Bellowhead
Pubblicato da Davide su Maggio 11, 2008
Era un po’ che non facevo un post sulla musica.
Burlesque, dei Bellowhead, è un disco acquistato “per provare”, sulla base di un impulso istintivo, forte del principio “se poi non mi piace lo regalo a qualcuno”.
E invece no.
O meglio, si - ne regalerò un paio di copie per prossimi compleanni o festeggiamenti diversi.
Però la mia copia me la tengo stretta, e intanto la suono finoa consumarla.
I Bellowhead si fiscalizzano come “English World Music”, mentre il marketing li colloca nel più semplice ambito del folk.
Di fatto, il line-up con strumenti a fiato, archi e percussioni raccogliticce potrebbe suggerire somiglianze con le varie band di musica hunza-hunza connesse a Emir Kusturica, ma il paragone regge solo fino ad un certo punto.
Più corretto forse considerarli un gruppo d’avanguardia sperimentale, che si diverte a riproporre vecchie canzoni dei marinai, ballate napoleoniche, brani tradizionali.
Esecuzioni impeccabili di arrangiamenti molto originali.
Chi ricorda la vecchia Albion Band o - ancora prima - gli Steeleye Span, potrebbe ritrovarci qualcosa - una unità d’intenti piuttosto che di stile, la voglia di riammodernare vecchie perle musicali per proporle ad un pubblico contemporaneo.
Siamo in un nuovo secolo, ed i paragoni lasciano il tempo che trovano.
La musica, tuttavia, è grande.
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Teraku Takashi







Mi sono ritrovato a parlare di lei facendo un discorso sulla microcelebrità.
Uno dei piaceri degli ultimi giorni è stato riscoprire la discografia di Al Stewart - complice una massiccia operazione di ripping per riversare tutto sul mio vecchio lettore portatile cinese.
Che bello, riascoltare il gioco di chitarra, flauto e tastiere, incalzante.
The Year of the Cat l’hanno comprato, ascoltato, duplicato, regalato tutti quelli della mia generazione.