strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Mulengro

5 commenti

Un post trasversale, perché no?

http://www.eyrie.org/~eagle/reviews/covers/0-312-87399-9.jpgPublicato nel 1985 dal canadese Charles de Lint col sottotitolo “A Romany Tale”, Mulengro è un thriller sovrannaturale “alla Stephen King” ambientato nella comunità Rom di una ipotetica città canadese.
Qualcuno o qualcosa sta uccidendo i Rom che “hanno tradito”, abbandonando lo stile di vita tradizionale per adeguarsi ai parametri standard del Canada moderno, lasciandosi alle spalle la vita randagia per inurbarsi.

Come sempre nelle storie di de Lint, contro al male emergente si trovano schierati individui scettici, confusi e un po’ fuori posto.
Il thriller scorre piacevole, non senza un paio di brividi ad alto voltaggio che non fanno rimpiangere lo Stephen King delle origini.
Ma il vero punto d’interesse è il modo in cui l’autore – esperto di folklore – riesce a documentare le culture in competizione, fornendo un ampio background su Rom, canadesi di ceppo gaelico e discendenti dei nativi americani.
Non un vero e proprio corso sull’interculturalismo, ma cibo per la mente – più che a sufficienza.

Peccato che non l’abbiano mai tradotto qui da noi.
Un paio di casse di libri, spedite presso le sedi del potere con preghiera di lettura, potrebbero rendere meno imbarazzante l’attuale situazione dell’ordine pubblico, e il povero Filippo Facci, sul Giornale [citato dal blog Champ’s Version], non dovrebbe scrivere

Romeno o rom fa lo stesso. È difficile non sapere che i rom corrispondono a un problema sociale e purtroppo criminale. È difficile non sapere che i rom, numeri alla mano, tendono a  compiere reati con regolarità e a non integrarsi nella comunità che li circonda.

Altre cose, invece, puoi anche non saperle …

Se solo avessimo letto, le sapremmo, certe cose.
O saremmo nella disposizione mentale adatta per saperle.
Proveremmo l’impulso ad approfondire, rendendoci conto che potrebbe esserci di più, sotto.
Basterebbe un solo, stupido thriller scritto nel 1985 da Charles de Lint.
E non è neppure la sua opera migliore (pur venendo citato qui, con altri titoli di questo autore, fra i 100 migliori romanzi di tutti i tempi).

Ma in questo paese, il potere della letteratura non è mai stato considerato….

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

5 thoughts on “Mulengro

  1. Giusto una annotazione (può sempre tornar utile), proprio perché un po’ nelle mie corde: il titolo di De Lint, allusivissimo per il lettore anglosassone, lo è assai di meno per noi; viene da qui, per chi non lo sapesse:

    http://www.bibliomania.com/0/0/8/14/frameset.html

    Inoltre: “Romeno o rom fa lo stesso” (F. Facci). Rom — in gitano ‘uomo’ — è soltanto parzialmente omofono, ma per nulla omologo a “romeno”. E ci s’interroga nuovamente sulla questione annosissima: donde vengono, ‘sti borsajoli (;-)) ? India, sembrano dire tutti ormai concordi… curioso, però, il fatto che nel medioevo si portassero dietro questa nomea di ‘egiziani’ (cingari, gitanos, gypsies, da “Egypt[ii]”), dura a morire in letteratura (“Isabella d’Egitto, regina degli zingari”, di Achim von Arnim, e su su fino a Lovecraft, e ai bruni vagabondi che trascorron la loro vita sui carri, hanno nomi come Menes o simili e hanno una particolare predilezione per i gatti di Ulthar…. ma dove volevo arrivare? Ah, sì, ecco: Rom, “uomo”. In copto — la lingua che rappresenta l’estremo stadio evoilutivo raggiunto dall’egiziano faraonico — lo stesso concetto si esprime con una parola assai simile: “[h]rome”. Curioso, no?

  2. A detta dello stesso de Lint, la faccenda dell’origine egiziaca sarebbe una panzana studiata ad arte dai Rom per dare un tocco di esotismo a buon mercato alla propria storia.

    E non è da escludere che per loro, la lunga strada che dall’India porta all’Irlanda non sia passata per l’Egitto, magari con una lunga permanenza.

  3. dissento assolutamente sul fatto che la letteratura fantastica sia ignorata dai nostri attuali (ultimi vent’anni? anche di più) regnanti.
    io sono profondamente convinto di vivere in un paese nel quale la fantasia è al potere, la realizzazione in terra di qualche mondo letterario che non conosco… ah, forse sì. è 1984.

    d’altronde, i signori che inneggiavano alla fantasia la potere, mica specificavano della fantasia di chi si parlasse. qui ha vinto sauron, mettetevi l’anima in pace.

  4. Oh, Alladr, quanta amarezza!

    Io però non credo abbia vinto Sauron.
    Se avesse vinto il signore del male, avremmo uno stato centralista di un’efficienza diabolica.
    L’impressione è che abbiano vinto gli hobbit – classisti, pigri, vigliacchi, pieni di chiacchiere e di pregiudizi, pronti a temere e disprezzare chiunque mostri un minimo di senso dell’avventura…
    Non per nulla li chiamavano i mezz’uomini.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.