strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

E-book - curiose convergenze

Pubblicato da Davide su Marzo 2, 2008

Curiouser and curiouser, come avrebbe detto Alice.
In capo a tre giorni mi capitano sul desktop tre post provenienti da tre blog diversi, che sembrano far parte di un unico bouquet.

Prima, il post di Massimo Citi su Fronte & Retro, intitolato “Problemi tecnici” - nel quale l’autore si scusa per alcuni disguidi nell’impaginazione dei file scaricabili dei suoi racconti…

Un volenteroso lettore mi ha segnalato che i file di testo aperti a video sono troppo piccoli e scaricati e stampati rimangono troppo piccoli, al limite dell’illeggibile.

Poi c’è “Stamperesti su carta i numeri del cellulare”, comparso su CORDEF, nel quale Corrado de Francesco lamenta una certa insensibilità del pubblico nel maneggiare gli e-book….

Mi viene da pensare così tutte le volte che vedo qualcuno stampare su carta un e-book nato per essere usato a video. Eppure alcuni lo fanno o lo chiedono manifestando un’irritazione involontaria: a loro la tecnologia dà fastidio specie se li costringe a cambiare.

E per chiudere l’ultima uscita di Gamberi Fantasy, “Come creare un e-book decente”, nel quale Gamberetta applica la sua abituale esaustiva capacità analitica al problema dell’autopubblicazione….

L’idea dietro la creazione di un ebook e la sua distribuzione (gratuita) è far sì che lo leggano più persone possibile. Per raggiungere tale scopo, bisogna considerare come la gente legge un ebook. Se l’ebook è di poche pagine – un racconto – quasi tutti lo leggono a video. Se le pagine diventano tante, molti stampano il testo. Una piccola percentuale legge gli ebook su lettori dedicati o altri strumenti portatili (cellulari, palmari, lettori MP3 con schermo, consolle per videogiochi, ecc.)

Ora, è impossibile che questi tre eccellenti post mi capitino sotto agli occhi senza stimolare qualche vuota considerazione.

La mia vuota considerazione è - ma è corretto considerare l’e-book come un libro, applicando ad esso i criteri della stampa in cartaceo?
In fondo, non è l’e-book un software, e non sarebbe quindi più logico applicare dei principi di accessibilità del software?
Logico, a questo punto, il discorso di Gamberetta - tocca capire come viene letto l’e-book.
Ma molto logico il discorso di CORDEF - perché volerlo stampare a tutti i costi?
E perchè dovrei poi essere io a scegliere?
E se poi i font che ho scelto - o che erano selezionati per default - risultano troppo piccoli o troppo grossi, come nei file di Max Citi?

Sono notoriamente un fautore dell’autopubblicazione.
Con l’editoria tradizionale, questioni come la scelta di font e criteri di impaginazione non sono responsabilità dell’autore.
Esistono persone pagate dall’editore per curare il lato tipografico ed artistico della produzione.
In prima battuta, l’autoproduzione conferisce all’autore anche il controllo sulla tipografia della pagina scritta.
Una libertà in più, della quale di solito l’autore non sa che farsene.
Ma perché fermarsi qui?
Perché non approfittare della tecnologia e mettere la scelta della modalità di lettura al lettore?
Molti e-book readers forniscono già questa opzione - yBook mi permette di scegliere il formato della pagina, la visione in pagina singola o doppia pagina, il colore e il formato dei caratteri, addirittura il colore della carta.
Ma allora, fatemi causa, perché arrovellarsi con tante questioni, quando posso distribuire i miei lavori in un file zip che includa il testo in ASCII e yBook?
Bello liscio.

Il guaio, io credo, è che la pubblicazione degli e-book è ancora troppo legata a certi parametri editoriali della carta stampata.
Questa faccenda di stampare i .pdf, ad esempio.
“Alla gente non piace leggere a schermo,” ci dicono.
Volete dire che avete stampato questo blog, per poterlo leggere?
La gente non ha problemi a leggere a schermo ciò che è stato progettato per essere letto in quel modo - le pagine web, ad esempio.
I vecchi file Help.

