stavo abbarbicato su un divano scomodissimo, cercando si placare una mente sovraccarica con la lettura di Zen, the Perfect Companion, sorta di summa di testi zen pubblicata una manciata d’anni addietro dalla Black Dog.
Libro sontuosissimo, pieno di foto, disegni, ideogrammi e saggezza polverizzata.

La Bussola dello Zen insegna che ci sono tre tipi di Zen:
Lo Zen Teoretico insegna, “La forma è vuoto. Il vuoto è forma.”
Lo Zen Tathagata insegna, “Nessuna forma. Nessun vuoto.”
Lo Zen dei Patriarchi insegna, “La forma è forma. Il vuoto è vuoto.”
Quale definizione è corretta?

Interessantissimo e, ai fini pratici, inutile.
Il mio cervello ha continuato a ronzare come una radio sintonizzata su dieci canali contemporaneamente.
Ho buttato giù la scaletta del prossimo corso.
Ho aggiunto un paio di pagine ad un racconto in corso di completamento.
Tutto inutile.
E così, ho visto l’alba.
Oggi sarà una giornataccia - ma il lato positivo dell’essere un freelance sta nel fatto che si può trascorrere una notte in bianco e poi passare la giornata successiva strisciando sulla tastiera del computer, o semplicemente recuperando il sonnoperduto.
Basta che non diventi un’abitudine.

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Narrativa ed evoluzione.

Pubblicato da Davide su Febbraio 24, 2008

È cominciato con una breve citazione dal bel libro di Wood.
I modelli che usaimo per descrivere il mondo naturale e le nostre azioni in esso sono inefficaci perché non prendono in considerazione una gran parte della storia.
Esiste un eroe solitario, un unico malvagio colpevole di tutto.
Il resto - la strada percorsa per arrivare fin qui, il resto dell’umanità - è solo colore locale.

L’idea - sosteniamo - si applica perfettamente anche alla narrativa.
Troppa narrativa è sciapa perché al di fuori dell’eroe e del cattivo, del qui e ora, non considera nulla.
Segue dibattito.

E in coda al dibattito, Maria Grazia mi scrive…

Forse un po’ off topic rispetto alla “narrativa dell’immaginazione”, ma leggendo il tuo post mi sono venute in mente le parole di Alberto Salza in “Darwin fa parte della storia?”:

Misha Landau, nel 1991 ha fatto notare come le interpretazioni dell’evoluzione umana assumano la forma della favola, con un eroe in via di trasformazione (da rospo a principe, da scimmia ad angelo), una fatina buona (la teoria di Darwin di adattamento e selezione), un talismano (la stazione eretta o l’encefalizzazione, tra mille) e un lieto fine (Homo sapiens, noi), con tutti che vivono felici e contenti.

A guardarsi attorno, osservando come vivano oggi gli ultimi sapiens (l’evoluzione continua e pure a noi toccherà, prima o poi, l’estinzione, statene pur certi come lo siete della morte), la fine della Storia non pare poi così simile a un happy ending

.

E così torniamo dalla narrativa ai modelli.
Il cerchio si chiude.
La questione diventa complicata.

Proviamo a fare un giro largo.

Quindici anni or sono (mi sento vecchio) su un divano sperduto nelle Highlands scozzesi, in compagnia della più bella donna del mondo, discutemmo a lungo nella notte di come, di fatto, si può insegnare lo zen, si può praticare lo zen, ma non si può spiegare cosa sia lo zen.
Se spiego cos’è lo zen, non sto spiegando cosa sia lo zen - e per di più inganno chi si sciroppa la spiegazione, che crede di aver capito.
Nella bibliografia relativa alla filosofia zen che compilammo quella notte, quindi, avremo tre tipi di testo

  1. i libri dello zen (il Sutra del Loto, per dire)
  2. i libri zen (La Voce del Turbine, di Waletr Jon Williams, ad esempio)
  3. i libri sullo zen (Lo Zen di Alan J. Watts)

I libri dello zen mi permettono di comprendere quali precetti entrino nella filosofia zen, ma dovrò poi applicare questi precetti per vivere lo zen.
I libri zen mi permettono di sperimentare - più o meno approfonditamente - una esistenza zen attraverso la mediazione di una narrativa.
I libri sullo zen mi permettono di scomporre lo zen in elementi maneggevoli, ma mi relegano ad una posizione di turisrta - che visita, guarda, si stupisce, si costruisce una falsa immagine mentale ma in fondo non capisce in profondità. Sono diversi dai libri zen solo perché pretendono di essere perfettamente oggettivi, e quindi affermando di non ingannare, risultano più ingannevoli.

