strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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La faccia delle donne

Potrei cominciare questo post cercando di ragionare sulle strane routine che animano la ricerca di immagini in Google.
Perché parte della questione nasce da lì.
O potrei partire dall’abitudine di alcuni ospiti del Blocco C della blogsfera, di segnalare sulle proprie pagine delle bellezze mediatiche quali numi tutelari di blog, siti e quant’altro.
Perché è dalla collisione di questi due fatti che nasce questa specie di pork chop express domenicale.
procediamo con ordine.

Cercavo una fotografia di Helen Mirren.
Mi piace Helen Mirren.
L’ho vista la prima volta, credo, al fianco di Bob Hoskins in The Long Good Friday (quello è un film, maledizione!), moglie di un gangster londinese che crede di poter tener testa all’IRA.
E poi naturalmente Morgaine in Excalibur.
Prospero, ne La Tempesta!
E decine di altri film straordinari.
Comunque, per motivi miei, mi serviva una foto di Dama Helen Mirren.
Nella fattispecie, mi interessava una foto dell’attrice scattata da qualche parte alla fine degli anni ’80.

Io l'adoro questa donna

E Google non me la concede.
Attraverso i suoi filtri, trovo solo o foto recenti (l’attrice è nata nel 45), o fotografie giovanili, scattate nei primi anni ’70.
Non UNA fotografia reperibile di 2010, ad esempio – neanche specificando il titolo del film
Google, nella sua infinita saggezza, quando digito la chiave di ricerca “Helen Mirren” nella finestrella, mi offre alcune opzioni alternative:

helen mirren caligola
helen mirren calendar
helen mirren young
helen mirren hot

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Monoliticamente contro il progresso

Di quando in quando è utile – anche se tutt’altro che piacevole – sperimentare qualcosa di profondamente repellente, che ci faccia sentire sporchi per alcune ore, gravati da un miasma untuoso del quale non sappiamo come liberarci.
Non è autolesionismo.
Classifichiamola come ricerca.
È cercare di scoprire come pensano “Loro”.

Ieri, un amico mi segnala un articolo uscito su una testata nazionale.
Un articolo nel quale l’autore, che non esita a definirsi “un sincero xenofobo” (son soddisfazioni, immagino), lamenta il calo delle nascite nel nostro paese.
Un calo delle nascite che l’autore collega direttamente con lo sbarco di immigrati illegali sulle nostre coste.
Meno figli = più barconi, dice.

Sì, John Brunner aveva già previsto tutto.

Di fatto, non vengono portati dati a supporto dell’ipotesi – e francamente dopo diec’anni passati ad analizzare statistiche ecologiche, io il legame diretto faccio abbastanza fatica a rilevarlo.

In quella che si configura palesemente come una guerra demografica (o si fanno più bambini, o si finisce sommersi da “quelli là”), il nostro autore ha tuttavia trovato una soluzione.
Poiché è dimostrato che esiste una forte correlazione negativa fra livello culturale delle donne e numero di figli delle medesime, beh, che diamine, smettiamo di riempire la testa di quelle sceme con idee pericolose, e torniamo a ingravidarle a manetta.
In fondo è quello che vogliamo, no?
Femmine ignoranti e disponibili che non ci stressino col volerla sapere più lunga di noi e pensino a sfornare ed accudire marmocchi.

Ora, una tesi del genere, espressa in un bar dopo sei o sette bicchieri di bianco secco, sarebbe semplicemente ridicola.
Che a pubblicarla sia un quotidiano nazionale è francamente inquietante.

E d’altra parte, il dato è corretto – il livello di educazione delle donne influenza negativamente il numero delle nascite.
Una donna istruita, ben inserita nella realtà produttiva e culturale della propria comunità, ha altri modi per realizzarsi che non sfornando bambini per un marito che le legittimi.
È un dato di fatto, tanto che si parla di Girl Effect…

Ed è questo che sfugge all’autore di quel piccolo orribile articoletto – che un calo nelle nascite non è in se una cosa negativa… soprattutto se corrisponde a un miglioramento radicale delle condizioni di vita della comunità.
E la correlazione fra livello di educazione della popolazione femminile e qualità della vita nella comunità è positiva, reale e documentata.
Dalle nostre parti la si chiama progresso, ed è una cosa un po’ complicata, per certe persone, ma non lo è davvero…

