strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Il Lungo e il Corto

Pubblicato da Davide su Gennaio 24, 2008

Il blog Letteratitudine (che ha il dubbio privilegio di fulminare il mio browser firefox… sarà Kataweb?) riprende una notizia dal Corriere della Sera

Su un articolo culturale del Corriere della Sera del 23 gennaio - che raccoglie testimonianze varie (da Stephen King, ad Andrea Di Consoli, a Massimo Onofri) - si evidenziano le “difficoltà” del racconto o short story (per dirla all’anglosassone). Badate bene… non difficoltà di scrittura, o di lettura. Si tratta, purtroppo, di mere questioni di marketing.

Come sempre, vero?

Il racconto non piace granché… dicono.

I lettori prediligono storie-fiume… dicono.

In altre parole: il racconto non vende.

Quindi, di conseguenza, gli editori si adeguano.

Certo, raccolte di racconti continuano a essere pubblicate (forse più dalla piccola editoria che dalla media o grande), ma le “difficoltà” di cui sopra sembrano lampanti.

L’articolo in questione non è linkato e non è reperibile, ma la faccenda è comunque interessante - anche se trita e ritrita.

Da decenni gli editori lamentano il fatto che le antologie di racconti non vendono - ma continuano a pubblicarle.
Apparentemente non hanno ancora trovato un’alternativa valida.
Ed evidentemente qualcuno le compra, le legge.
Oppure la questione è diversa?
Certo, assicurarsi i diritti per tutti i racconti di una antologia, pagare un editor che supervisioni l’assemblaggio, presentare al pubblico un volume che non può essere descritto in tre battute o venduto con un’ospitata televisiva perché non c’è un autore unico da mettere sotto ai riflettori, è molto più complicato che mettere in marcia un romanzo.
Costa di più - quindi garantisce minori margini di guadagno.

Sorvoleremo su quelle case editrici straniere che hanno fatto dell’antologia l’ammiraglia delle loro collane (la Night Shade, ad esempio) o su quegli autori che scrivono solo racconti (ad esempio Harlan Ellison).
Sorvoleremo sul fatto - doloroso - che nel nostro paese non esistono riviste che pubblichino seriamente narrativa breve.
E con seriamente intendo sottoponendo i manoscritti ad un editor, e pagando l’autore all’atto della pubblicazione.

Certo è che la gran parte degli esordienti sembrano buttarsi sul romanzo, probabilmente perché considerato più facilmente vendibile.

Eppure….
Conan il Barbaro (Howard)
Fafhrd & il Gray Mouser (Leiber)
Elric di Melnibone (Moorcock)
La Terra Morente (Vance)
Northwest Smith (Moore)
Gli Hammer’s Slammers (Drake)
Il Settore Galattico (White)
La Strumentalità dell’Uomo (Smith)
Dominic Flandry (Anderson)
Continental Op (Hammett)

L’opera ominia di H.P. Lovecraft
L’opera omnia di Harlan Ellison.
Il meglio di Avram Davidson.

Hemingway. Soldati. Calvino. Carver….

Qualcuno ha evidentemente perso di vista qualche importante dettaglio…

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Musica, note, pause, silenzi

Pubblicato da Davide su Dicembre 19, 2007

E’ uscito il nuovo volume dell’antologia Fata Morgana, pubblicato da CoopStudi.

Volume polposo, scelta trasversale di generi, affianca professionisti ed esordienti come ogni anno, e ospita quest’anno anche tre autori nipponici e un autore cinese - tutti affermatissimi e pluripremiati in patria, meno conosciuti qui da noi.

E c’è anche La Quarta Scimmietta - con mio estremo piacere e sorpresa.

L’indice dell’opera…

p. V Introduzione: Musica, note, pause, silenzi

1 Precario equilibrio di Stefano Mola
7 Non voglio magliette dei Misfits di Alessandra Rosa
15 Blues di Bruno Bianco
23 Conto alla rovescia di Piero Fabbri
31 Né sicuro né adatto per nuotare di Ekuni Kaori
41 Frammento d’osso di Miura Shion
57 Il sogno nel dormiveglia di Tsuji Hitonari
65 Mousepad di Wu Yan
75 Dalle cinque alle otto di Cettina Calabrò
83 Senza parole di Alfredo Marciano
87 Flamenco! di Mirella Nicola
95 Larve di Fabio Lastrucci
103 La bottiglia di Amos Casarsa di Andrea Rossi
109 La notte è spalmata di silenzio nero di Marilde Trinchero
115 La danza della scimmia di Massimo Citi
125 Maboroshi di Massimo Soumaré
135 La quarta scimmietta di Davide Mana
163 L’ultima finestra del cubo di Silvia Treves
181 Osservazioni aggiuntive all’esplorazione di Francesca Ortenzio

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La forma breve

Pubblicato da Davide su Ottobre 10, 2007

Il discorso aperto con Tutti Romanzieri merita di essere continuato.

Una considerazione sciocca - quando vi chiedono quali libri abbiano maggiormente influenzato la vostra vita, normalmente si aspettano in risposta un elenco di romanzi.

Narrativa breve e saggistica non sono contemplate.

