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ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Sword & Soul

21 commenti

Strane connessioni.

https://i1.wp.com/www.zone-sf.com/images/imaro1.jpgLa cosa comincia con una e-mail di Charles de Lint, che segnala l’uscita di un nuovo volume di Charles R. Saunders – autore che all’origine ebbe poco successo, secondo de lint perché classificato come “sword & sorcery“, un genere “che non ha grande mercato”.
Mah.
Ignoto al pubblico nazionale, Saunders è stato uno dei primi (se non il primo) autore di fantasy di colore, ed a cavallo fra gli anni ’70 e gli anni ’80 pubblicò una serie di romanzi imperniati su un personaggio, sospeso fra Conan e Tarzan, di nome Imaro.
Gli exploit di Imaro, se prevedibili per certi canoni della Sword & Sorcery, sono particolarmente interessanti per il modo in cui incorporano il paesaggio e l’immaginario africano.

Saunders li definisce Sword & Soul, perché l’azione avventurosa è imperniata sui tratti specifici dell’anima di un popolo.
Pur restando Imaro un outsider, un uomo senza tribù in un mondo tribale.

Il che mi porta a ragionare lungo una tangente: certo l’Africa è, con l’area maediterranea e – in misura minore – l’oriente, uno dei luoghi che paiono fatti apposta per la sword & sorcery e che sono stati finora trascurati.
Se non dagli autori, certo dagli editori.

Bello sarebbe sfruttare un falso passato mediterraneo per ambientarci delle storie di avventura e magia.
Pochi hanno sfruttato l’arsenale omerico – c’è qualcosa del solito Sprague de Camp, c’è qualcosa di Avram Davidson, un paio di cose di Poul Anderson, poco altro.

https://i0.wp.com/www.sciencedaily.com/images/2007/07/070723173312.jpgSarebbe bello farci qualcosa di nuovo – anche per sfuggire alla zuppa pseudoceltica e medioevaleggiante che imperversa sugli scaffali e che onestamente dopo un po’ stanca.
Il Mediterraneo offre ampi spunti – civiltà di mercanti, imperi perduti, città-stato, creature sovrannaturali originali (meglio i satiri degli elfi), pirati…

Col suo mosaico di culture, il Bacino Mediterraneo delle epoche leggendarie ha in fondo le stesse caratteristiche del mondo pret-a-porter dell’era Hyboriana, con una omogeneità di default che potrebbe facilitare il lavoro allo scrittore.

Si potrebbe creare un eroe che incarni l’anima dei popoli mediterranei – più portato alla discussione che al combattimento, più astuto che eroico, amantre della buona cucina e delle belle donne, pronto alla risata ma feroce nella vendetta, che si muova con ritmi lenti in un paesaggio fatto di capre, ulivi, pietraie e ampi tratti di mare.

Non sarebbe male, no?

Il problema, piuttosto, è che la sword & sorcery mal si adatta alle millanta pagine standard dell’epica fantastica che ora pare sia la norma.
Difficile reggere con un buon livello per più di duecento pagine, se non ricorrendo ad espedienti che, nelle mani di autori meno che eccelsi, rischiano di mostrare rapidamente la corda.
Vengon bene i racconti – ma chi li pubblica, poi?

E poi c’è la questione dello status di outsider dell’eroe della sword & sorcery – che non parla per una nazione o una fede (come l’eroe della High Fantasy), ma spesso per entità sociali più moderne.
Difficile incastrare un simile personaggio nell’antichità classica tout court.
A meno di essere Omero.
Tocca inventarsi un mondo – o si finisce a scrivere certe mediocri saghe pseudostoriche più vicine al rosa-hard che non alla letteratura fantastica.
E inventarsi un mondo nuovo dai sapori mediterranei non è affatto facile: sulle coste del Mediterraneo, per ciò che riguarda la sword & sorcery, siamo prigionieri della nostra storia.

Però c’è da pensarci…

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

21 thoughts on “Sword & Soul

  1. è affascinante come certe questioni emergano separatamente ma in span temporali tutto sommato prossimi: qualche volta un po’ prima qui, altre volte un po’ prima là. ma non per suggestione o risposta, è proprio qualcosa tipo spirito del tempo, ma che vale per una settimana o poco più.
    mi permetto di segnalarti un post analogo al tuo nel blog mondi immaginari.

    meraviglie di internet?

  2. Un eroe come quello che cerchi c’è già, e con un padre illustre:
    Soldier of the Mist (e il suo seguito, che però non ho letto) di Gene Wolfe.

    Risponde a tutti i tuoi requisiti, e non è male, anche se a me il genere sword & sorcery non è che faccia impazzire.

  3. Dimenticavo: qui ho speso qualche parola in più sul romanzo di Wolfe.
    (anche se a rileggermi sembra che il romanzo non mi sia proprio piaciuto. Ripensandoci non è poi così male…)

  4. @ alladr
    il link è guasto.
    Però ti credo sulla parola – ci sono argomenti che gridano vendetta da generazioni.

