Prendo l’avvio da un recente post del solito Seth Godin, ma si tratta davvero solo di un pretesto:
Twenty years ago, the Cowboy Junkies released close to a perfect breakthrough album. It sold a bazillion copies.
Every since, they’ve been touring, making a living on the road as
they’ve released almost twenty records, none of them monster hits in
the US. The paradox occurs at their concerts… when they play one of
the old hits, the crowd goes wild. The people most likely to come to
their concerts are the ones most likely to encourage them to become an
oldies act. Of course, once the group does that, people are going to
stop showing up.
Godin lo chiama Cowboy Junkies Effect.
E’ una formalizzazione del concetto più basilare espresso dal titolo di questo post - i fan sono cretini.
I fan, quelli che seguono più da vicino un dato fenomeno, dovrebbero essere quelli che cercano attivamente le novità, apprezzano le sperimentazioni, desiderano un ampliamento del campo del quale sono così attivi supporters.
Invece, paradossalmente, i fan vogliono solo una replica del passato.
The fans, the ones that should be cheering on the hits and the misses,
the ones that should be demanding the next thing, they are the ones
that create the paradox, because they’re the ones that cheer loudest
for the old songs.
Diamo allora una buona occhiata alla letteratura d’immaginazione.
Qui, nel nostro paese.
Dopo aver duramente criticato gli editori miopi e avidi e gli autori sciatti e mercenari, è ora di venire al terzo elemento del sistema - i fan.
Ed i fan sono cretini.
Se i fan non fossero cretini, gli editori sarebbero certo invogliati a presentare delle novità.
Non la solita raccolta di storie di Asimov, la solita fotocopia di Tolkien, il solito mattone da 1000 pagine “alla Steven King”.
Ma i fan sono cretini - e quindi vogliono solo ciò che conoscono già.
Un altro stupido film di zombie.
Un’altra saga da sedici volumi zeppa di elfi e di spade magiche.
Un’altra rivolta interstellare contro un impero malvagio.
Un’altra mezza scaffalata di spin-off di Star Trek e di Buffy, di pedestri imitazioni di Lovecraft (L’Ira di Cthulhu, L’Ora di Cthulhu, L’Oro di Cthulhu, l’Ara di Cthulhu…), di riempitivo.
Salvo poi inneggiare al nuovo classico, sulla base di quanto da vicino questo riesca a replicare i fasti dell’originale che infesta come uno spettro le immaginazioni dei fan.
E se qualcuno provasse ad offrire loro le novità, le cose davvero diverse?
Ne resterebbero probabilmente conquistati, ma non è che il rischio sia così prossimo e imminente.
Nell’allegro campo della fantascienza - tutta gente proiettata verso il futuro, giusto? - è dimostrabile che quattro fan su cinque, dovendo scegliere, preferiscono acquistare la ristampa di un libro che hanno già piuttosto che provare un titolo di un autore sconosciuto.
E nel campo del fantasy?
Avete visto qualcosa di davvero maledettamente diverso pubblicato negli ultimi cinque anni?
Si, Perdido Street Station, di China Mieville.
Ma se lo sono filato in pochi.
E l’horror è ormai dominio incontrastato di vampiri gay che si credono David Bowie.
E poi le ristampe, che sono la spina dorsale del fantastico italiano - non ristampe filologiche, mirate a costruire una storia del genere, ma ristampe a casaccio, a peso, a capocchia.
Ed una scelta sempre più ristretta, di ristampe, perché si tende a ristampare ciò che l’ultima volta che è stato ristampato è stato maggiormente gradito.
Fino a che non arriveremo a collane editoriali che ristamperanno solo Io, Robot.
Solo quello.
Per sempre.
Ma ogni volta con una nuova copertina.
Ed i fan saranno felici.
Perché sono cretini.
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