strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Novità sul fronte Alia

Pubblicato da Davide su Aprile 22, 2008

aliagCopio direttamente dal sito di Massimo Soumaré (è così che si fa, giusto?)

Una notizia che mi riguarda…

La narrativa fantastica giapponese contemporanea: una tradizione ultramoderna

Un incontro con una delle piu’ vive e innovative aree letterarie dell’Estremo Oriente. Intervengono: Massimo Soumare’, traduttore e curatore sezione ALIA Giappone, Silvia Treves, curatrice collana ALIA

-Dove: Punto prestito “Gabriele D’Annunzio” - TORINO

-Quando: venerdi’ 6 giugno 2008

-Orario: 21.00

-Contatti: tel. (+39) tel. 0114439350 - Punto prestito “D’Annunzio”

-Prezzo: gratuito

-Pubblico: tutti

-Rassegne: In biblioteca 02/08

-Enti organizzatori: Biblioteche Civiche Torinesi

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Snake Agent

Pubblicato da Davide su Marzo 21, 2008

Singapore è una città in franchising.
La nanotecnologia sta rimpiazzando alcuni settori della tecnologia standard (c’è un fantastico personal computer liquido).
Esiste un Aldilà, e si conforma ai canoni della tradizione cinese - un paradiso feudale, un inferno altamente burocratizzato.
Dei e demoni interagiscono direttamente con l’umanità
L’ispettore investigativo Chen del Dipartimento di Polizia di Singapore Tre si occupa di crimini al confine fra i due mondi.
Ora, qualcuno ha ucciso delle adolescenti, e ne ha rapite le anime virtuose per avviarle ala prostituzione negli angiporti dell’Inferno.
E potrebbe essere solo la punta di un iceberg maledettamente pericoloso, fitto di collusioni politiche e speculazioni interdimensionali.

Snake Agent è il primo romanzo della serie dedicata all’Ispettore Chen dalla scrittrice inglese Liz Williams, due volte finalista al premio Dick.
Una strana miscela di fantascienza, fantasy urbano, horror e poliziesco, che riprende il classicissimo schema del “buddy movie” quando a Chen si affianca la sua controparte infernale, il siniscalco Zhu Irzh, un demone abbastanza umanoide ma stranamente simile ad una mantide, anche lui sulle tracce dei criminali.
Combattimenti mistici, esorcismi, investigazione…
Il romanzo è molto ben scritto, divertente, con personaggi sufficientemente sfaccetati da trascendere gli ovvi limiti imposti dall’adozione di certi cliché.

Pubblica Night Shade Books, piccolo editore che pare ormai sul punto di fare un balzo in avanti, accaparrandosi una fetta sostanziosa del mercato.
Due sequel sono già disponibili.

Ottima lettura per il weekend pasquale.

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Massimo Citi come gli americani

Pubblicato da Davide su Febbraio 19, 2008

Massimo Citi è certamente una delle voci più interessanti nel panorama del fantastico italiano.
Autore prevalentemente di fantascienza, con delle mai smentite simpatie ballardiane, Citi è uno dei pochi coraggiosi che si sforzano di scrivere buona letteratura e non storielle.
E ci riesce.

Già in passato ho parlato di un suo libro su queste pagine, spiegando come sia impossibile spiegare perché Citi sia così in gamba.
Potrei paragonarlo ad altri autori, ma poi voi pensereste a loro, e non a lui, e sarebbe un peccato.
Potrei paragonare il suo stile di scrittura ad una macchina di precisione, ma voi poi pensereste ad ingranaggi e pistoni, e non cogliereste ciò che sta in profondità.
Potrei stralciare brani - ma perché limitarsi?
Leggete le sue storie, e fatevi un’idea vostra.
Non ve ne pentirete.

