strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

In Xanadu

Pubblicato da Davide su Ottobre 18, 2007

Oggi, William Dalrymple ha un sontuoso sito internet, con i dettagli dei suoi volumi, la sua biografia, il calendario delle sue prossime conferenze.

Un serio accademico, Dalrymple, specializzato nella storia del vicino e e medio Oriente e dell’India.
Un autore raffinato, ben documentato, con parecchi premi all’attivo.

xanaduMa a ventidue anni, sconosciuto ricercatore universitario, dalrymple si imbarcò in una avventura che, narata nel suo proimo libro, rimane ancora oggi, a mio parere, la sua cosa migliore.

L’idea è semplice - nel 1987, per la prima volta in cinque secoli la Via dela Seta è completamente aperta e ragionevolmente pacifica, e ciò permetterebbe a persone disposte a tutto di ripercorrere i passi di Marco Polo.
Dalrymple e la sua fidanzata sono pronti a tutto.
Finché lei non lo molla ad una settimana dalla partenza.
Salvo poi tornare in seguito - ora fidanzata con un altro - quando William ha già trovato una nuova compagna d’avventure in una inflessibile viaggiatrice anglo-indiana.
Tra imbarazzi, incidenti di percorso e reminiscenze del Milione, In Xanadu non è il miglior libro al mondo sulla Via della Seta - ma ci va maledettamente vicino.

Un enensimo esempio di cosa si può fare durante un anno-buco, quando si è giovani e si ha coraggio.

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Carampane

Pubblicato da Davide su Settembre 27, 2007

Rientrato dalla Sardegna.

Splendida città, Cagliari.

Splendida classe i partecipanti al mio corso.

Splendida accoglienza da parte dei colleghi dell’ateneo cagliaritano.

Ottimo albergo.

Cucina eccellente a prezzi modici.

DDN - MeridianaPoi arrivi in aeroporto e Meridiana ti infligge un’ora di ritardo per motivi di turnamento macchina (eh?) e tu rimani in balia delle carampane.

Queste signore sulla cinquantina abbondante, inguainate in improbabili pantaloni stretch bianchi e con discutibili maglioncini ornati di strass, accompagnate da cagnolini minuscoli e detestabili, abbarbicate a cellulari dalle suonerie barocche, che sono in grado di generare il caos anche nella situazione più piana e lineare di questo mondo.
Del tipo: siediti e leggi un libro per un’ora finché non arriva l’aereo.

Ma loro no.
In coda al check-in rallentano la procedura di registrazione raccomandando alla hostess di far arrivare il bagaglio a destinazione “e non perderlo chissà dove” (neanche la povera signorina inuniforme dovesse scammellarsi di persona la Samsonite fuchsia della madama).
In fase di perquisizione antiterrorismo, piazzano le proprie cose sul ripiano della macchina a raggi in modo tale che questa si blocchi, ma poi, non vedendo riemergere i propri averi, acusano chi le precedeva in coda di averli intascati… e si, questa è decisamente dedicata alla “signora” che mi ha apertamente dato del ladro perché non trovava “i soldini” che erano rimasti a bloccare il nastro trasportatore. Come se io - che stavo facendo il giocoliere per rimettere nella borsa il mio PC portatile - avessi avuto il tempo, la necessità o l’inclinazione di arraffare i suoi sette pidocchiosi euro e cinquanta fottuti centesimi.
In fase di decollo, poi, si voltano per intimare a chi siede dietro di loro di spegnere il cellulare (”Non voglio mica morire!”) ma poi, in fase di atterraggio, sfoderano il loro aggeggio e ci berciano dentro, avendolo tenuto acceso per tutta la trasvolata.

E ci si domanda… ma da dove arrivano?
Quale pernicioso fenomeno culturale ha generato questa manica di sciattone offensive e svergognate, cattive e sfrontate?
Facciamo due conti - cinquant’anni nel duemila e sette, vent’anni nel settantasette.
La generazione che aveva i poster dei Pooh e di Baglioni, la generazione orfana dei Beatles, la generazione della TV in bianco e nero e di Rischiatutto, di Paura di Volare e di Guerre Stellari…
Pauroso.
Chissà come sarebbero venute su, le carampane, se avessero già avuto Marylin Manson e Jackass…

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Gli anni-buchi

Pubblicato da Davide su Settembre 22, 2007

Io invidio i britanni.

E qui i miei amici possono far partire la prima salva di pernacchie, palline di carta e pop-corn.

