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Tutta Colpa di Poe?

3 commenti

Questo è un post strano, con un sacco di parenti.
nasce infatti da una lunga chiacchierata fatta stamani con l’amico Massimo Soumaré, da un recente post del blog di Elvezio Sciallis, dalla necessità di mettere insieme qualcosa di dignitoso per il prossimo LN alla voce “Storia Naturale del Fantastico”, da una generale insoddisfazione verso l’editoria nostrana – che ora può usare la crisi come alibi, ma latita in effetti da decenni.

Per dare fuoco alle polveri, stralciamo un brano dal post incriminato di Sciallis

Il resto dell’Europa ci mangia gli spaghetti horror in testa e noi stiamo ancora a masturbarci fra fan di Dario Argento e a tremare di emozione ogni volta che Bava o qualche inetto del genere filma l’ennesima cazzata.
[…]
E non è, ahimè, questione di mancanza di fondi, di ingerenza dei produttori televisivi che
cercano altri prodotti e tante altre belle scuse.
È semplicemente questione di una terribile mancanza di idee che parte dal basso e inevitabilmente si riverbera ovunque.
Non abbiamo uno straccio di scrittore degno di nota nel campo, i
cortometraggi sfornati dal nostro circuito indipendente fanno letteralmente schifo rispetto a quelli di troppi altri Paesi, abbiamo una critica che non ha le basi culturali per poter parlare di cinema horror, le riviste specializzate fanno o hanno fatto ridere i polli…

Una visione piuttosto drastica e radicale.
Corretta?
A grandi linee credo di sì.
Non frequento tanto assiduamente il cinema dell’orrore da poter elaborare la tesi di Sciallis, ma una panoramica della carta stampata sembra indicare una situazione simile.
Francesi, tedeschi e spagnoli – per non parlare sempre dei soliti anglosassoni – ci surclassano come produzione orrifica letteraria, tanto per quantità quanto, ahimé, per qualità.
E non è che la qualità in Italia manchi del tutto – semplicemente chi è bravo stenta ad emergere.

Storia vecchia, si dirà.
Ma di recente una nuova tendenza è emersa con una certa prepotenza – tanti, tantissimi, sono i giallisti chesi riciclanocome fornitori diletteratura orrifica.
Spesso con effetti meno che felici, e risultati di vendita spaventosi – come una major nazionale ha scoperto con una recente antologia di “fantastico” affidata a scrittori che normalmente si fiscalizzano come giallisti, o – tutta da ridere – autori di noir.

Non bastano nomi zeppi di consonanti alla Lovecraft, località e personaggi con nomi che terminano in -aen alla celtica, una motosega, una maschera da hockey o una lapide nella nebbia per fare dell’orrore.
Non basta aver visto un paio di vecchi film Hammer per conoscere i meccanismi del genere.
E tuttavia queste persone, e coloro che commissionano loro i racconti, mostrano – al di là della solita questione degli amici degli amici e del nepotismo – una evidente convinzione: che scrivere narrativa orrifica sia facile, e che chiunque sia in grado di mettere in piedi un impianto poliziesco decente sarà anche in grado di scrivere una buona storia di paura.

Il che ovviamente è una baggianata.http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/2/27/Edgar_Allan_Poe_2.jpg/479px-Edgar_Allan_Poe_2.jpg

La colpa dello svarione va forse ricercata nella buonanima di Edgar Allan Poe, padre putativo tanto del genere orrifico quanto di quello poliziesco. Un osservatore superficiale potrebeb sentirsi autorizzato a credere che una storia dell’orrore sia in fondo solo un giallo nel quale l’assassino ha una origine edei mezzi sovrannaturali.

Ed a peggiorare la faccenda ci si mettono i critici cinematografici stranieri, che daanni usano “Giallo” per indicare l’orrore cinematografico prodotto dall’Argento dei tempi migliori o da Mario Bava.

Il problema è che, ovviamente, giallo, nero ed orrore, seppure apparentati, hanno meccaniche differenti, differenti antenati letterari, giocano su effetti differenti.
Basterebbe considerare come il poliziesco sia il genere della razionalità assoluta, e compararlo all’irruzione dell’irrazionale nella realtà che caratterizza tanto horror per vedere che stiamoparlando di treni diversi, su diversi binari, diretti in paesi differenti.

Qui, naturalmente, il buon Massimo Soumaré mi fa notare che i”suoi” giapponesi sono capaci di passare da un genere all’altro senza scombinare le carte, e lo stesso potrei dire di autori di altre nazionalità, e anche di pochi italiani che ho il piacere di leggere e conoscere (ed alcuni dei quali compaiono sulla ormai famigerata “Antologia che non voleva morire”).
In realtà non c’è nulla di strano.
Si tratta semplicemente di autori, mi si passi il termine, maturi.
Autori che non sottovalutano né il pubblico, né il genere.
Autori che – come l’ultimo dei fanboys – sanno quasi istintivamente che Auguste Dupin e Roderik Usher, pur nati dalla stessa penna, camminano in lande diverse, parlando lingue diverse, e non si potranno mai incontrare.

Non così gli improvvisatori, ansiosi di allargarsi ad una nuova nicchia o di compiacere l’editore che scuce la grana in barba al pubblico (credono loro) di pecoroni.
I risultati, ahimé, si vedono.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

3 thoughts on “Tutta Colpa di Poe?

  1. sabato scorso su Alias c`era un pezzo di due pagine dedicato a Gargoyle Books, “edizioni specializzate in libri e film dell`orrore” cosi` sta scritto. Riporto la notizia cosi`, da completo ignorante del settore…

  2. Ovviamente ogni scrittore ha delle corde che sente piu’ sue, pero’ dovrebbe essere in grado di variare ogni tanto. E questo certo avviene in quegli autori maturi (che pero’ il mercato italiano non pare tenere in molta considerazione). I giapponesi probabilmente ci riescono in virtu’ di una distinzione all’interno della letteratura di genere non cosi’ definita (di questo ne parlo pure nel prossimo articolo su LN, sempre che riesca a finirlo in tempo…).
    Per uno dei soliti progetti bislacchi, stavo cercando informazioni sui festival del cinema dell’orrore e fantastico giapponesi ed e’ venuto fuori che sono in realta’ molto pochi. Questo perche’ tali pellicole concorrono tranquillamente all’interno dei cosiddetti festival “normali” proprio in virtu’ di quella “non distinzione” appena citata. Interessante.

    Per Artaud,
    si’, la Gargoyle Books sta pubblicando dei volumi interessanti. A breve dovrebbe uscire pure un monumentale volume sulla figura del vampiro nel cinema…

  3. Buffo.
    Si rischia la catastrofe, la coincidenza globale, l’implosione.
    Sul post di RM (quello ospitato da Le Scienze) si è parlato di Pi greco, e di metodi poetici di memorizzazione. E allora?
    Allora un americano matto e geniale ha riscritto “A Raven” di Poe in maniera quasi altrettanto bella (vabbè, insomma…) e facendo in modo che le parole usate abbiano il numero di lettere corrispondenti alle cifre di pi greca. E l’ha fatto per settecentoquaranta cifre/parole.
    A scrivere qualcosa su LN per Poe, si rischia di esaurire tutti i reaprti della rivista, da Golem in avanti.

    http://rudimatematici-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2008/11/15/trascende-nella-poesia-il-gran-numero-trascendente/

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