Editori giapponesi all’attacco
Pubblicato da Davide su Aprile 22, 2008
Rendiamoci antipatici.
La cosa è cominciata pochi giorni or sono, quando Asamatsu Ken, autore di bestseller in terra giapponese noto anche da noi grazie al successo della serie Lair of Hidden Gods, ha scoperto con non poca sorpresa che nove suoi titoli erano stati resi disponibili attraverso il web.
Insomma, gli erano stati piratati.
Ken Asamatsu non è Paulo Coelho - soprattutto non ricava dalle proprie vendite le cifre dello scrittore brasiliano, e la certificazione di best-seller in patria non fa di lui un plutocrate.
La pirateria dei suoi libri gli causa un notevole danno economico, che difficilmente verrà compensato dal surplus di vendite che la distribuzione via rete è ormai accertato che generi.
Discutendo della cosa sul proprio blog, Asamatsu scopre poi la presenza di siti svariati che distribuiscono traduzioni multilingue di romanzi giapponesi - e quelle di sicuro vendite non ne generano.
Asamatsu-san, sempre più sconfortato, informa il proprio editore.
Che informa gli altri editori.
Attualmente le case editrici giapponesi si stanno muovendo per bloccare queste attività.
Non è la prima volta - la prima ingiunzione di “cease and desist” era del 2004.
Ora la domanda è - azione repressiva di lobby editoriali contro la libera circolazione delle idee o corretta salvaguardia dei diritti d’autore contro pirati e approfittatori?
La cosa interesante, io credo, sta nel fatto che chi produce queste traduzioni (o, nel caso di fumetti “scanlations” - scansioni e traduzioni) fa un lavoro colossale senza ricavarne un centesimo.
Non possiamo quindi certamente accusarli di cercare un lucro o un guadagno illecito.
E si tratta di persone spesso in buona fede - che si basano su idee alquanto confuse (e sbagliate) relative al copyright e credono (o si convincono) di essere nel giusto.
È d’altra parte innegabile che in prima battuta portino un danno a chi detiene il copyright - e nel caso di traduzioni, non di semplice diffusionedegli originali - senza il bonus dell’incremento delle vendite cartacee.
Si tratta inoltre di una dimostrazione di rispetto verso l’autore alquanto dubbia - “Mi piace tamente tanto quello che scrivi che te lo rubo.”
È insomma una strana situazione in cui non vince nessuno.
Il “pirata”, che lavora come un disgraziato senza vedere una lira, e si ritrova dalla parte sbagliata della legge.
L’autore, che si vede negare un proprio diritto e il giusto compenso per il proprio lavoro.
Ora mi sono spesso domandato - considerando che molti autori sono persone degnissime, che i traduttori del fandom sono disposti a lavorare duro per compensi nulli e che in buona sostanza le case editrici sono principalmente interessate a fare quattrini - sarebbe così improponibile l’idea di contattare l’autore, proporgli una traduzione elettronica del suo lavoro, e lasciare che lui gestisca la cosa con l’editore?
Se davvero il libro è tanto valido da meritare di essere rubato, i fan non sarebbero forse interessati a pagare quello stesso file .pdf diciamo cinque dollari (circa tre euro), da dividere equamente fra autore, editore e traduttore?
Ciò permetterebbe a traduttori anonimi di farsi uncurriculum legale, agli autori di costruirsi un pubblico anche al di fuori della propria sfera linguistica, e garantirebbe agli editori il controllo di qualità, formati, distribuzione.
O magari adottare il sistema Baen tout court, regalando copie di romanzi al fine di vendere più copie cartacee.
Si tratterebbe solo di aver voglia di provare.
Ma stranamente a nessuno scanlator è mai venuto in mente di provarci.
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Teraku Takashi







Beh, Paulo Coelho sta usando - proprio lui, di persona - la piattaforma BitTorrent per distribuire gratuitamente sul web copie dei suoi romanzi.
Beh, allora il libro ritratto qui di fianco potrebbe interessarvi.