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ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Einaudi apre al fantasy e chiude all’intelligenza

24 commenti

Riprendiamo la notizia da FantasyMagazine, su segnalazione dell’eccellente Shamanic Journey

E’ italiana. E’ giovanissima. E’ autrice di un romanzo fantasy… e ha conquistato una delle più blasonate case editrici italiane, che con questo romanzo si è decisa ad aprire le porte al genere fantasy

Cominciamo col porci una domanda… ma perché questa ossessione per le autrici giovanissime?
È un tratto culturale, il fascino della gerontocrazia per la jeune fille, vapida creatura priva di opinioni che si cincischia i capelli, e per le sue esternazioni su carta stampata?
Moccia & Muccino ormai annidati nel nostro DNA?
Un’astuta tattica di marketing, per far leva sul voyeurismo di un pubblico sfatto, che non potendo guardare nella biancheria intima delle ragazzine spera di ricavare uno straccio di titillazione dal guardare nel loro cervello?

Diciamolo chiaro e tondo: gli autori giovanissimi non sono una garanzia di qualità.
Neanche quando hanno il buon gusto di morire alla svelta.

Ma proseguiamo con l’articolo di Fantasy Magazine…

La scelta di Einaudi di guardare al fantasy è soltanto l’ultimo tassello in questo grande mosaico che abbiamo seguito nel corso di questi anni. Una delle più blasonate case editrici d’Italia (fondata nel 1933 da Giulio Einaudi) ha deciso di aprire le porte al genere che tanto ci appassiona. E l’ha fatto, a nostro avviso, nel migliore dei modi: puntando lo sguardo sugli autori di casa nostra. Dando una possibilità alle creazioni nostrane, senza dover ricorrere alla produzione straniera (per quanto pregevole essa possa essere). La qualità, quella vera, sta di casa anche in Italia.

Sarebbe bello leggere recensioni e non marchette.
La monumentale scelta di Einaudi, che blasonata lo rimane solo sulla carta e che da una quindicina d’anni ha cessato di essere editore di qualità per diventare editore di cassetta, è una pura manovra di marketing.
Quale genere “tira” al momento?
Volete un indizio?
Harry Potter.
Aha, bravi, indovinato, il fantasy mirato ad un pubblico adolescenziale di tutte le età.

Sul fatto che la qualità stia di casa in Italia, sospendiamo il giudizio (avendo perpetrato anch’io del fantasy, mi tirerei la zappa sui piedi, giusto?).
Certo, assicurarsi il manoscritto di un’esordiente italiana al margine dei diciassette (come cantava Stevie Nicks) costa sei/otto volte inmeno rispetto ad acquistare e tradurre un solido romanzo straniero (e ce ne sono tanti).
E notate i tempi – Rowlings esaurisce il suo prodotto, Einaudi ha il rimpiazzo pronto.

Ma cosa si preparano ad ammannirci, la blasonata Einaudi e la giovanissima promessa…

La scelta è così caduta sul primo volume di una giovanissima autrice italiana, soltanto diciassettenne, dando vita a una specie di caso letterario nel caso letterario. Lei è Chiara Strazzulla e il suo primo romanzo, un volume di 500 pagine in uscita a maggio 2008, nella collana Einaudi — Stile libero extra, s’intitola Gli Eroi del Crepuscolo.

Visto? Edge of seventeen.
Ai miei tempi, i diciassettenni erano troppo impegnati a fare le loro prime esperienze sessuali per aver tempo di scrivere fantasy. Oggi, col fatto che cominciano ad essere sessualmente attivi a quattordici, a diciaassette già si sentono pronti a scrivere romanzi.

Il titolo è falso e scontato, e come altri hanno fatto notare, ricorda maledettamente il primo volume della saga di Dragonlance, ripetitiva ma competente polpetta fantasy scritta da Weiss & Hickman una ventina d’anni or sono, frutto delle loro partite a Dungeond & Dragons.

