strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Narrativa ed evoluzione.

10 commenti

È cominciato con una breve citazione dal bel libro di Wood.
I modelli che usaimo per descrivere il mondo naturale e le nostre azioni in esso sono inefficaci perché non prendono in considerazione una gran parte della storia.
Esiste un eroe solitario, un unico malvagio colpevole di tutto.
Il resto – la strada percorsa per arrivare fin qui, il resto dell’umanità – è solo colore locale.

L’idea – sosteniamo – si applica perfettamente anche alla narrativa.
Troppa narrativa è sciapa perché al di fuori dell’eroe e del cattivo, del qui e ora, non considera nulla.
Segue dibattito.

E in coda al dibattito, Maria Grazia mi scrive…

Forse un po’ off topic rispetto alla “narrativa dell’immaginazione”, ma leggendo il tuo post mi sono venute in mente le parole di Alberto Salza in “Darwin fa parte della storia?”:

Misha Landau, nel 1991 ha fatto notare come le interpretazioni dell’evoluzione umana assumano la forma della favola, con un eroe in via di trasformazione (da rospo a principe, da scimmia ad angelo), una fatina buona (la teoria di Darwin di adattamento e selezione), un talismano (la stazione eretta o l’encefalizzazione, tra mille) e un lieto fine (Homo sapiens, noi), con tutti che vivono felici e contenti.

A guardarsi attorno, osservando come vivano oggi gli ultimi sapiens (l’evoluzione continua e pure a noi toccherà, prima o poi, l’estinzione, statene pur certi come lo siete della morte), la fine della Storia non pare poi così simile a un happy ending

.

E così torniamo dalla narrativa ai modelli.
Il cerchio si chiude.
La questione diventa complicata.

Proviamo a fare un giro largo.

Quindici anni or sono (mi sento vecchio) su un divano sperduto nelle Highlands scozzesi, in compagnia della più bella donna del mondo, discutemmo a lungo nella notte di come, di fatto, si può insegnare lo zen, si può praticare lo zen, ma non si può spiegare cosa sia lo zen.
Se spiego cos’è lo zen, non sto spiegando cosa sia lo zen – e per di più inganno chi si sciroppa la spiegazione, che crede di aver capito.
Nella bibliografia relativa alla filosofia zen che compilammo quella notte, quindi, avremo tre tipi di testo

  1. i libri dello zen (il Sutra del Loto, per dire)
  2. i libri zen (La Voce del Turbine, di Waletr Jon Williams, ad esempio)
  3. i libri sullo zen (Lo Zen di Alan J. Watts)

I libri dello zen mi permettono di comprendere quali precetti entrino nella filosofia zen, ma dovrò poi applicare questi precetti per vivere lo zen.
I libri zen mi permettono di sperimentare – più o meno approfonditamente – una esistenza zen attraverso la mediazione di una narrativa.
I libri sullo zen mi permettono di scomporre lo zen in elementi maneggevoli, ma mi relegano ad una posizione di turisrta – che visita, guarda, si stupisce, si costruisce una falsa immagine mentale ma in fondo non capisce in profondità. Sono diversi dai libri zen solo perché pretendono di essere perfettamente oggettivi, e quindi affermando di non ingannare, risultano più ingannevoli.

Io a venticinque anni le mie notti le passavo così.
Fatemi causa.

Il fatto è che, a ben guardare, tutto l’insegnamento, tutta la divulgazione sono narrativa e, in ultima analisi, inganno.
Spesso, molto spesso, il trucco dell’insegnante non è far capire allo studente, ma dargli l’impressione di aver capito.
Le parole ingannano.
Solo l’esperienza diretta insegna.
Molto steineriano, si dirà – ma va bene finché devo insegnare quale sia il ciclo di vita di un pero (per dire) molto meno quando devo trattare concetti come la genesi baryonica dell’universo, o anche più semplicemente (per me, che sono unpaleontologo) l’evoluzione della vita attraverso la selezione naturale.
La matematica dovrebbe essere il linguaggio neutro e non ingannevole che permette di descrivere -e quindi insegnare – la realtà per ciò che è, senza abbellimenti, licenze poetiche o divagazioni soggettive.
Ma anche la matematica ha i suoi limiti (Goedel) e, quando si rapporta al mondo reale, la complessità la porta a fare una brusca frenata.
Il mondo naturale è talmente complesso che per descriverlo matematicamente devo

  • considerarne solo una porzione minima (ma mi perdo tutto il resto – il discorso di Wood)
  • eseguire delle semplificazioni matematiche (idem)
  • passare alla statistica, e quindi non esprimere fatti, ma la mia personale misura della credibilità (la probabilità) del quadro che sto dipingendo.

O sacrifico la verità, o sacrifico la certezza.

Mi concedo qui un momento romantico.
Ciò che è realmente entusiasmante della scienza è proprio questo – che per quanto si appoggi a colossali semplificazioni, a modelli incompleti e a calcoli probabilistici, riesce comunque a darci un quadro dell’universo in cui viviamo che è solido, coerente e funziona.

