E così, alla fine, eccomi sull’orlo del lungo post che avrei voluto evitare.
Eppure…
Asakusa va a sbattere contro Licia Troisi, scopre che la stampa Mondadori e non qualche vanity press da pochi soldi e domanda…
Ma in base a cosa oggi si pubblica?
In base a ciò che l’editore ha fretta di mettere sullo scaffale.
Facciamo un salto indietro.
Nel 1985 l’Editrice Nord stava scivolando sulla china sempre più ripida del collasso finanziario, sostanzialmente dovuta ad una gestione suicida del catalogo - per cui l’editore intervistato ad una convention minimizzava suil valore di autori come Gibson o Bujold - che stampava lui! - descrivendo Guerra Eterna di Haldeman come “un’aventuretta senza pretesa”.
Da lì a pochi anni la casa editrice sarebbe meritatamente finita a gambe all’aria, chiudendo una carriera aperta con edizioni di classe di opere fondamentali, ristampando malamente testi fuori copyright - un espediente degli editori in difficoltà fin dai tempi di Weird Tales.
Venduta, comprata.
Ma nel 1986, la Nord decise di fare il colpaccio, e entrare nel Guinnes dei Primati.
Avrebbe potuto essere una buona manovra pubblicitaria, dopotutto.
Per ottenere questo risultato, bastò pescare da un cassetto un manoscritto di un diciottenne e pubblicarlo.
Et voilà, il romanzo dell’autore di fantascienza più giovane al mondo.
Guinnes.
Si tratta del Cosmo Argento numero 164.
Il libro era Il Sole non Tramonta, di Marco Pensante.
Un mediocre clone di Dune, senza l’intelligenza di Frank Herbert, con una caratterizzazione inesistente e un campionario di cliché e banalità da manuale - vedere alla voce “Cosa evitare”.
“Un’opera ambiziosa per l’ampiezza dello scenario, l’invenzione della vicenda e per lo stile narrativo.”
Lo trovate su eBay a cinque euro.
E non li vale.
Costituisce però, e questo è vero, un importante precedente.
Si tratta del primo romanzo pubblicato nell’ambito della letteratura d’immaginazione italiana - per lo meno a mia memoria - che arrivi alle stampe non per un merito letterario oggettivo o percepito dall’editore (che potrebbe non condividere l’opinione del critico), non per un “semplice” calcio nel sedere da parte di amici potenti, ma essenzialmente per caratteristiche di contorno, che con la letteratura non c’entrano nulla.
L’editore vuole un prodotto con certe caratteristiche esteriori sullo scaffale, e cerca un prodotto che soddisfi tale necessità.
Non importa che sia scritto bene.
Non importa che sia originale.
Secondo la definizione proposta dal sito Gamberi Fantasy per spiegare come Licia Troisi sia arrivata a Mondadori - una definizione sottoscritta dalla stessa Troisi, pare - Marco Pensante fu un autore fortunato.
Oggi fa il traduttore - tristemente noto per aver tradotto ICE come “ghiaccio” in un romanzo di William Gibson, Mona Lisa Overdrive - per Marco Tropea, per Mondadori.
Pare abbia anche tradotto Arkadi e Boris Stugatski.
Se ha scritto qualcos’altro - e ci risulta che lo abbia fatto - non ha fatto un grande rumore.
La fortuna di Pensante è stata di nascere nel 1968 e di avere un manoscritto nel 1986.
Nord aveva bisogno di un ragazzino per cercare di frenare il declino.
Non servì a nulla.
All’alba del nuovo millennio, Mondadori aveva bisogno di un fantasy indifferenziato, seriale, adatto anche ad un pubblico femminile.
Fortunata Licia Troisi.
Più fortunata di Pensante - perché Mondadori non è sull’orlo del collasso, non è governata come un ducato di Barsavia, può spendere denaro per l’artwork e la pubblicità, può contare su un po’ di critici ammaestrati.
Il resto è hype.
Certo, se davvero questo è il meccanismo di selezione, allora il rispetto per il lettore è sotto zero.
Ma se il lettore viene semplicemente percepito come il meccanismo biologico che trasporta le banconote dalla banca alla cassa della libreria, allora rispettarlo è probabilmente uno spreco di tempo.
E’ tutto qui, il panorama nazionale?
No, naturalmente.
Ci sono vecchi leoni che pubblicano eccellenti raccolte di racconti ma vengono malamente distribuiti in libreria e non vengono recensiti, coraggiose antologie a tema colate a picco dai loro stessi editori, ragazzi in gamba che pubblicano in proprio e scompaiono nella pila di spazzatura che affolla le pagine di Lulu.com e così via.
Senza un editore disposto a rischiare, un distriburtore capillare ed una critica onesta, nessun autore ha una speranza all’inferno.