Ma un momento, magari, nonostante un’autrice troppo giovane, una casaeditrice rapace ed un titolo patetico, il romanzo è interessante, giusto?
mai dire mai…

Il Signore delle Tenebre ha rapito la figlia del Re degli Eterni e a Dardamen la guerra è alle porte. Il giovane Lyannen, mezzomortale innamorato della principessa, si offre di partire con un gruppo di fedeli amici per salvarla. Slyman non ha mai visto Dardamen, è cresciuto lontano da tutto e tutti, non sa da dove viene né di chi è figlio, non sa nemmeno chi è. Ma si unirà a Lyannen e gli altri per salvare il Regno. Una missione costellata di avventure mozzafiato, tra fate, amazzoni, ka-da-lun e pixies, paludi e nebbie, profezie e segreti rivelati.

Sottolineiamo i cliché…

Insomma, le premesse ci sono tutte per una benemerita porcheria.
Meno di un mediocre modulo per D&D.
E d’altra parte, povera ragazza, ma cosa vi aspettate?
Ha diciassette anni!
Un’età nella quale il Signore delle Tenebre e l’acne incombono con uguale pathos all’orizzonte.
I sentimenti sono malformati, le esperienze nulle, le opinioni indegne di essere scritte su carta.
Cosa vi aspettate che scriva, povera ragazza?

E qui qualcuno potrebbe anche inalberarsi.
la ragazza ha diciassette anni ed il diritto di far quel che le pare, e chi sono io per stroncarla senza nenache aver letto il suo libro.
Sacrosanto – la ragazza ha il diritto di fare ciò che più la diverte.
Ma nessuno spacciatore di libri ha il diritto di vendercela come il dono di Dio al fantasy quando tutto lascia presagire solo una lecitissima, anche rispettabile, montagna di banalità da liceale; il genere che si riscopre con un certo imbarazzo, a trent’anni, in uno scatolone in soffitta e ci si domanda se – fra il lavoro da finire per il mese prossimo e la revisione degli ultimi tre racconti – non si riuscirebbe magari a trovare il tempo per rivederlo e cavarne fuori qualcosa di buono.
Magari una parodia.

Perché tutti abbiamo scritto libri a diciassette anni.
Per rimorchiare.
O per sottolineare la nostra immagine di outsider.
Per tirarsela.
O per vedere che effetto fa.
Si tratta di una lecita, necessaria, indispensabile forma di onanismo.
ma poi, come in campo sessuale si gettano i calzettoni di spugna e si passa alle donne, così il nostro primo romanzo lo gettiamo in fondo a un cassetto e cominciamo a scrivere davvero.

L’operazione di Einaudi è pornografica, poiché mostra ciò che non si dovrebbe mostrare – e lo fa per danaro.

Oltre a ciò, l’uscita in pompa magna di cose come questa ha due ulteriori effetti orribili.
Primo – santificando l’autrice alla sua opera prima, le viene formalmente impedito di crescere e migliorare; venduto questo, gli editori vorranno solo “more of the same”. Magari lei si adatta – dopotutto, ben venga il pattume se significa diventare best seller con Einaudi. Oppure si troverà presto stretta nel ruolo che l’editore le ha ritagliato (le consigliamo a questo punto un bello pseudonimo per le opere più mature che scriverà fra quindici anni).

Secondo – il pubblico viene ulteriormente drogato con bassissima qualità spacciata per capolavoro.
La critica è giuà stata armata col “caso letterario nel caso letterario”, e opportunamente lubrificata dall’editore.
E i fan, lo abbiamo già detto in passato, sono cretini.
Non basta essere diciassettenni ed italiani, e pubblicati da Einaudi, per scrivere capolavori. ma volete scommettere? Traboccheranno di lodi, i blog dei decerebrati, e vi spiegheranno nel dettaglio perché non avete capito nulla.

La tentazione del G.A.F.I.A. è sempre più forte.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

24 thoughts on “Einaudi apre al fantasy e chiude all’intelligenza

  1. E’ una mera operazione commerciale (e fin qui lo considero lecito) che punta a spacciare robaccia (e qui NON è più lecito) di qualche giovane fanciulla inesperta sperando nell’effetto pedo-attrattivo che le giovani donne fertili e, nella fantasia del lettore, attraenti hanno sul pubblico maschile di ogni età.
    Inoltre l’Effetto Paolini dipendendo dal caso si può sperare di riprodurlo grazie ai grandi numeri: se pubblico 100 romanzacci fantasy di ragazzini ho 100 volte le possibilità di creare un nuovo Paolini che avrei pubblicandone uno solo. Peccato (per Enaudi) che il pubblico stia cominciando a capire l’antifona e di Paolini (e Troisi) ne abbiamo avuti già abbastanza.

