La parte più fastidiosa delle trasferte per seguire i seminari per dottorati…
Beh, a parte il dover fare 1000 chilometri e passare due o tre giorni fuori casa per un’ora di lezione…
Ed a parte i 100 euro secchi di treno ad ogni uscita…
… La parte più fastidiosa, dicevo, è che queste lunghe giornate passate in sale d’aspetto, stanze in affitto e fermate d’autobus spezzano qualsiasi lavoro si intenda fare, tanto sul versante accademico che sul versante da diporto.
Ho sempre fatto una certa fatica a capire quelli che scrivono da Starbucks*.
Per me scrivere sul Freccia Bianca è praticamente impossibile, fra il ciangottare dei compagni di viaggio, la fattiva scomodità di sedili e tavolini, e poi… boh, sarà il feng shui, ma a me si grippa la capacità di mettere parole in fila sulla pagina.
Ci sono un sacco di tipi executive col laptop spalancato che cincischiano, sul Freccia Bianca – i più controllano Facebook, guardano film e giocano con giochini vari.
Io non ho neanche voglia di tirar fuori il netbook dallo zaino.
E in camera, la notte, dopo aver macinato 500 chilometri, cambiato tre volte e seguito un seminario universitario, mentre si rumina una cena veloce, mettersi al tavolo a scrivere diventa piuttosto difficile.
Ma c’è un rovescio della medaglia – se scrivere è una tortura, revisionare è molto più facile.
In fondo, il testo è già scritto, si tratta solo di rileggerlo, e di apportare minime (si spera!) modifiche.
Allo stesso modo, è possibile delineare.
Ma in questo caso mi trovo meglio – così come anche nella quiete domestica – con un bel quaderno ed una matita.
Editare e delineare è ciò che sto facendo in questo momento (ora più, ora meno) mentre voi mi leggete.
L’idea è di far uscire la terza edizione de Il Crocevia del Mondo per fine maggio, e questo significa rileggere e spulciare il testo prima di passarlo ai beta readers.
E intanto, continuo ad avere delle idee per delle storie – e quindi posso anche delinearle e poi tenerle lì per futuro riferimento.
Quando queste trasferte smetteranno di spezzare il ritmo delle mie settimane e di prosciugarmi il conto bancario, ed avrò nuovamente il tempo, il modo e la buona salute per rimettermi a scrivere.
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* Credo li paghi Starbucks per farsi pubblicità.






























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