Eppure se ci sono .pdf che o li stampi o non li leggi, è semplicemente perché sono stati creati senza pensare che qualcuno avrebbe potuto leggerli a schermo.
Molti, moltissimi, sono solo il riversamento del file LaTeX usato dal tipografo per stampare la versione cartacea.
Persino Lulu.com vi vende il .pdf da cui è prodotto il volume a stampa.
L’idea di riversare tutto su carta è implicita nella forma.

Ma nessuno ci obbliga a produrre i nostri file come se fossero una trasposizione su schermo della forma, anziché del contenuto.

Una sciocchezza?
L’uso della pagina con orientazione “portrait” anziché quella “landscape”.
Perché non passare a quest’ultima - che si adatta meglio allo schermo?
Se ne sono accorti gli editor di Full Circle, rivista in pdf che è passata dopo tre numeri dal formato verticale a quello orizzontale.
Molto più leggibile.
Semplice.

E perché non lasciare al lettore la scelta del font che più gli aggrada?
Con Firefox, premo Ctrl & +, ed ingrandisco il carattere, premo Ctrl & - e lo riduco.

Per fare ciò, sarebbe necessario disaccoppiare contenuti e tipografia.
Che è poi quello che fanno i file CSS nelle pagine web.
Si potrebbe allora offrire il nostro e-book come un file HTML con il testo ed una serie di CSS, con i criteri di stile per l’impaginazione da stampa, da lettura a video eccetera.
Al lettore la scelta di quale implementare in base alle sue necessità ed ai suoi gusti.

Eppure, sicuramente, fintanto che gli e-book continueranno ad essere percepiti come una specie di libro (= basta aggiungere carta) anziché come un software (=basta aggiungere un computer), continueremo ad avere problemi tipografici, continueremo a fare la fortuna delle copisterie, e dovremo farci un sacco di problemi per divulgare il nostro materiale.
E la tecnologia dovrebbe rendere le cose più facili, non più complicate.

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Massimo Citi come gli americani

Pubblicato da Davide su Febbraio 19, 2008

Massimo Citi è certamente una delle voci più interessanti nel panorama del fantastico italiano.
Autore prevalentemente di fantascienza, con delle mai smentite simpatie ballardiane, Citi è uno dei pochi coraggiosi che si sforzano di scrivere buona letteratura e non storielle.
E ci riesce.

Già in passato ho parlato di un suo libro su queste pagine, spiegando come sia impossibile spiegare perché Citi sia così in gamba.
Potrei paragonarlo ad altri autori, ma poi voi pensereste a loro, e non a lui, e sarebbe un peccato.
Potrei paragonare il suo stile di scrittura ad una macchina di precisione, ma voi poi pensereste ad ingranaggi e pistoni, e non cogliereste ciò che sta in profondità.
Potrei stralciare brani - ma perché limitarsi?
Leggete le sue storie, e fatevi un’idea vostra.
Non ve ne pentirete.

E se fino alla settimana passata per leggere una storia di Massimo Citi dovevate rintracciare uno dei suoi libri (magari nella sua libreria) e scucire danaro - col rischio poi magari di scoprire con estremo disappunto che ciò che scrive Massimo Citi non ha proprio nulla a che vedere con Eragon o con Star Trek - ora invece poterte semplicemente fare rotta sul suo blog, Fronte & Retro, e scaricare qualche campione.
Perché Max Citi, come molti autori anglosassoni e non solo, ha deciso di provare a mettere in rete alcuni dei suoi lavori meno conosciuti.
La selezione include un romanzo fermo ai primi capitoli.
Sarà interessante ora vedere come reagirà il pubblico.
Ci sarà abbastanza entusiasmo da convincere Massimo a proseguire?

Staremo a vedere.
Nel frattempo, buona lettura.

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Auto-Pirateria, la nuova via?

Pubblicato da Davide su Gennaio 25, 2008

Strana giornata.
Su questo blog vengono menzionati scrittori “seri”.
Hemingway.
Carver.
Miller.
Ed ora Paulo Coelho, uno di quegli autori che, chi li legge, guarda voi che leggete Greg Egan o Fritz Leiber come se foste imbecilli semi-illetterati, e pure infantili.

Beh, Paulo Coelho sta usando - proprio lui, di persona - la piattaforma BitTorrent per distribuire gratuitamente sul web copie dei suoi romanzi.
Gratuitamente.
A costo zero.
Ci ha pure fatto un blog - Pirate Coelho.
Cosa che non ha fatto piacere per niente al suo editore.
Per un po’.

