strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Il giorno dopo (beh, due in effetti)

Pubblicato da Davide su Ottobre 17, 2007

Dear bloggers, Thank you for the very broad range of questions and commentaries you’ve sent in this afternoon. It has been a fine way to mark international Blog Action Day and your strong interest greatly encourages me in my work!
Stavros Dimas

Il Blog Action Day si è chiuso con le seguenti cifre

  • 20.603 blog associati all’iniziativa
  • 23.327 post a tema ambientale postati il 15 ottobre
  • 14.631.038 visitatori

Non male, considerando che era la prima volta.
Un bel successo, anzi, che si spera di superare l’anno prossimo, e negli anni successivi, fino a che non ce ne sarà bisogno.

Il che naturalmente non servirà a nulla.

Soprattutto grazie a quella fetta di pubblico che resta fermamente, stolidamente convinta che non servirà a nulla.
Perché ammettere che potrebbe servire significherebbe… cosa?
Allinearsi agli altri?

Perché ammettiamolo, c’è un sacco di gente là fuori pronta a morire pur di affermare la propria unicità, la propria estraneità al gregge, ai movimenti di massa, alla schiera dei fresconi che ancora credono in qualcosa.

Beh, abbiamo una buona notizia per loro: stanno davvero morendo.

E noi con loro.

Grazie, manica di imbecilli, è un piacere respirare la vostra stessa atmosfera!

Pubblicato su blue planet, pork chop express | 2 Commenti »

La Mia Opinione Personale

Pubblicato da Davide su Ottobre 14, 2007

Aggiungo questa, per correttezza.

Mi ascoltate pontificare, dovete sapere dove sto e come ci sono arrivato.

In campo accademico, mi sono specializzato nell’analisi di dati micropaleontologici studiando una crisi ambientale - la Crisi di Salinità del Messiniano, un evento che, sei milioni di anni or sono, causò un catastrofico collasso della biodiversità nell’area del bacino Mediterraneo.
Una grande morte in piccolo.

Il mare divenne una salamoia velenosa, gran parte degli organismi perirono.

Io ho toccato la crisi ambientale.

Ho visto il progressivo deteriorarsi delle associazioni ecologiche, le tracce sempre più evidenti dell’estendersi della moria e della follia genetica che portava gli organismi sopravvissuti a generare prole deforme, mano a mano che ci si avvicinava al top del Messinaino, al picco di avvelenamento ambientale.

Le cause della crisi?

Possiamo discuterne.
Variazioni climatiche nell’emisfero settentrionale - un abbassamento della temperatura di qualche grado nell’Europa centrale.
Si formano ghiacciai che intrappolano acqua.
Ilprimo effetto è un abbassamento del livello del mare, Gibilterra si blocca, il Mediterraneo è un lago isolato dall’atlantico e non più alimentato da fiumi, la cui superficie si abbassa per evaporazione; cresce la pressione atmosferica, sale la temperatura, aumenta l’evaporazione, il sale si accumula e nessun input fluviale diluisce la salamoia…
L’ambiente diviene progressivamente velenoso.

E’ uno dei possibili modelli.
Ne abbiamo altri.

Io alle crisi ambientali ci credo.
E non credo che non facciano danni.
Io per laurearmi ho contato i morti.

Abbiamo ora una crisi ambientale in corso?
Credo sia innegabile.

E’ colpa nostra?

Bella domanda.
Cambierebbe qualcosa se non lo fosse?

Possiamo fare qualcosa per fermarla?
Ve la sentite di rischiare e non fare nulla?
I foraminiferi messiniani non potevano far nulla -e morirono, spesso con unalunga agonia costellata di forme mostruose.

Non mi interessa chi o cosa abbia aperto la falla.
Non potendo abbandonare la nave, mi do da fare con un secchio per tenerla a galla.

Pubblicato su blue planet, pork chop express | 1 Commento »

Blog Action Day

Pubblicato da Davide su Ottobre 14, 2007

Il Blog Action Day è una iniziativa che intende utilizzare la blogsfera per sensibilizzare la popolazione del nostro pianeta riguardo ai problemi ambientali.

Beh, per lo meno la parte di popolazione che può permettersi una connessione a internet ed ha il tempo e la voglia di leggere i quattordicimila blog coinvolti nell’iniziativa.
Magari non proprio tutti e quattordicimila, ma insomma… ci siamo capiti.

Poche ore prima dell’avvio del Blog Action Day, è arrivata la notizia del Nobel per la Pace e l’Ambiente ad Al Gore.