Però…
1993.
Sono solo davanti a sessanta ragazzini di dieci-undici anni.
Devo parlar loro di evoluzione.
La suora (siamo in un istituto religioso) mi ha detto che parlare di evoluzione è ok, ma per cortesia evitiamo di menzionare l’evoluzione umana, che è troppo risqué.
Cosa faccio?

Racconto una storia.
La storia migliore che ho – l’unica che valga la pena di raccontare.
Se non posso raccontare la mia storia migliore, allora non scrivo, non spiego, non mi esibisco…
Per onestà intellettuale, cerco di ingannare questi ragazzi il meno possibile.
Per onestà e amore della materia cerco di fare in modo che in loro si risvegli abbastanza curiosità da andarsi a prendere i libri e scoprire da sé le parti che io ho glissato, ho modificato.
In modo da potersi costruire una propria storia, una propria narrativa, integrando le parti mancanti.
Perché – e qui arriviamo a Salza e Landau – anche io “posseggo” le teorie che conosco in forma di narrativa.

È per questo che dico che Salza e Landau hanno perfettamente ragione, ma sbagliano completamente.
Perché dal loro discorso – specie se stralciato così al volo su un blog – si potrebbe quasi evincere che ci sia qualcosa di meglio della narrativa.
Non c’è.
Ci sono solo storie migliori – quelle che tengono maggiormente conto dei processi, delle dinamiche, del quadro generale.
Quelle che hanno una prova.

È qui in fondo che noi esseri intelligenti divergiamo dai postmodernisti – i quali sostengono che tutto è narrativa, e tutte le narrative sono equivalenti.
Con buonapace dei cicli mitici degli indios Hovitos, che considerano il mal di denti l’effetto di un fulmine scagliato dal dio delle tempeste nella bocca del guerriero, io continuo a preferire un analgesico e un disinfettante a settantadue ore di digiuno, docce fredde e poi un bel tatuaggio rituale.

Però, scordiamoci i postmodernisti – siamo tutti narrativa.

Volete una prova?
Non posso darvi la mia notte su un divano sperduto nelle Highlands scozzesi, in compagnia della più bella donna del mondo.
Non ho campioni di divano, di notte primaverile o di bella donna.
Non ho una registrazione.
Non ho una documentazione fotografica.
Ho una storia.
Tutto il mio passato – che si aggiorna con ogni nuova lettera che compare sul mio schermo mentre scrivo questo – sopravvive solo come ricordo.
Come narrativa.
Noi siamo narrativa.

Volete un’altra prova?
Salza sbaglia.
Sbaglia perché segnala la biologia fra le scienze hard – probabilmente pensando alla biologia molecolare, che ha una forte espressione matematica (è come un linguaggio di programmazione) e tuttavia è essenzialmente statistica, e quindi altrettanto soft quanto la paleontologia.
Ma collocando la biologia fra le scienze hard, Salza dimostra qualcosa di fondamentale – dimostra di aver creduto alla narrativa dominante dei biologi molecolari.
Il che chiude, credo, in maniera elegante la questione.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

10 thoughts on “Narrativa ed evoluzione.

  1. non so se hai evitato di citarlo per pudore ma il riferimento alla narrativa dominante dei biologi molecolari mi ha ricordato di thomas kuhn e del suo “la struttura delle rivoluzioni scientifiche”. è un libro bellissimo, che quando l’ho letto ha cambiato il mio modo di vedere le cose, quindi ogni volta che non mi pare inopportuno lo consiglio. e scusa se abuso del tuo blog per fini personali 🙂 .

  2. Il consiglio di un buon libro è sempre il benvenuto.
    Non conosco il libro di Kuhn, ma conosco parecchi biologi molecolari.
    Persone squisite, con questa strana idea che la biologia sia come il LEGO…

    Ma in fondo, è una buona storia, e serve a far capire ai non-biologi molecolari quali siano i principi della disciplina.

  3. Pingback: Lo sguardo, l’ascolto, la narrazione nelle pratiche formative « Speculum Maius

  4. Il libro di Kuhn credo sia imprescindibile

  5. Pingback: Blog Miss Net » Narrativa ed evoluzione.

  6. Hmmm… dovrò riparare a questa mia mancanza, quindi…

  7. Pingback: Il racconto di una storia « Speculum Maius

  8. Sono tornata su questo post. L’ho fatto più di una volta ma molte prospettive si rincorrono sfumando una nell’altra. Ad ogni lettura scelgo – o meglio mi faccio scegliere – da una di esse.

    Stasera ho scoperto che parlavi del “sé narrativo” per poi rituffarti nel discorso scientifico chiudendo elegantemente la questione.

    Questa sì che è fantascienza vissuta! 🙂

  9. Se è per questo, il post contiene anche una breve apologia dell’approccio bayesiano alla prova scientifica,
    Amo certi giochini. 😛

    Ma attenzione a non leggere di più di ciò che in effetti c’è.

    Mi piace però l’idea della “fantascienza vissuta” – credo che dovrò approfondirla.

  10. Non è questione di leggere di più di ciò che in effetti c’è, quanto piuttosto di scoprire gli echi di una storia che, magari a tua insaputa, qualcuno, un giorno, da qualche parte, ha già narrato.

    O, per dirla con Franza, quella parte del libro che è anche del suo lettore (che sarei io). 😉

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.