strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

In Controtempo

6 commenti

Ora tocca a me.

Questo post è dedicato a In Controtempo, antologia di racconti di Massimo Citi, CS_libri 2007, 14 euro.

controtempoPerché qui, perché adesso.
Il volume è già stato recensito – e bene – su altri siti, su altri blog.
Ne ha scritto Massimo Soumaré, ne ha scritto Elvezio Sciallis.
Ne parla frequentemente e volentieri Alessandro DeFilippi.

E allora perché riprendere qualcosa di già fatto?
Per il semplice motivo che quelle recensioni, su quei blog, su quei siti, sono passate -dovete andarvele a cercare, per leggerle.
E DeFilippi dovete avere la fortuna – perché di fortuna si tratta – di incontrarlo di persona, e godere della sua compagnia.

Questa recensione rimarrà in vista per circa una settimana, al ritmo di aggirnamento del mio blog, e darà ancora un po’ più di visibilità, per qualche giorno, ad un libro che merita di essere letto.

Ora, com’è il libro di Citi?
Beh, ragazzi, scucite i quattordici euro e leggetevelo.
E’ molto tascabile, piacevole al tatto, facilmente ottenibile on-line.
E’ meglio di un Urania, e non rischia di sfaldarsi per l’umidità.
E’ meglio dei due terzi della narrativa che si pubblica nel nostro paese – ad esser conservativi nella stima.
E cosa sono, ormai, quattordici euro?

Se però volete sapere com’è leggere il libro di Citi…. ah, allora il discorso è diverso.

Cercate di ricordare, se ci riuscite, la prima volta che avete letto Ballard.
O Jack Vance.
O H.P. Lovecraft.
O Haruki Murakami.

Badate bene, con questo non voglio dire che la scrittura di Citi assomigli in alcun modo – per forma o temi – a quella di Ballard, Vance o Lovecraft, o Murakami.
Massimo Citi è un autore maturo, con unproprio stile.
Come la Coca Cola è The Real Thing.
Ma la sensazione che si prova nel leggere queste storie è la stessa che si prova nel leggere l’opera di uno di quei colossi.
L’impressione, fortissima, di trovarsi davanti a qualcosa di radicalmente nuovo e diverso da ciò che si è letto finora.
Qualcosa che diverrà un termine di paragone, un punto di riferimento.

E cosa si può desiderare di più dalla lettura, se non incontrare una prospettiva diversa.

Il libro si intitola In Controtempo.
Massimo Citi.
CS_libri.
Quattordici euro.
Sono otto raconti, ciascuno illustrato dalle fotografie di Cettina Calabrò, più una prefazione di Alessandro De Filippi, note e ringraziamenti.

Il mio volume ha anche una dedica di suo pugno dell’autore, ma che volete, appartenere al fantasmatico/fantomatico Gruppo Alia comporta qualche privilegio.

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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

6 thoughts on “In Controtempo

  1. Io ne ho parlato pure a Nippon 2007…

  2. Hey, si fa quel che si può.
    Io non sono ancora arrivato a fermare la gente per strada e, con occhi febbricitanti e bava alla bocca, cercare diconvincerlui a comprarne una copia.
    Ma nel mio piccolo mi do da fare.

  3. Piccolo o grande che sia, l’importante e’ farlo conoscere!

  4. In effetti, a parte le considerazioni sentimentali, si tratta di karma positivo.
    Meglio segnalare un buon libro che un libro brutto.
    Meglio segnalare un autore valido che un cialtrone.

    Tanto per fare il solito gioco – hai mai notato come all’estero gli autori tendano a supportarsi a vicenda? Qui da noi, invece, sono tutti numi olimpici, soli e irraggiungibili…

    Beh, io non mi vergogno a dire – non è vero.
    Io sono dannatamente in gamba.
    Ma Massimo Citi è più in gamba di me.

  5. Perche’ all’estero, seppure ci possano essere le immancabili dispute tra artisti, e’ come una corsa in bicicletta. Si e’ a turno in testa al gruppo in modo da spronarsi a vicenda. Lo stesso lettore viene coinvolto. Da noi ci sono solo monologhi…

    Al di la’ del chi sia piu’ in gamba, credo che Massimo Citi abbia il suo stile, tu il tuo ed io il mio. Sono differenti e proprio per questo interessanti. Assurdo fare i numi olimpici solitari sulla vetta del monte Olimpo…

  6. Ringraziare i lettori è giusto?
    Certo, perché hanno messo mano al portafoglio e hanno permesso all’autore di sopravvivere tanto da poter pensare di scrivere qualcos’altro.
    Quindi ringrazio il padrone di casa per il sostegno alla causa – degna o indegna che sia – della sopravvivenza del sottoscritto.
    Non dico nulla sul merito dei suoi commenti.
    Risulterei (a scelta, in successione o in sommatoria) falso modesto, un po’ stupido, in cattiva fede, borioso & vanaglorioso.
    Quindi mi astengo. Ma gongolo.
    E per almeno mezza giornata riuscirò a essere gentile con i rappresentanti e cortese anche con i clienti più noiosi.
    Aggiungo soltanto una piccola cosa sulla domanda «Perché gli autori italiani non si danno una mano l’un l’altro?»
    Credo per un motivo fondamentale.
    A me PIACE quello che scrivono Davide, Silvia, Alex, Mario, Danilo, Maz, Vittorio, Consolata e, in blocco, coloro che collaborano con ALIA, FM, N&D ecc. Non dico che mi piacciono SEMPRE e che mi piaccia QUALUNQUE COSA scrivano, ma so di potermi attendere da loro buone storie ben raccontate. In qualche caso addirittura un’emozione unica.
    Non c’è nessuno più felice al mondo di un autore che ha l’occasione di poter parlare bene di un altro autore. L’ha detto, mi pare, Flaubert.
    Ma c’è un ma. Ti DEVE piacere quello che un altro scrive.
    E, ancora prima, devi averlo letto.
    Secondo me gli autori italiani non si leggono tra loro perché sanno di raccontare storie rachitiche, parti di ego fasulli e stragonfiati.
    Gli EGO sono come le gonadi. Ognuno ha il suo, parafrasando Clint Eastwood.
    Molto probabile mi freghi poco dell’EGO di Culicchia, Baricco ecc. e che quindi mi freghi ancora meno di parlargli e offrire e ricevere aiuto.
    Non si aiutano, anzi si detestano.
    La torta è piccola per le storiuzze che durano poco.

    Adesso torno a fare il libraio.
    Un abbraccio collettivo a tutti quelli che passeranno su questo blog benedetto da qualche ignota divinità.

    Massimo

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