strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Tutto il Nero c’è (o così dicono)

Pubblicato da Davide su Marzo 4, 2008

Apprendo con un certo piacere e prontamente divulgo urbi et orbi che a giorni il volume Tutto il Nero del Piemonte, curato da Danilo Arona e Angelo Marenzana per Noubs, sarà disponibile in tutte le librerie Feltrinelli della regione, oltre che in alcune altre librerie torinesi.

Tutte le persone che hanno espresso interesse per il volume sono invitate a tenere gli occhi aperti.
A partire dal 10 del mese non dovrebbero più esserci problemi a reperire una copia.

E chissà poi cosa porterà il futuro.

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In ControTempo Live

Pubblicato da Davide su Novembre 17, 2007

controtempo 1bis

Presentazione del libro di Massimo Citi ieri sera alla Libreria CS di Via Ormea.
Grande occasione per rivedere faccenote e meno note.
Il libro è stato brillantemente introdotto da Alessandro DeFilippi e Silvia Treves ne ha letto alcuni brani, lasciando poi spazio a Massimo che, schivo come sempre, ha parlato brevemente del proprio lavoro.

Molto interessante ed istruttivo.

Eè sempre bello sentire parlare chi scrive meglio di noi della propria tecnica, della propria visione.

Spuntini e libagioni finali.

Lunghe chiacchiere fino all’ora di Cenerentola.

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Viviamo in un posto figo

Pubblicato da Davide su Novembre 14, 2007

La Stampa, organo ufficiale della megacorporazione che controlla Torino e lo sprawl circostante (come direbbe William Gibson), ha pubblicato oggi un pezzo di Gabriele Ferraris che non può che irrigare di gioia e tripudio i cuoricini stracchi di noi sudditi.
Alziamo dunque gli occhi dalla zolla ancestrale e, ripulite le mani lerce di letame sul davanti delle nostre casacche sformate, applaudiamo…

Di solito, capitava il contrario: i film italiani li giravano in Italia, e poi, per dargli l’ambientazione sofisticata - tipo New York, le Bahamas, Saint Tropez - inserivano un po’ di panorami da cartolina, così da far credere allo spettatore che la vicenda si svolge proprio in quei posti prestigiosi. Adesso, la situazione si rovescia. Il blockbuster hollywoodiano «The Bourne Ultimatum», terzo episodio della saga spionistica interpretata da Matt Damon, l’hanno realizzato altrove, presumo per esigenze produttive: ma la vicenda prende dichiaratamente l’avvio a Torino, e a dare verisimiglianza alla fittizia ambientazione ci sono le riprese d’esterni con la Gran Madre e piazza Vittorio. Insomma, Torino è di moda. «Cool», direbbero gli americani. Un posto figo, traduciamo per i non anglofoni.

Se la pensano così a Hollywood, potete crederci: hanno fiuto, per certe faccende.

1980.
Ve li vedete, gli indios Hovitos, che si danno di gomito contando le perline, mentre Spielberg e la gente della Paramunt si allontanano?
“Una volta i film mica li giravano qui nella giungla,” dice il primo indio al secondo, con fare saputo. “Certo, le scene del tempio poi le gireranno in un teatro di posa di Hollywood, ma il fatto che noi ci facciamouna comparsata per dare verosimiglianza a ’sta storia dell’Arca Perduta, significherà pure qualcosa, no? Lascia che telo dica, la fottuta giungla peruviana è di moda. Cool, direbbero gli americani. Un posto figo, tradotto nel nostro dialetto.”
L’altro indio lo guarda con aria poco convinta.
“Se la pensano così a Hollywood,” continua l’altro, imperterrito, “puoi crederci: hanno fiuto, per certe faccende.”

Ecco, allora le ipotesi sono due - o io mi sono perso qualcosa e tutti quanti là fuori da venticinque anni non potete fare più a meno di astucci penici e cerbottane Made in Hovito, o Gabriele Ferraris ha scritto un’idiozia.
L’han pagato per farlo, ma ho come la strana impressione che non sia un’attenuante.
Anzi.

