strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Caso e Inevitabilità

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The Certainty of Chance è una bella, strana canzone dei britannici Divine Comedy.
Poiché non mi capita spesso di sentire canzoni che parlino di statistica e processi stocastici (pur virando sul finale su temi romantici classici), è stata una delle prime incisioni dei Divine Comedy ad attirare la mia attenzione.
Ed ora, in capo a poche ore, il titolo della canzone (se non il suo contenuto) mi viene richiamato da tre post estremamente diversi su tre forum estremamente diversi.

Comincio con The Inevitability of Victory, un articolo sulla diffusione di Linux nel quale l’autore osserva…

when I talk with people who never have seen Linux, or with people who’d never seriously consider switching to Linux (in business or for their home needs), most of them talk about not having tried it yet or it not being ripe yet. So the general expectation is that they’ll only stick with (expensive, buggy, hated, …) Microsoft software until they feel confident about switching.

Il che conferma la mia esperienza.

Dall’articolo su Linux rimbalzo su un articolo sull’indipendenza del Montenegro, nel quale si osserva come l’indipendenza del piccolo stato balcanico sia stata raggiunta attraverso una campagna di opinione, nella quale i sostenitori dell’indipendenza semplicemente cominciarono a comportarsi come se il ragiungimento dell’indipendenza fosse inevitabile.

Years before the election they started acting as though Montenegro was a separate country, declaring their own economic policy, negotiating agreements with other countries, and so forth. They created a flag and picked an official anthem. The effect of these actions was to make independence seem natural. Thus by the time of the actual vote, voting for independence seemed natural. The vote was still close—they barely got the 55% they needed—but it did pass.

Le considerazioni strettamente politiche non mi interessano.
Come l’autore del post, anch’io sono molto più interessato all’effetto di un certo tipo di approccio al problema.

the idea I find interesting is this notion of acting as though what you want to happen will inevitably happen. This is quite different from going around arguing that it should happen. It is an argument by action; people will tend to go along with you just because it’s easier. Your goal will seem increasingly natural, and will eventually be achieved. Of course, you can’t ignore what other people are telling you, and indeed you must adapt it. Still, you assume that your goals will win out in the end.

E da qui capitombolo sul blog di Seth Godin, che ha un breve post in memoria di Arthur C. Clarke

In 1983, I was lucky enough to lead the team that turned one of his novels into a computer game, the first time science fiction authors had worked in that medium. His computer game ended up grossing more than most of his books ever did.
He really was a genius.
The most important thing you can take away: Naming things is important. He made magic things real by describing them and talking about them in ways that felt real. Once something feels real, making it real is a lot easier.

Nel momento in cui qualcosa si percepisce come reale, renderlo reale è molto più facile.

Il discorso sull’indipendenza del Montenegro, o sul progressivo affermarsi di Linux.

Dare un nome alle cose.

Una specie di magia.
Nelle culture primitive lo sciamano è colui che dà un nome a ciò che un nome non lo ha ancora.

Ho un amico che a suo tempo fece proprio il paragone fra la figura dello scrittore e quella dello sciamano, arrivando anche ad affermare che in fondo, per diventare scrittori, bisogna prima di tutto decidere di esserlo, e cominciare a comportarsi di conseguenza (scrivendo, ad esempio, e facendo tutto il possibile per essere letti).
Ed Bando Masako, scrittrice giapponese in visita a Torino, mi disse – un paio di anni or sono – che il modo migliore per essere letti è quello di creare un nostro genere, una nostra scuola, un nostro set di regole. Più facile e più appagante che conformarsi a generi e categorie preesistenti.

E nonostante io, come Neil Hannon dei Divine Comedy creda nell’inevitabilità del caso, mi ritrovo sempre piuttosto sorpreso quando così tanti piccoli pezzi cadono uno vicino all’altro, e sembrano formare uno schema.
Il genere di cosa che in un racconto verrebbe bocciato a priori, come poco plausibile.
Come il fatto che il filmato di Certainty of Chance sia stato caricato in rete solo ieri…

http://it.youtube.com/watch?v=JvX3M4bmtj8

Grande.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

2 thoughts on “Caso e Inevitabilità

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