strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Braccia restituite all’agricoltura

5 commenti

È con l’ormai abituale tono bamboleggiante che La Stampa di oggi ci informa che siamo di fronte a un
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Boom degli «under 40» che vogliono cambiare vita e si danno all’agricoltura

Sotto all’ameno titolo “I Laureati? Vanno a zappare”, Andrea Rossi si premura di informarci che

La terra sta tornando di moda. Sarà colpa della crisi, che ha fatto riscoprire il gusto dell’economia reale, ma i bandi regionali per ottenere i finanziamenti destinati ai giovani che vogliono aprire un’attività agricola sono stati presi d’assalto. Il caso più eclatante, forse, è il Piemonte: 1700 richieste, alla scadenza dei termini saranno duemila. I 30 milioni di euro stanziati potrebbero non bastare.

Ebbene sì.
Quegli imboscati comunisti fannulloni e rimbambocciati parolai dei laureati hanno finalmente capito che il loro futuro è la terra.
Meglio ancora, come dice il titolo, la zappa – che ha più un sapore di fatica fisica.

Gongola il ministro dell’agricoltura

C’è fermento – conferma il ministro dell’Agricoltura Luca Zaia -.
Ricevo decine di mail, ragazzi che mi chiedono come iniziare
un’attività agricola. Questa è una rivoluzione: il mondo crolla sotto
il macigno dell’economia virtuale e i giovani tornano a quella reale

Ma non sarà, più semplicemente, che avendo investito un capitale in tempo e danaro per laurearsi in ingegneria dei materiali, e trovandosi come unica offerta di lavoro disponibile la propaganda ad Alice di Telecom in un accogliente call-center, i laureati, lungi dal riscoprire il piacere di spaccarsi la schiena, abbiano semplicemente fatto un’analisi costi/benefici e scelto il male minore?
Dopotutto, meglio coltivare i campi che morire di asbestosi in uno scantinato destinato a centralino telefonico.

Ed infatti…

La terra fa tendenza, anche se qui non ci sono romantici, ma giovani
quasi sempre laureati, con progetti in cui si parla di business plan,
tecnologie e macchinari sofisticati. Altro che sognatori: chi prende i
finanziamenti e poi fallisce dovrà restituire i soldi.

I soldi.
Perché poi alla fine si riduce tutto ai soldi, giusto?

Non si sono ancora resi conto, questa manica di imbecilli, che da quando abbiamo adottato il denaro quale unica misura del mondo, il mondo medesimo ha preso ad andare all’inferno in un secchio, e noi con lui?

Seguono quatro esempi di quattro pionieri della servitù della gleba con certificazione universitaria.
Persone che meritano di essere rispettate, ridotte qui a fenomeni da baraccone…

La laurea: Informatica. La professione: imprenditore, titolare di una società di consulenza informatica. Il futuro? Fitodepurazione, tutta
un’altra storia. A 36 anni Alberto Defilippi sceglierà una sorta di palude e pianterà una selva di arbusti trasformandola in un canneto. La sua famiglia lo seguirà.

Che sagome, eh?

Intanto, l’età media del personale docente in università striscia inesorabile verso i sessant’anni.
E se glielo si fà notare, s’incacchiano pure.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

5 thoughts on “Braccia restituite all’agricoltura

  1. Colgo l’occasione di questo “arguto” post per confessarti che è un bel po’ di tempo che sogno di ritirarmi in campagna. Non proprio a fare “l’agricoltrice” 🙂 però…
    Una volta che ti assicuri il collegamento alla Rete, sposti tutto il tuo lavoro nel virtuale e collabori con chi ti pare (anche se è dall’altra parte del mondo) perché rimanere in questo pantano?
    Solo che per fare questa cosa non ci sono finanziamenti…

  2. È esattamente la stessa cosa che sto progettando io da un paio d’anni, cosa credi.
    Anzi, spostare la mia attività fra le colline del Monferrato – dove la mia famiglia ha una catapecchia da ristrutturare – mi faciliterebbe decisamente la vita.
    Sarei più vicino ai “clienti”, avrei uno spazio maggiore nel quale installare il mio laboratorio privato, non avrei vicini rumorosi e importuni.
    E poi…
    Ritmi di vita più leggeri, meno tasse, costo della vita decisamente più basso, minor inquinamento.
    Ci sarebbe da farci la firma.
    Avrei addirittura più tempo per scrivere.
    E potrei anche coltivarmi un orticello.

    Ciò che non mi và è che me lo proponga qualche usurpatore ereditario di titolo, come sbocco lavorativo ideale ora che la mia laurea “non vale più nulla”.
    Se era per fare il contadino, cominciavo a sedic’anni – o magari mi iscrivevo ad Agraria anziché a Geologia.

    Che poi mi vengano anche a dire che è trendy… bah!

  3. Ora, da quel poco che so, fare il contadino non e’ poi tanto semplice, anzi… A me pare che si mandi la gente allo sbaraglio. Business plan, tecnologie e macchinari sofisticati. Wow, tutto molto bello. Ma se piu’ semplicemente non sai neppure i periodi della semina? Certo se va male i soldi li devi restituire… Un tentativo di riportare di moda i servi della gleba (leggasi i poveretti che poi devono restituire il prestito e che si troveranno quindi costretti a zappare la terra sul serio)? Beh, in fondo sarebbero braccia a basso costo per l’agricoltura, il che ci renderebbe concorrenziali come costi…

  4. Indubbiamente, una cosa è mettere insieme un orticello di guerra sul balcone, un’altra è gestire un’azienda agricola.
    Certo, l’equazione laurea + sovvenzione = felice agricoltore è un tantinello semplicistica.

  5. Comunque in Puglia (con particolare entusiasmo nel foggiano) per sostenere l’agricoltura (dei grossi appezzamenti, ovviamente) hanno rispolverato la schiavitù.

    Niente di nuovo, eh… Né più né meno di quello che è sempre stato il trattamento dei contadini meridionali da parte dei latifondisti.

    Invece, al Nord, siete sempre più evoluti… Che invidia! 😉

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