    Aggiungo in più le forti possibilità di vendita tra la fascia dei Disgustati, quelli che, come facevo io fino a pochi mesi fa e come ho letto fanno in molti, comprano cattivi fantasy per capire fino a che livello possano fare schifo.

    Io ho chiuso con gli acquisti di fantasy a scatola chiusa: mi sono trovato tra le mani sempre e solo indegne porcate. PRIMA leggerò un pezzo del pdf piratato (o il capitolo di prova se disponibile) oppure prenderò il libro in biblioteca e SOLO POI se mi piacerà comprerò il libro.

    Quello delle case editrici è un cinico, spregevole, gioco della Lotteria Paoliniana a danno del lettore e della qualità media della narrativa fantastica, che è sempre stata sotto il minimo sindacale della decenza e ora pare pronto per ulteriori balzi verso il basso: l’unico mezzo di lotta possibile per noi lettori e per i veri amanti del fantasy è NON comprare alla cieca e stimolare coi nostri blog gli altri lettori a NON farsi infinocchiare!

    Il Nemico non passerà la linea del Piave!

  2. Concordo sull’analisi del fenomeno dal punto di vista del mercato – è un bel gioco di marketing, ma come sempre il rispetto per il lettore è sotto zero.

    Libri brutti – di tutti i generi – ne abbiamoletti tutti.
    C’è l’esordiente che brucia una buona idea, c’è il veterano in vacanza che scrive duecento pagine coi piedi per pagarsi l’affitto.
    In generale, non essendo immortale, non ho più tempo di leggere ciofeche – ed appena il livello cala sotto al livello di guardia, archivio il volume e passo al successivo.

    Buona l’idea della biblioteca – specie se si ha la fortuna di avere una biblioteca con una buona sezione dedicata al fantastico.
    Il resto del panorama mi pare desolante.

    Per il momento, capitoli in prova pochini, e libri in Creative Commons da provare prima e poi comprare tanti, ma quasi esclusivamente sul versante anglofono.
    Niente riviste degne di questo nome che pubblichino buoni racconti o recensioni serie.
    Chi fa recensioni serie non si occupa di fantastico.
    Bei volumoni equilibrati come l’Encyclopedia of Fantasy di John Clute qui da noi non esistono.
    Case editrici affidabili (come la Wildside o la Night Shade o tante altre in USA) non ce ne sono.

    Sono ben felice di segnalare le mine vaganti sul mio blog, così come segnalo volentieri i buoni romanzi, ma io ormai leggo quasi esclusivamente in inglese.
    Più varietà, più qualità.
    E costa anche meno.
    Tocca fare un atto di fede, ma nella maggior parte dei casi non ci si pente.

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  4. la cosa più agghiacciante rimane la diseducazione alla lettura dei testi di qualità. stai a vedere che la volta che compare uno scrittore buono i lettori non riscono neanche più ad apprezzarlo.
    duole dirlo, ma i film americani che riprendono i vecchi classici (tipo io sono leggenda o il signore degli anelli) sono la salvezza ultima: dopo aver letto i libri che comprano spinti dal marketing, magari commentano che “era meglio il film”, ma magari no. e poi almeno hanno letto matheson.

    cazzo però, che tristezza.

    PS: sono quasi quasi tentato: scrivere una cagata pazzesca e mandarla a una casa editrice dichiarando di essere una quattordicenne ninfomane e amante del bdsm. chissà cosa succederebbe.

  5. sono quasi quasi tentato: scrivere una cagata pazzesca e mandarla a una casa editrice dichiarando di essere una quattordicenne ninfomane e amante del bdsm. chissà cosa succederebbe.

    Suppongo che ti offriranno il solito contratto editoriale di Zio PedoEditor per giuovani promesse del fantasy: 5% di diritto d’autore e una notte di sesso obbligatoria o 8% e due notti di sesso.