E se fino alla settimana passata per leggere una storia di Massimo Citi dovevate rintracciare uno dei suoi libri (magari nella sua libreria) e scucire danaro - col rischio poi magari di scoprire con estremo disappunto che ciò che scrive Massimo Citi non ha proprio nulla a che vedere con Eragon o con Star Trek - ora invece poterte semplicemente fare rotta sul suo blog, Fronte & Retro, e scaricare qualche campione.
Perché Max Citi, come molti autori anglosassoni e non solo, ha deciso di provare a mettere in rete alcuni dei suoi lavori meno conosciuti.
La selezione include un romanzo fermo ai primi capitoli.
Sarà interessante ora vedere come reagirà il pubblico.
Ci sarà abbastanza entusiasmo da convincere Massimo a proseguire?

Staremo a vedere.
Nel frattempo, buona lettura.

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Nuovamente all’Indice

Pubblicato da Davide su Dicembre 11, 2007

Ci viene confermata l’uscita, sul numero di Dicembre de L’Indice dei Libri, della recensione di Alia già comparsa sul sito web della rivista letteraria.

Da ormai dieci anni il manipolo indipendente raccolto attorno ai torinesi Silvia Treves e Massimo Citi porta avanti un’interessante rivista letteraria, “LibriNuovi”: e tra le iniziative collegate, ormai da quattro sboccia una raccolta annuale, Alia (L’arcipelago del fantastico. Antologia di narrativa fantastica, a cura di Silvia Treves, Vittorio Catani, Davide Mana, Massimo Soumaré, pp. 565, 3 voll., Ä 36, CS Libri, Torino 2007) , dedicata alla letteratura fantastica. L’edizione 2007 appare particolarmente ricca e si articola in tre tomi indipendenti dedicati all’Italia, al mondo anglosassone e al Giappone, elegantemente illustrati – dove però il “genere” mostra una latitudine che torna a rendere elusiva la distinzione con la letteratura alt(r)a.

Inesorabili come una maledizione egizia, continuiamo ad espanderci nell’inconscio collettivo.
Che ai fan piaccia o meno, siamo qui, e intendiamo restarci.

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Anteprima per pochi intimi

Pubblicato da Davide su Dicembre 5, 2007

Ne parlo qui in via ufficiosa.
Tanto il mio blog non lo legge nessuno.

Sta prendendo forma sul web una cosa che si chiama Alia Evolution.
Si tratta di un blog comunitario - nel senso che anziché un singolo autore, è un gruppo di persone ad amministrarlo, a postare articoli, ad animarne l’esistenza.
Nella fattispecie, Alia Evolution è uno spazio per quelli che sono stati chiamati Alia Boys & Girls (definizione, credo, coniata originariamente da Danilo Arona) - gli autori, i curatori, gli artisti ed i fiancheggiatori della serie di antologie internazionali Alia.
Uno spazio per annunci, dibattiti, semplici chiacchiere.
La nostra personale bacheca elettronica.
Pubblica.

Al momento sul blog c’è pochino - dopo il disastro del primo blog (ampiamente raccontato nel post inaugurale), stiamo rimettendo insieme le forze e richiamando a raccolta le truppe.

Però segnatevelo.
Con l’anno nuovo - se non prima - potrebbe diventare una fermata fissa divertente della vostra routine di surfisti.

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I fan sono cretini

Pubblicato da Davide su Novembre 29, 2007

Prendo l’avvio da un recente post del solito Seth Godin, ma si tratta davvero solo di un pretesto:

Twenty years ago, the Cowboy Junkies released close to a perfect breakthrough album. It sold a bazillion copies.

Every since, they’ve been touring, making a living on the road as
they’ve released almost twenty records, none of them monster hits in
the US. The paradox occurs at their concerts… when they play one of
the old hits, the crowd goes wild. The people most likely to come to
their concerts are the ones most likely to encourage them to become an
oldies act. Of course, once the group does that, people are going to
stop showing up.

Godin lo chiama Cowboy Junkies Effect.
E’ una formalizzazione del concetto più basilare espresso dal titolo di questo post - i fan sono cretini.

