strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

I bambini vestiti da cretini…

Pubblicato da Davide su Gennaio 9, 2008

Strane connessioni.

Circa venticinque anni or sono l’ipotesi che io passassi alcune settimane estive raggomitolato sotto un telo sul fianco di una montagna insieme ad alcune dozzine di altri infelici, agli ordini di stramboidi che si facevano chiamare “Aquila” o “Pantegana”, scatenò un tale entusiasmo in mia madre che lei diede in contumacia la mia adesione.
Solo successivamente, informato con inquietante allegria dell’opportunità che mi veniva offerta, risposi picche, scatenando la costernazione dei simpatici impiccioni che per primi avevano ventilato l’idea che passare un mese in braghette corte a defecare nei prati sarebbe servito a “formarmi il carattere”.

Eppure, forse fu un errore.
Cos’è un mese di disagio, denutrizione, isolamento intellettuale e pericolo fisico, se poi ci spalanca grandi opportunità lavorative?

I tre migliori studenti del mio corso di laurea, tutti laureati in quattro anni secchi, tutti immediatamente coinvolti in attività professionali e di ricerca di transavanguardia, erano ferventi boy scout.
Non ebbero mai problemi a superare esami anche astrusissimi, riuscendo a iscriversi anche quando le iscrizioni erano ormai chuse, e lasciarono un ricordo generalmente pessimoin tutti gli ex compagni di corso - che ancora oggi li ricordano (parole loro, non mie) come arroganti figli di buona donna.
Però, eh, laureati, sistemati….
E proprio stamani ho scoperto che l’ex-rappresentante di calzature che è stato mio insegnante di marketing si fiscalizza come consulente in servizi ambientali sulla scorta di una lunga militanza nei boy scout.

Che carriera meravigliosa, avrei potuto fare, ad esser lupetto per trent’anni!
Ed avrei anche imparato a suonare la chitarra!
E non sarei certamente astemio (un vero handicap, di questi tempi).

E stanotte, mentre col favore delle tenebre rimugino su che pessima mossa per la mia carriera fu quel mio rifiuto a condividere un’estate con una manciata di adulti frustrati in uniforme cachi, Rai 3 mi fa il santino televisivo di Baden-Powell, fondatore proprio cento anni or sono dello scoutismo.
E dice che se ho strani dubbi sugi scout è un retaggio degli anni della contestazione.
C’ho l’anima del terrorista - preferisco implicitamente passamontagna e P38 a cappellini e uniformi.

L’ultima volta che mi hanno citato Baden-Powell è stato diciotto mesi or sono, ad un corso presso l’Università di Urbino. Citai il principio dell’apprendere facendo.
Io pensavo a Rudolph Steiner, ma uno dei miei studenti in prima fila annuì saputo e disse “Ah, Baden-Powell!”
Mai sentito così lontano da Atlantide…

Nota: l’immagine non è autentica (paura, eh?) ed è stata dirottata da http://atheism.about.com/

Pubblicato su farneticazioni | 1 Commento »

Perchè non dichiarare la ricerca illegale?

Pubblicato da Davide su Dicembre 14, 2007

In televisione c’è Telethon.
Mandateci i danari, ci dicono, e noi finanziamo la ricerca sulle malattie genetiche.
E noi i danari glieli mandiamo.
Un po’ per metterci a posto la coscienza.
Un po’ perché qualcuno, più o meno vicino, al quale un salto in avanti della ricerca gioverebbe od avrebbe giovato, ce l’abbiamo.
Oppure perché, infami, noi saremmo in effetti ricercatori, anche se al momento lavoriamo come telefonisti part-time e quel “Tele-” in Telethon ci rode a morte, e ci diciamo, mandando il nostro SMS che se si ramazzano abbastanza danari, potremmo pagarci la prossima borsa di studio e uscire finalmente da questo seminterrato.

Intanto, per garantire la nostra partecipazione, sul video si alternano artisti, guitti e scienziati, lazzi e storie pietose.
Non mancano bimbi ammalati assolutamente dickensiani, attori commosi, dotti docenti pieni di prosopopea, e neanche uno che citi tutti quei ricercatori che son dovuti scappare all’estero, perché si occupavano di qualcosa di utile magari, ma ahimé non toccato dallo statuto di Telethon.

