strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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In quanti al concerto?

OK, pezzo a richiesta – ma non per il piano-bar del fantastico.

La domanda è… come facciamo a conteggiare quanta gente c’è in piazza?
Non è poi una cosa così difficile.

Ai vecchi tempi, nel selvaggio west, per conteggiare le vacche in un recinto si metteva un ragazzino all’ingresso del recinto con una corda sulla quale erano stati fatti un certo numero di nodi.
Ad ogni vaccache passava per il cancello, il ragazzino faceva scorrere un nodo fra le dita – come a sgranare un rosario.
Alla fine della fiera, si conteggiava quanti rosari aveva sgranato – e si conosceva il numero delle vacche.
Oggi, grandi magazzini e supermercati utilizzano un sistema simile – conteggiando il numero di persone che entrano grazie ai tornelli (successivamente famigerati per altri motivi).

Per teatri e concerti, edeventi sportivi, certo, è facile – si contano i biglietti venduti.
Casomai con un piccolo aggiustamento statistico per tener conto di chi ha comprato il biglietto e poi non è venuto, e degli imbucati.
Bello liscio.

Poi ci sono gli eventi gratuiti.
Qui non c’è biglietto conteggiabile, e presumibilmente non ci sono tornelli.
Si potrebbe mettere un ragazzino con un rosario all’ingresso, ma è troppo lavoro.
Il truicco, in questi casi, è rendere disponibile qualcosa che tutti vogliano portarsi via – un depliant, una piccola guida, un volantino.
Basta che sia gratuito, ed i visitatori lo prenderanno.
Anche qui si correggono i valori con un algoritmo.
Per la Mostra di Grafica di Torino, i circa 10.000 visitatori sono stati calcolati sulla base di
. caffé gratuiti offerti dallo sponsor
. compilazione del registro
. cartoline con copia della locandina distribuite

Il tutto corretto sulla base di una formula matematica.
Il margine di errore è sotto al 5%.

In piazza, le cose si complicano.
Non ci sono biglietti, non ci sono volantini che tengano, c’è un certo numero di possibili ingressi ed uscite…
Diciamo di avere un colossale assembramento di persone su una piazza – come le conteggiamo?
Il metodo più semplice consiste nel conoscere la superficie della piazza, ed assegnare a ciascuna persona uno spazio definito – di solito 40 x 40 centimetri, seproprio non sono assiepati.
Si fa una semplice divisione, e si ha un’idea del numero massimo di persone che la piazza può contenere.
Anche qui si può correggere il risultato sulla base di dati ulteriori.
La folal è statica, o sta transitando?
Se la folla è in transito, posso calcolare il tempo medio di ricarica del mio bacino (=la piazza) e procedere con dei calcoli piuttosto semplici.

Vogliamo essere più sofisticati?
Oppure abbiamo a che fare con un assembramento non circoscritto… vogliamo calcolare il numero di persone sulle spiagge di Rimini il 15 agosto?
Non è difficile.
Servono delle foto aeree dell’area sulla quale vogliamo fare il conteggio.
Basta passare con un elicottero e scattare fotografie a tappeto.
Poi si assemblano le fotografie (che devonoe ssere state prese alla stessa quota = stessa scala)e si ottiene un composito dell’are di studio.
A questo punto, esistono simpatiche griglie – costose, perché sono strumenti di precisione – che sono essenzialmente un fogli di plastica trasparente con dei punti disposti a definire maglie quadrate.
Sisovrappone la griglia sulla mappa composita, si conta il numero di punti che cascano su dellepersone, e poi c’è un’allegra tabella che, in base alla scala e ad altrri fattori, ci fornisce la densità di popolazione.

Se siamo già nel 21° secolo, possiamo usare un software.
Credo che Quantum GIS, che è gratuito, fornisca simili funzioni.

Ma allora, com’è che tutte le volte che c’è una manifestazione di piazza, abbiamo per lo meno due valori del numero dei partecipanti, e due valori diversi per almeno un ordine di grandezza (100.000 invece di 1.000.000)?

Anche questo problema ha una sua specifica etichetta.
Si chiama “bias” in inglese, o “pregiudizio” in italiano.
Il pregiudizio può essere un effetto del’uso di strumenti inadatti per misurare il fenomeno studiato (ma non è il nostro caso) o per una scelta – consapevole o inconsapevole – dell’operatore.
In linea di massima, l’operatore corre sempre il rischio di voler “soddisfare il cliente” – se perciò lavoro per chi ha organizzato ilconcerto, la partita o il corteo, tenderò a massimizzare ivalori ottenuti.
Se lavoro contro l’organizzazione dell’evento, tenderò a minimizzare i risultati.
Questo comunque non giustifica un ordine di grandezza di differenza.
Può però giustificare la differenza fra 650.000 e 500.000.

Per discrepanze maggiori, si può solo ipotizzare che siano stati utilizzati sistemi di calcolo assolutamente incompatibili (tenendo conto del movimento e del ricambio di persone e non considerandolo, ad esempio), o le misure siano state prese in momenti radicalmente differenti (sei ore prima dell’inizio del concerto e nel momento in cui Bruce Springsteen sale sul palco).

Senza poter escludere, naturalmente, che non si tratti altro che di statisticolamenti.
Numeri sparati a caso, ma che a chi li ha sparati parevano plausibili.

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