Io a venticinque anni le mie notti le passavo così.
Fatemi causa.

Il fatto è che, a ben guardare, tutto l’insegnamento, tutta la divulgazione sono narrativa e, in ultima analisi, inganno.
Spesso, molto spesso, il trucco dell’insegnante non è far capire allo studente, ma dargli l’impressione di aver capito.
Le parole ingannano.
Solo l’esperienza diretta insegna.
Molto steineriano, si dirà - ma va bene finché devo insegnare quale sia il ciclo di vita di un pero (per dire) molto meno quando devo trattare concetti come la genesi baryonica dell’universo, o anche più semplicemente (per me, che sono unpaleontologo) l’evoluzione della vita attraverso la selezione naturale.
La matematica dovrebbe essere il linguaggio neutro e non ingannevole che permette di descrivere -e quindi insegnare - la realtà per ciò che è, senza abbellimenti, licenze poetiche o divagazioni soggettive.
Ma anche la matematica ha i suoi limiti (Goedel) e, quando si rapporta al mondo reale, la complessità la porta a fare una brusca frenata.
Il mondo naturale è talmente complesso che per descriverlo matematicamente devo

  • considerarne solo una porzione minima (ma mi perdo tutto il resto - il discorso di Wood)
  • eseguire delle semplificazioni matematiche (idem)
  • passare alla statistica, e quindi non esprimere fatti, ma la mia personale misura della credibilità (la probabilità) del quadro che sto dipingendo.

O sacrifico la verità, o sacrifico la certezza.

Mi concedo qui un momento romantico.
Ciò che è realmente entusiasmante della scienza è proprio questo - che per quanto si appoggi a colossali semplificazioni, a modelli incompleti e a calcoli probabilistici, riesce comunque a darci un quadro dell’universo in cui viviamo che è solido, coerente e funziona.

Però…
1993.
Sono solo davanti a sessanta ragazzini di dieci-undici anni.
Devo parlar loro di evoluzione.
La suora (siamo in un istituto religioso) mi ha detto che parlare di evoluzione è ok, ma per cortesia evitiamo di menzionare l’evoluzione umana, che è troppo risqué.
Cosa faccio?

Racconto una storia.
La storia migliore che ho - l’unica che valga la pena di raccontare.
Se non posso raccontare la mia storia migliore, allora non scrivo, non spiego, non mi esibisco…
Per onestà intellettuale, cerco di ingannare questi ragazzi il meno possibile.
Per onestà e amore della materia cerco di fare in modo che in loro si risvegli abbastanza curiosità da andarsi a prendere i libri e scoprire da sé le parti che io ho glissato, ho modificato.
In modo da potersi costruire una propria storia, una propria narrativa, integrando le parti mancanti.
Perché - e qui arriviamo a Salza e Landau - anche io “posseggo” le teorie che conosco in forma di narrativa.

È per questo che dico che Salza e Landau hanno perfettamente ragione, ma sbagliano completamente.
Perché dal loro discorso - specie se stralciato così al volo su un blog - si potrebbe quasi evincere che ci sia qualcosa di meglio della narrativa.
Non c’è.
Ci sono solo storie migliori - quelle che tengono maggiormente conto dei processi, delle dinamiche, del quadro generale.
Quelle che hanno una prova.

È qui in fondo che noi esseri intelligenti divergiamo dai postmodernisti - i quali sostengono che tutto è narrativa, e tutte le narrative sono equivalenti.
Con buonapace dei cicli mitici degli indios Hovitos, che considerano il mal di denti l’effetto di un fulmine scagliato dal dio delle tempeste nella bocca del guerriero, io continuo a preferire un analgesico e un disinfettante a settantadue ore di digiuno, docce fredde e poi un bel tatuaggio rituale.

Però, scordiamoci i postmodernisti - siamo tutti narrativa.

Volete una prova?
Non posso darvi la mia notte su un divano sperduto nelle Highlands scozzesi, in compagnia della più bella donna del mondo.
Non ho campioni di divano, di notte primaverile o di bella donna.
Non ho una registrazione.
Non ho una documentazione fotografica.
Ho una storia.
Tutto il mio passato - che si aggiorna con ogni nuova lettera che compare sul mio schermo mentre scrivo questo - sopravvive solo come ricordo.
Come narrativa.
Noi siamo narrativa.