    😉

  6. Esistono anche editori che, non sapendo cosa farsene della notte di sesso, si limitano ad offrire una cifra forfettaria per la cessione di tutti i diritti.
    Per i romanzi di genere spesso si tratta di ben 1500 euro.
    Mica male, eh? 😉

  7. Io ho il serio sospetto che la Troisi per pubblicare le Cronache con Mondadori ricevendo pure tutta quella pubblicità abbia dovuto rinunciare ai diritti sulla trilogia in cambio di 1 euro simbolico.
    Questo spiegherebbe anche la casa piccola con la cucina minuscola e il fatto che non paia navigare nell’oro: se avesse venduto davvero 300mila copie complessive sulla prima trilogia ricevendo i giusti diritti (8% circa) con un prezzo medio di 15 euro (tra copie da 16, da 8.40 e da 20 euro) avrebbe dovuto incassare una bella cifra.
    Va bene che le case a Roma anche in periferia costano, ma mi pare esagerato…

    Quando penso a questo mi viene quasi simpatia per la Troisi. Poi ci penso meglio e la odio ancora di più. Poi ci rimugino sopra ancora un po’ e comincio a immaginare come potrebbe morire (divorata dai cannibali del Congo, schiacciata da un motore di aereo precipitato sulla casa, assassinata da un fanatico islamico che ritiene offensivo che Nihal -nome islamico- mangi carne suina e consumi alcolici?)

    Chissà se a Mondadori avranno pareggiato i conti tra spese pubblicitarie e incassi delle Cronache: in fondo non era lo stesso Domenico Porzio di Mondadori a far intendere che il pareggio a fine anno è un ottimo obbiettivo per un grosso editore? 🙂

  8. 350.000 euro di royalties ad un’esordiente?
    Neanche Stephen King faceva quel genere di soldi, da piccolo – li fece coi diritti per il film di “Carrie”, non con i diritti sui libri.

    Anche scendendo al 5%, la cifra rimane stravagante.
    No, le hanno dato un fisso a pagina forfettario per i diritti sull’opera, o una percentuale sul netto dichiarato dall’editore a spese pagate (molto molto meno).

    Ma poi uno non lo fa per i soldi, giusto?
    Uno lo fa per l’arte.

  9. Pingback: Einaudi apre al Fantasy e Chiude all’Intelligenza « FantasyMerdazine

  10. Non so se sono così lusingato dall’ultimo pingback…

  11. 😉
    E’ positivo.
    Ho aperto un blog per segnalare gli articoli migliori che smerdano il cattivo fantasy. Ho pensato a te per il primo articolo suggerito. 🙂

  12. Cos’altro aggiungere a quanto già saggissimamente scritto da Davide?
    Il Kali Yuga è diventato Merda Yuga…
    Le rare volte che entro in una libreria getto uno sguardo disgustato sugli scaffali del “fantastico” e passo oltre i titoli clone, le copertine tutte uguali, le “scriventi” minorate e minorenni.
    Torno sui Bastioni…

  13. Ah, dimenticavo… ti pingobacco anch’io…

  14. Troppo buono.
    In fondo, la vita è tutto un pingobaccarsi vicendevolmente.

    Tornando al topic, la cosa veramente desolante è – per me – l’evidente inutilità di continuare a fare un discorso di qualità.
    Chiunque si schieri con la qualità in questo paese è destinato all’oblio.
    Che orrore.

  15. La “Qualità” in questo paese tristo e triste, mio buon Davide è come Carneade…”chi era costui?”

  16. Dobbiamo parlarci quanto prima di persona — nolo enim te per chartam et atramentum multis de rebus (de merdis scilicet) Eynaudianis certiorem facere… –, e ti farai qualche amara risata, ne son certo…

  17. Ci si vede e se ne parla.

  18. Ritornando un secondo al discorso Licia Troisi e “l’avranno sfruttata” che avevo lanciato…

    La mia teoria dello “sfruttamento” dipendeva esclusivamente dalle lamentazioni della stessa autrice per la casa minuscola con la cucina-buco “1,80 x 1,90” (come scritto sopra) e bla-bla-bla/i, che per una che ha vendite di libri che paiono la conta degli spermatozoi era una cosa piuttosto patetica.

    Oggi però novità: casa nuova, comprata sull’unghia, proprio come la voleva lei.
    Tre stanze, cucina abitabile, attico, superattico, due bagni, possibilità di farci uno studio sopra con il feticcio troisiano della scala a chiocciola in legno caldo e lucido (ma che perversioni erotiche ha questa donna? LOL).