Nel nostro paese - non guardiamo all’estero per il momento - la narrativa breve gode di una reputazione pessima.
Talmente pessima che non ci sono riviste che pubblichino narrativa breve.
Le antologie e le raccolte di racconti vengono viste dagli editori come un anatema - anche se vengono comunque pubblicate.
Raymond Carver In libreria le antologie sono nascoste sullo scaffale più alto.

Eppure (sfrutto un suggerimento di Elvezio Sciallis), Raymond Carver, forse il più popolare narratore mainstream di qualità ad emergere negli ultimi due decenni, ha scritto solo narrativa breve.
Sam Shepard - autentico uomo del rinascimento, un po’ trascurato dalla stamnpa nostrana per il suo carattere schivo - scrive solo commedie o racconti.
Ernest Hemingway divenne clamorosamente popolare per i suoi racconti e creò la lingua della letteratura americana moderna insieme con Raymond Chandler e Dashiel Hammett, entrambi autori prevalentemente di narrativa breve.

soldatiattoreE in Italia?
Mario Soldati si specializzò in novelle.
Racconti furono il pane di Italo Calvino.
Racconti scrissero Salgari, Vamba e Yambo (a cosa ci si deve ridurre per non figurare col proprio vero nome fra i fantasisti).
Racconti scrissero tutti i grandi della nostra letteratura “alta” - salvo forse gli ottocenteschi.
Ma non scorsiamoci che una gran potatura è stata fatta, stralciando dal registro tutti quegli autori che non si conformavano ad una certa ortodossia.

Allora cos’è che non va?
Perché sette principianti su dieci si buttano sul romanzo?
Perché sperano sia più facilmente pubblicabile?
Perché hanno sempre e solo letto romanzi?
Perché niente di meno sarebbe alla loro altezza (o così cedono)?
Perché il romanzo è più facile?

Ma è davvero più facile?

Il romanzo richiede una mappatura più fitta.
Rappresenta un territorio più ampio, quindi mi servirà una outline più dettagliata che non per un racconto.
Mi servono una manciata di buone idee, un paio delle quali portanti, per mantenere viva l’azione.
Dovrò stendere una scheda per ciascun personaggio principale.
Mi potrebbero serviredei riferimenti al mondo reale - dati storici, geografici, antropologici o quant’altro…. Grazie al cielo c’è internet.
Poi comincio.
Dieci pagine al giorno per un mese, ed ho il mio romanzo di trecento pagine.
Certo, riscrivo un sacco - quindi ogni giorno di pagine ne scrivo venti per tenerne dieci.
Ma se non si guarda la televisione alla sera e si batte velocemente al word processor, si può fare nel tempo libero.
Un romanzo al mese.

Considerando unmese di pausa e uno per rivedere il manoscritto, posso scrivere anche sei romanzi l’anno.
Mica male.

Il racconto posso mapparlo in maniera molto più elastica.
Una serie di punti e via.
Mi servono per lo meno due idee, meglio se ne ho tre - non di più, o la cosa si fa confusa.
Ci sono meno personaggi, e restano in scena di meno - posso improvvisare per la maggior parte, e schedare solo il protagonista.
La ricerca - maledizione! - è la stessa…. Grazie al cielo c’è internet.
Poi comincio.
Dieci pagine al giorno per una settimana, tenendone la metà, e ho la mia storia compiuta di trenta e rotte pagine, scritta nel tempo libero.
Una settimana di pausa, una settimana per la revisione, posso sfornare due racconti al mese.
Di più se mantengo ritmi da rivista pulp.

Quale dei due metodi è “migliore”?
Palesemente non è una questione di logistica.
Per tutte le loro differenze, non esistono vantaggi sostanziali che facciano prevalere il racconto sul romanzo.

Allora dev’essere una questione di tecnica.

cordwainer-smith 1Ed in effetti, dovendomi concentrare su 10/15.000 parole anziché su 60/100.000, posso scendere molto più a fondo.
Posso limare le frasi, passare un’ora sulla scelta di un aggettivo.
Posso giocare a togliere - scrivere in eccesso e poi in fase di revisione eliminare un terzo delle parole.
Posso giocare.
Non usare il verbo essere.
Non usare vocaboli di derivazione anglosassone.
Non usare la lettera “z”.
Sfruttare una struttura esotica - Cordwainer Smith scriveva con una struttura mutuata dalla narrativa orale cinese.

Proprio come nel caso della musica, ci sono studi che spazzano via intere sinfonie per laloro intricatezza tecnica, così il racconto può diventare infinitamente complesso a livello strutturale.

E’ per questo, forse, che scrivere narrativa breve è un po’ come praticare il wing chung - una questione di economia di movimenti e precisione dei colpi.
Se toppiamo, tutta la struttura crolla.
Mentre in un romanzo possiamo permetterci una maggiore rilassatezza, e sapere che se anche il prossimo colpo non andrà completamente a segno, avremo tempo di rifarci.

Ma tutte queste sono belle chiacchiere.
A cosa pensa il narratore in erba, quando si siede alla tastiera e comincia a comporre?
Non ne ho la più pallida idea.

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