He’s convinced — and rightly so — that letting people download free copies of his books helps sales. For him the problem is getting around copyright laws that require him to get the permission of his translators if he wants to share copies of his books in other languages.

Di fatto, la grande notizia è che Paulo Coelho ha scoperto e fatto contro la volontà del proprio editore ciò che Cory Doctorow aveva già scoperto dieci anni fa - e messo in piedi con il pieno appoggio del suo editore.
Qualcosa che la buonanima di Jim Baen aveva preannunciato prima di morire - e lo avevano sbeffeggiato.
Qualcosa che molti fanno da un sacco di tempo - qui nei quartieri bassi della letteratura, dove dominano ancorale vecchie gang chiamate generi.
Perché regalare libri in formato elettronico fa vendere libri in formato cartaceo.

Incredibile, eh?

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Ancora Kindle

Pubblicato da Davide su Novembre 21, 2007

kindlechartPovera Amazon.

Prima Seth Godin dice che lui i libri su Kindle, il nuovo lettore, ce li mette ma solo gratis.

Poi Guy Kawasaki osserva che Kindle è proprio cool, ma certo non per leggerci narrativa (hey! Io e Guy Kawasaki la pensiamo allo stesso modo! E scriviamo le stesse cose sui nostri blog!)
Però sarebbe bello averci sopra il Chicago Manual of Style.

Ora la gente di Valleywag giustizia sommariamente il nuovo lettore.

The Kindle — supposedly named after the “crackling ignition of knowledge” — holds 200 books, each downloadable for $10 over a works-anywhere-sort-of EVDO data connection, fetches the New York Times for $13 a month, and generously allows you to pay a subscription fee to have blogs like Huffington Post and TechCrunch pushed to your Kindle. That’s all well and good, but how does it stack up to the book? You know, the thing that Amazon has made billions of dollars shipping to you? Our easy-to-read chart is after the jump — and you don’t have to pay $2 a month to read it.

Definitivo.
La tabella, poi, è un vero e proprio killer.

Noi per ora restiamo fedeli al cartaceo.

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Libri senza pagine

Pubblicato da Davide su Novembre 19, 2007

amazon kindleAmazon ha annunciato il prossimo lancio di Kindle, nuovo lettore di e-book che sarà disponibile entro la primavera al costo di 400 dolari.

La notizia ci è stata girata e remixata dal solito Seth Godin…

Kindle, the code name for their new ebook reader, gives them a platform where they can actually begin to be a publisher (though for now, they’re resorting to acting like a low-paid middleman, once again leaving short-sighted publishers to cripple a new medium).

When Amazon came to talk to me about being included on the reader a long long time ago, I said sure, but.

The but is that I wanted my books to be free and included in every reader, and my blog, too.

Già.

Ottimo, ovviamente, l’approccio di Godin - regalo i libri a chi compra il lettore.
Un buon modo per spingere l’hardware - uno che gli autori potrebbero apprezzare.
In fondo il walkman Sony ha funzionato perché le cassette costavano pochissimo.
Ma Amazon, a Godin, gli ha risposto picche.

Curioso, poi, che chi produce la piattaforma non voglia anche diventare editore -preferendo il ruolo di rivenditore di prodotti preparati da altri.
Che scelgono i contenuti, che fanno i prezzi.
Il fatto che chi controlla la piattaforma hardware non controlli direttamente anche la pubblicazione degli e-book è un problema.
Già in passato l’e-book è stato involontariamente boicottato da editori che non ne avevano compresa la natura: sono stati ad esempio distribuiti su e-book, a costi ridicoli, ampi cataloghi di testi spesso di dominio pubblico, disponibili in alternativa o tramite progetto Gutenberg (ma in formati meno sexy) o da servizi di print-on-demand a costi irrisori.

L’e-book non è un supporto per tutti.

E’ ideale per libri di testo e manualistica.
Uno studente potrebbe eliminare gran parte delle cose che normalmente si scammella a scuola e rimpiazzarle con un smplice e-reader - speciese potesse avere a disposizione un afarecome quello di Amazon, che include un servizio wi-fi dicondivisione e scambio.