Volete un’altra prova?
Salza sbaglia.
Sbaglia perché segnala la biologia fra le scienze hard - probabilmente pensando alla biologia molecolare, che ha una forte espressione matematica (è come un linguaggio di programmazione) e tuttavia è essenzialmente statistica, e quindi altrettanto soft quanto la paleontologia.
Ma collocando la biologia fra le scienze hard, Salza dimostra qualcosa di fondamentale - dimostra di aver creduto alla narrativa dominante dei biologi molecolari.
Il che chiude, credo, in maniera elegante la questione.

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Tre minuti di delirio

Pubblicato da Davide su Novembre 22, 2007

Stamani ho donato un mio libro alla Biblioteca dell’Università di Torino.

Esiste forse una forma più delirante di egocentrismo terminale?

Per la precisione, ho donato, in società con la mia amica Stefania, una copia fresca di stampa dei Proceedings of the Giornate di Paleontologia 2005 alla Biblioteca del Dipartimento di Scienze Geologiche, Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali dell’Università di Torino.
tombIn Via Valperga Caluso.

Ora, è tristemente noto che donare un libro ad una biblioteca universitaria è come per gli antichi egizi intombare un gatto mummificato in una piramide - un bel gesto rituale, ma anche la certezza che nessuna mano umana lo toccherà per alcuni millenni, nessun occhio mortale ne contemplerà le forme.
E un giorno, gente incapace di comprenderne il significato, lo esporrà (probabilmente copovolto) in un museo.
Ma c’è un certo senso di rivalsa.
Un voler dire - eccomi qui, bastardi.
Joe Jackson lo aveva capito…

Ex-teachers still coming through to me
Tough kids dont stop trying to kick me to the ground
I dont care
Go on just do what you do to me
You look so sick when youre pushing me around
Youre nowhere
See me
Hear me
Dont you know you cant get near me
You can only hope to hear me on your radio
On your radio
Youre gonna hear me on your radio.

E così, ci sono forse dei miei ex docenti che al mio “Buongiorno!” rispondono “Eh!”.
Ma è interamente un problema loro.

Il che, a modo suo, è molto zen.

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Gestione del tempo

Pubblicato da Davide su Ottobre 2, 2007

Un paio di anni or sono, tornando a Torino da Bolzano dopo le Giornate di Paleontologia, il collega al quale stavo dando un passaggio mi chiese

“Ma tu le tue analisi statistiche le fai per passione o per denaro?”

Mi toccò fargli presente che la passione di rado mi riempie la pancia.
la sua, si sarebbe scoperto da lì a pochiminuti, non era una richiesta disinteressata - gli sarebbe piaciuto che io analizzassi dei dati suoi.
Gratis.
Ora, se io fossi stato davvero mosso dalla passione, avrei ovviamente accettato di lavorare senza compenso.
La mia risposta dimostrò quindi tutta la mia bieca natura di mercenario.

12585682In Zen in the Martial Arts, Joe Hyams racconta di come Bruce Lee gestisse molto sbrigativamente i perditempo.
Persone che chiamavano di continuo per fissare appuntamenti ai quali regolarmente non si presentavano venivano rimosse dalla vita del grande maestro, che semplicemente attaccava loro il telefono in faccia.Davanti alla perplessità di Hyams, Bruce Lee rispose semplicemente che il tempo è l’unica cosa che ci può venire rubata e che nessuno mai potrà restituirci.
Perché tollerare simili persone, dunque?

Un po’ una versione stringata ma efficacie del GettingThings Done di David Allen, con in più l’attegiamento monolitico del più famoso artista marziale della storia del cinema.

wjwilliamsL’anno passato contattai Walter jon Williams, l’autore americano con più nominations a premi e riconoscimenti letterari, chiedendogli se sarebbe stato disposto a donare un racconto per Alia.
Molti altri autori, come noto, ci avevano già regalato la loro opera, e non mancai di citarli nella mia mail.
Io non regalo nulla, mi dice WJW. La scrittura è il mio lavoro, il mio tempo. Ha un valore. Quindi il racconto non te lo posso dare gratis. Mandami una bottiglia di vino, e siamo pari.

