strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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In fondo al mar…

Hydropunk_DrowningLibertyOggi un post breve e gongolante.
Sono stati annunciati ieri i vincitori del concorso Hydropunk, a suo tempo indetto da Mister Giobblin, signore e padrone del blog Minuetto Express.

I primi tre classificati sono…

  1. Alessandro Forlani, con Mareah & Juliette
  2. Davide Mana, con Tempi Interessanti
  3. Mauro Longo, con Gli Acquanauti degli Oceani Boreali

Già, sono arrivato secondo dopo il vincitore del Premio Urania.
E del premio Kipple.
Mica male – se me lo dico da solo.
Certo, come diceva quel tale, secondi o ultimi non c’è differenza – ma probabilmente dormiva malissimo e non aveva amici.
Resta il problema che il racconto di Mauro Longo ha un titolo infinitamente più cool del mio*.
Ma un secondo piazzamento non mi pare malaccio.

Nel 2013, i tre racconti – più undici altri! – verranno riuniti in una antologia.
Mi si dice entro l’estate.
Sapete che ve lo farò sapere, quando uscirà.

Ah, sì… di cosa parla Tempi Interessanti?

Eh, è una cosa un po’ complicata.
C’è quest’idolo, capite, e c’è un night club a Shanghai, e c’è una band jazz, ovviamnete…

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* Ed ho una gran voglia di leggerlo, come tutti gli altri…


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Alessandro Forlani – discorso sulla perfezione

Ieri sera, complici una trasferta a Torino e le sempre più imprevedibili tabelle di marcia delle ferrovie nazionali, sono riuscito non solo a procurarmi, ma a leggere, l’Urania numero 1588, I Senza-Tempo, di Alessandro Forlani, vincitore tanto del Premio Urania quanto del Premio Kipple.
Ed un romanzo piuttosto chiacchierato, in rete.

Ma le chiacchiere della rete non mi interessano, come non mi interessano granché i premi.
Mi interessa invece parlare di questa storia, senza avere la pretesa di possedere la verità, ma cercando di spiegare prima di tutto a me stesso ciò che questa lettura porta con sé.

Non scenderò nei dettagli della trama.
Io credo che il punto nodale della storia sia facilmente individuabile in una singola frase, a pagina 61:

hai mai l’impressione che il marcio, il male per cui la vita non è granché e blabla, che la società fa schifo, non c’è speranza e blabla, che insomma non stia nei grandi eventi nazionali, che di quelli se sei sincero non t’importa granché, ma nel sordido, orrendo e grottesco sotto casa?

Perfetto.

Ora, secondo i dettami dello zen*, la perfezione è sterile – sono le imperfezioni e gli errori che conferiscono individualità e anima ad un artefatto.
E quando un artefatto possiede un’anima ed una individualità attraverso errori ed imperfezioni consapevolmente inclusi nella sua creazione, allora è chiaro che non si tratta più di errori e imperfezioni, ma di scelte autorali.
Di arte, se volete.

Nello scrivere I Senza-Tempo, Alessandro Forlani ha fondato la sua opera su una serie di “errori” che palesemente errori non sono, e che le conferiscono un’anima ed una individualità.
Vediamo…

. il primo errore che non è un errore è il linguaggio di Forlani, che è preciso, costellato di termini desueti, che tuttavia, oltre ad essere funzionali a certi personaggi, agiscono da punto nodale del testo, attirando l’attenzione del lettore sui passaggi essenziali, sottolineando il ritmo.
Non solo la sintassi come stile, quindi, ma anche il lessico, come stile.

. la seconda imperfezione che non è una imperfezione risiede nei personaggi, tutti danneggiati e fragili, imperfetti, spesso odiosi o semplicemente antipatici, ma che per questo assumono una dimensione ulteriore nel momento in cui le vicende li obbligano a specifiche scelte, a specifiche prese di posizione.

. il terzo gravissimo errore che errore non è consiste nella metafora a grana grossa, facilmente decifrabile e che rende il romanzo grottesco, ferocemente satirico; il rischio di usare una mano troppo pesante, di fare una satira troppo facile, viene disinnescato proprio dai due “errori” precedenti e il romanzo avanza crudele senza stridere sulla nostra incredulità anche quando ci offre il massimo dell’implausibilità e dello sberleffo feroce.

Insomma, ci sono un sacco di motivi per cui questo romanzo non dovrebbe piacermi, e invece…
No, dire “mi piace” sarebbe inesatto.
I Senza-Tempo non deve piacere.
Deve casomai fare infuriare, andando a toccare con un bisturi arroventato dei nervi scoperti da due decenni almeno.
Ed in questo senso, funziona perfettamente.

Ed ha perfettamente senso che abbia vinto i due premi che ha vinto, essendo fantascienza ed essendo italiano.
Fantascienza non nel senso di astronavi e alieni invasori, ma di estensione e approfondimento di problemi reali, proiettandoli nel futuro attraverso la lente deformante del grottesco e dell’immaginario.
E italiano non nel senso di pizza, mandolino e forza azzurri, core de mamma e nostalgie diverse, ma nel senso che solo qui, solo ora, sarebbe stato possibile scrivere questa storia.
Ed Alessandro Forlani l’ha fatto benissimo.

I Senza-Tempo è un romanzo crudelmente divertente, intelligentemente politico e scritto benissimo.
Come sempre in questo caso, ne vogliamo di più, ne vogliamo ancora.

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* no, no, fidatevi, ha senso…


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Vapori Risorgimentali

Mi accingo a commettere una serie di peccati mortali ed innominabili.
Nello specifico…
In primis, intendo presentare (recensire è una parola grossa) un volume di fantascienza italiana, ignorando il rischio al quale ciò mi espone.
Ad aggravare la mia posizione, non si tratta di un libro cartaceo, ma di un ebook – cosa che darà carburante a tutte le serpi immonde là fuori per i soliti discorsi ah, ma tu dicevi che gli ebook non ti piacciono, bella coerenza…
Se aggiungiamo a tutto ciò che non si tratta di fantascienza e basta, ma di steampunk – letto e apprezzato senza prima chiedere il permesso dei proprietari nazionali del sottogenere – la mia situazione si fa pressoché indifendibile.
E, ultimo chiodo nella mia bara, se è vero che non ho il piacere di conoscere l’autore, è vero che conosco, per scambio di commenti online, persone legate alla sua casa editrice.
Urlate pastetta!, e scatenate i mastini della legittima indignazione, quindi.

Però, francamente, chissenefrega.

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