strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

American Graffiti

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Il limite d notti insonni che un essere umano è in grado di sopportare senza impazzire è sei.
Dopo la settima notte insonne, se il malcapitato non è riuscito a rubacchiare qualche oretta di sonno da qualche parte, è il collasso nervoso, la follia.
Letture recenti mi fanno supporre che Blaise Pascal abbia sofferto di qualcosa di simile, a suo tempo – emergendone solo grazie ad una ritrovata dedizione alla crapula.
Però è morto a trentanove anni.
Io qualche ora di sonno ogni giorno riesco a racimolarla, ma le notti sono lunghe e deserte.
Due notti fa, ho rivisto American Graffiti, di George Lucas, 1973.
Come quando ci si deve far piacere un ospite inatteso e un po’ spiacevole, ho cercato di guardare quella vecchia pellicola mantenendo accesi tutti i miei filtri critici.

http://imagecache2.allposters.com/images/pic/adc/10126039A~American-Graffiti-Style-A-Posters.jpgAmerican Graffiti l’ho visto una marea di volte, ma due visioni rimangono centrali nella mia memoria.
La prima volta, in un cinema all’aperto, in una località di vacanza, nel 1977.
Lo trovai noioso e vagamente incomprensibile (avevo dieci anni).
Bello, però, Lupo Solitario.
La seconda volta ce lo fecero vedere al liceo, metà anni ’80, perché era diventato un classico.
Lo trovai di una tristezza opprimente, non riuscii a provare il minimo di empatia per nessuno dei personaggi, e mi dissi che di Lucas – del quale avevo appena visto THX 1138 – avrebbe dovuto limitarsi al fantastico/avventuroso.
Bello, però, Lupo Solitario.

Ci ho trovato qualcosa di nuovo, l’altra notte?
Beh, sì.

In primo luogo non mi ero mai reso conto di quanto fosse misogino il film.
Tutti i personaggi femminili sono vagamente spiacevoli – da Laurie, che praticamente ricatta il fidanzato (ma quello è Rickie Cunningham!) per non farlo andare al college, alla bionda svampita e superficiale Debbie, a tutto il corteggio di liceali pettegole e cattive che fungono da coro in alcune situazioni. Carol arriva vicina a salvarsi (ma è di fondo un’adolescente insopportabile).
Si salva solo – forse – la donna sulla Thunderbird bianca, ma a quella arriverò fra un attimo.
Il fatto che il regista si prenda un pannello pre-titoli di coda per dirci che fine facciano i quattro protagonisti maschili ma non dedichi altrettanto spazio ai personaggi femminili la dice lunga (Lucas a quanto pare disse che avrebbe portato via troppo tempo!)

Ma ciò che mi ha davvero colto di sorpresa è la presenza di una quest pseudo-fantastica all’interno del film.
Stile e mecanismi sono rispettati quasi alla lettera.
Per tutta la pellicola, il personaggio di Curt (un giovanissimo Richard Dreyfuss) è alla ricerca di qualcosa – un motivo per non partire per il college (se avesse una fidanzata come sua sorella non ci sarebbe problema), forse il contatto con qualcosa di ulteriore.
Non per nulla è ossessionato da una dama bianca – la bionda sulla Thunderbird – e da un misterioso saggio rinchiuso nella sua torre – Wolfman Jack, oggetto di innumerevoli leggende e in ultima analisi dispensatore di quella saggezza spicciola che la scuola – nella figura di un distratto insegnante – non può o non vuole fornire.
Durante la sua ricerca, Curt affronta un certo numero di prove: vede la Dama Bianca e la insegue senza riuscire a raggiungerla, ha una serie di disavventure con una banda di briganti di strada (la gang dei Pharaos), affronta il proprio doppio (Ron Howard, prima fautore della partenza per il college, ora convinto del contrario per intervento della fidanzata), e infine affronta la scalata alla torre dello stregone.
Che quando lo incontra gli offre un ghiacciolo al limone.
I buoni auspici dell’Uomo Lupo (notevole che in molte tradizioni folkloriche lo sciamano possa tramutarsi in animale totemico) permetteranno a Curt di entrare in contatto con la Dama Bianca, dando al giovane la possibilità di fare una scelta coerente per il proprio futuro.

Alla fine Curt fa la scelta giusta?
L’immagine della T-bird che segue l’aereo in decollo con la quale si chiude il film mi lascia supporre di si.
Ma io sono un romantico – specie dopo un paio di notti insonni.
Di sicuro, è l’unico a fare una scelta di crescita – e la sua assenza dal sequel (in realtà motivata dal fatto che Dreyfuss non voleva saperne) sembra confermare, nel continuum delle pellicole, che Curt sia l’unico a non essere rimasto intrappolato in una sorta di limbo.

E parlando di doppio.
Il tema del doppio sembra anche legare i due personaggi speculari di John Milner (il corridore imbattuto con la sua auto ultra-personalizzata, che si trova con la palla al piede di un’adolescente) e Terry “il Rospo” (il nerd con un’automobile in prestito che rimorchia una ragazza che vuole “godersela prima che la nottesia finita”).
Se non altro, sembra che i due si siano scambiati di posto.
Entrambi perderanno l’automobile – anche se in maniera diversa – ma conquisteranno qualcosa che li porterà più vicini alla media (John scopre la paura di morire, Rospo trova una fidanzata).
E curiosamente, dal famigerato pannello per-titoli a fine pellicola, scopriremo che entrambi moriranno (lo stesso giorno, se dobbiamo credere al successivo More American Graffiti).
La dice lunga sugli effetti a lunga scadenza del conformismo.

Il che, naturalmente, sono solo le mie farneticazioni insonni.
È molto probabile che Lucas volesse raccontare una storia completamente diversa, e che pubblico e critici ne abbiano ricavato un messaggio completamente diverso.
Ma in fondo è questo il bello della condivisione dell’opera d’arte.
Non il farne diecimila copie da regalare perché l’autore non ha diritti.
Il poterne dare una interpretazione personale, attraverso i propri filti e le proprie lenti – perché una volta pubblicata, la storia è di chi la legge.

Comunque, bello, Lupo Solitario.


Hey now, don’t be stupid. Experience life! Have some fun, Curt! Anyway, good luck.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

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