I fan, quelli che seguono più da vicino un dato fenomeno, dovrebbero essere quelli che cercano attivamente le novità, apprezzano le sperimentazioni, desiderano un ampliamento del campo del quale sono così attivi supporters.

Invece, paradossalmente, i fan vogliono solo una replica del passato.

The fans, the ones that should be cheering on the hits and the misses,
the ones that should be demanding the next thing, they are the ones
that create the paradox, because they’re the ones that cheer loudest
for the old songs.

Diamo allora una buona occhiata alla letteratura d’immaginazione.
Qui, nel nostro paese.
Dopo aver duramente criticato gli editori miopi e avidi e gli autori sciatti e mercenari, è ora di venire al terzo elemento del sistema - i fan.
Ed i fan sono cretini.

Se i fan non fossero cretini, gli editori sarebbero certo invogliati a presentare delle novità.
Non la solita raccolta di storie di Asimov, la solita fotocopia di Tolkien, il solito mattone da 1000 pagine “alla Steven King”.
Ma i fan sono cretini - e quindi vogliono solo ciò che conoscono già.

Un altro stupido film di zombie.
Un’altra saga da sedici volumi zeppa di elfi e di spade magiche.
Un’altra rivolta interstellare contro un impero malvagio.
Un’altra mezza scaffalata di spin-off di Star Trek e di Buffy, di pedestri imitazioni di Lovecraft (L’Ira di Cthulhu, L’Ora di Cthulhu, L’Oro di Cthulhu, l’Ara di Cthulhu…), di riempitivo.

Salvo poi inneggiare al nuovo classico, sulla base di quanto da vicino questo riesca a replicare i fasti dell’originale che infesta come uno spettro le immaginazioni dei fan.

E se qualcuno provasse ad offrire loro le novità, le cose davvero diverse?
Ne resterebbero probabilmente conquistati, ma non è che il rischio sia così prossimo e imminente.
Nell’allegro campo della fantascienza - tutta gente proiettata verso il futuro, giusto? - è dimostrabile che quattro fan su cinque, dovendo scegliere, preferiscono acquistare la ristampa di un libro che hanno già piuttosto che provare un titolo di un autore sconosciuto.

E nel campo del fantasy?
Avete visto qualcosa di davvero maledettamente diverso pubblicato negli ultimi cinque anni?
Si, Perdido Street Station, di China Mieville.
Ma se lo sono filato in pochi.

E l’horror è ormai dominio incontrastato di vampiri gay che si credono David Bowie.

E poi le ristampe, che sono la spina dorsale del fantastico italiano - non ristampe filologiche, mirate a costruire una storia del genere, ma ristampe a casaccio, a peso, a capocchia.
Ed una scelta sempre più ristretta, di ristampe, perché si tende a ristampare ciò che l’ultima volta che è stato ristampato è stato maggiormente gradito.
Fino a che non arriveremo a collane editoriali che ristamperanno solo Io, Robot.
Solo quello.
Per sempre.
Ma ogni volta con una nuova copertina.

Ed i fan saranno felici.
Perché sono cretini.

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Un uomo molto malato

Pubblicato da Davide su Novembre 14, 2007

Il suono che sentite in sottofondo sono io che sghignazzo.
Non riesco a trattenermi.

lambL’amico postino, sepre provvido di sorprese nei mei momenti più cupi, ha appena depositato sul mio zerbino un pacco contenente due libri di Christopher Moore.
Ho cominciato a sghignazzare guardando le copertine.
Poi, rendendomi conto che non avrei potuto comunque leggerli entrambi contemporaneamente (non in questoperiodo di superlavoro, per lo meno), ho avuto qualche minuto di sobria riflessione, con sghignazzi sporadici.

Da quale cominciare?

Lamb, sottotitolato Il Vangelo secondo Biff, l’amico d’infanzia di Cristo, promette avventura, viaggi straordinari, magia, kung fu, demoni, cadaveri rianimati e l’assoluta verità su una storia che da oltre duemila anni causa un’infinità di controversie
Oltre ad essere in generale un biglietto di sola andata per la scomunica, la dannazione eterna e le fiamme infernali sotto forma di 500 pagine solide di ottima narrativa.