    Costicchia.
    Forse la Mondadori l’ha trattata in modo onesto, anche se magari non le avrà concesso nemmeno di odorare i diritti al 8-10% e si sarà accontentata di un vergognoso 5% o simili.

    Facciamo i conti al 5%:
    se ha ricevuto il 5% sulla prima trilogia e ha già incassato i corrispettivi per le fantomatiche 300mila copie di cui si era parlato un anno fa, a quanto siamo? 225mila euro.
    E se ci aggiungiamo altre 600mila copie complessive sulle due trilogie (per un netto 900mila come ha detto Dazieri sul blog dei Gamberi) in varie lingue, italiano incluso, a vario prezzo?

  19. Evviva evviva.
    Finalmente una “scrittrice professionista”.

    Proprio pochi giorni or sono una camerata di scrittori di ottimo livello si son beccati in collettivo l’etichetta di “autori dilettanti” perché hanno anche un lavoro onesto e non vivono del proprio scrivere.
    Brucia.
    Lo so, perché ero presente ed ero uno dei “dilettanti”.

    In bocca al lupo quindi per la scala a chiocciola della Troisi, e per la casa nuova.

  20. Ormai non riesco più a provare quel minimo di simpatia per la Troisi che avevo quando, con spirito romantico, la immaginavo sfruttata e spremuta dalla Mondadori.

    La letteratura fantasy in Italia affonda nello schifo: me ne vado allo Zoo di bergamo o al Bulli e Pupe di Brescia e spendo meglio i miei soldi con le donnine simpatiche. E le Escort.
    Dannati hobby costosi. Se avessi io 900mila copie vendute e i relativi diritti (ma di che poi, che mica sono uno scrittore! LOL) li dilapiderei in prostitute e alcool.
    Altro che scale a chiocciola e chitarre, che glielo dico dove se le può cacciare (ma tutto in amicizia, senza alcun astio, eh!). 🙂

    Scusa il corsivo di prima, non avevo chiuso il tag “i” dopo il “blablabla”. 😦

  21. Credo tu abbia ben sintetizzato il male: “Moccia & Muccino ormai annidati nel nostro DNA”, con ciò intendo quel pressapochismo, quella faciloneria, quella (ridotti i termini della questione) incompetenza, nel proporre e costruire un prodotto appare desolatamente vuoto, ed il dramma vero è che poi i marchettari che si vestono da critici competenti (e Fantasymagazine ne è un esempio in tal senso, bello spot per la Einaudi) poi a incensare questo prodotto che si trasforma nell’emblema della cultura italiana da esportare all’estero e di cui andare anche fieri.

    Circa l’età della scrittrice: in un genere saturo, se vuoi vendere devi lavorare a livello di marcheting, perciò giù a gridare al miracol: abbiamo la bimba prodigio.
    Questo spiega il passaggio dal fare editoria “militante”, come si faceva un tempo, in cui si credeva in un autore e nel suo libro per le sue intrinseche qualità cultural-artistiche, a ciò che oggi è diventata l’editoria: non è necesario credere nel prodotto, conta venderlo sul banco del supermercato.

  22. Ciao!

    Solo oggi ho visto che citavi il mio blog e dopo solo un paio di settimane ti rispondo per ringraziarti del link e farti i complimenti per il tuo lavoro!

  23. Ragazzi…GRAZIE!
    Mi avete fatto risparmiare ben VENTI euro che, di questi tempi, non sono certo bruscolini!
    Avevo infatti notato da un paio di giorni il libro della Strazzulla nella libreria dove passo un pò della mia pausa pranzo e mi aveva colpito il fatto che fosse pubblicato da Einaudi. In un panorama di pubblicazioni fantasy italiano molto statico ultimamente, mi sembrava una ventata di novità. Poi ho letto la trama, e mi sono fermato dall’acquistarlo, perplesso. Comunque con il tarlo del dubbio sono tornato il libreria oggi per meglio esaminare il libro…e me ne sono tornato in ufficio più perplesso di ieri.
    Solo leggendo l’articolo di Davide e i successivi commenti ho capito che le mie perplessità avevano un fondamento reale! Insomma: stavo per buttar via 20 euro!
    Grazie ancora e, siccome sono alla ricerca di fantasy di qualità poichè il tempo per leggere ormai è ridottissimo, credo proprio che diventerò un assiduo frequentatore di questa community.
    Buona giornata a tutti!

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