Alla tradizionale raccolta di Telethon, poi, quest’anno si aggiunge una grande novità per i più giovani.

Nello stesso periodo, inviando un sms con scritto ‘lucchetti’ seguito da una dedica, si potrà partecipare a ‘Un lucchetto per Telethon’.

L’iniziativa, realizzata dal portale www.lucchettipontemilvio.com, e promossa dal gruppo editoriale Piscopo (Cioé), permette di legare il proprio messaggio di speranza al ‘lampione degli innamorati’, reso celebre da Federico Moccia.

Già, pure i lucchetti resi celebri da Federico Moccia.
Per i più giovani.
Promosso da Cioé.

E ben vengano i mocciosi, cioé, se portano danaro alla ricerca.
La ricerca è vita, è salvezza, è futuro.

Ma… la ricerca non dovrebbe finanziarla lo Stato?
O al limite, non dovrebbero sovvenzionarla le aziende?

E prima che cominciamo col solito discorsino “lo Stato siamo noi”, (verissimo, ed infatti paghiamo fior di tasse) considerate quanto segue…

Fra le pieghe della finanziaria che sta per essere approvata in via definitiva in Parlamento è comparso infatti un piccolo comma, in coda ad un emendamento approvato in Commissione, che fissa un tetto di cento milioni di euro per il “cinque per mille”. Tutto che quello che eccederà questo limite finirà nelle casse dello Stato.

Inoltre la polemica scaturita da questo sgambetto della finanziaria ha portato alla luce che dei 329 milioni di euro del “cinque per mille” del 2006, i beneficiari indicati da i contribuenti non hanno visto nulla. Si sono persi nei meandri dell’ Agenzia delle entrate, della Ragioneria generale dello Stato, dei ministeri degli Interni, della Salute, dell’Università , delle Solidarietà sociale. Con l’aggravante che se i 329 milioni di euro non verranno erogati entro il 2007, passeranno nei capitoli di spesa del 2008 e quindi ci vorrà un ulteriore decreto per sbloccarli. Così associazioni come l’Unicef, o l’ Associazione Italiana per la ricerca sul cancro, dovranno aspettare ancora chi sa quanto per riceverli.

Se davvero lo Stato siamo noi, allora è il momento di farci un bell’esame di coscienza.

Non sarebbe più semplice, a questo punto, dichiarare illegale la ricerca?
Farne un fenomeno underground, una cosa che si fa ma non si dice, ammantando scienziati e ricercatori dell’aura mistica del ribelle.
Obbligare le classi universitarie a riunirsi in luogi fatiscenti e umidi - scantinati, vecchi palazzi cadenti, strutture industriali abbandonate… beh, a quello in fondo già ci siamo.
E allora perché non fare il salto una volta per tutte?
Considerando quanti soldi alzano gli spacciatori di cocaina, e senza neppure doversi appoggiare a Telethon, un mondo della ricerca completamente illegale sarebbe somerso di cartamoneta.
E considerando che profilo hanno in TV certi ricchi cocainomani, chi avrebbe più bisogno di Telethon…

Pubblicato su pork chop express | Non ci sono Commenti »

Gli anni-buchi

Pubblicato da Davide su Settembre 22, 2007

Io invidio i britanni.

E qui i miei amici possono far partire la prima salva di pernacchie, palline di carta e pop-corn.

Raccontaci qualcosa di nuovo, possono dire. Sono più di trent’anni che fai tutto ciò che è in tuo potere per somigliare ad uno dei perfidi albionici, ed ora ci presenti questa tua invidia anglofona come una scoperta?
E vai con la seconda salva.

No, sarò più preciso.

London-Phone-Box-Poster-C12105403E’ ovvio che invidio i britanni per la loro superiore struttura universitaria, per le loro biblioteche aperte anche di notte, per i loro musei estesi per ettari, per le loro librerie ampie come musei, per la BBC, the Guardian, la possibilità di impiego per studenti nel loro futuro ambito lavorativo, la politica più trasparente, per la puntualità della metropolitana e per il clima più vicino al mio carattere, per i berrettini di tweed, i live dei Jethro Tull e il fish & chips, ma nello specifico, in questo momento, il fatto è che io invidio i britanni per una singola loro peculiare tradizione.