E ad un professionista potrebbe giovare avere a portata di mano tutta la letteratura tecnicache gli interessa…
Con un piccolo problema - sfogliare il cartaceo alla svelta incerca di una informazione utile è ancora comunque più rapido ed istintivo che non usare una funzione search.

L’e-book è uno strumento potentissimo per la creazione di hot-spot culturali in aree disagiate - una scuola nel bel mezzo del nulla può avere una biblioteca vasta come un pianeta stoccata su due DVD.
Finché c’è gasolio per il generatore di elettricità, finché c’è sole che alimenti i pannelli, la cultura è accessibile.

Ma la narrativa?

A parte il fatto che proprio da Amazon, con 400 dollari acquisto dai cento ai cento e cinquanta paperback di narrativa…

Voi lo portereste un e-reader da 400 dollari in spiaggia?
Sul tram?
In tenda?

The beauty of real books is that they don’t require a reader, which means that millions of people are eligible members of the market. Even if you only have .0001% market share, you can still get your book read.

Difficile quindi che il nuovo reader porti all’estinzione il libro cartaceo.
Le persone continuano a preferire il cartaceo quando l’alternativa è pagare la stessa cifra per degli elettroni, e finora l’e-book è stato un validosostituto del libro cartaceo solo quando è stato distribuito a costo zero o quando l’alternativa cartacea semplicemente non esisteva.

Vedremo cosa capiterà a Kindle.

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… se non con mano guantata

Pubblicato da Davide su Ottobre 3, 2007

Seth Godin, il bambino d’oro del marketing statunitense, distribuisce gratuitamente sul suo blog (lo trovate nelblogroll qui a destra) un manualino di quarantacinque pagine per i blogger (regala anche il suo manuale fondamentale, nel quale insegna cose tipo che, a regalare un po’ di libri in pdf, se ne vendono poi molti di più in cartaceo).

Un manuale per blogger, si diceva.
Ma non per TUTTI i blogger.

cina (1)Mister Godin divide infatti la blogsfera in tre parti.

  • Ci sono i Viral Blog, quelli che generano milioni di visite e che possono creare o disfare una carriera.
  • Ci sono i Boss Blog, quelli attraverso i quali una persona comunica con una popolazione definita - dipendenti, collaboratori o quant’altro.
  • Ci sono i Cat Blog, pagine costruite sul nulla, dove parlare del proprio gatto o dell’ultima riunione di famiglia, scritti da persone che in fondo non vogliono essere lette, e che se si domandano comìè che nessuno li visita, sbagliano domanda. Rumore di fondo del web, inutile riempitivo.

In base a tutti i parametri, questo che state leggendo - ammesso che lo stiate leggendo - è un Cat Blog.

E la cosa mi soddisfa, al punto che da oggi inserirò la categoria Cat Blog fra le mie opzioni di catalogazione, per etichettare quei fatti personali che a nessuno, ma proprio a nessuno dovrebbero interessare - feste, compleanni, cuori infranti….

Anche perché Seth - che peraltro è una persona fantastica - dimentica una regola che fecero altri prima di lui, e che dice più o meno “la strada ha il suo uso per gli oggetti”.

Classificazioni troppo strette potrebbero essere erronee o incomplete, e potremmo scoprire che nel nome attribuito ad un oggetto si nascondono le sue molte facce.

catbadgeCat Blog, dunque.

Pigro, attento e curioso come un gatto.
Dai gusti definiti, dalle abitudini capricciose.
Crudele, vendicativo, di memoria lunga.
Indipendente.
Affezionato ai luoghi, non alle persone.
Traditore.
Scomunicato.
Magico.

Non genera grandi volumi di traffico?
Forse.
Non mette in contatto collaboratori o dipendenti?
Indubbiamente.

Ma esiste, come una piccola isola nella rete, e qualcuno lo legge - e per sua natura svolge più funzioni di quante un più precisamente definito e progettato blog potrebbe fare.

E’ solo rumore di fondo?
O è musica?

E poi, come dice il motto del clan MacPherson, Non toccate il gatto, se non con mano guantata.
Siamo un Cat Blog.
E ne andiamo fieri.

Pubblicato su 21° secolo, pork chop express, wired world | 2 Commenti »