Ed è questo, credo, l’elemento più profondamente inquietante dell’articolo.
Mascherandosi da sana (?) preoccupazione per la supremazia della razza (dove l’avevamo già sentita?), è in realtà una posizione fortemente contraria al progresso, al miglioramento delle condizioni in cui noi ed i nostri simili viviamo.
È la linea di chi vuole tenerci saldamente in basso e a sinistra nel grafico del professor Rosling qui sopra.
Oltre ad essere “sinceramente xenofobo”, l’autore è anche profondamente neofeudale, e fermo ad un modello di società in cui il capitale umano contava di più del capitale tecnologico – tanti figli = tante braccia nei campi.
Ma il capitale umano, inteso come numero di persone e non come competenze di quelle persone, ha smesso di avere importanza con la rivoluzione industriale.
Come?
Abbiamo industrie che non rinnovano il proprio modello produttivo da oltre un secolo?
Già.
Ora sappiamo che giornali leggono i loro consigli di amministrazione.


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Cerca di sembrare felice

Ok, questo pork chop express era lì che covava da un po’ di tempo, e ora si aggancia abbastanza bene – io credo – alla discussione sui finti giovani.

Un po’ di background.
In vista di una mia partecipazione ad un evento pubblico, mi è stata richiesta una breve biografia ed una fotografia.
È nota e documentata la mia riluttanza a spargere per l’universo riproduzioni del mio faccione storto.
È una forma distorta di vanità, naturalmente – sono troppo vanitoso per mostrare in pubblico la mia faccia se non è strettamente necessario.
Ciò fa sì che io non abbia una foto pronta da spedire a far/istituzioni/organizzazioni.
Aggiungiamo alla miscela una webcam riottosa e dieci giorni di fuoco per attività diverse, e la faccenda fotografia slitta in secondo piano.
Ricevo un sollecito dalla coordinatrice del progetto, e per giustificarmi dico qualcosa del tipo

(i miei photoshoppatori stanno sudando sette camice per farmi assomigliare a George Clooney…)

Alla quale ricevo la seguente risposta

ma no, non devi parere bello, devi parere FELICE!
questo, in realtà, piace alle donne :D

Per la serie – ma perché non ci avevo mai pensato prima?

Ora, un attimo di pausa – continuo a sostenere (e ci ho fatto anche delle conferenze pubbliche) che la componente istintiva-biologica spingerà sempre e comunque le donne a prediligere il maschio coi denti bianchi (sano, no carenze di calcio), la pelle abbronzata ed un buon tono muscolare (vita all’aperto, buon cacciatore), e la barba di due giorni (che dimostra maturità sessuale ma non indica vecchiaia) – tutti fattori che, insieme con un culo sodo (buon corridore) segnalano il partner ideale dai tempi del neolitico.

E concordo con Batman (e ne ho parlato nelle mie conferenze) quando sostiene che, comunque, le donne giudicano sulla base dell’automobile.

E c’è poi la solita questione dei bastardi – ma com’è che quelli che le usano, le trattano male, le fanno soffrire, non sono stati eliminati dal pool genetico?
Voglio dire, se sono anche solo bastardi la metà di quello che mi è stato raccontato più e più volte, durante infinite cene a due in cui avremmo dovuto parlare di noi e invece siamo finiti aparlare del loro ex, com’è che ‘sti tizi trovano donne fertili con le quali riprodursi?
E la risposta è che – poiché il tipo maledetto piacicchia – almeno un’opportunità riproduttiva, prima che vengano le lacrime e le recriminazione, viene loro concessa con una certa facilità.

Ma pur considerando tutto questo – chi ce l’aveva mai detto di sembrare felici?

Non era che tirava il tipo bello e dannato?
Non era che le più carine si mettevano sempre coi trogloditi?

E poi, come si fa, a sembrare felici?
Meditazione trascendentale, superalcoolici, sostanze illegali, sesso tantrico stile Sting…?
O semplicemente essere abbastanza a proprio agio con se stessi che, come diceva il Tao di Steve, si trascende ogni forma di impacciataggine, e le cose semplicemente funzionano?

Un bel problema.
Ma visto che la mia valutazione di mercato, sulle savane del neolitico, sarebbe bassina, che la mia auto è un vecchio catorcio senza personalità e che appaio bello e dannato quasi quanto un uistitì, forse forse buttarla sulla felicità potrebbe essere una utile strategia riproduttiva.
O per lo meno un buon modo per trovare qualcuno con cui fare quattro chiacchiere intelligenti.
Potrebbe convenire cominciare a fare un po’ d’esercizio.

Tanto poi si finisce aparlare di quei bastardi dei loro ex…

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