La storia dell’invio di tre bottiglie di vino in Nuovo Messico fa ormai parte delle leggende che accompagnano Alia, e non starò ad approfondire.
La richiesta di Williams tuttavia è un modo per dare valore al proprio lavoro, e al tempo, attraverso uno scambio alla pari.

La mentalità corrente tende a voler interpretare la realtà attribuendo un valore monetario ad ogni elemento del paesaggio.
Per questo molti diffidano del software gratuito e open source- perché se valesse qualcosa, pensano, allora lo si pagherebbe. Se lo regalano deve essere perché non vale nulla.

Allo stesso modo, onesti consigli gratuiti vengono ignorati - o l’aiuto incondizionato dato per scontato, un atto dovuto che tuttavia non vale nulla - e si privilegiano consulenti a pagamento, spesso cialtroni della più bell’acqua.

Sarebbe bello che tutto questo cambiasse.
Diamo un valore al tempo - nostro ed altrui.
Ma non necessariamente un valore monetario.

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Vacanze Intelligenti (3)

Pubblicato da Davide su Luglio 25, 2007

OK, così niente educazione universitaria e niente lingue straniere.
Troppo bassamente materialistico per voi?
OK, allora perché non imparare l’arte, e vedere se sia poi il caso di metterla da parte?

Anche qui, le risorse on-line abbondano, ma non è su queste che mi voglio concentrare.

Scrittura Creativa…

In attesa che il mio personale mini-corso di scrittura vada on-line (per la mia eterna dannazione, poiché solo l’inferno attende chi cerca di insegnare ciò che non si può insegnare), ecco qualche dritta.
On-line, la BBC, come al solito, ha un succoso sito dedicato alla scrittura creativa.
Non diventerete Dickens, ma è un inizio.
Cosa abbastanza interessante, gran parte del materiale raccolto sul sito è opera di volontari che negli anni hannopartecipato alle iniziative della beeb.
Il che è molto in linea con la filosofia che domina questo blog.

0671024256.01Ma per farsi davvero un’idea, è meglio un buon libro. Fra questi, certo il più popolare ed il più accessibile è il manuale di scrittura di Stephen King, pubblicato anni addietro da Sperling e probabilmente ancora disponibile su bancarelle e in supermercati diversi.
Badate bene, non è che sia il Verbo.
Ma se proprio non avete idea di dove cominciare, potrebbe essere una introduzione indolore e miracolosamente bullshit free alla scrittura.

060314-WritingBonesBnT-175Se invece volete qualcosa di un po’ più efficace, un po’ più difficile, un bel po’ diverso ma probabilmente molto più divertente da leggere - ed il mio personale consiglio a chiunque sia interessato alla scrittura - allora il volume che fa per voi è Scrivere Zen, di Nathalie Goldberg, pubblicato vent’anni or sono da Astrolabio.
Il volume copre tutti gli aspetti della scrittura, concentrandosi anche su quelli più bassamente operativi (state usando la penna giusta?) ed è valido tanto per la narrativa che per la composizione poetica. I puristi e gli esterofili possono acquistare la verisone originale, intitolata Wriring Down the Bones.

A parte questo vi serve abbastanza poco - un supporto cartaceo, una penna di vostro gusto e una neocorteccia cerebrale mammaliana dovrebbero bastare.
Se usate una tastiera, anche il pollice opponibile è opzionale.
[e qui potremmo fare un elenco di autori pubblicati che ovviamente sono ancora molto lontani dall'avere il pollice opponibile o la postura eretta, ma lasciamo perdere]

Musica…

Scegliete il vostro strumento di elezione - o se siete particolarmente tirchi, la voce - e datevi da fare.
Meglio se state passando le vacanze in solitudine, naturalmente.
Tenete presente che come italiani, gran parte degli stranieri che incontrerete daranno comunque per scontato che voi sappiate suonare la chitarra.
chitarra zenPerché deluderli?
Fate un salto allo Zen Guitar Dojo per orientarvi.
Il manuale Chitarra Zen di Peter Toshio Sudo (Xenia) è un inizio interessante per approcciarsi allo strumento (ma tenete a portata di mano un buon tutore di base).

