strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

La Leggenda dell’Astronave di Carta

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… è il titolo di un bel racconto di Yano Tetsu, contenuto in una francamente brutta antologia di fantascienza giapponese pubblicata in Italia da Fanucci.
Forse brutta è la parola sbagliata – certo molto maltrattata dall’editore.

Ma non è di questo che parliamo in questa sede.
Stando al blog Pink Tentacle (che riprende la notizia dall’Asahi), l’Università di Tokyo e la Japanese Origami Airplane Association si preparano a lanciare un aereoplanino di carta dalla Stazione Spaziale Internazionale.
Un esperimento in futilità, si direbbe – ancorché molto poetico . se non fosse che i nostri ricercatori hanno aspettative abbastanza irrealistiche rispetto all’intera faccenda…

Shinji Suzuki, an aerospace engineering professor at the University of Tokyo, is thinking ahead. “We hope the space station crew will write a message of peace on the plane before they launch it,” says Suzuki. “We don’t know where in the world the plane will land, but it would be nice to send a message to whoever finds it.”

Già – l’idea è che l’aereoplanino di carta, essendo estremamente leggero, scenderà lentamente nell’atmosfera, senza bruciare per attrito, fino a posarsi delicatamente sulla superficie del pianeta.
Portando magari un messaggio di pace e fratellanza ai popoli.

Suzuki-san tuttavia pare aver scordato alcune cosette fondamentali.

Primo – lanciato dalla stazione spaziale internazionale in orbita geostazionaria, l’aereo di carta avrà una notevole velocità di partenza (la velocità alla quale la stazione si muove per restare geostazionaria).

Secondo – il moto dell’aereo sarà accelerato dal pozzo gravitazionale terrestre; e se è vero infatti – come diceva anche il professor Zarkoff – che un corpo in caduta libera accelera solo per i primi cento metri circa, e poi l’accelerazione si stabilizza, questo è vero solo per la caduta libera in atmosfera, dove la densità dell’aria svolge un’azione frenante. Prima di impattare l’atmosfera, quindi, l’aeroplanino accelererà costantemente a partire dall’iniziale velocità orbitale.

Terzo – entrare in atmosfera non è una faccenda banale. Un corpo accelerato che vada a sbattere contro gli strati superiori della nostra atmosfera rischia – per certi angoli – semplicemente di rimbalzare via, come un sassolanciato sulla superficie di uno stagno.

Quarto – posto che vi sia penetrazione atmosferica e che l’accelerazione sia comunque tale da non causare l’incendio dell’aereo, restano di considerare le circolazioni in alta quota, che attorno alla tropopausa potrebbero fare dell’aereo una pallina di carta (o, posto che sia davvero abbastanza leggero, intrappolarlo in eterno in una navigazione attorno al pianeta).

Quinto – e se, sopravvissuto a tutte le disavventure qui postulate, il nostro aereo finalmente toccasse la superficie, avrebbe circa sette possibilità su dieci (malamente calcolate) di finire in acqua e scomparire per sempre.

E anche se finisse sulla terra – guardate l’immagine della terra di notte, e considerate quanta parte delle masse continentali è al buio – disabitata, o popolata di persone che hanno altro da fare che andare a caccia di aereoplani di carta.

Un milione di punti per l’idea, quindi.
Ma meno di cinque per l’esecuzione.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

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