Raccontaci qualcosa di nuovo, possono dire. Sono più di trent’anni che fai tutto ciò che è in tuo potere per somigliare ad uno dei perfidi albionici, ed ora ci presenti questa tua invidia anglofona come una scoperta?
E vai con la seconda salva.

No, sarò più preciso.

London-Phone-Box-Poster-C12105403E’ ovvio che invidio i britanni per la loro superiore struttura universitaria, per le loro biblioteche aperte anche di notte, per i loro musei estesi per ettari, per le loro librerie ampie come musei, per la BBC, the Guardian, la possibilità di impiego per studenti nel loro futuro ambito lavorativo, la politica più trasparente, per la puntualità della metropolitana e per il clima più vicino al mio carattere, per i berrettini di tweed, i live dei Jethro Tull e il fish & chips, ma nello specifico, in questo momento, il fatto è che io invidio i britanni per una singola loro peculiare tradizione.

Il gap year.

L’anno-buco.

Si tratta di una semplice pratica per cui un ragazzo - fra la fine delle scuole superiori e l’inizio dell’università, oppure fra la laurea e il dottorato, o fra la laurea e il primo lavoro - si prende un anno libero.

L’anno-buco.

C’è chi gira il mondo, chi fa volontariato all’estero, chi si guarda attorno…

185458328XEsistono agenzie specializzate nell’offrire pacchetti integrati - a prezzi modici - per favorire lo spostamento all’estero durante il gap-year.
Esistono manuali per pianificarlo con cura.
L’anno-buco.

Forse un’eredità della sette/ottocentesca pratica del grand-tour, la pratica dell’anno-buco è seguita nelle isole britanniche, in Olanda, in Australia, e in parte anche negli Stati Uniti.

Partono, girano il mondo con pochi soldi ed una giovanile voglia di vedere cosa ci sia oltre l’orizzonte.
Poi tornano a casa e si rimettono al lavoro.

Noi no.

Oh, badate, io ne ho avuti parecchi, di anni-buchi.
Uno l’ho trascorso in uniforme mimetica e anfibi, fra le risaie del Novarese, per servire la Patria.
Sottopagato e a considerazione zero.
Facevo il telefonista.
Un altro anno-buco l’ho trascorso in uno sgabuzzino di una cooperativa del settore telecom in via Principe Tommaso, per pagarmi le tasse universitarie.
Sottopagato e a considerazione zero.
Facevo il telefonista.
Ed un terzo anno-buco l’ho passato appena laureato, ad accompagnare mia mamma avanti e indietro dal San Giovanni vecchio, dove faceva chemioterapia.
Fiscalizziamolo come volontariato.

Ma sono ingiusto e disonesto - ho anche trascorso un anno-buco con il progetto Erasmus, proprio nella terra dei britanni,proprio nelle loro eccellenti università, aziende, musei, librerie.
Certo, se l’Università di Torino non avesse fatto difficoltà, dopo, a riconoscermi gli esami che l’Università stessa aveva pagato affinché sostenessi all’estero, sarebbe stato più piacevole.

emigrantiEd è questo, il punto.
Noi siamo quelli che, sulla carta, sono pieni d’avventura e spirito d’iniziativa, pronti a tutto.
Poeti, santi e navigatori.
Ma quando arriva il momento, alla notizia che trascorrerete i prossimi sei mesi a scavare fossili nel deserto dell’Australia, la vostra famiglia si stravolge, i vostri amici decidono che siete dei cretini, la vostra università fa spallucce e chiunque possa ostacolarvi o dissuadervi (o per lo meno provarci) si fa avanti, mentre assolutamente nessuno vi semplifica la vita.

E pensate cosa potrebe accadere se vi presentaste ad un colloquio di lavoro e doveste ammettere che, si, in effetti siete laureati da un anno, ma gli ultimi dodici mesi li avete trascorsi facendo trekking nel Caucaso…

Eppure Marco Polo, Cristoforo Colombo, Amerigo Vespucci, Nobile, Desio, Quilici…

Al che io sviluppo una teoria.
Pessima, cinica, in odore di darwinismo sociale, ma statemi dietro…
Noi siamo sempre stati un popolo di viaggiatori, e ne sia prova la gran quantità di italiani che troveretesparsi per il mondo.
Ecco.
Non sarà che con i grandi movimenti di emigranti degli anni duri, abbiamo eliminato dal patrimonio genetico nazionale la voglia di viaggiare?
Non è che tutti quelli con lo spirito e le palle per farsi un anno-buco sono emigrati, e qui sono rimasti solo i sedentari?

Io comunque, un anno-buco VERO prima o poi me lo prendo.
A costo di fare come Travis McGee… ma questa è un’altra storia.

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