strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Bellowhead

Pubblicato da Davide su Maggio 11, 2008

Era un po’ che non facevo un post sulla musica.

BurlesqueBurlesque
, dei Bellowhead, è un disco acquistato “per provare”, sulla base di un impulso istintivo, forte del principio “se poi non mi piace lo regalo a qualcuno”.
E invece no.
O meglio, si - ne regalerò un paio di copie per prossimi compleanni o festeggiamenti diversi.
Però la mia copia me la tengo stretta, e intanto la suono finoa consumarla.

I Bellowhead si fiscalizzano come “English World Music”, mentre il marketing li colloca nel più semplice ambito del folk.
Di fatto, il line-up con strumenti a fiato, archi e percussioni raccogliticce potrebbe suggerire somiglianze con le varie band di musica hunza-hunza connesse a Emir Kusturica, ma il paragone regge solo fino ad un certo punto.
Più corretto forse considerarli un gruppo d’avanguardia sperimentale, che si diverte a riproporre vecchie canzoni dei marinai, ballate napoleoniche, brani tradizionali.
Esecuzioni impeccabili di arrangiamenti molto originali.

Chi ricorda la vecchia Albion Band o - ancora prima - gli Steeleye Span, potrebbe ritrovarci qualcosa - una unità d’intenti piuttosto che di stile, la voglia di riammodernare vecchie perle musicali per proporle ad un pubblico contemporaneo.
Siamo in un nuovo secolo, ed i paragoni lasciano il tempo che trovano.
La musica, tuttavia, è grande.

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Eddi Reader

Pubblicato da Davide su Marzo 17, 2008

Post finesettimanale in ritardo.
Ho menzionato Eddi Reader in un commento ad un post su di un altro blog - che complicazione - e mi è venuta voglia di riascoltarla.
Cominciando col vecchio album - rigorosamente su vinile - dei Fairground Attraction, gruppo scoperto un paio di decenni fa.

http://it.youtube.com/watch?v=_OWzDP5cnE0

Quel disco rimane una delle mie scelte primarie per i giorni di pioggia.

Da allora la Reader ha fatto molta strada, ha ricevuto un cavalierato, ha inciso un fondamentale album con le canzoni di Robert Burns.

http://it.youtube.com/watch?v=oUs-5dHFksw

Ha partecipato alle conferenze TED.

Nel corso degli anni l’ho vista classificare in un sacco di modi diversi - cantante folk, cantante neotradizionale, cantante pop.
Sarà colpa della chitarra acustica, che spesso disorienta i critici.

Mi sono ritrovato a parlare di lei facendo un discorso sulla microcelebrità.
L’idea che non sia necessario avere milioni di fan per riuscire a vivere, e bene, della propria arte.
Eddie Reader non è certo un’artista popolare - ma ha una platea di ascoltatori fedeli e attenti, che non si lasciano scappare le sue uscite, incluse le frequenti incisioni quasi in tempo reale delle sue uscite dal vivo.
Mille fan che spendano per un artista 100 euro all’anno ciascuno,portano nelle tasche dell’artista 100.000 euro.
Molto meno, ovviamente, se l’artista non autoproduce le proprie uscite.
Ma per un artista autoprodotto, 1000 fan nell’epoca di internet non sono poi molti.

Al di là delle considerazioni economico-sociologiche, la voce di Eddi Reader è splendida.
Le sue canzoni sonos pesso malinconiche, e possono risultare un po’ troppo in un pomeriggio ventoso di primavera.
Però è piacevole, per un po’, lasciarsi cullare da Dame Eddi Reader e dalle sue canzoni.
Consigliato, l’album Candyfloss & Medicine.

http://it.youtube.com/watch?v=QyDc-MxB9Rs

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Il piacere di essere fuorimoda

Pubblicato da Davide su Ottobre 5, 2007

I know it’s out of fashion
and a trifle uncool

… cantavano Martha & The Muffins (e anche Toyah Wilcox).

3493548Uno dei piaceri degli ultimi giorni è stato riscoprire la discografia di Al Stewart - complice una massiccia operazione di ripping per riversare tutto sul mio vecchio lettore portatile cinese.
L’uomo che comprò una chitarra di seconda mano da Andy Summers e si fece insegnare a suonarla da Robert Fripp, cantautore scozzese che esordì collaborando con Jimmy Page e Richard Thompson, diede un primo ingaggio a Rick Wakeman e Peter White, che per un breve periodo fu il leader di una band chiamata Shot in the Dark, Al Stewart è decisamente uncool da almeno vent’anni.

Però che bello, poter tornare ad ascoltare canzoni che sono racconti, nelle quali il testo va capito, ricostruito, integrato con riferimenti obliqui.

81-indian-summerChe bello, riascoltare il gioco di chitarra, flauto e tastiere, incalzante.

E chi se la ricordava Princess Olivia?
E chi se la ricordava Pandora?
Come ho fatto a viaggiare in macchina per migliaia di chilometri senza Indian Summer sullo stereo?

Viviamoo amori infelici perché ascoltiamo pop, o ascoltiamo pop perché viviamo amori infelici?, si domandava il protagonista di High Fidelity.

Io potrei parafrasarlo - amo la storia perché ascolto Al Stewart, o ascolto Al Stewart perché amo la storia?

Rock, folk, folk-rock, jazz-rock.

Le etichette abbondano - scozzese trapiantato in California, Stewart da quarant’anni scrive canzoni ispirate alla storia del ventesimo secolo: dai biplani della seconda guerra mondiale alla guerra di Spagna, a Parigi fra le guerre, alla Ritirata di Russia…

E gli amori infelici?

stewart catfThe Year of the Cat l’hanno comprato, ascoltato, duplicato, regalato tutti quelli della mia generazione.
Anno incredibile, il 1976.
Oggi lo usano come musica di sottofondo per unalinea di prodotti dermatologici.
Sento le note della canzone e ricordo cose che con i prodotti dermatologici non c’entrano nulla.

Ma ascoltatevi la chiusura del brano che da il titolo al disco, quando la chitarra passa il testimone al violoncello…
Se non proverete i brividi, è perché siete morti.

E poi, uncool…
Ray Lomax ci ha insegnato che tutto torna di moda, se si ha la pazienza di aspettare abbastanza a lungo.

Tornerà anche Al Stewart, con le sue chitarre spagnole e le sue canzoni su Nostradamus, Napoleone, Josephine Baker…

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