La notizia è stata accolta con due animi opposti da diverse porzioni del pubblico.

Molti, moltissimi, che vedono in Gore il più visibile e vocale portavoce dell’attuale movimento ambientalista, hanno salutato il premio come un segno positivo, come un trionfo del leader e dellacausa.

Molti altri non hanno potuto fare a meno di ricordare i trascorsi meno limpidi di Gore, già “falco” dell’aministrazione Clinton, uomo che predica bene e razzola male, che ha adottato la causa ambientale come un metodo per rifarsi una verginità.
Il Nobel a Gore è la dimostrazione che l’operazione di riciclaggio è perfettamente riuscita - Gore è riuscito a fregare anche l’Accademia Svedese.

Il che potrebbe anche essere un problema marginale.
A meno che delegittimando Gore - lecito- non si voglia delegittimare l’intero movimentoambientalista - sinistro - o peggio ancora l’intero modello secondo il quale il nostro pianeta sarebbe in crisi.

Perchè sulla crisi ambientale la percezione del pubblico non è affatto univoca. Il che - e questa è la mia tesi - è estremamente stupido.
Facciamo allora un esempio stupido.

Sto viaggiando su una autonmobile a piena velocità su un rettilineo sgombro. E’ una bella giornata, la campagna è tranquilla, la visibilità è ottima per chilometri. E laggiù in fondo intravvedo un muro di mattoni e calcestruzzo che blocca la strada.

Con me viaggiano tre amici, Tizio, Caio e Sempronio.
Mi pare strano che qualcuno abbia rizzato un muro attraverso l’autostrada e perciò chiedo conferma ai miei tre amici.
E loro confermano che laggiù, sempre più vicino, si trova quello che sembra essere un bel muro di mattoni. E poi…

Tizio mi dice - Frena!
Caio mi dice - E’ inutile che provi a frenare, i freni tanto sono guasti.
Sempronio mi dice - vai tranquillo, vedrai alla fine che è solo di cartapesta.

Io cosa faccio?

Queste tre posizioni sono simili a quelle attualmente adotatte - ad esempio - dalla politica verso la crisi ambientale.

C’è chi dice che dobbiamo cambiare modello di vita, e in fretta.
Stando a Greenpeace, andando avanti di questo passo il pianeta sarà incapace di sostenere la vita attorno al 2020.

C’è chi dice che tanto ormai è inutile.
Cercare di cambiere stile di vita significherebbe solo morire tutti poveri e malandati invece che permettere ai ricchi di morire un po’ dopo, contenti e ben pasciuti.
Entro il 2016 due abitanti su tre vivranno comunque in una baraccopoli.

E c’è chi dice che è tutta una balla.
Il nostro pianeta ha sempre avuto delle fluttuazioni ambientali, e noi non abbiamo alcuna responsabilità. Il pianeta è in grado di autoregolarsi, e non è mai accaduto nulla di troppo drastico, no?
Questi signori si scordano i dinosauri, e i trilobiti.
O anche solo gli uomini di Neanderthal.

Queste sono le tre posizioni di base.

Ma io, sulla mia auto lanciata a piena velocità verso un muro che potrebbe essere di cartapesta, con freni che potrebbero essere inservibili, cosa faccio?

Ponetevi la domanda.
Datevi la risposta.

E domandatevi anche - se il muro è là, in piena vista, ed io stringo il volante e comincio a sudare, e il mio amico Tizio mi dice “Frena!”… ha importanza che Tizio sia un cialtrone, un voltagabbana, uno che va ad incartarsi in motorino?

Rispondete anche a questa.

Io credo che siano questi i due concetti che dovrebbero passare:

  1. quello della crisi ambientale in atto è un rischio troppo grande per non trattarlo con la massima prudenza. Al limite, se sbagliamo, cosa ci rimettiamo?
  2. dobbiamo riprendere la guida della nostra esistenza. Non ha senso lamentarci del fatto che “gli scienziati non rislovono i problemi”, magari perché “i politici non gli danno i soldi”. Noi facciamo i politici, noi siamo gli scienziati.

Quanto al fatto che sia già accaduto in passato, e non abbia fatto male a nessuno, rivango la mia passione per Al Stewart…

The coldest winter in memory was 1709
The sea froze off the coast of France all along the Neptune line
By the lost town of Dunwich the shore was washed away
They say you hear the church bells still as they toll beneath the waves

E’ solo questione di decidere se le perdite siano accettabili.

E Al Gore?

Se non vi va, ignoratelo.

Ma ricordatevi che chiunque non sarà parte della soluzione sarà parte del problema.

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