Ma forse sarete interessati in uno strumento diverso.
Se anche voi come me siete stati traumatizzati in tenera età da un insegnamento musicale al di sotto della media fornito dalla nostra scuola italiana, allora una bella revisione delle basi è comunque consigliabile.
book1Niente di meglio - ma davvero, NIENTE di meglio - io ho finora trovato dei due volumi scritti da Dave Stewart, NON il chitarrista degli Eurithmics, ma il tastierista di tanti fruppi progressive di Canterbury (National Heath, Hatfield and the North etc).
I titoli sono: A Musician’s Guide to Reading and Writing Music (il volume base), e Inside the Music (il corso avanzato).
Splendidi.

book2I due volumi sono divertenti, spigliati, concisi e stimolanti, del tutto privi di pretenziosità.
Del primo esiste anche un’edizione italiana, fortunatamente fuori stampa ed irreperibile in quanto purtroppo malamente azzoppato da una traduzione barbina, svariati errori di stampa (letali, quando ad essere sbagliati sono gli spartiti), brutta stampa su carta da pizza e la stortissima convinzione che l’autore sia in effetti il chitarrista degli Eurithmics….

Disegno…

Qui cammino su un campo minato, perché notoriamente negato a disegnare e con una colossale invidia per chiunque sappia anche solo tenere la matita in mano.

D’altra parte, alcuni anni or sono, dovendo far passare le lunghe ore notturne di un orrido lavoro, mi decisi ad imparare il minimo indispensabile per smettere di disegnare gli omini di stecchi ed il sole con gli occhi e la bocca.
Una rapida panoramica della rete rivelò una quantità di risorse, sia generiche che specifiche, dedicate sia al disegno tradizionale che a quello computer-assistito.
Un buon punto di partenza potrebbe essere Art Graphica, dove andremo per prima cosa a guardare la pagina dei link…

Ma anche qui, meglio usare un libro o due.
Personalmente, mi lasciai alle spalle gli omini di stecchi e i soli che ridono con l’aiuto di due volumi.Incredibile quanto due ore solide di esercizio, per due mesi filati, furono in grado di fare per la mia capacità di disegnare.
copj13Il primo è Disegnare con la Parte destra del Cervello, di Betty Edwards, disponibile nella nuova edizione da Longanesi.
Cosa abbastanza interessante, il libro si lascia leggere anche da chi poi in mano la matita non la prenderà mai.
E’ un buon trattato sulla percezione e sulla trasmissione dell’esperienza.
Chi insegna dovrebbe leggerlo obbligatoriamente.

keystodrawing 150px q20Strettamente operativo, anche abbastanza piatto come lettura, ma il genere di cosa che il principiante potrebe apprezzare è invece Le Chiavi del Disegno, di Bert Dodson (Newton Compton), che ha oltretutto il vantaggio di costare proprio poco e - scopro scrivendo questo post - è uno dei testi consiglkiati dal laboratorio di disegno del Poli di Milano.
Wow!
E chi l’avrebbe detto che il mio compagno di tante nottate, a disegnare colonne di musicassette in prospettiva (non chiedete) avese una tale rispettabilità accademica…?

A parte questo e gli occhi, vi servirà un blocco di carta e una matita.

Il che porta ad una considerazione piuttosto interessante: non è notevole come sia in fondo poco costoso muovere i primi passi in una attività artistica e creativa?
Diciamo venti euro di libri (usate le bancarelle!!) e dieci euro di materiale?
Meno che scassarsi di mojito una sera in discoteca…

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Le Chitarre Zen del Dr Maybe

Pubblicato da Davide su Aprile 3, 2007

Il piacere di provare ad acquistare ed ascoltare come si deve un disco di uno sconosciuto è un piacere che i prezzi nostrani ci stanno facendo perdere.

Meglio andare sul sicuro - un bello standard jazz, un gruppo storico che finora non ci ha mai bidonati.
Gli sconosciuti?
Mah!

Fortunatamente esistono cose come CDBaby, dove i musicisti indipendenti possono ancora stoccare i propri CD e rivenderli a prezzi popolari al pubblico.

Si trova roba parecchio strana, su CDBaby.
D’altra parte, è per questo che ci andiamo, no?

drmaybeScoperta sensazionale - il Dr Maybe, chitarrista abbeveratosi alla scuola di chitarra zen di Philip Toshio Sudo (un manuale è stato anche pubblicato da noi, e trascurato).

Kokoro Ire (traduciamolo come “mettendoci l’anima”) è un disco dannatamente valido.
World music, space jazz, progressive - la miscela è sufficientemente diversa dal solito da garantire un’oretta di ascolto compiaciuto.

Luci spente, volume alto, i vicini si dannino…

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