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Io sono leggenda – horror e/o fantascienza

4 commenti

Io questo post non lo volevo fare.
Ma poi, siamo alle solite, sul suo blog Elvezio Sciallis annuncia un articolo revisionista su I am Legend, di Richard Matheson,

fra qualche giorno magari parliamo di come Io sono leggenda di Matheson non sia poi questo grande capolavoro della letteratura horror…

E come posso io a questo punto trattenermi?

A parte che criticare negativamente Matheson è peccato mortale, ma poi… non è I am legend un grande capolavoro della letteratura horror?
Certo che no: di fatto, Io sono leggenda – il romanzo, non necessariamente i film – è una storia di fantascienza, non dell’orrore. Utilizza alcuni elementi della narrativa orrifica – i vampiri – ma all’interno di un impianto fantascientifico ortodosso (sarei quasi tentato di dire campbelliano) e piuttosto rigoroso. Giudicarla quindi dal punto di vista dell’efficacia come narrativa horror potrebbe mancare il bersaglio.

Ma a questo punto, si devono delimitare con precisione i campi, per decidere se il romanzo di Matheson caschi di qua o di là della linea di confine.
Ammesso che tale linea esista.

Vediamo.
Contenutisticamente, la fantascienza descrive eventi immaginari ma plausibili estendendo razionalmente lo stato attuale delle conoscenze relative alla realtà. Descrive quindi mondi ed eventi possibili, anche se molto molto improbabili.
Il fantasy, per contrasto, descrive eventi immaginari e non realizzabili nella realtà come noi la conosciamo, chiamando in causa quindi mondi impossibili, realtà altre.
L’orrore, infine, descrive eventi immaginari e inaspettati, che per loro natura suscitano l’orrore, il raccapriccio, la riflessione sui lati più oscuri dell’animo umano e dell’universo, spesso estendendo fino alle estreme conseguenze logiche non tanto ciò che sappiamo sull’universo, ma ciò che non sappiamo.

In generale, mi aspetterò che la fantascienza mi spieghi in maniera plausibile (fisica quantistica, evoluzione parallela, anomalie astronomiche…) perché le cose stanno in un certo modo, mentre il fantasy non ha l’obbligo di razionalizzare gli elementi centrali della narrativa (la magia esiste), ma piuttosto deve assicurarsi che nulla contravvenga le nuove regole di campo una volta definite; l’horror può invece fare ricorso ad altre fonti – quali folklore, religione o pseudoscienza (vudù, testi sumeri scritti col sangue, profezie bibliche) – per giustificare ciò che viene messo sulal pagina.

I tre generi si distinguono poi anche sul piano formale – ne abbiamo già parlato.

Nulla e nessuno ci impediscono di mescolare i generi, naturalmente.

Ora, diamo un’occhiata ad I am legend.
La trama descrive eventi immaginari ma plausibili nella realtà quotidiana (ricordiamoci che il testo è del 1954), nel mondo reale – i vampiri esistono, e sono il prodotto di una infezione virale. Non sono cadaveri rianimati, creature demoniache o esseri sovrannaturali.
In effetti non vi è nulla di sovrannaturale in questo romanzo.
Molti degli elementi folklorici del vampirismo tradizionale sono spiegabili con gli effetti del virus che John Neville, a metà romanzo, riesce ad isolare e ad inquadrare negli oculari del proprio microscopio.
Nulla di sovrannaturale.
La tensione del romanzo non nasce dal tradizionale scontro umani-vampiri, dal pericolo costituito dalla minaccia vampirica.
I veri motori emotivi del romanzo sono piuttosto il senso di isolamento del protagonista e la sua ricerca per una possibile cura; si tratta in effetti di due tendenze opposte – tanto più John Neville si rende conto di essere l’ultimo umano sulla terra (una leggenda, appunto, una creatura rara e spaventosa) tanto più la sua ricerca si fa inutile.
Cosa se ne faranno della “cura”, i rappresentanti della maggioranza e – poer estensione – i “normali”?

Insomma, mi pare lecito definire I am legend fantascienza poiché affronta con taglio fantascientifico argomenti che sono per loro natura fantascientifici – “cosa succederebbe se tutti gli abitanti del globo tranne uno diventassero vampiri?”

