strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Letture interstiziali

3 commenti

Come mi capita di solito, il periodo estivo si presenta come zeppo di attività (il cui scopo principale è portare qualche introito nel periodo autunnale) – per cui il blog langue, e le letture da diporto devono lasciare lo spazio ai testi che devono essere letti, compresi e digeriti per motivi di lavoro.
Non che non sia piacevole leggere dei buoni libri su un argomento che interessa – la statistica, ad esempio – ma per sganciare il cervello e sfuggire all’effetto tunnel, una buona lettura da diporto è indispensabile.
Anche se relegata al tempo libero residuale.
https://i1.wp.com/www.sfwa.org/members/McDevitt/POLARIS_300h.jpg
Felice scoperta quindi Jack McDevitt, solido autore di hard-science fiction poco praticato in Italia ma decisamente interessante.
Ben scritto, ben costruito, con dei personaggi interessanti e simpatici, senza scivolare nel superominismo.
Evviva evviva.
McDevitt – classe 1935

a former English teacher, naval officer, Philadelphia taxi driver, customs officer, and motivational trainer

ha cominciato relativamente tardi a pubblicare, e gode di una buona reputazione come autore di fantascienza classica, senza troppi fronzoli.
In effetti, per quel che ho letto finora, ricorda il vecchio Poul Anderson della Lega Polesotecnica o di Dominic Flandry (chi non capisce suscita la nostra compassione), con in più la struttura da poliziesco di un certo Vance dei tempi migliori.

Tuttavia, sulla copertina dell’eccellente Polaris, il solito Stephen King lo descrive come “Il logico erede di di Isaac Asimov e Arthur C. Clarke”.
Ma come fa?
King, stando semplicemente alla quantità di baggianate stampate a suo nome sulle copertine di libri altrui, passa la vita a leggere – e legge solo libri bellissimi.
Mai che gli scappi un “Un romanzo sopravvalutato e inutile che piacerà ai conformisti”, oppure “Il più grande bluff degli ultimi dieci anni”.
No – tutti capolavori.

Ora, da anni io credo che King abbia una scatola da scarpe piena di striscioline di carta
sulle quali sono scritte queste banalità.
“Il futuro della letteratura Horror.”
“Una nuova grande voce nel panorama del fantastico.”
“Il logico erede di di Isaac Asimov e Arthur C. Clarke”.
King ha un pappagallo ammaestrato.
Tutte le volte che un editore gli chiede una marchetta per un romanzo in uscita, il buon Steve apre la gabbia del pappagallo, lo tira fuori e lo posa sul bordo della scatola.
Il pappagallo pesca una strisciolina di carta a caso.
Steve non si cura neanche di leggerla: la infila in una busta e la spedisce.
E come risultato, nove volte su dieci, il povero autore viene ridotto al livello di unBig Mac della narrativa di genere – appiattito su una linea cmune a troppi per potersi davero distinguere.

La domanda ora è – ma qualcuno davvero acquista e legge libri sulla scorta delle tre righe di circostanza scritte da Stephen King e pescate dal suo pappagallo nella scatola di cartone?

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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

3 thoughts on “Letture interstiziali

  1. Ormai sembra inappropriato pubblicare volumi senza le canoniche “tre righe di circostanza”, che siano di King o meno.

    Boh… evidentemente qualcuno che ci crede c’è. O forse è solo la possibilità di uno spot in più a costo zero, il sogno di ogni markettaro che si rispetti insomma.

    (che del resto la riduzione a Big Mac di ogni cosa è la loro strategia evolutiva principale. O no?)

  2. C’è una vecchia massima che dice “Tutta la musica aspira alla condizione di muzak”.
    Evidentemente tutto il mercato aspira alla condizione di Big Mac – un solo sapore per tutti.
    che piace a tutti.
    Anche perché non c’è alternativa.
    Agghiacciante.

  3. In Italia abbiamo Valerio Massimo Manfredi disponibile a firmare fascette. Se pubblicate romanzi storici non trascurate di farlo citare dall’editore nella campagna di stampa. Ne sarete ricompensati.
    Che poi i lettori ci credano… probabilmente ci credono i predisposti. Quelli che scelgono i libri sulle classifiche di vendita. Non c’è nulla di male in questo, in fondo. Aiuta l’industria editoriale. Il problema è solo quello di non limitarsi a leggere solo quelli.

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