    @ iguanajo
    Mea culpa – non pensavo alle storie di Wolfe.
    Anche perché di solito non lo associo a prodotti seriali di consumo – che erano ciò che avevo in mente mentre imbastivo il post.

  5. Ah beh… allora c’è il terribile Manfredi! 🙂

    (credo)

  6. Eh, ma Valerius Maximus Manfredii scrive (grossomodo) fantasy storico 😛

  7. Gia’, credo che questo sia lampante per chiunque abbia visto la copertina giapponese (per altro molto bella!) di “La spada magica di Giulio Cesare”… 🙂

  8. A me viene anche in mente Baricco che riscrive l’Iliade “tagliando le parti noiose”.
    Un’occasione sprecata solo per il gusto di pavoneggiarsi.

    Dan Symmons, che è un autore con più cojones, partendo dallo stesso materiale scrive Ilyum, che è l’Iliade come romanzo di fantascienza.
    Tostissimo.
    Ma mi va bene anche “solo” Dave Drake che rifà l’Odissea in uno dei romanzi degli Hammers’ Slammers…
    O Avram Davidson che incrocia il Milione con le Mille e una Notte e scrive “Marco Polo e la Bella Addormentata”.

    Insomma – il materiale nostrano di partenza c’è.
    Com’è che noi (intesi come autori italiani) non sappiamo usarlo per cucinare nulla di buono?

  9. … Dunque, dicevate… pienamente d’accordo. Belle le cose del ciclo decampiano di Tartesso, per i tentacoli di Entigta!, e bella — abbastanza — anche la riesumazione del Vergilius Magus attuata da Avram Davidson, che fa pensare a come noi qui si sia ancora una volta incapaci di astrarci un tantino dalla solita aneddotica filologica alla Comparetti (bizzarro pensare che all’origine di tutto ci sia uno studioso italiano “come al solito”, no?) per creare alcunché di originale, pur basandoci sulle amabili panzane di Gervasio di Tilbury & c. Però, però… non parlatemi di Manfredi e compagnia bella, ve ne prego! Qui cce vòle fantasia ed erudizione al contempo, mica bubbole da volgarizzator-divulgatori (sennò la frontiera successiva è rappresentata non da narratori, ma da presentatori televisivi: Manfredi è, sotto questo rispetto, il precursore biologico, l’antenato di Angela II, “La Vendetta”… ).

  10. Non ho frequentato Manfredi granché.
    Lo considero un buon “divulgatore all’Italiana” – contrapposto al “divulgatore all’Inglese”, che preferisco.
    I suoi romanzi mi hanno sempre spaventato perché quando cercano di vendermi del banale (anche se ben fatto) fantasy spacciandomelo per ribollita intellettuale, io ho paura.

    Chissà che in futuro le cose non migliorino.
    Al momento, sembra che siamo intrappolati in un diciottesimo secolo che si prende dannatamente troppo sul serio.

  11. Grazie all’utile motore di ricerca del tuo blog rinvengo questo capitolo del tuo personale ‘diario di viaggio’ attraverso i reami di Fantàsia per segnalare qualcosa che – anche se d’ispirazione non particolarmente ‘mediterranea’, ma alpina… – potrebbe forse rappresentare una via autoctona al fantasy nostrano: mai sentito parlare del “Ciclo del Regno dei Fanes”? Se ne può trovare ben più di una traccia sul sito di una persona erudita e gentilissima, Adriano Vanin, che mi permetto qui di segnalarti:

    http://www.ilregnodeifanes.it/

  12. Molto interessante, e da esplorare con cura.
    Infinitamente superiore a certe dubbie uscite sulle fate padane avvistate negli anni ’90 in certe librerie torinesi specializzate in new age…

    Grazie della segnalazione.

  13. Ottima segnalazione Celio. Davvero molto molto
    interessante. Il sito di Adriano Vanin e’ notevole per la profondita’ delle spiegazioni e pare che i tre libri base di Wolff siano ancora disponibili.

  14. La bibliografia fornita dal sito è ottima – ma curiosamente non cita i lavori di Maria Savi Lopez, atipica figura di ricercatrice folklorica nostrana della Belle Epoque.
    Il suo “Leggende delle Alpi” ha più di cent’anni ma rimane un testo godibilissimo (e facilmente reperibile).

  15. Hmmm… chi di voi ha una copia di Savj Lopez? mi farebbe piacere sapere che cosa dice sull’argomento dei Fanes. Ma mi pare strano che Vanin non la citi in bibliografia… difficile che non la conosca, può darsi semplicemente che il testo sia decisamente troppo invecchiato, o troppo poco specifico per meritare una menzione. Già che ci sono, segnalo il sito del prof. G. Palmieri (scomparso purtroppo recentemente), filologo e archeologo che si è occupato a lungo di ricerche sull’argomento:

    http://www.giulianopalmieri.it/index.htm

  16. È passato un po’ di tempo dall’ultima volta che ho dato un’occhiata al tomo della Savi-Lopez, e credo che i Fanes vengano menzionati en-passnat, forse con qualche addentellato pseudo-antropologico (molto pseudo, vista la data).
    Posso controllare, ripescando il volume dov’è sepolto.

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