Il gap year.

L’anno-buco.

Si tratta di una semplice pratica per cui un ragazzo - fra la fine delle scuole superiori e l’inizio dell’università, oppure fra la laurea e il dottorato, o fra la laurea e il primo lavoro - si prende un anno libero.

L’anno-buco.

C’è chi gira il mondo, chi fa volontariato all’estero, chi si guarda attorno…

185458328XEsistono agenzie specializzate nell’offrire pacchetti integrati - a prezzi modici - per favorire lo spostamento all’estero durante il gap-year.
Esistono manuali per pianificarlo con cura.
L’anno-buco.

Forse un’eredità della sette/ottocentesca pratica del grand-tour, la pratica dell’anno-buco è seguita nelle isole britanniche, in Olanda, in Australia, e in parte anche negli Stati Uniti.

Partono, girano il mondo con pochi soldi ed una giovanile voglia di vedere cosa ci sia oltre l’orizzonte.
Poi tornano a casa e si rimettono al lavoro.

Noi no.

Oh, badate, io ne ho avuti parecchi, di anni-buchi.
Uno l’ho trascorso in uniforme mimetica e anfibi, fra le risaie del Novarese, per servire la Patria.
Sottopagato e a considerazione zero.
Facevo il telefonista.
Un altro anno-buco l’ho trascorso in uno sgabuzzino di una cooperativa del settore telecom in via Principe Tommaso, per pagarmi le tasse universitarie.
Sottopagato e a considerazione zero.
Facevo il telefonista.
Ed un terzo anno-buco l’ho passato appena laureato, ad accompagnare mia mamma avanti e indietro dal San Giovanni vecchio, dove faceva chemioterapia.
Fiscalizziamolo come volontariato.

Ma sono ingiusto e disonesto - ho anche trascorso un anno-buco con il progetto Erasmus, proprio nella terra dei britanni,proprio nelle loro eccellenti università, aziende, musei, librerie.
Certo, se l’Università di Torino non avesse fatto difficoltà, dopo, a riconoscermi gli esami che l’Università stessa aveva pagato affinché sostenessi all’estero, sarebbe stato più piacevole.

emigrantiEd è questo, il punto.
Noi siamo quelli che, sulla carta, sono pieni d’avventura e spirito d’iniziativa, pronti a tutto.
Poeti, santi e navigatori.
Ma quando arriva il momento, alla notizia che trascorrerete i prossimi sei mesi a scavare fossili nel deserto dell’Australia, la vostra famiglia si stravolge, i vostri amici decidono che siete dei cretini, la vostra università fa spallucce e chiunque possa ostacolarvi o dissuadervi (o per lo meno provarci) si fa avanti, mentre assolutamente nessuno vi semplifica la vita.

E pensate cosa potrebe accadere se vi presentaste ad un colloquio di lavoro e doveste ammettere che, si, in effetti siete laureati da un anno, ma gli ultimi dodici mesi li avete trascorsi facendo trekking nel Caucaso…

Eppure Marco Polo, Cristoforo Colombo, Amerigo Vespucci, Nobile, Desio, Quilici…

Al che io sviluppo una teoria.
Pessima, cinica, in odore di darwinismo sociale, ma statemi dietro…
Noi siamo sempre stati un popolo di viaggiatori, e ne sia prova la gran quantità di italiani che troveretesparsi per il mondo.
Ecco.
Non sarà che con i grandi movimenti di emigranti degli anni duri, abbiamo eliminato dal patrimonio genetico nazionale la voglia di viaggiare?
Non è che tutti quelli con lo spirito e le palle per farsi un anno-buco sono emigrati, e qui sono rimasti solo i sedentari?

Io comunque, un anno-buco VERO prima o poi me lo prendo.
A costo di fare come Travis McGee… ma questa è un’altra storia.

Pubblicato su 21° secolo, farneticazioni, pork chop express | 4 Commenti »