Non solo quindi l’impianto razionale del romanzo è tipicamente fantascientifico, ma anche i temi centrali sono piuttosto lontani da quelli dell’orrore.
La nuova civiltà fondata dai vampiri viene descritta con non poca ironia, ma anche con l’accuratezza di solito riservata ad una cultura aliena.
Poi, certo, c’è l’assedio notturno della casa di Neville, ci sono is uoi vagabondaggi per la città deserta.
Ma ancora una volta il senso di angoscia non deriva tanto dal confronto con il vampiro, quanto dalla consapevolezza della solitudine.
La minaccia della perdita di identità individuale dovuta alla vampirizzazione – classico tema dell’orrore – viene rimpiazzata dalla minaccia di perdita di identità sociale per la trasformazionedella società a cui apparteniamo – un classico tema fantascientifico.
Non horror, quindi, ma distropia.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

4 thoughts on “Io sono leggenda – horror e/o fantascienza

  1. è stato questo post (oltre alla succosa possibilità di criticare più a ragion veduta il film) a farmi decidere a leggere “Io sono leggenda”, perciò eccomi qui a riferire. D’accordo sul fatto che è più fantascienza che fantasy. Quanto al romanzo nel complesso devo ammettere che non mi ha entusiasmato troppo: la descrizione dei tormenti di Neville mi sembrava a tratti troppo calcata, innaturale, non l’ho sentita come vicina e plausibile. E forse anche un po’ troppo tirata per le lunghe. Ma si riscatta abbondantemente nel finale, dove emerge la parte interessante di distopia e nascita di una nuova società. Ammetto che sarei stata molto curiosa di conoscere qualcosa di più di questa nuova umanita, o vampirità.
    Quanto al film… terribile. Veramente, un orrore. Con le tirate su bob marley e il sole che tramonta sull’umanità che rinasce, distrugge tutto ciò che di interessante c’era nel libro.

  2. Il libro è datato, e credo sia stato anche maneggiato dall’editor ala pubblicazione – all’epoca, andare oltre le 200 pagine era considerato pericoloso.
    Matheson è in effetti molto più forte sul racconto breve.
    Io il film non l’ho visto, e credo non lo vedrò.
    Mi era bastata la versione con Charlton Heston.

    Mi pare comunque che la lettura non sia stata troppo spiacevole, e di ciò mi rallegro.

  3. Non entro nel merito della discussione se il libro possa essere un libro di fantascenza o di horror e se sia un capolavoro o se sia sopravvalutato. Anche se casualmente noto che ogni volta che molte persone, scrittori compresi, citano un libro come importante nella loro carriera, salta sempre qualcuno che per provare la sua cultura rema necessariamente contro!!! Ritengo a mio modestissimo parere di lettore, non molto sofisticato, che si tratta di un libro suggestivo, introspettivo, che parla molto dell’uomo e delle sue solitudini e dei suoi limiti soprattutto. Tre anni da soli (passati ad ammazzare gente morta, non morta e quasi morta) si perde la distanza con la realtà sociale (almeno quella conosciamo noi). Senza il contatto con un altro essere umano (di amicia o intimo). Se penso alla pazzia che coglie il protagonista quando non riesce a catturare il cane.
    Il suo annegare solitudine e sconforto nell’alcool. Io ho trovato incalzante il libro e soprattutto geniale la parte conclusiva con il ribaltamento dei ruoli. Tra mito e società reale. Sottolineo che il libro non è mai stato uno di quelli che si trovavano facilmente nelle librerie. Alemeno non prima dell’uscita nelle sale del film (terza trasposizione del libro tra l’altro). Il film è una farsa holliwoodiana (spero si scriva così). Saluti.

  4. Bentrovato, Andrea.
    Concordo in linea di massima con la tua lettura – sebbene, come credo di aver detto altrove, I Am Legend non sia il mio romanzo preferito di Matheson (preferisco Hell House o A Stir of Echoes, per dire).
    Matheson rimane uno dei cinque o sei autori di narrativa breve indispensabili.
    I suoi romanzi sono invecchiati purtroppo in maniera diseguale.

    Mai comunque quanto i tre film, ciascuno dei quali è un’istantanea abbastanza sbiadita dal tempo del momento storico in cui è stato girato.
    Poi, certo, in uno c’è Vincent Price, nell’altro che Chuck Heston. Nell’ultimo c’è il Principe di Bel Air…

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