Fluke, sottotitolato Io So Perché la Balenottera Alata Canta, ha d’altra parte il fascino di essere una storia ambientata “nel mio giro” - quello della ricerca ambientale, dell’oceanografia…
Oltre ad essere una esecuzione sommaria, una pallottola da quattrocento pagine alla nuca del pallosissimo (ma competentemente assemblato) Il Quinto Giorno di Schatzing.

Quale scegliere?

chris mooreIntanto, come si sarà capito, Christopher Moore è - nella esatta definizione data da Carl Hiaasen - un uomo molto malato, ma nel senso migliore del termine (anche Hiaasen, comunque…).
Moore è anche un autore di letteratura fantastica e umoristica, assolutamente geniale.
Tranquillamente alla pari col molto più popolare Terry Practchett, anch’egli un fantasista umoristico “colpevole di letteratura”.
Forse la satira di Moore è più diretta, più definitiva, il suo gusto più portato all’assurdo.
Ma fatevi un giro sul suo sito.
Date un’occhiata alla sua BBS - sì, ha una BBS, non un blog.

E sia, intanto, cominciamo con Lamb.
Cosa sono, dopotutto, la scomunica, la dannazione eterna e le fiamme dell’ inferno?
Specie considerando che ho già letto Practical Demonkeeping, di Chris Moore… che è anche il suo unico libro pubblicato in italiano.

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Ritorno a Newford

Pubblicato da Davide su Novembre 5, 2007

ivoryandhornE con questo siamo a quindici volumi di Charles de Lint sul mio scaffale.
The Ivory and the Horn è la seconda collezione di racconti ambientati a Newford, ed era fuori stampa da unadecina d’anni.
Ora è tornata disponibile, con una nuova copertina di John Jude Palencar.
Quindici raconti ambientati nella ipotetica città di Newford, dove la barriera fra il reale ed il fantastico è particolarmente labile.

Charles de Lint è al momento il miglior autore sulla piazza per ciò che riguarda la narrativa fantastica breve - una attività che svolge quasi come hobby, “trovando il tempo” fra un romanzo e l’altro.
Ovviamente, Charles de Lint è pressocché sconosciuto inItalia.

I suoi racconti sono perfetti - anche quelli fondati su premesse deboli sono costruiti con una struttura robustissima, che li rende comunque piacevoli e coinvolgenti.

Autore che non sforna mai meno di tre volumi l’anno, de Lint è anche l’unico scrittore che io conosca che riesca a tenere testa con perfetta aplomb ai ritmi ed ai livelli qualitativi degli autori giapponesi che il mio amico Massimo Soumaré è solito sbandierare come esempi di prolificità e professionalità letteraria.

E Charles de Lint è anche critico, musicista, liutaio…
Deve aver reperito da qualche parte un giacimento di giornate da trentasei ore.

Particolarmente interessante è poi l’idea alla base della narrativa dell’autore canadese, che nella sua città di Newford mescola il folklore dei nativi americani, quello celtico-anglosassone dei colonizzatori, il folklore cristiano e quello orientale (dalla Romania alla Cina) degli ultimi immigrati, costruendo un panorama immaginario incui tutte le credenze popolari si intersecano e collidono, in una convivenza non meno incerta e precaria di quella dele rispettive controparti mondane.

Sarebbe così difficile, mi domando da un paio d’anni, fare qui a Torino ciò che Charles de Lint fa ad Ottawa?
Potrebbe essere questa una delle strade allo sviluppo del nostro fantastico che ci aveva suggerito anni addietro la scrittrice giapponese Bando Masako?
In fondo, come terra di frontiera, come autunnale Nordo-Ovest, come crepuscolare Occidente e rampante Transilvania d’Italia, la commistione di mitologie e folklori dovrebbe essere cosa nostra.

Bisognerà lavorarci.

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