strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

La tesi del calcio in culo

4 commenti

744px-Pirate Flag of Rack RackhamContinuiamo a parlare di pirateria.

Esco or ora da una lunga e penosa discussione.

In breve – due amici, solida cultura, ottima preparazione accademica, ampi interessi. Entrambi impiegati in ambiti nei quali non si riconoscono, a fare lavori che non li gratificano, neanche sul piano economico (siamo al solito kilo-euro lordo).

Entrambi sono solidi propugnatori della tesi del calcio in culo, una filosofia tutta italiana che fa più o meno così: tanto in Italia, se non hai un calcio in culo, non farai mai carriera.

La variante colta è: tanto in Italia, nel campo <inserire campo lavorativo a scelta>, se non conosci qualcuno che ti dia un calcio in culo, non arriverai mai.

Oh, bella.

freelanceIo sono uno schifoso freelancer.
La mia vita professionale deve poter stare in uno zainetto perché domani potrei dover lavorare a Napoli. Vivo in contatto quasi intimo col mio computer portatile.
Le mie finanze sono per lo meno precarie – il furto del cellulare appena subito significa un tracollo del mio bilancio (tocca acquistarne uno nuovo).
Un periodo di morta significa dover ripiegare su lavori di backup – traduzioni, lezioni di lingue, danze esotiche.
Eppure sono (spesso) più che decentemente pagato per fare un lavoro che mi piace e mi gratifica moralmente. Godo della stima dei colleghi (beh, ok, per lo meno di una parte consistente dei coleghi), coi quali collaboro frequentemente, ed ho avuto la straordinaria opportunità di entrare da insegnante dove non mi hanno voluto come studente.

Spinte e calci in culo, finora, zero.

Oh, non scherziamo – un sacco di networking, un sacco di karma positivo speso e scambiato, un sacco di favori fatti senza aspettarsi nulla indietro (e quindi senza patuire un prezzo) e di scambi di vedute, di chiacchiere, di notti insonni a conferenze e corsi.
Nessun uomo è un isola.
Ma il rapporto che ho con chi mi ha aiutato ad arrivare fin qui – e sono tanti, e verso tutti ho dei debiti di gratitudine – non è lo stesso che si ha con chi fornisce una racomandazione, una spinta, un calcio in culo.

Allora com’è, sta storia?

All’osservazione che le opportunità si costruiscono col duro lavoro e coi contatti (solide strategie evolutive dele quali abbiamo già parlato), la risposta standard è che per fare del duro lavoro o sviluppare contatti serve tempo, e lavorando quel tempo non lo si trova più.

E poi comunque, nel tempo che io impiego a costruirmi una rete di contatti, qualsiasi raccomandato può arrivare sulla vetta e da lì sputarmi in testa.

Il che mi pare, a ben guardare, una specie di alibi – se non ci fosse uno stipendio che corre, per quanto basso e corrisposto a fronte di un impiego schifoso, credo che lo stimolo a darsi da fare crescerebbe esponenzialmente.
E si troverebbe anche il tempo.
La fame è una grandissima fonte di ispirazione.

11203Innegabile, certo, che cricche, nepotismi, pastette e raccomandazioni esistano.
Ma che siano l’unica via per arrivare da qualche parte, beh, ho la prova tangibile che non è vero.
Forse vogliono farcelo credere tutte quelle persone che sul calcio in culo e sulla racomandazione hanno costruito una struttura di potere nella quale occupano il vertice.

Un’altra categoria, questa, alla quale confrontarsi con una solida compagine di pirati incacchiati potrebbe fare solo bene.
Molto bene.

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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

4 thoughts on “La tesi del calcio in culo

  1. Non tutti hanno avuto quelle “maniglie” o il “calcio in culo”, sono d’accordo, purtroppo però il malcustome è talmente radicato in questo paese che coloro che ce l’hanno fatta da soli sono una ristretta cerchia.
    Cyrano de Bergerac non abita più qui da noi da molto tempo.
    Restando in tema accedemico.
    Franco Cardini è stato uno dei miei docenti di Storia Medievale, è un “nome”, ex CdA RAI, consulente cinematografico, insigne medievista del calibro di Le Goff e Duby. collabora con Gad Lerner e tanto altro…lo pubblica Mondadori anche ( naturlmente Fantasy Magazine lo ignora perchè neanche sanno chi sia Cardini ).
    Ebbene? Non se lo fila nessuno, se possono lo ostacolano ma procede lo stesso.
    Idem il Prof. Carandini, uno dei migliori archeologi a livello mondiale per la Storia Romana. Consideratissimo all’estero qua è quasi sconosciuto.
    Lo stesso Vittorio Sgarbi, della cui amicizia personale mi sono sempre vantato, non ha mai avuto una cattedra universitaria, e si potrà dire ciò che si crede su di lui, ma non certo che non sia competente o i grado di insegnare ai massimi livelli.
    E così via.
    Anzi… “alla via così” visto che siamo sempre tra liberi Corsari ^^)

  2. Come dicevo, il meccanismo perverso è innegabile.
    Ma per molti – specie per chi è ai gradini più bassi della scala – spesso si riduce ad un alibi per non mettersi in gioco.
    Perché mettersi in gioco fa paura.
    Nel momento in cui ho uno stipendietto che corre e mi permette di soddisfare un minimo dei miei sfizi, perché dovrei correre dei rischi – per di più sacrificando il mio poco tempo libero (che posso invece dedicare alla Playstation, ai balli caraibici o a sonnecchiare contento)?
    E vai – allora tuttia fare i kokoko.
    Per cui alla fine credo che i tuoi esempi vadano a rafforzare la mia tesi. Chi si mette in gioco da qualche parte arriva – anche se non senza fatica.

  3. Totalmente d’accordo, è proprio così Davide.
    Il massimo del guadagno con il minimo sforzo.
    Si accontentno lì ( e bugugnano però ) ma non oseranno mai mettersi in gioco.
    Perchè appunto “mettersi in gioco” fa paura.
    Sai quanti ne conosco?
    Purtroppo io appartengo a quell’altra specie, forse in via d’estinzione, che si è sempre messa più che in gioco, ma dai va bene così, come i Ghostbuster noi “redivivi” loro “redimorti”!

  4. Ho visto di recente gente molto molto agguerrita.
    I redivivi stanno bene e vi salutano tutti.
    Il problema è che molto spesso ognuno fa la sua corsa da solo – gli individualisti, nella categoria, abbondano.

    Ma qualcosa sta per succedere, credo, nella testa della gente.
    Oggi in un vecchio film ho sentito un personaggio interpretato da Adolfo Celi (un mito!) auspicare “un mondo senza confini, fatto di pace e lavoro”.
    E’ un’aspirazione antica, ma ci stiamo lavorando…

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