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La strana storia della scrittrice adolescente

5 commenti

Questa storia sembrerà inventata, ed invece è vera.
C’era una volta una ragazza cresciuta fra i libri – nella fattispecie fra i classici della letteratura d’immaginazione.
E mica robetta – Lord Dunsany, Cabell, Eddison, Le Fanu, Machen e Crofton-Crocker…
Tutti i grandi.
Giunta che fu attorno ai quattordici-quindici anni, la ragazza della nostra storia mise mano alla penna e scrisse il proprio romanzo fantastico.
Un bel librone di svariate centinaia di pagine, ambientato in una terra fatata e popolato di strane creature.
Una volta che lo ebbe finito a proprio piacimento, la nostra ragazza prese il proprio coraggio a due mani e, infilato il manoscritto in una busta, lo spedì ad un noto editore.
Il quale, nel vedersi recapitare un romanzo fantasy scritto da una adolescente, si ritrovò in una situazione per lo meno poco simpatica.
Se infatti da una parte il romanzo era dannatamente buono – un po’ prolisso qua e là, e con alcune ovvie ingenuità ma per il resto proprio dannatamente buono – dall’altra presentare al pubblico un romanzo di svariate centinaia di pagine scritto da una adolescente lo avrebbe esposto ad accuse di disonestà intellettuale, di sensazionalismo, di voler cercare il caso letterario a qualsiasi costo.
Che fare?

Essendo l’editore un editore – vale a dire una persona la cui missione era far arrivare dei buoni libri nelle mani dei lettori – scelse alla fine di pubblicare quel lavoro.
Esattamente come era stato scritto, senza cambiare una virgola.
Mise solo una breve nota in apertura, mezza paginetta per spiegare che si rendeva conto del rischio al quale si esponeva, ma che d’altra parte tale era la sua fiducia nell’opera scritta da quella particolare adolescente, che era disposto a rischiare.
Il libro venne pubblicato con una bella copertina fatta da uno degli artisti di punta del genere, e da nessuna parte si fece menzione – sulla quarta di copertina o nei risguardi – all’età ed alla formazione dell’autrice se non in quella breve premessa piena di dignità.

Il romanzo ebbe un discreto successo ma, per colmo dell’ironia, risultò essere troppo adulto e troppo fantastico per gli appassionati del genere.
Se infatti il romanzo aveva le proprie radici nell’opera di Dunsany, certo quelle radici erano state abbondantemente innaffiate con una oscurità appartenente a Machen e a Le Fanu, e ulteriormente nutrite con il pathos di Eddison e il cinismo e la sfrontatezza di Cabell.
Senza contare una cupa vena di sessualità onirica fin troppo chiaramente mutuata da sogni e turbamenti di una certa età.

Il libro in questione si intitola Strange Evil, opera prima di Jane Gaskell, pubblicato nel 1957, quando l’autrice aveva sedici anni, ma scritto all’età di quattordici.
Beccatevi la copertina di Boris Vallejo.

Ed io pensavo di essere stato l’unico a leggerlo – o per lo meno (più realisticamente) l’unico a ricordarsene.
Sono passati cinquant’anni giusti, dopotutto.
Ed invece no.
China Mieville, nientemeno, sulle pagine del Guardian, lo segnala come uno dei dieci lavori fondamentali della narrativa weird, affiancandolo al semplicemente fondamentale Gormenghast, di Mervyn Peake, all’Isola del Dr Moreau, ed ai lavori di Max Ernst.

The book was written when Gaskell was 14, and though it suffers from all the flaws her youth would lead you to expect, it is a staggering achievement. A fraught fairyland full of sexuality, and containing the most extraordinary baddy in fiction.

Sottoscrivo quasi completamente.
Non lo metto nella mia top ten, ma lo tengo vicino al mio cuore.
La giovanissima Gaskell crea un paesaggio fantastico completamente alieno, zeppo di oggetti ed idee che esistono solo in funzione della propria stranezza.
E lo popola di creature veramente aliene, per quanto familiari attraverso il folklore e la fiaba.

Un romanzo notevole.
Gaskell successivamente non mantenne la propria promessa – il ciclo di Atlan (cinque romanzi) è piacevolmente burroughsiano ma scivola troppo di frequente nel prevedibile, con la protagonista apparentemente condannata ad essere violentata almeno due volte per ogni volume, salvo poi innamorarsi perdutamente dello stupratore.
Con lo stesso materiale, e negli stessi anni, fece decisamente di meglio Tanith Lee.
Il resto è noia.

Mi capitò di leggere Strange Evil quando ero al liceo, dopo aver letto fuori ordine i romanzi dell’Atlan.
Ne rimasi contemporaneamente affascinato e disorientato.
L’aver letto quel libro non fa di me né una persona migliore né uno scrittore migliore, ma mi dà dei diritti.
Mi dà il diritto di dire che Jane Gaskell fu un caso unico, come certamente fu un caso unico quel suo editore delicato e dignitoso.
Mi dà il diritto di dire che oggi certe cose non capitano più.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

5 thoughts on “La strana storia della scrittrice adolescente

  1. Non l’ho mai letto, ma so che è stato tradotto in italiano appena un anno dopo la pubblicazione… e senza etichette da “romanzo di genere”:

    Jane Gaskell, Strano male. Traduzione di Carlo Rossi Fantonetti, collana Romanzi Moderni, Garzanti, Milano 1958 (368 pagine in ottavo, rilegato in tela con sovracoperta a colori).

    Non è nemmeno catalogato sul Vegettalogo. Non credo abbia avuto ristampe.

  2. Immaginavo una traduzione in Italiano, ma appunto Vegetti mi diceva picche.

    Probabilmente nessuno se l’è mai neppure comprato.
    E nessuno si è certo mai accorto che è un romanzo di genere – da cui l’assenza dal catalogo Vegetti.
    [fosse più recente, direi delle malignità – ma essendo del ’58, manca proprio solo perché è passato sotto ai radar dei fan italiani]

    Io ripeto – non condivido in pieno l’entusiasmo di Mieville (ma l’ho letto vent’anni fa – in vent’anni si cambia), però di sicuro ha un taglio molto originale.
    Sarebbe stato bello se avesse influenzato altri autori.

  3. I miei nightgaunts da caccia ne hanno trovato una copia integra e a prezzo decente… Quindi sarà sul Catalogo prossimamente, con copertina & tutto!

  4. Ah, buoni vecchi nightgaunts.
    Efficienti ed affidabili.

    Anch’io sono in attesa di antichi tomi dimenticati.
    I miei accoliti sono in movimento, lenti ed inesorabili.

    Triste, a pensarci, quandol’idea di mettere le mani su un libro vecchio di dieci lustri ci eccità di più delle ultime novità…

  5. Pingback: Una volta ogni 27 pagine | strategie evolutive

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