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ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Top Five – Planetary Romance

La colpa, naturalmente, è del mio vicino di cella Alex McNab

Post a richiesta, per quando avrai tempi e voglia: una top 5 sui planetary romance che preferisci. Magari con qualche chicca inedita in Italia…

Eh, come rifiutare?

Cominciamo con il definire le regole di campo – per planetary romance si intende l’avventura esotica ambientata su un pianeta alieno; talvolta definito “sword & planet”, è una variante della space opera.
Interesse scarso o nullo per il rigore scientifico, elementi avventurosi accentuati, esotismo a manetta.
Il planetary romance non è esattamente fantasy, ma certo è anche a malapena fantascienza.

Su questa base, il piano bar del fantastico suona stasera una top five dedicata al planetary romance.

Vediamo… Continua a leggere


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Il più acido degli antiromantici

File:Jbcabell.jpgI peccati della gioventù tornano a perseguitarci come spettri una volta passata la quarantina.
E così, pochi minuti or sono, mi sono ritrovato a citare James Branch Cabell.
Ad una signora, oltretutto.
Sposata.
Orribile.

“None the less,” observes Jurgen, “it does not behove God-fearing persons to speak with disrespect of the divinely appointed Prince of Darkness. To your further confusion, consider this monarch’s industry! Day and night you may detect him toiling at the task Heaven set him. That is a thing can be said of few communicants and of no monks.[...]“

O, in poche parole, il Diavolo dopotutto fà esattamente il lavoro che Dio gli ha destinato.
Il che non si può dire di molti credenti e certo di nessun prete.

Ci fu un tempo in cui citare Cabell ad una signora avrebbe potuto causare indignazione, scandalo, magari anche un ceffone.
Ma oggi, ahimé, nessunopiù ricorda James Branch Cabell – gentiluomo della virginia, autore di cinquanta romanzi, venticinque dei quali costituiscono un’unica, lunga, complicata narrativa.
Autore di Jurgen, a Comedy of Justice – il romanzo dalla prima pagina del quale è presa la citazione qui sopra, e che per i suoi contenuti ribaldi (ma raffinatissimi) venne portato in tribunale.
Ed essendo tali contenuti ribaldi, sì, ma raffinatissimi, Cabell fu in grado di dimostrare che, lungi dal corrompere i giovani, tali ribalderie erano comprensibili solo a chi si fosse posto con malizia a leggere il romanzo – ribaltando insomma l’accusa di oscenità sui suoi stessi accusatori.http://www.overlookpress.com/cover/jurgenLRG.jpg
Venne prosciolto.

Di cosa parla Jurgen?
Di un giovane poeta che, disilluso, si è tramutato in tarda età in un cinico usuraio
Il suo cinismo è in parte giustificato: la donna che amò in gioventù ma gli preferì un vecchio riccastro, ora, anziana, impegna nella sua bottega i gioielli per pagare i propri amanti.
Jurgen si picca di vedere le cose per come stanno.
Ed avendo una sera preso le difese del Diavolo in una discussione con un frate (vedi sopra), viene premiato da Colui che ha fatto le Cose come Sono (Cabelliana divinità contrapposta a Colui che ha fatto le Cose come Dovrebbero Essere) con una calorosa stretta di mano, e un augurio di ogni possibile felicità.
Jurgen replica che, purtroppo, lui è già sposato.
E il suo interlocutore, per ricompensa, gli fà sparire la moglie.
Ma la gente chiacchiera, e Jurgen è costratto a partire in cerca della moglie, per tacitare le malelingue.
Da qui, le peregrinazioni dell’usuraio, ringiovanito per magia e dotato di una famosa camicia e di una spada con un nome illustre, lo porteranno a confrontare se stesso in gioventù, a visitare un Inferno creato solo per soddisfare il desiderio di espiazione di suo nonno e un paradiso che esiste solo in funzione della bontà d’animo di sua nonna, un regno dove tutti gli eroi e gli dei classici convivono (Achille ha sposato Elena e ne è imperatore), un castello infestato, un’aula di tribunale per un processo presieduto dai Filistei (questo capitolo venne aggiunto dopo il processo a Cabell) e infinite altre avventure, fra inganni, disillusione e belle donne afflitte dal solito annoso problema – che il marito non le capisce.
Ma Jurgen sì.

Ammirato da autori disparati come Ray Bradbury, James Blish, R.A. Heinlein, Jack Vance, Fritz Leiber, Larry Niven, Neil Gaiman e Lin Carter – quest’ultimo curò la ristampa di sei dei venticinque romanzi del ciclo di Dom Manuel negli anni ’70, come parte dela storica collana Ballantine Adult Fantasy – James Branch Cabell è oggi dimenticato da tutti, fuorché da pochi appassionati di letteratura d’immaginazione.
Jurgen uscì anche in italiano, in un antico Oscar Fantasy ormai perduto.
Io lo lessi in inglese quand’ero al liceo – e c’è molto, nel cinismo di Cabell più chenella sua ribalderia d’antan, che può piacere al liceale medio, specie se non troppo bene integrato all’interno della propria classe.
In questo, Cabell è certamente il proprio peggior nemico – alla lunga il distacco e la superiorità, la citazione colta e il bon mot lavorano contro la narrativa.
Si esce dal liceo, si lascia Jurgen a riposare sullo scaffale.
Salvo poi ricordarlo nei momenti meno opportuni.

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