Ma naturalmente l’esultazione de La Stampa non si ferma qui.
No, ci devono anche spiegare perché siamo così maledettamente cool…

poche altre città in Europa hanno, in pochi anni, trasformato così profondamente la propria immagine. Il grigio dormitorio di un tempo appare oggi a un osservatore esterno come una metropoli scintillante - fors’anche al di sopra della realtà; e non soltanto in virtù delle Luci d’Artista, che pure aiutano. I problemi hanno meno risonanza, fuori dall’ambito locale, rispetto ai fascini. L’innovazione è stata una carta vincente: mentre a Torino ci si scanna sulla questione dei grattacieli, arrivano gli assessori all’urbanistica di mezza Italia per studiare la rivoluzione architettonica subalpina, e ammirare i progetti di Renzo Piano.

Ah, feccia dei grigi dormitori, capite ora la grandezza alla quale è destinato il frutto dei vostri lombi?
Ammesso che le emissioni di mamma FIAT non vi abbiano resi sterili, o peggio, naturalmente.

Il problema, naturalmente, è di risonanza.
I problemi che gli altri non rilevano non esistono.
Alla faccia di Peter Gabriel e delle sue videocamere in regalo.

Sta di fatto che Torino, da appartata marca di confine, è trasmutata in luogo del desiderio, dove bisogna esserci: per un matrimonio mondano, come quello del numero uno della Mondadori alla Reggia di Venaria, o per un evento chic&choc del calibro di Artissima, affollato di collezionisti e presenzialisti, scrittori come Aldo Busi, maestri del gossip come Roberto D’Agostino in visita alla casa di Patrizia Sandretto, un sacrario della contemporaneità ricercatissimo dalle riviste d’interior design più à la page.

E io che mi imbizzarrivo - moderatamente, che diavolo, moderatamente! - per la Transilvania d’Italia.
Replico qui in pubblico le mie private scuse a Danilo Arona, dieci, mille volte.
Marca di confine, si era, altro che Transilvania.
Ed ora invece, fortunatamente, ci viene persinoD’Agostino, a mangiare gratis da noi!

Per fortuna i potenti vengono qui a celebrare i propri sponsali, permettendo poi ai cococo a 800 euro al mese impiegati dalla Reggia di Venaria di ripulire le sale del festeggiamento.

Ma il sale della terra, come sempre, siamo noi, di ceppo genetico taurinense…

Torino è «cool» perché è piena di torinesi - autoctoni o d’adozione - che sono dannatamente «cool». C’è la gente che piace alla gente. Per gli altri italiani, questa è - innanzi tutto - la città di Luciana Littizzetto che, con marcato accento subalpino, gira lo spot dei telefonini in piazza Vittorio; la città dove c’è un festival cinematografico diretto da Nanni Moretti; la città della brillante Evelina Christillin e del matematico impertinente Piergiorgio Odifreddi, del bonario Gambarotta, del corrosivo Chiambretti, della geniale Carol Rama; la città dei calciatori amatissimi Del Piero e Buffon; la città dove arrivano in gita le ragazzine sperando di incontrare i Subsonica ai Murazzi, la band più «cool» del Paese in uno dei posti più «cool» del Paese.

Ci portano financo le ragazzine per fare accoppiare i nostri notabili!
O così sperano, le poverelle, nelle loro fantasie infantili, di poter essere impalate dalla verga di giada di un VIP, e godere… di qualche minuto di celebrità.

Perché poi, diciamolo chiaro, è tutta una questione di sesso…

i torinesi sono «cool» anche perché si accoppiano con donne bellissime. Eva Herzigova, Alena Seredova, Fernanda Lessa si sono torinesizzate per amore. Ciò è decisamente «cool».

Ma a voi, cari sudditi, la Herzigova, la Seredova e la Lessa non la daranno mai.
Neanche per danaro.
Potete al massimo spacciarvi per uno dei Subsonica - band fortunatamente senza volto - e sbattervi una delle ragazzine ai Murazzi.
Contenti?
Tornate pure al vostro lavoro.

Pubblicato su 21° secolo, farneticazioni, neofeudalesimo | 5 Commenti »